PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.7

  
​Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

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ondarock.it

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PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 7

Cerchi di fumo

Fatto sta che Patty leva le tende e si trasferisce in America, dove resterà per tre anni. Sposandosi, tra l’altro, con John Edward Johnson a San Francisco. A questo punto è d’uopo aprire una parentesi su una vita sentimentale a dir poco burrascosa, che conta ben cinque matrimoni, più o meno effimeri e “ufficiali”: il primo con Gordon Fagetter, il secondo, nel 1972, con l’arredatore romano Franco Baldieri, quindi il controverso (e fasullo) sposalizio-lampo con Riccardo Fogli dei Pooh, “uscito dal gruppo” proprio per lei. Tutto ciò dopo due flirt con Giorgio D’Adamo dei New Trolls e Maurizio Vandelli dell’Equipe 84. Nel 1976, quindi, un altro matrimonio-farsa, col musicista americano Paul Martinez, e infine quello “trigamico” con Johnson (due delle nozze precedenti non erano state annullate). Tutto questo prima dei turbamenti e delle giovanilistiche infatuazioni dell’età matura.

La “Patty americana” si fa aiutare da Paul Martinez, David Kahne e Corrado Bacchelli per Cerchi (1982), raccolta di otto pezzi in italiano e in inglese, in bilico tra new wave (la title track) e pop-dance (“Let’s Go”, “Motion Dance”). Testi sempre più ermetici e suoni sempre più astrusi e fumosi cercano di camuffare alcune impietose verità: Patty come autrice non funziona e anche la sua voce sta perdendo smalto, divenendo più bassa e abbandonando il caratteristico “vibrato”. Così il pubblico la condanna, ignorando quasi completamente il disco.

Se pop post-moderno e nonsense dev’essere in quegli anni, meglio allora quello più autoironico e frizzante di una sua allieva come Donatella Rettore, l’altra bionda, che le sta rubando la scena a suon di hit demenziali (da “Splendido Splendente” a “Lamette”).

Come un’araba fenice, però, Patty risorge due anni dopo sulla scalinata del Teatro Ariston. E nel modo più teatrale. Avvolta in un vestito lungo laminato di Versace, lunga treccia di capelli e ventaglio a corredo, appare ai telespettatori del Festival di Sanremo una enigmatica geisha orientale, che si sdilinquisce sulle note di “Per una bambola”, una nuova, suadente ballata firmata da Maurizio Monti, che si aggiudicherà il Premio della critica.

Deposte le velleità di scrittura, la Pravo si affida allo stesso Monti e ad altri autori collaudati per Occulte persuasioni (1984), album che la rilancia presso il grande pubblico, grazie al traino sanremese e ad alcuni pezzi di pregio, come la title track, solcata da una gelida brezza elettronica e scritta da Paolo Conte con lo pseudonimo di Solingo (così come la più inconfondibilmente contiana “Donne Ombra-Uomini nebbia”, dai sapori parigini), e la sinuosa “Passeggiata” (con musiche di Cocciante).

In quello stesso anno partecipa allo trasmissione tv “Premiatissima”, con una stravagante interpretazione scenica e canora di alcune celebri canzoni del primo Novecento.

Trascorso un periodo difficile anche sul piano personale, insomma, Patty si rimette in carreggiata, spinta proprio dalla sua ex-rivale Caterina Caselli, ora discografica di successo alla Cgd.

Le disavventure, però, non sono finite: il nuovo 45 giri “Menù”, con cui affronta il Festivalbar del 1985, è un fiasco. E il ritorno a Sanremo due anni dopo con “Pigramente signora” scatena una bufera: troppo simile a “To The Morning” di Dan Fogelberg, il pezzo le procura accuse di plagio e l’annullamento del contratto appena sottoscritto con la Virgin. A poco servirà la pubblicazione di un nuovo, particolarissimo brano dal titolo “Contatto”.

In questo bailamme, Patty prova ad ancorarsi al fido Dossena, che le produce Oltre l’Eden… (1989) riesumando alcuni dei pezzi inizialmente destinati al progetto Virgin. A darle man forte è anche l’amico Renzo Arbore, che la ospita a “D.O.C. live” dove Patty ha la possibilità di presentare dal vivo molte tracce del disco, tra le quali spiccano il bell’autoritratto di “La viaggiatrice (Bisanzio)”, con il suo sinfonismo progressive, e la non meno ricercata “Giardino degli aranci”, dal cantato/recitato straniante. Arrangiamenti morbidi e sofisticati (“Terra di nessuno” lambisce persino atmosfere alla Badalamenti), suoni sospesi tra pop e rock, e alcune aperture orchestrali impreziosiscono un album comunque indeciso e di transizione, sul quale nessuno scommette più di tanto (uscirà in bassa tiratura sia su Lp che su cd).
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