PATTY PRAVO (Biafra) 1976 ▪ DISCOGRAFIA RECENSIONE Album Songs 


DISCOGRAFIA RECENSIONE Album Songs 

PATTY PRAVO (Biafra) 1976

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Premessa – Nel 1973, dopo due anni di ottime esperienze discografiche con la milanese Phonogram, Patty Pravo ritorna alla “casa madre”, laRca di Roma, dove riesce a registrare ben quattro album in quattro anni! Due LP di grande impatto (Pazza idea e Mai una signora), un dignitosoIncontro e il particolarissimo Tanto (che a dispetto del titolo, di successo ne avrà molto poco). In effetti quest’ultimo album, realizzato a Londra, viene pubblicato senza promozione alcuna e a distanza di soli otto mesi dal precedente, figlio prematuro di una scadenza contrattuale più che di un vero e proprio progetto discografico. Ma stranamente è proprio dalla session recording di questo 33 giri, dove la versatilità di Nicoletta incontra le rarefatte alchimie dello stile inconfondibile di Vangelis, che si materializza il fantasma del successivo, sorprendente album.
“La vita è l’arte dell’incontro” diceva Vinicius De Moraes e nella carriera di un artista questo concetto è fondamentale. A Londra infatti nascono collaborazioni umane e professionali con nuovi musicisti (oltre al già citato Vangelis, il futuro compagno di viaggio Paul Jeffery, Kamram Khacem e Paul Martinez) e con esse il desiderio di cambiare rotta, come sempre, verso nuovi “orizzonti di gloria”.
Le ispirazioni e le passioni musicali di un vero artista quasi mai coincidono con le esigenze e le aspettative delle case discografiche che, una volta trovata la formula vincente, difficilmente assecondano nuove sfide. I progetti originali e innovativi sono lo spauracchio di tutti i dirigenti diligenti… Per questi motivi, Patty Pravo, sorprendendo non poco il suo pubblico e gli addetti ai lavori, decide di firmare, nei primi mesi del 1976, un contratto (milionario) con la Ricordi, una casa discografica che in quel preciso momento storico sembra garantirle un’ampia libertà di scelta e di movimento. Il contratto, purtroppo, è destinato ad essere risolto nel giro di un anno, ma permette all’artista di realizzare quella che dagli “intenditori” viene definita una delle pietre miliari della discografia della cantante. E questo, a prescindere dai gusti personali, è sacrosanto, ma purtroppo solo in parte, e andiamo a vedere perché…

 

Il disco

 
L’album PATTY PRAVO (definito Biafra dall’artista per un ironico riferimento all’immagine di copertina) in realtà, dopo centinaia di ore di sala di registrazione (con apparente buona pace dei funzionari della Ricordi), risulta essere un ibrido tra splendida e coraggiosa sperimentazione (venti anni avanti rispetto al sound italiano dell’epoca) ed ovvietà pop melodiche che, in verità, poco hanno a che fare con l’avanguardia. Una discrepanza che purtroppo non può far gridare al miracolo per un album che sarebbe potuto diventare uno splendido capolavoro di musica contemporanea. Il 33 giri nasce con 11 pezzi (nelle ristampe in CD degli anni Novanta sono stati aggiunti due brani: “Tutto il mondo è casa mia” e “Da soli noi” che originariamente facevano parte di un successivo 45 giri). I brani gradevoli, ma decisamente non all’altezza del progetto (anche se impreziositi dal soffio magico della voce ammaliante di Patty), sono Facciatosta, Dirin Din Din e Innamorata io; quelli più scontati,Aeroplano (nonostante l’introduzione country e il ritornello accattivante) e Il dottor Funky (quest’ultima, invece, riproposta nei tour 1976/77 con un arrangiamento strepitoso).


 
Gli altri brani, in compenso, sono sei piccoli capolavori per musica, testo e arrangiamento.
 

La mela in tasca
Jmanja
Piramidi di vetro

Rispettivamente “Starvation“, “A day in heaven” e “Queen of the universe“, tre cover del gruppo greco Socrates, incise nel 1975 e pubblicate nell’album Phos del 1976

Sconosciuti
cieli
Versione italiana di “The unknown man”, incisa anche da Jon Anderson con il titolo “So long as so clear” e successivamente da Milva, in tedesco (“Er“)

Grand
Hotel
Scritta e incisa anche da Renato Zero con un testo diverso e un altro titolo (“Motel“)

Stella cadente

Cover di “Shooting star”, pubblicata anche dall’autore (Harry Chapin) e da Pat Benatar, in una splendida versione live, chitarra e voce.
 
