PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.3


Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

▪▪▪ 

ondarock.it

▪▪▪

PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 3

Alla ricerca del tempo perduto

Nel 1969 Patty Pravo ha già svecchiato l’Italia democristiana con look e canzoni beat tra il triste e l’allegro e il trasgressivo, per una generazione insoddisfatta delle frivolezze alla Rita Pavone e desiderosa di tormenti nei quali rispecchiarsi e piangersi anche un po’ addosso, ma anche desiderosa di cambiamento, di fare e lottare. Ha conosciuto Jimi Hendrix e i Rolling Stones. E le sue esibizioni al Piper (nel 1968 anche i Pink Floyd – periodo Barrett – saliranno su quel palco) sono ormai consegnate alla storia del costume italiano, indelebili come le apparizioni di Mina a Studio Uno. Ma il salto successivo sarà ancora più spericolato.

Su “Oggi”, settimanale storico italiano, compare l’intervista a un fonico della Rca, la casa discografica che nei primi anni 70 lancerà personaggi come David Bowie e Lou Reed, che a Patty saranno sempre accomunati per classe e trasgressione: “Poche settimane fa, mentre incideva ‘Concerto per Patty’, scoppiò a piangere – racconta il fonico – ‘Non mi piace questa canzone’, ci disse. ‘Ma se è bellissima’, le replicai. ‘Sì, è bellissima. Ma è troppo triste’…”.

E fu così che la proto-cubista del Piper si trasformò in eroina tragica ed esistenzialista. Un progetto ambiziosissimo, quello di Concerto per Patty. Una delle composizioni più rivoluzionarie, drammatiche, melodiose, meglio arrangiate e già classical-progressive che il panorama musicale italiano consegnerà alla storia. Battisti ancora non era arrivato a tanto, i New Trolls neppure. Un esperimento lungo 12 minuti, tutta una facciata del vecchio vinile, e un secondo lato con gemme originali e cover di brani strafamosi, dai Beatles ai Bee Gees, agli Aphrodite’s Child di Vangelis.

Concerto per Patty (1969) viene prodotto, in senso più economico che musicale, da Crocetta che però, spiazzato dal cambio di rotta della sua pupilla, subito dopo interromperà il sodalizio. Il produttore esecutivo è invece Lilli Greco, musicista di estrazione classica diplomatosi in pianoforte al conservatorio Santa Cecilia di Roma.

Il primo lato – si diceva – è una composizione unica, lunga 12 minuti, con una orchestra di ben 90 elementi: “Concerto per Patty”, con testo di Gianni Meccia e musica di Bruno Zambrini, orchestrato e arrangiato superbamente dal maestro Franco Pisano. “Cosa darei per ricordare le cose del passato… cosa darei per cancellare le cose del passato”: così inizia e così finisce “Concerto per Patty, il suo romanzo di formazione sospeso tra i ricordi e le amarezze di un amore andato e mai più ritrovato. Il suo “À la recherche du temps perdu”. Il racconto si snoda in tre punti centrali: le ore del passato; l’aria di un paese; il mio pensiero diventi tu. Una intro d’arpa apre i ricordi con l’orchestra che dispiega la meravigliosa melodia che viene ripresa ed espansa per poi lasciare il campo al violino, che introduce il secondo tema: l’aria di un paese. La musica aleggia lieve seguendo gli stati d’animo mutevoli del racconto. Nel terzo tema l’orchestra di ben 90 elementi cessa di musicare con l’ultimo tocco solista affidato a un violoncello e una chitarra, accompagnata da un organo hammond, apre la mente ai ricordi andati. L’insieme è di un romanticismo scoperto, che non ha nulla di ruffiano o banale. La struttura del racconto è circolare, col flusso degli eventi che si accavallano; la serenità agognata si realizza solo cancellando l’amore fallito.

Il secondo lato sembra muoversi su canoni più tradizionali ma anche qui non mancano le sorprese. L’idea è di creare quasi un concept-album legando tutte le tracce con un unico eterno tema: l’amore romantico che strugge e distrugge. Si parte con un brano firmato Mogol-Battisti: “Il Paradiso”. Il tono si alleggerisce, la melodia scanzonata dai vaghi sapori beat diventerà uno dei suo cavalli di battaglia a ricordarci che il paradiso è sempre sotto i nostri occhi. Si veleggia sempre su questi mondi sognanti ed eterei con “Sola in capo al mondo”, cover di “End Of The World” degli Aphrodite’s Child, con l’arpa che gioca con effetti “elettronici” a creare spazi siderali tanto cari a Vangelis. “Un giorno come un altro” è un’altra perla firmata dai Bee Gees, ed è cantata magnificamente da una Patty commossa; anche qui il tempo che distrugge i sentimenti è il tema ricorrente. In soccorso arriva l’amicizia, sentimento che sembra sfuggire a questa “maledizione” con la cover beatlesiana di “With A Little Help From My Friends”, eseguita solo al pianoforte, con i cori a fare da contrappunto.

“Tripoli ’69”, uscita anche come singolo con testo di Vito Pallavicini e musica di Paolo Conte, vede Patty cimentarsi con un liriche audacemente antifemministe in un’atmosfera vagamente esotica, con un andamento da marcia guerresca, una sezione fiati ben spiegata e tromboni a sostenere la melodia. Il disco si conclude con la famosa  “Un’ora fa”, scritta dal grande Franco Intra e suonata dai Cyan Three.

Concerto per Patty è l’opera più rivoluzionaria di Patty Pravo, il suo “Tapestry”, un concept-album legato – come il capolavoro di Carole King – ai temi eterni dell’ineluttabilità del tempo che passa e degli amori che con esso svaniscono nel nulla.

A suggello del momento magico, nello stesso anno esce il singolo “Nel giardino dell’amore”, uno dei vertici assoluti della sua arte melodrammatica. E’ un’altra maestosa ballata, che ritocca con piglio disperatamente romantico la “Rain” di José Feliciano (tradotta da Paolo Dossena, da qui in poi fidato collaboratore di Patty). La chanteuse veneta è al culmine delle sue capacità interpretative e l’orchestra, magistralmente arrangiata da Luciano Michelini, l’asseconda senza sbagliare un colpo: dall’incipit flautato, che spalanca le porte di un Eden subdolo e perso nel tempo, al sottile ricamo di chitarra e archi che sospinge la melodiosa frase centrale, fino al crescendo del chorus. Ma la vera protagonista è la cantante, musa altera e inafferrabile, ma al contempo disperatamente sentimentale, come una Nico immersa nei languori esistenzialisti di Jacques Brel.

▪▪▪

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...