Archivi giornalieri: 30 agosto 2016

Patty Pravo – PhotoGallery

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Marlene Dietrich – Pensieri di una Diva 

“Soltanto i froci sanno come si fa a far sentire una donna sexy.” Marlene Dietrich

via Marlene Dietrich – Pensieri di una Diva — Raul Rizzardi RitZ’Ó Comunicazione Creativa

PATTY PRAVO ⚫ DIMENSIONE ⚫ Testo 

Dimensione 

(Flasetti – R. Fia – Aldo Tamborrelli)

Il tuo sguardo su di me che mi spoglia
mi va bene, nasce qui una storia

affidarti libertà e memoria

e poi un’idea, se vuoi….
Il silenzio scende giù, come pioggia

fra gli impulsi cerco te, le tue braccia

traccio qui un amore che conta

e poi l’universo, per noi.
Io mi abbandono ad inventare

per gioco una vita

un’esperienza sono certa

non ancora vissuta

dove il buoi notturno si nasconde

fra gli alberi, alberi, alberi e dentro di noi…
Ma tu chi sei?

La pace nuda che mi dai

o la dolcezza che vorrei?

Che dimensione io non so, io non so, io non so.

Almeno tu

dammi la forza e un giorno in più

un fiore rosso, un fiore blu

sui rami della vita… Noi…

 ◾

Munich album

1979RCA PL 31447

Patty Pravo – Dimensione – Video

​https://youtu.be/guU1uDjntPg

Eccomi Tour

(Cagliari, 29/04/2016)

YouTube ( Video – Clip )

Il brano è incluso nell’nell’album” Munich Album” 1979



TESTO 
Dimensione 

(Flasetti – R. Fia – Aldo Tamborrelli)

Il tuo sguardo su di me che mi spoglia

mi va bene, nasce qui una storia

affidarti libertà e memoria

e poi un’idea, se vuoi….
Il silenzio scende giù, come pioggia

fra gli impulsi cerco te, le tue braccia

traccio qui un amore che conta

e poi l’universo, per noi.
Io mi abbandono ad inventare

per gioco una vita

un’esperienza sono certa

non ancora vissuta

dove il buoi notturno si nasconde

fra gli alberi, alberi, alberi e dentro di noi…
Ma tu chi sei?

La pace nuda che mi dai

o la dolcezza che vorrei?

Che dimensione io non so, io non so, io non so.

Almeno tu

dammi la forza e un giorno in più

un fiore rosso, un fiore blu

sui rami della vita… Noi…


Munich album
1979RCA PL 31447

Patty Pravo – Selezioni Bibliografiche –  PENSO CHE UN “MONDO” COSI’ NON RITORNI MAI PIU

Patty Pravo – Selezioni Bibliografiche 

Testo tratto da ” PENSO CHE UN “MONDO” COSI’ NON RITORNI MAI PIU’ “


Nel 1966 incontrai Patty Pravo. Ricordo ancora quando la vidi: stava scendendo le scale dal primo piano della palazzina, una delle due della RCA, dove si trovavano gli studi. Mi bastò vedere come le scendeva, per capire che era diversa da tutte. Bellissima, più rotonda di ora, si mostrava molto sicura di sé. Mi sono sempre chiesta se la sua sicurezza fosse sincera o non fosse invece una forte difesa a una recondita timidezza. Era tenera e sfrontata, allegra e umorale, un po’ bugiarda per necessità, attenta a tutto quello che le nasceva intorno, la battuta pronta d’ironia sferzante. Lei ed io ci prendemmo subito. Allora ero più vecchia di lei, che aveva più o meno 17 anni, ma ero pur sempre una ragazza. E quello era un mondo di uomini… La sua prima canzone fu Ragazzo triste. Alla RCA la chiamavamo ancora Nicoletta, e su di lei si facevano delle gran riunioni, fino a quando non arrivò, come sempre, il fatidico momento di mandarla in televisione. Mi ricordo che quell’anno, come se non bastasse, ogni casa discografica, per conto proprio o interagendo con altre, doveva prepararsi per la trasmissione televisiva Scala reale, una versione di Canzonissima a squadre. Era il 1966. Si dovevano affrontare due gruppi composti rispettivamente da due cantanti big, un artista straniero e un giovane. Mi ricordo che noi dell’ARC, dovemmo scegliere tra una decina di nostri giovani e tirare fuori un nome, ma sebbene ne avessimo molti, io andai alla riunione senza un dubbio. Mi ricordo che diedi battaglia a un simpatico produttore esterno che proponeva la cantante Evì, graziosa, bella vocina… ma niente a che fare con Nicoletta. Mi battei non poco, perché c’erano anche questioni, come posso dire, di precedenza. Ribadii che non avevo nessun dubbio, ma proprio nessuno. Ennio Melis diede l’ok definitivo e Patty Pravo andò a Scala reale. Patty fu da subito diversa, danzava mentre cantava, con delle movenze leggermente provocatorie.

