PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.5

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Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

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ondarock.it

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PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 5

Viole, pazze idee e incontri internazionali

Tornata alla Rca che l’aveva lanciata sette anni prima, Patty Pravo trova un clima nuovo. Stavolta, è il tempo dei cantautori, del Folkstudio, mecca del nuovo songwriting della Capitale e fucina di talenti, da Francesco De Gregori ad Antonello Venditti, passando per Edoardo De Angelis, Stefano Rosso e tanti altri. Ma attorno a quel giro orbitano anche personaggi meno noti, come Maurizio Monti, un giovane autore che ha già inviato del materiale alla Rca. Proprio spulciando tra i suoi provini, Lilli Greco si imbatte in un pezzo inciso in inglese, dal titolo “Follow, Follow Me”. E’ una folgorazione. Greco contatta subito Dossena, ormai factotum musicale della Pravo, e i due non hanno dubbi: quel pezzo è una bomba. Basta tradurre “follow” in “folle”, “Folle Idea”, magari. Anche se nel titolo, alla fine, propendono per “Pazza Idea”. Da questa stramba alchimia nasce quella che forse resta a tutt’oggi la canzone più celebre e amata di Patty Pravo, una ballata rapinosa, dall’irresistibile appeal melodico, con quel suo refrain struggente e peccaminoso (“Pazza idea di far l’amore con lui/ pensando di stare ancora insieme a te/ Folle, folle, folle idea di averti qui/ mentre chiudo gli occhi e sono tua/ Pazza idea, io che sorrido a lui/ sognando di stare a piangere con te/ Folle, folle, folle idea sentirti mio/ se io chiudo gli occhi vedo te”).

Pazza Idea è anche il titolo di album che offre altri numeri di classe, come la sofisticata piece “Morire tra le viole” (scritta dallo stesso Monti) o la tenera “Poesia” di Cocciante, ma anche “Limpidi pensieri” di Mauro Lusini (l’autore di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”), mentre delude non poco la cover della “Walk On The Wild Side” di Lou Reed (“I giardini di Kensington”).

Singolo e album restano in vetta alle classifiche per quasi tutto il 1973, diventando il successo dell’anno. La canzone “Pazza idea” diventa “Crazy Idea”, “Una Locura”, “Was Fur Ein Tag” varcando i confini inglesi, spagnoli e tedeschi, ma viene pubblicata anche in italiano in giro per il mondo, tra Usa, Sudamerica, Australia e Giappone.

A due degli autori di Pazza Idea, Maurizio Monti e Giovanni Ullu, viene così affidata un anno dopo la scrittura di quindici brani inediti, che dovranno confluire nel nuovo Lp, Mai una signora (1974). Al disco lavorano anche musicisti emergenti come Alberto Camerini e Roberto Colombo, in bizzarre session, tra incensi e tappeti persiani, allestite in tre studi diversi. L’operazione, però, appare raffazzonata (molte delle tracce finali non sono completate, soprattutto in fase di arrangiamento) e poco fluida: si salvano le ballate di “Un amore assoluto” (registrata originariamente in inglese come “Athena”) e “La valigia blu”, b-side di quel “Come un Pierrot” che, pur divenendo l’hit del disco, sarà stroncato dalla stessa cantante: “Faceva talmente schifo che pensavo che alla Rca lo buttassero via”! Così a far (s)parlare del disco è soprattutto lo “scandalo” del testo di “Quale signora”, con riferimenti al tabù-pillola anticoncezionale, e dei rimandi a droghe e allucinogeni.

Urgono rinforzi, dunque, per non far appassire Patty tra le sue viole. Così la Rca si affida al suo bacino naturale, pescando tra i cantautori del suo entourage per Incontro (1975). E’ un giovanissimo e ispiratissimo Francesco De Gregori a donare la splendida “Al Mercato dei fiori”, ma spiccano altre grandi firme, come quella di Antonello Venditti in “Le tue mani su di me”, e Bruno Lauzi nell’incantevole trotto melodico di “Roberto e l’aquilone”, struggente poemetto d’amore magistralmente interpretato da una Pravo in stato di grazia.

Nell’album non mancano le “solite” cover (come “Rispondi”, ovvero “Mandy” di Barry Manilow) tradotte dall’instancabile Sergio Bardotti, che insieme al corpulento Sergepy (Gepy & Gepy) firma anche la title track, una pantomima teatrale che col suo alternarsi di recitato e parte musicale (espediente molto in voga nel periodo) seduce gli italiani, imperversando nei juke-box dell’estate 1975.

Il tour estivo che seguirà l’uscita di Incontro eleverà nuovamente Patty Pravo a regina incontrastata delle coste italiane, attraverso uno show danzante e coreografico.

Forte di nuove ambizioni internazionali, la Strambelli ingaggia in veste d’arrangiatore il greco Vangelis (ex-Aphrodite’s Child e compositore elettronico di successo) per Tanto (1976), che viene inciso ai Nemo Studios di Londra con il contributo di Paul Jeffery (ex-Cockney Rebel) e di alcuni sessionmen inglesi. Ma a impazzare è l’italianissimo incedere disco-pop di “Io ti venderei”, firmato Mogol-Battisti e incluso nello stesso anno nell’album “La batteria, il contrabbasso, eccetera” del cantautore reatino. Eppure la mano di Vangelis si vede, nel colorare di tinte eccentriche la magniloquente title track (a firma Bencini/Del Turco) o nel dosare sapientemente elettronica e quiete pastorale su “Per te che mi apri l’universo” (scritta da un giovanissimo Pino Mango, così come “La mia stagione in più” e “Per amarti d’amore”). L’immancabile cover straniera è invece “Where All The Flowers Gone” di Bob Seeger, tradotta in “Dove andranno i nostri fiori”.

Ma è un disco che gira troppo spesso a vuoto, indeciso tra azzardo e convenienza. L’insuccesso di vendite facilita il nuovo divorzio: Patty si sente ostaggio delle logiche commerciali della Rca, non ne vuole sapere di diventare una docile cantante da juke-box e guarda altrove, agli Stati Uniti, ad esempio, dove trascorre un viaggio di studio. Rinvigorendo la sua mai sopita vocazione d’avanguardista.
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