PATTY PRAVO ▪ Mistero Stupendo ▪ BIOGRAFIA ▪ Part.9



Patty Pravo

Mistero Stupendo

di Claudio Fabretti, Giuliano Delli Paoli 

Con la sua voce possente, aliena, provocante, ha stravolto ogni canone legato alla figura della interprete femminile in Italia. Diva trasformista, impenitente vamp, ha cavalcato cinque decadi tra continui colpi di scena. Con l’elite del cantautorato italiano ai suoi piedi. L’indecifrabile mistero della “depravata” Strambelli, dal Piper ai giorni nostri Tweet

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ondarock.it

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PATTY PRAVO 

Mistero Stupendo

Parte 9

L’eterna bambola

Varcato il traguardo di un nuovo decennio di celebrità, Patty Pravo continuerà ad alimentare il suo mito, appoggiandosi ad autori collaudati e facendo leva più sulla sua inesauribile arte della performance che sulla sua voce, ormai irrimediabilmente affievolita.

Nel 2000 esce Una donna da sognare, album nato da una seconda collaborazione con Vasco Rossi (anche se gran parte dei brani è scritta da due autrici: Bettina Baldassarri e Maria Pia Tuccitto). L’esito però delude le aspettative: gli arrangiamenti asfittici ingabbiano il canto della Pravo e le canzoni non spiccano mai il volo. Il singolo “Una donna da sognare” è una copia sbiadita di “…E dimmi che non vuoi morire”, l’aggressività sexy non riscatta l’insulsa “Sparami al cuore”, il country-pop di “Se chiudi gli occhi” si aggrappa al mestiere. Meglio, semmai, la strampalata “Seduttori sedati”, con tanto di fisarmonica, che rimaneggia “Libertango” di Grace Jones. La copertina, in compenso, è firmata da Mario Schifano.

In estate Patty Pravo partecipa per l’ultima volta al Festivalbar (con “Una mattina d’estate”) e nel 2002, dopo un lifting che ha ne ha alterato spaventosamente i lineamenti, ritorna a Sanremo con “L’immenso”, traino del nuovo album Radio Station (2002), prodotto in Brasile. Il singolo è ben congegnato, così come alcuni episodi di indubbio coraggio sperimentale: la scarica di ritmo e adrenalina di “Noi di là” (a firma Carlinhos Brown), propulsa dal basso possente di Arthur Mala e da percussioni roboanti; l’andatura sinistra e bislacca di “A me gli occhi” (con la batteria distorta di Mimmo Ciaramella degli Avion Travel), l’azzardo quasi punk-noise di “Fammi male che fai bene”, con Patty in versione geisha sadomaso, il tour de force dell’eterea “Captivity” (dieci minuti) e l’elegia notturna di “A me gli occhi”, persa tra le onde del piano di Federico Bruno e dell’organo in lontananza di Roberto Vernetti. Altrove il disco si smarrisce, e su “Per Lontano” compaiono addirittura i Cugini di Campagna!

Due anni dopo è la volta di Nic-Unic, che dovrebbe stare per “Nicoletta-unica”, a conferma della megalomania del personaggio, la cui ambizione (è autrice, musicista e coordinatrice dell’intero progetto) cozza con una confusione solo in parte mascherata dalla moderna veste avanguardista del sound. Le incalzanti cadenze disco di “Che uomo sei”, il melò circense di “Tristezza moderna” (con la Bandabardò) e la sensuale rilettura di “Love Letters” (Elvis Presley) si elevano dal caos generale, nel quale affondano esperimenti come “Tender chiara”, con i suoi suoni della natura, la fintamente esotica “Orient Express” e la love-story surreale di “Fiaba”. Ma alla fine, forse, il disco trova la sua ragion d’essere nel divertente pastiche disco 70 di “Siamo sicuri che…”, che rispolvera tutto un armamentario di Clavinet, Korg, vocoder e synth, spaziando da Moroder a Sheila B. Devotion.

Esaurita da tempo la spinta più creativa, Patty Pravo è ormai un’elegante signora che distilla con classe la sua arte, rileggendo a volte se stessa, a volte i capitoli di quella storia della canzone di cui è stata protagonista e testimone. Nel 2005 esce un cofanetto-antologia dei suoi successi, Canzoni stupende, con un brano inedito regalatole da Ennio Morricone (“Un treno in più”). Nel 2006 riceve alcuni riconoscimenti, tra cui a Venezia un premio alla carriera come “Artista che meglio ha rappresentato e rappresenta l’Italia nel mondo”. Un anno dopo la sua vita viene celebrata nel libro “Bla, bla, bla…”, autobiografia scritta assieme al giornalista Massimo Cotto. La sua epopea piperiana viene rivissuta in una fiction televisiva da Martina Stella (“non so chi sia”, commenterà perfida lei). Rai Trade raccoglie in un dvd (Patty Pravo, 2007) tutte le sue più celebri apparizioni televisive. E su YouTube riemergono come i funghi le perle della sua giovinezza, a uso e consumo di una nuova generazione di fan.

Nel ventennale della scomparsa di Dalida, l’ex-amica italiana le dedica l’album Spero che ti piaccia… Pour toi… (2007), dove interpreta brani tratti dal repertorio della cantante nata al Cairo (in francese e in arabo), con nuovi arrangiamenti e poca verve. Il pubblico non ci casca.

A suggello di una carriera comunque stellare, arriva nel 2009 la nuova consacrazione sanremese di “E io verrò un giorno là” (firmata dal giovane Andrea Cutri), con cui per l’ennesima volta si aggiudica il titolo di “vincitrice morale” della kermesse e persino un’imprevedibile “benedizione” dal Vaticano.

Superata in scioltezza la soglia dei 60 anni, Patty Pravo continua a perpetuare la parte della donna eternamente giovane, libera, sfrontata.

La ragazza del Piper, la chanteuse romantica, la diva avanguardista, la dama orientale sono solo alcune delle facce di una personalità misteriosa e inafferrabile. La sua voce possente, disinibita, aliena, provocante, irraggiungibile ha stravolto ogni canone legato alla figura dell’interprete femminile in Italia, deviandola presso innovazioni concettuali ed esecutive distanti dall’immaginario dell’epoca. Una evoluzione canora ed estetica costante, capace di sedurre un popolo rinchiuso nella propria caverna di caroselli e censure religiose. Praticamente tutti i migliori cantautori italiani hanno scritto almeno un brano per lei. E le sue vibrazioni sull’orlo dell’equilibrismo senza rete continuano ad affascinare, così come un canzoniere ormai ultra-quarantennale che custodisce alcune delle interpretazioni più appassionanti della storia della musica pop italiana.

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Contributi di Fabio Pierangeli (“Concerto per Patty”)

Bibliografia:

Fernando Fratarcangeli – Patty Pravo (Coniglio Editore, 2007)

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Raul Rizzardi RitZ’Ó 

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