La sua canzone, Ragazzo triste, fece presa. Mi ricordo anche che “Nicoletta degli inizi” disse di voler incidere pezzi blues in inglese. La cosa non fu naturalmente presa in considerazione, visto che il parco cantanti americano del genere non aveva rivali. Nacquero invece due hit di grande successo, ma non certo blues. Erano Qui e là – che fu un po’ la canzone simbolo di un nuovo modo libero di vivere cui i giovani di allora tendevano fortemente e per i quali lei diventò un’icona – e la bellissima Se perdo te… La Strambelli assorbiva molto tempo a tutti. Che fosse un’artista destinata a una lunga carriera lo si capiva fin troppo bene. Era sempre molto puntuale e fin d’allora professionale. Ogni tanto in televisione qualcuno diceva che era capricciosa, ma le sue osservazioni (spesso pungenti) erano dettate da esigenze artistiche reali. E quando saliva in palcoscenico, pur così giovane, non aveva rivali. Ho spesso pensato che se lei fosse nata in America avrebbe preceduto Madonna per le sue capacità sceniche. E poi era più bella! Io smussavo gli angoli con tutti, ma spesso ero d’accordo con lei. Aveva anche un istinto geniale per il suo abbigliamento, non solo televisivo. Spesso uscivamo insieme, per decidere i vestiti da indossare in varie occasioni (servizi fotografici, show televisivi, serate, ecc.), e già prima di uscire si cambiava magari due o tre volte, fino a che non era soddisfatta. Il risultato era sempre giusto.

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PENSO CHE UN “MONDO” COSI’ NON RITORNI MAI PIU’ – Mimma Gaspari

BALDINI CASTOLDI DALAI EDITORE (2009)

Patty Pravo – Selezioni Bibliografiche – BLA, BLA, BLA… 

Patty Pravo – Selezioni Bibliografiche 

Testo tratto da ​BLA, BLA, BLA..

Non ho un carattere facile. Do per scontato che tutti capiscano. Ma non è sempre così. Rompo le palle. Prima o poi qualcuno mi chiama in camerino e mi dice: “Strambelli, ci hai rotto”. Ma solo quando lavoro, perché sono molto rigorosa, con me stessa prima ancora che con gli altri. In genere comando io. Quasi sempre. Ho dovuto cedere solo per i Mondiali di calcio. I musicisti mi hanno costretta addirittura ad interrompere le prove. Volevo ucciderli. Però non hanno voluto sentire ragioni. Per fortuna l’Italia è stata Campione del Mondo. Nella vita, invece, sono rilassatissima e andare d’accordo con me è la cosa più semplice del mondo. Certo, sono un essere un po’ asociale. Però, quando vedo le persone è perché mi va. Rido spesso. Di gusto. Inutile fingere di essere ciò che non sono. Non cambierò mai. Smusserò gli angoli, limiterò qualcosa, ma è tutto quello che posso concedere. Credo di essere già migliorata molto come persona.

