Archivi giornalieri: 4 settembre 2016

PATTY PRAVO ▪ Pensiero Stupendo ▪’78

PATTY PRAVO ▪ Pensiero Stupendo ’78 ▪ TV Italiana 

Il brano esce come singolo (45giri) ed è incluso nell’nell’album (33 giri)  Miss Italia

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Copertina Singolo front

Il brano Lato B e “Bello”

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Copertina Album front

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PATTY PRAVO – Munich Album ▪ ’79I 

Immagine tratta dal live di  Munich Album “79 

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Cooertina 33 giri front 1984 RCA

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PATTY PRAVO – Per una Bambola ’84

per una Bambola ▶ Sanremo 1984 ▶ Abito di Gianni Versace

Il brano e incluso nell’Album Occulte Persuasioni ▪ CGD ▪ 



Copertina 33 giri front

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Patty Pravo ⚫ Selezioni Bibliografiche ▪ LA BAMBOLA, IL BAMBINO E L’UOMO MASCHERATO

PATTY PRAVO   Selezioni Bibliografiche

Testo  tratto da” COME UN ANGELO DA COLLEZIONE”

LA BAMBOLA, IL BAMBINO E L’UOMO MASCHERATO



Un bambino, di fronte a un’edicola di giornali. E’ il 1970. Il bambino è un bambino strano: compra tante riviste, tante altre ne guarda. Si ciba di pagine illustrate e di figurine. Gioca a pallone: come gli altri, si sbuccia le ginocchia nella piazza, il nonno ci mette sopra il brandy, quando la ferita sanguina più del solito. Caccia le formiche, in una caccia senza fine. Ma soprattutto, legge. E si chiede quando è che il giornalaio scarterà il pacco con i nuovi Topolino, o il nuovo Corriere dei piccoli. A volte, sopporta anche L’Uomo Mascherato, e Mandrake, anche se sente che sono cose di un’altra epoca.

E’ di un altro pianeta anche il volto che vede, quel mattino, nel giornale illustrato. Una ragazza bionda, un volto che sembra una Madonna di Filippo Lippi, o la Venere di Botticelli. Ma questo ancora, quel bambino non lo sapeva. Sette anni, non di più. Il nome della ragazza: Nicoletta Strambelli. Nata a Venezia nel 1948, dice la didascalia del giornale. Ventidue anni. Era grande, più o meno vecchia, pensa il bambino. Ventidue anni, mamma mia quanti.

E magari, invece, in quei giorni Nicoletta, alias Patty Pravo, era una ragazza soltanto, con tutta la fragilità di ventidue anni presi d’assalto da fotografi e giornalisti. Un’adolescenza passata da quasi adulta, ballando con le gambe ad angolo del pop, gli stivaloni bianchi, la minigonna davvero mini, i capelli lunghi biondi sciolti, la testa che dondola, che si abbandona, in un locale allora di moda, più ancora che di moda: il Piper, un mito. E la voce che si sparge, quella ragazza di quindici, sedici, diciassette anni che balla e canta, sicura di sé. Non c’era la televisione onnipresente, non c’era Non è la Rai, ma la voce si sparge lo stesso. La popolarità arriva, di quella un po’ malandrina, che ti marchia. Un’ascesa irresistibile, in un mondo – quello della canzone degli anni ’60 – che era un ribollente calderone, miti che nascevano ogni giorno, industria e gioco, ma sempre con un enorme senso di futuro, c’erano canzoni oggi, ce ne sarebbero state domani. Un mondo pop, colorato e giovane, dove tutti i divi hanno meno di trent’anni, tutti cantano e fanno cantare la gente. Caterina Caselli, Little Tony, Gianni Morandi, Nada, I Giganti, L’Equipe 84. E Patty Pravo.

E’ il 1968: il bambino ha cinque anni. Un’operazione alle tonsille. Entra in ospedale, ma è poco più di un gioco. Invece ci sono tutti, i genitori e la nonna, che gli chiede quale regalo vuole. Il bambino lo sa, quale regalo vuole: quattro dischi. I primi quattro che ascolterà. Uno è Azzurro di Celentano, lo fa impazzire. Il secondo è Vengo anch’io, no tu no di Enzo Jannacci. Il terzo è un disco che ha dimenticato. Il quarto è La bambola di Patty Pravo. La copertina è colorata, tutta pop. Diversa dalle scarpe da mafioso di Celentano, diversa dal verde pisello della copertina di Jannacci. Dentro, una voce da night club. Una voce sensuale. E soprattutto moderna. Una voce che sembra salire e scendere, liquida e colorata, come certi orologi ad acqua, con tutte le colonnine di vetro dove il liquido corre, a segnare i secondi e i minuti.

Quel disco, il bambino lo conserva ancora. Non è più un bambino, naturalmente. E Patty Pravo l’ha vista ancora. Ha seguito i suoi infiniti ritorni, sempre da regina, da fuoriclasse, mai da concorrente. Sempre distante, con lo sguardo di chi ha visto cose che noi umani non potremmo immaginarci, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e i raggi B balenare nel buio. Non sappiamo che cosa è accaduto nel frattempo in lei, quanti pensieri stupendi e quanti mondi sconosciuti abbia visitato, quante pazze idee si siano fatte strada nel suo sguardo remoto, distante, distratto, come se noi umani fossimo quaggiù, e lei altrove, a nutrirsi di altre visioni, a respirare altra aria. Icona fantasmatica, quasi irreale, fantascientifica, sfinge egizia dagli occhi blu, o forse grigi, geisha e imperatrice, sapiente e regale.

La sua voce di giunco, per la verità, il bambino l’aveva sentita affiorare altre due volte. Anni ’70, primo anno di ginnasio, altri sogni. Casa di un’amica, una compagna di scuola a letto malata, con l’influenza: quella del primo banco, la più carina, la più cretina: sì proprio quella. Che poi, giochi del destino, avrebbe scambiato i primi baci con Piero Pelù, futuro rocker maledetto, o quasi, sulle panchine della scuola. Ginnasio, dunque. Anni ’70. Il mangiadischi con i dischi delle tonsille non c’era più. C’erano le radio, le radio libere. E dalla radio, la voce di cristallo di Murano. “E tu, e noi, e lei, tra noi…”. Era il pensiero stupendo, ambiguo, perverso di Patty Pravo. Parole del ruvido e poetico Ivano Fossati, ma questo il bambino, quattordicenne, non poteva saperlo. E sempre in quegli anni, la “pazza idea” : …di fare l’amore con lui, pensando di stare ancora insieme a te… Un sesso tutto di testa, virtuale, si direbbe oggi. Tradimenti, trasalimenti, turbamenti interiori. Sessualità inquieta. Una donna che non è mai lì dove te l’aspetti. Avrebbe imparato a conoscerle, nella vita, il bambino, donne così.

E poi gli anni ’80 e ’90. Infiniti ritorni e infinite pause fra un ritorno e l’altro, forse per combattere contro l’immagine di quella ragazzina dagli stivali bianchi, che fatica ad andarsene. Forse anche contro quel nome, oggi un po’ demodé, nome anglicizzante e cognome singolare, come Bobby Solo, o Jimmy Fontana: Patty Pravo. Patty che promette sensualità, curve, morbidezza. E Pravo come una frustata, come un segreto, che sa di lontananza e di Russie. O forse, tutto questo sapore lo ha soltanto per quel bambino, quel bambino di allora.

PATTY PRAVO… COME UN ANGELO DA COLLEZIONE a cura di Riccardo Benelli ed Emanuele Bardazzi

Racconto di Giovanni Bogani

Tarab Edizioni Srl (2000)

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