PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.6


 ​​Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

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ondarock.it

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PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 6

La diva futura

E’ una nuova “diva”, quella che prorompe dai solchi di Patty Pravo, album che esce sempre nel 1976, per la nuova etichetta Ricordi, quasi a suggellare l’ansia di cambiamento immediato. Uno shock fin dalla copertina, che ritrae una scheletrica Pravo su sfondo nero (da qui la definizione di “Biafra” scelta dai fan per il disco). Il suo stesso pubblico resta spaesato di fronte a una muraglia di moog, synth e chitarre, e a sonorità che, con piglio quasi à-la Byrne, viaggiano dall’elettronica alla new wave, dal rock al funky. A dar man forte alla Pravo, per la prima volta alle prese anche con alcuni strumenti, un supercast guidato da Jeffery, con, tra gli altri, Alberto Radius, Vangelis, Mark Harris e Jon Anderson (Yes). Nascono così partiture spiazzanti, come “Sconosciuti cieli” (incisa anche da Jon Anderson con il titolo “So Long As So Clear”), che Vangelis lascia fluttuare su una nuvola d’elettronica, o l’altrettanto onirica “Grand Hotel”, firmata dall’emergente Renato Zero (ex “compagno di Piper” di Patty, che la trasformerà nella sua “Motel”) o ancora l’esotica “Piramidi di vetro”, tutta giocata su un riff mediorientale. Si respira aria di Grecia tra i flutti di “Jmanjia”, dove una Patty-sirena eleva il suo canto tra graffi laceranti di chitarra, campanelli e un drumming teso e implacabile, mentre la filastrocca di “Dirin Din Din” (composta dal duo Genova & Steffan) riscatta la sua banalità con gli intrecci vocali di una fanciullesca ma sempre maliziosa Strambelli. Ed è lei la vera protagonista del disco, con una voce leggera e profonda al contempo, capace di far decollare “Aeroplano” sopra intarsi acustici country e di dare un sapore persino alla melassa sentimentale di “Innamorata io”.

Album discontinuo, spesso velleitario, ma anche coraggioso e abilmente prodotto, “Biafra” consegna alla scena italiana di fine decennio un’artista nuova, lontana anni luce dalle ingenuità beat degli esordi e pienamente in linea con i suoni più avanzati del momento.

Per rassicurare il mercato, la Ricordi pubblica un 45 giri più convenzionale “Tutto il mondo è casa mia”. Ma intanto Patty ha già cambiato ancora, tornando per la terza volta all’ovile della Rca.

Questa volta, però, chiede garanzie: il ritorno di Monti in veste di autore e mano libera alla sperimentazione in almeno parte della tracklist. In più, vince un tesoro: l’ancora emergente Ivano Fossati, infatti, le cuce addosso “Pensiero stupendo”, sensualissima ballata costruita attorno a un ritornello da ko immediato e a una pruriginosa “depravazione” (l’idea del triangolo io-lui-lei). Inutile dire che è un trionfo: Patty la interpreta con sublime perversione, mostrandosi anche con una nuova immagine futurista e “fetish”: increstata in testa, occhi bistrati, sguardo stralunato, scollature abissali. Un look quasi alla Ziggy Stardust con cui imperverserà in tv nella saga di “Stryx”, memorabile trasmissione-cult del compianto Enzo Trapani. In queste performance si potranno apprezzare alcuni dei pezzi più audaci di Miss Italia (1978): il delirio sintetico e lascivo di “Johnny” (Monti), la cover “luciferina” di “Bello” (David Byrne), l’elettrochoc di “Vola” (altra prodezza di Fossati) e le liquide, ondulanti trame di “Sentirti” (Mango). Provocazione che sarebbe diventata persino “politica” se la Rca non avesse escluso dalla scaletta finale l’antidemocristiana title track, sgangherata invettiva in salsa para-metal che, al tempo del sequestro Moro, non poteva non incappare nella censura. Sconfina quasi nel trash, invece, la cover della “It’s A Heartache” di Bonnie Tyler, trasformata nell’improbabile “Notti bianche (Wow wow come soffro)” (!).

Nel complesso, comunque, Miss Italia mette a segno un gran bel colpo, riuscendo a esprimere al meglio i due volti di Patty: la diva da hit parade, ma anche la trasgressiva avanguardista, algida e glamour, con un gusto della provocazione à-la Bowie.

Proprio assecondando un’ambizione sempre crescente, che la spinge anche a iniziare a scriversi i brani, Patty Pravo approda a Monaco, in Germania, alla corte dell’ingegnere del suono Frank Von Dem Bottlenberg. E’ lui il vero deus ex machina di Patty Pravo (1979), meglio noto proprio come Munich Album. La svolta “teutonica” è altrettanto spiazzante: attorniata da uno stuolo di musicisti tedeschi, armati di tastiere, synth, computer, voice box e altre diavolerie, l’ex-cubista del Piper affila i toni duri della sua ugola e si trasforma in una sorta di Laurie Anderson nostrana, suonando la voce come una chitarra elettrica, fino a sfigurarla, in “Male bello” (firmata da Ivan Cattaneo). Oppure gioca a fare la parodia della Donna Summer reginetta sexy della disco (“Donna Do You Wanna”) e si improvvisa raffinata rockeuse tra le chitarre elettriche di “Tie A Ribbon Round My Soul” (a cura del produttore Rainer Pietsch). Non meno temerario è lo sketch allusivo per synth e vocoder del singolo “Autostop”, dalle sfumature loureediane. In tanta artificiosità, colpisce l’autoritratto lucido di “Io che amo”, ballata melodica scritta dalla stessa Pravo insieme a Cristiano Malgioglio.

Sono esperimenti surreali, a volte velleitari o naif, ma che testimoniano un talento purosangue, degno senza dubbio di una scena meno asfittica di quella italiana. Che infatti non la capisce, anche per via di comportamenti bizzosi o provocatori. Una sera del ‘79, al Palasport di Bologna, Patty lancia un microfono contro l’organizzatore della serata. Prima ancora a Napoli, in un festival di musica d’avanguardia organizzato da Massimo Bernardi, canta mentre centinaia di ragazzi lanciano oggetti sul palco. A Lucca una spettatrice inferocita le tira un posacenere in faccia e quasi la sfigura. Nel frattempo i suoi servizi fotografici osè per alcune riviste erotiche fanno scandalo.
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