Qui le atmosfere dell’album si fanno languide, rarefatte, intrise di ispirazione e di originali sonorità dagli arrangiamenti spaziali. I testi, sfuggenti e malinconici, velatamente onirici, alludono a magiche visioni (…occhi immensi, dentro immensi specchi, una voce, Jmanja… / …una fiamma mi ha svegliato nella notte dei sortilegi…) e a “viaggi interstellari” (…via, nella scia di comete pallide, negli occhi mille lune… / …come antichi angeli per sconosciuti cieli…). Le intense interpretazioni dei brani restituiscono una voce vissuta, notturna, quasi mai in primo piano, dal fascino cupo e misterioso, appoggiata con stile su tonalità più alte rispetto alle precedenti produzioni. Alla buona riuscita del disco collaborano tra gli altri Gianni Dall’Aglio, Paolo Donnarumma, Alberto Radius, Mark Harris, Gianfranco Pinto, Roberto Puleo, Paul Jeffery (per la supervisione artistica e tecnica, le chitarre e le voci magiche) e, naturalmente, Nicoletta (per le idee dei testi, le voci magiche, il moog e tutto il resto…). L’auspicabile pubblicazione di una stampa rimasterizzata dell’album sarebbe ancora oggi in grado di riservare sorprese, emozioni e non soltanto (se pur nobilissimi) ricordi.

 

 

Note personali
 
Ci sono tre importanti motivi che hanno contribuito a decretare Biafra il disco che in assoluto preferisco, tra i molti lavori “doc” di Patty Pravo.
 
Il primo riguarda un episodio veramente esclusivo nella carriera dell’artista. Nel corso del tour estivo 1976, per la prima ed unica volta, Nicoletta presentava in anteprima e dal vivo le canzoni di un disco ancora da pubblicare. Ho quindi avuto la fortuna di ascoltare in due differenti concerti, insieme ad altre quattromila persone riunite all’ALTRO MONDO di Rimini, le versioni live di brani che sarebbero stati pubblicati soltanto quattro mesi dopo e si trattava di “Sconosciuti cieli”, “La mela in tasca”, “Jmanja”, “Piramidi di vetro” e “Il dottor Funky”. Un impatto emotivo indescrivibile per “la novità” e per come venivano “cantate e suonate”; mi innamorai subito dei primi due pezzi, che avrebbero rappresentato poi l’essenza della doppia anima dell’album, quella mistico/intimista e quella decisamente rock.
 
Il secondo motivo è legato ad un episodio assai singolare. Per una serie di fortuite circostanze che non sto qui a spiegare, mi ritrovai a Roma, in un giorno di novembre, in un bellissimo attico in via del Seminario, seduto su un divano nero, tra Paul Jeffery, Nicoletta ed altri ospiti, davanti ad un caffè (prima) e a un bicchiere di birra (poi) ad ascoltare il nastro con la registrazione definitiva di “Biafra” (che sarebbe uscito pochi giorni dopo). Era un sabato e Nicoletta telefonò alla Ricordi per tentare di avere qualche copia del disco da regalare agli ospiti, ma il magazzino era chiuso e nemmeno l’insistenza della diretta interessata riuscì a fare il miracolo… Mentre il nastro scorreva non mi sembrava vero di essere proprio io quello che se ne stava tranquillamente seduto lì come fosse la cosa più normale del mondo, come se ci fossi già stato mille altre volte… Ero un ragazzo timido, giovanissimo, e ritrovarmi a gustare quella ghiotta anteprima con lei fu un privilegio inaspettato, quasi un sogno, e me ne resi conto soltanto dopo, ripensandoci nel tornare a casa… L’impronta del ricordo di quel pomeriggio passato a cazzeggiare, a scambiare impressioni musicali, è rimasta viva e indelebile nei solchi dell’album, insieme alle canzoni. Ricordo ancora un commento ironico di Nicoletta che parlando della copertina di Biafra (nessuno dei presenti, tranne lei e Paul, l’aveva ancora vista), disse: “E’ molto particolare, vedrete… solo che avevo chiesto di far apparire sullo sfondo nero, sopra la mia figura, una colomba in volo… Invece, visto il risultato della grafica e le proporzioni delle immagini, più che una colomba, alla fine è apparsa una gallina…”.
 
Il terzo motivo riguarda la sfera affettiva personale e quindi non approfondirò. Posso solo dire che ancora oggi, riascoltando l’album, se chiudo gli occhi rischio di perdermi in sguardi lontani, in cui vedo riflessi sentimenti contrastanti… E mi sorprendo nel rivivere serenamente, mitigato dal tempo, un concentrato di emozioni vissute proprio in quel periodo, legate a momenti di grande gioia ma anche ad inevitabili esperienze dolorose. Situazioni alterne, lezioni di vita importanti e diametralmente opposte, che hanno più di altre contribuito a tracciare il cammino che mi ha portato fin qui e ad essere la persona che, nel bene e nel male, oggi sono.
Rosario Bono – 12 novembre 2010
 
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PATTY PRAVO (Biafra) 1976

Si ringrazia Valerio D’Angelo per le ricerche sulla genesi dei brani del disco.

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