PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.8

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​Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

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ondarock.it

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PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 8

Dalla Cina con furore

Sempre trasgressiva, libera, sfrontata, la Patty Pravo degli anni Novanta entra di diritto nel novero delle “signore della canzone italiana”, ma deve fare i conti con l’età. La voce, sempre rauca e altera, non vola più come un tempo, e la folle disperazione della “ragazza triste” non le può essere più congeniale. Dovrà quindi ripiegare su una canzone d’autore soft, con pochi sussulti e tanta classe.

Ai compromessi, però, è sempre restia: come quando le offrono di partecipare a Sanremo con “Donna con te” (insieme ai Kaoma de “La Lambada”) e lei rifiuta perché trova volgare il verso “le tue mani su di me stanno già forzando la mia serratura”: sarà Anna Oxa a portare al successo il brano.

Mentre proliferano le antologie nostalgiche, le raccolte di outtake (interessante quella dedicata al periodo 1972-‘78) e le emissioni speciali a tiratura limitata, anche in francese e in spagnolo, Patty Pravo torna in studio nel ’94 per incidere un nuovo album di inediti, Ideogrammi (1994), co-prodotto insieme a David Zard. Un lavoro ancora una volta spiazzante, che risente in modo particolare del recente viaggio in Cina, dove la Strambelli ha conquistato una inaspettata popolarità, partecipando anche al “Bejing International Tv Week” con un’audience-monstre: un miliardo e trecento milioni di spettatori.

Ne scaturiscono delicati bozzetti etno-folk ispirati dal regista pechinese Zhang Yuan, come “Esiste una storia” (con parti in cinese, incluso un aneddoto popolare censurato durante la Rivoluzione) e “Indiachiara” (interamente in mandarino). Non servono parole: a volte bastano solo monosillabi e filastrocche. Ma spuntano anche versi di Rimbaud (“Partenze”, con estratti da “Dèpart”) e della poesia “Ainda” di Maria Lucia Verdi (“Senza idee”). Il tutto immerso in un sound rarefatto ed elegante.

Registrato con un grande spiegamento di strumenti, sia etno-acustici che elettronici, con suoni orientali arcani uniti a campionatori e computer, Ideogrammi rilancia le quotazioni sperimentali della Pravo, che incappa però in un’altra accusa di plagio: “Ultimo impero” assomiglia un po’ troppo a un pezzo dei This Mortal Coil (“I Want To Live”).

Nel 1995 il ritorno a Sanremo con la sofisticata “I giorni dell’armonia” (in origine una romanza di circa venti minuti!) non fa sfracelli, ma conferma la particolarità del suo personaggio.

Forse, però, a Patty serve semplicemente una bella canzone per tornare a brillare. A regalargliela saranno due anni dopo Vasco Rossi e Gaetano Curreri (Stadio): “…E dimmi che non vuoi morire” è una ballata lieve e commovente, interpretata sul palco dell’Ariston con la classe della consumata performer. Il brano vince il Premio della critica e sancisce il definitivo rilancio di Patty Pravo, dopo anni pieni di stravaganze e di guai, con tanto di sosta forzata a Rebibbia per possesso di droga (dove allieterà le detenute cantando i suoi successi…).

Il trionfale tour Bye Bye Patty e l’exploit dell’omonimo album live (oltre 300.000 copie vendute) riconsegnano ai palcoscenici l’ultima diva della canzone italiana.

Il rinnovato entusiasmo per l’artista veneziana porta ai suoi piedi la crema del cantautorato italiano per il nuovo album Notti, guai e libertà (1998): tra gli altri, Franco Battiato, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Lucio Dalla, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Gaetano Curreri, Mario Lavezzi, Loredana Berté, cui si aggiungono giovani emergenti come Alex Baroni, Rosario Di Bella e Luca Madonia (ex-Denovo). Il risultato è un disco intenso, passionale, dove i brani ritrovano antiche melodie perdute e scorrono fluidi, assistiti da arrangiamenti calibrati e moderni. “Emma Bovary”, griffata dall’inconfondibile marchio elettropop di Battiato, si snoda straniante tra tuoni e fulmini, trombette e carillon impazziti, culminando nel maestoso epilogo, dove la voce di Patty si eleva solenne sopra una distesa di synth.

 Ancor più palpitante la litania mistica di “Angelus” (Fossati), sospirata con voce quasi rotta dall’emozione su suadenti tessiture esotiche. Guccini e Curreri le confezionano “Una casa nuova”, impreziosita da un ritornello accattivante e dal trascinante assolo alla chitarra di Phil Palmer. Il calypso “Les étrangers” di Harry Belafonte, rielaborato da Dalla, si veste di battiti trip-hop, raccontando una storia di migranti e disperazione. E’ la stessa Strambelli, insieme con Mauro Paoluzzi, a comporre l’estatica “Sylvian”. E la melodia avvolgente di “La strada per un’altra città” (Ruggeri) spalanca nuovi, celestiali orizzonti.

La resurrezione di Notti, guai e libertà ha del miracoloso. Il supercast dei cantautori regala a Patty l’abito giusto per continuare a far splendere il suo fascino, intatto nonostante qualche ruga, mascherata comunque da un abbagliante nuovo look biondo-platino.
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