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BLA, BLA, BLA... – PATTY PRAVO con Massimo Cotto – MONDADORI (2007)

PATTY PRAVO – DA PATTY A PATTI

ITALIAN FOLGORATI

PATTY PRAVO –  DA PATTY A PATTI

Un’Artista work in progress; tra Munich Album e Cerchi le storie di un progetto 

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Di “Cerchi” si stava occupando la Capitol America, mi afflissero talmente le palle poiché volevano a tutti i costi che stipulassi un contratto con loro per realizzare un disco rock. Io ho fatto quello che potevo fare, non mi sono posta il problema, effettivamente. Dovevo rifare me stessa ma è molto difficile rifare sé stessi quando è così a breve scadenza, e quindi non mi piaceva l’idea di ripropormi. Stavo formando una band che fosse internazionale con una mescolanza di stili; c’era Gianni Dall’Aglio, che scriveva molto bene, Paul Martinez e Frank Martin, un musicista americano mio amico… e si pensava a questa unione tra italiano, inglese, americano e una veneziana. Mi sembrava un progetto molto carino. Quello che non volevo, alla fine, era quello di non tornare a fare la “Patty Pravo”!
Dopo aver sondato i pertugi nascosti di Riccardo Fogli e dei Pooh, è giocoforza necessario chiudere “il cerchio” (frase che calza a pennello in questo caso) e narrare le gesta sconosciute ai più di un personaggio che ha in qualche modo cambiato il destino di entrambi: la divina Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta Strambelli. La conoscete tutti come maestra di cerimonie, di stile, di provocazione e bellezza ma anche di chirurgia plastica. L’eterna ragazza del Piper sta infatti tornando sulle scene, a quasi settant’anni, per una serie di concerti a raffica, e ha un nuovo album praticamente pronto, il trentesimo della serie. Sul suo conto sappiamo anche tutti che appena apre bocca i media vanno in solluchero, ma pochi sono a conoscenza del fatto che la pietra dello scandalo tra lei e i objdownload-16.jpg.jpegPooh, che ancora tenevano un piede nel mielismo, fu una sua proposta di realizzare un disco insieme. Per timore di rimanere oscurati da tanta personalità, questi rifiutarono. Tutti tranne Fogli, ovviamente, che invece ebbe con lei una laison e non fu il solo: anche Red Canzian, poco dopo, coltivò un flirt con la pravo: forse per ringraziarla—dicono le malelingue—di avergli fatto spazio nei Pooh togliendo di mezzo Fogli. Ma bando ai gossip, Italian Folgorati questa volta si concentra su un disco particolarmente ostico della Pravo: Cerchi, dell’82.

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È necessaria una premessa: la Pravo fino al 1976 (anno del disco detto Biafra per la copertina che la ritrae in evidente stato di anoressia) è una cantante raffinata quanto intrigante e pruriginosa, ma sempre nei limiti della canzone italiana. Vero è che  la nostra eroina cerca di scuotersela dai fianchi in tutti i modi, spingendo l’accelleratore, chiamando intorno a sé ospiti internazionali e autori italiani di grido. Con Biafra, appunto, arrivano le sperimentazioni sintetiche e i primi concreti estremismi musicali, ma sarà solo con Miss Italiadel 1978 che la Pravo farà il salto di qualità. Un ibrido fuori di testa fra neoprog (quello di Claudio Simonetti per intenderci, che suona le tastiere in tutto il disco), new wave ( si coverizzano addirittura i Talking Heads) , nuova canzone d’autore (con la hit erotica di sempre, ovvero quella “Pensiero Stupendo” scritta da un ispiratissimo Ivano Fossati), e addirittura il metal (con la title track, poi censurata nella stampa definitiva, in cui la Pravo sembra militare nei Bitch). Insomma molta carne al fuoco : la ragazza una volta solo difficile ora è completamente fuori controllo. Il culmine è nel successivo Munich Album, disco ultrasintetico  realizzato in Germania con abbondante uso di vocoder, ispirato ai Kraftwerk ma contaminato anche da episodi disco-punk alla maniera di Amanda Lear: è il ’79 e vi trovano spazio interpretazioni di grandi outsider della nostra canzone weird, tipo Flavio Paulin ( fuoriuscito dai Cugini di campagna e oramai devoto al synthpop) e Ivan Cattaneo con le sue invettive queer.

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Patty è scatenata, in pieno furore punk: oltre a provocare risse ai concerti, farsi tirare roba addosso e suscitare reazioni estreme della stampa non negando pose a riviste erotiche, un po’ sulla linea di Wendy O’ Williams o  Dale Bozzio dei Missing Persons. Ben presto, però, tutto questo casino la stufa e decide di andarsene a vivere in pianta stabile in America, nonostante sia bigama praticante si sposa per l’ennesima volta e sceglie come base San Francisco. Regolare che quindi si trovi ad assorbire le tensioni musicali del periodo: dal look simil-Bowie passa immediatamente ad un look tipo Blondie sotto anfetamina. Perennemente scheletrica, capelli stirati e smozzicati, ossigenati a puntino e con le movenze di chi sta in evidente botta di eccitanti (anche se lei negherà sempre, sarà arrestata e incarcerata nel 1992 per possesso di cocaina), Patty sembra più a suo agio in un contesto no wave che nelle tranquille lande mediterranee, da cui l’idea iniziale della Capitol di farle fare un disco totalmente anglofono, trasformato poi in un mix di inglese, francese e italiano per non alienarsi il mercato europeo. Sulla direzione musicale, invece, sorgono  perplessità a proposito delle dichiarazioni di cui sopra: accollare le responsabilità del piglio “rock” solo alla casa discografica sembra una forzatura. L’evoluzione musicale della Pravo non fa dubitare cheCerchi sarebbe comunque venuto alla luce con quel taglio, così come la trasformazione—come da note di copertina—di Patty in Patti, una cantante diretta, secca, ruvida, insofferente alle etichette e alla ricerca di una sintesi sia nei testi che nella musica, lontana anni luce dalla femme fatale di una volta. Vediamo come.

L’incipit parla chiaro: “Registrazione, giro giro intorno a un cerchio non so che dire”. Intorno a una serie di riff circolari fra i Devo, il synthpop dei Landscape e, appunto, schitarrate no wave condite da una voce che sarebbe piaciuta ai Suburban Lawns, la Pravo si mette a scrivere testi e le musiche con l’intenzione di demolirle: basta con la parola, l’importante è il suono e la sua vertigine. Come in una piece di poesia sonora, Patti cerca il significante e rifiuta il significato: non a caso il titolo è Cerchi, voce del verbo “cercare,” objdownload-27.jpg.jpegricerca del minimalismo totale. I suoi partner musicali, Paul Martinez ( session man di Peter Gabriel, fra gli altri) e Maurizio Monti (cantautore outsider), non possono fare altro che assecondare questa continua sottrazione. L’intuizione di Cerchi si rivelerà profetica tanto che gli scaltri Litfiba anni più tardi se ne approprieranno per scrivere l’anthem “Gira Nel Mio Cerchio” famoso inno alla perdita di sé, che col brano della Pravo ha più di una somiglianza.

 

“Ma che pace, voglio guai/mi puoi avere quando vuoi”: questo il concetto chiave di “Let’s go”, un pezzo sulla libertà di costumi e conseguente addio alle paranoie, con un andazzo fra  Kid Creole prima maniera e l’Adrian Belew  delle scorazzate con i King Crimson e Talking Heads. Un testo che, nella sua cruda stesura, dice chiaramente le cose come stanno: sembra quasi che Nicoletta sia stata influenzata dal Battisti di E già,autobiografico nei testi quanto poco avvezzo all’arte oratoria.

In un certo senso sembra che anche nella musica ci sia spesso del periodo sintetico Battistiano: “La Viaggiatrice You”, con il suo suadente arrangiamento, potrebbe infatti essere una versione a la Japan”di “Straniero”. Si  narra di una donna libera, ostacolata ancora una volta dalla parola, vista come zavorra “non ci fu bel tempo più/ parola… Tempo più.” Ritorna quindi il leitmotif del disco, chiarito senza appello nel brano successivo, “Parole”, un grande pezzo fra i Blondie e Patti Smith, che più esplicito di così si muore  “Lamenti e sogni tu mi appari/in un momentosplendido/liquide voglie di/odori di peccati, sillabe./Troppe parole, parole/parole, solo parole.” Insomma come dire, andiamo al sodo e basta. Evidentemente, nello scrivere i testi Patti sentiva scalciare dentro di sé un istinto animale che avrebbe fatto ovviamente a meno di un certo tipo di comunicazione mistificatoria

E passiamo quindi al lato B, con una ossessiva e quasi Lydoniana “Je ne sais pas”. Dei synthoni che farebbero invidia ai Nite Jewel quanto ai contemporanei OMD di “VCL XI”  e una serie di percussioni sintetiche che adornano il cantato sformato di Patti, sottolineano alla perfezione un testo mezzo in francese mezzo in italiano “Mentre parlo con te/io non so che/mentre parlo con te/ye ye ye, parlo a te”. Rimane il problema insoluto e delirante della parola, dell’incomunicabilità. Nello stesso tempo, il mix linguistico riporta agli esperimenti di Cattaneo, Battiato, Camerini e Faust’O, ma soprattutto dei futuristi. Insomma, Nicoletta sta sul pezzo, preparando un bell’omogeneizzato di tutti e tutto.

“Io non voglio no, non parlo/io andare no, non voglio/io sapere no, non dirlo/non mi muovo no”.  E ritorniamo sempre lì, in quel limbo autistico, stavolta misto fra i Carse una Jo Squillo periodo Electrix, con la voce sembra uscita da un disco dei Penetration. Tutto sommanto, l’America le fa bene e non si risparmia neanche un bel reggae bianco, “Safari Park”, col piglio di Nina Hagen e la sfrontatezza della Bertè, solo più ossessivo : “Distacco io, soffio su di te/perchè affogare/il tuo deserto non mi va”. Insomma a Patti non va che si “beli per un bacio”, è abituata a tenersi gli amanti nel safari park e, se ci stanno bene.. Altrimenti ciao. A un certo punto parte una schitarrata alla Professionals che uno non si aspetta, con tanto di urla belluine della Pravo verso un finale che la dice lunga, sfociando in una circolarissima “Motion Dance” , che anche in questo caso sembra di derivazione Devo-luta. Il testo è il più decerebrato possibile, sembra una roba tipo “Go Kart Twist” di Morandi versione synthpop, molto anni sessanta nonostante i riff in loop. Aleggia anche qui lo spettro di Ivan Cattaneo, che un anno prima  con il suo 2060 Italian Graffiati portò alle estreme conseguenze la faccenda della perdita totale di significato: finalmente le pesanti catene della parola sono sconfitte, rimane solo la circolarità della musica.

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Figuriamoci se il pubblico è pronto… Nonostante sia sapientemente prodotto da David Khane, poi meglio conosciuto per aver messo mano alle Bangles e aiRomeo Void, il disco non entrerà nei cuori degli italiani. La promozione, per quanto massiccia, ebbe l’unico risultato di evitare alla Pravo l’esclusione dalle classifiche. Il disco si piazzerà al massimo al ventiquattresimo posto, rimanendo talmente di nicchia da non vedere mai ristampe, se non una sola in CD edizione limitata. Nonostante ciò, Nicoletta continua a proporre dal vivo alcuni brani di questo disco, per un motivo piuttosto semplice: se fosse uscito oggi, in un periodo di comunicazione tanto eccessiva e onnipresente quanto inefficace e ridondante, sarebbe stato lodato come un sasso lanciato contro la finestra di un manicomio, incontrando interpretazioni che avrebbero superato anche il demenziale e il nonsense fine a se stesso. D’altronde “è il momento di capire se dormi o no, cadi giù facilmente come pensi proprio tu.”

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Raul Rizzardi RitZ’Ó per PRAVISSIMA –  Patty Pravo – L’Ultima Diva – WordPresshttps://pravissima.wordpress.com

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