Archivi giornalieri: 19 settembre 2016

PATTY PRAVO – PHOTO SHOOT – Pigramente Signora – ’87

PATTY PRAVO – PHOTO SHOOT – Pigramente Signora – ’87

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PATTY PRAVO – OLTRE L’EDEN – PHOTO SHOOT ’89

PATTY PRAVO ▪ OLTRE L’EDEN

PHOTO SHOOT 


[

1989

​Donne Protagoniste del Novecento ▪ Anteprime Bibliografiche

​Donne Protagoniste del Novecento

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La Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze e’, ancor oggi,  l’unico museo statale in Italia dedicato a raccogliere, conservare, interpretare ed esporre archivi materiali della creatività internazionale nel settore della moda. Per il trentennale dello stesso, ‘Donne al centro’  sarà il filo conduttore: donne protagoniste in quanto collezioniste di abiti ed accessori, indossatrici- interpreti, stiliste di se stesse, signore della moda. Donne che hanno scelto di rendere ogni propria apparizione uno spettacolo. Donne creative, presenze non scontate. Quali nomi? Eleonora Duse, Cecilia Matteucci Lavarini, Donna Franca Florio, Anna Rontani, Antonella Cannavo’Florio, Anna Piaggi, Susan Nevelson, Lietta Cavalli, Flora Wiechmann, Cumani, Caputi.
E Patty Pravo, che fra il sorpreso e l’onorato contribuisce in maniera indelebile, con la sua presenza che aleggia fra i suoi abiti di scena donati ed esposti in maniera permanente, a quella che è e rimarrà una delle più belle esposizioni fatte finora su scala mondiale.

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​Conversazioni con Patty Pravo: da Venezia al Piperda un successo a un altro successo ▪ Anteprime Bibliografiche

​Conversazioni con Patty Pravo: da Venezia al Piper

da un successo a un altro successo

di Giorgio Maimone

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Bla Bla Bla

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“Ero nel deserto e dico a Jimmy Page dei Led Zeppelin … Stavo passeggiando per Parigi con Mick Jagger … Avevamo inventato le luci psichedeliche. Viene uno e dice: ci avete copiato le luci. Era Roger Waters dei Pink Floyd … Da piccola il primo concerto l’ho fatto davanti a Toti Dal Monte, Cesco Baseggio e il cardinale Roncalli, poi divenuto famoso come Papa Giovanni XXIII … Ero in camerino con Federico Fellini quando arriva Vasco Rossi … Mi imbattei in John Travolta che faceva benzina, con la barba lunga, pantaloni corti e sandali … Casa mia, da piccola, era frequentata da Peggy Guggenheim ed Ezra Pound”. Forse per Patty Pravo andrebbe mutuata quella famose frase di Woody Allen: “Frequenta qualche scemo ogni tanto, ti farà bene!” Il problema è che, dicono gli esperti, potrebbe anche essere tutto vero. O almeno una parte.
Patty Pravo è indubbiamente una diva. L’ultima diva italiana? Forse. E, come è pronto a giurare Massimo Cotto, suo biografo in questa opera, è una persona assolutamente amabile e scrivere il libro con lei è stato un piacere. Però di sicuro, dalle pagine scritte e da quanto ci ha abituato a vedere in questi 40 anni sulle scene, Patty Pravo sembra diversa dal ritratto al positivo che il pur bravo Massimo Cotto crea dalle lunghe chiacchierate con lei. Bizzosa, “matta” sia in senso buono che in quello più concreto, dedita a eccessi caratteriali e non solo, Patty (o Nicoletta, o meglio ancora “la Strambelli” come ama definirsi) cerca di reinventarsi all’alba dei 60 anni, come una signora in pace con se stessa e col mondo, che beve solo acqua o te con ginseng, che detesta le droghe e le dipendenze, ma che ha avuto “un periodo di totale rock & roll” e “non puoi portare avanti troppo a lungo una dipendenza”. Che è “orsa” e vive da sola, ma che si è sposata quattro volte. Insomma una contraddizione unica.
Forse la realtà è che la Stambelli vive in un mondo tutto suo, dove le cose rispondono solo al suo credo interiore e tutto quello che sta fuori da questi parametri può essere piegato e “spiegato” sotto forma di volontà superiore. “Ho un fisico eccezionale / sono stata ricoverata e in coma”, “sono un anima bella / ho tirato un microfono in testa a Gigi Vesigna” (e per questo dovrebbero darle un Oscar! – ndr). “Siamo grandi amici / ero furiosa e non è riuscito a calmarmi”. Il bianco e il nero, come la foto di copertina. Patty che scrive in una notte sola i testi di tutte le canzoni di un lp, Patty che compone in proprio “Pazza idea” (o era “Pensiero stupendo”?), Patty che parla male de “La bambola”, ma poi si rallegra perché ha venduto milioni di copie. 
Ma tutto sommato, a onore di Massimo Cotto, si può dire che il ritratto che emerge della Strambelli è tutto sommato meno strambo di quanto potrebbe sembrare e molto in linea con quanto si pensa di lei. Forse non sono bugie le sue, ma piccoli aggiustamenti della verità. Forse sono soltanto sogni o magari è bello pensare che Jacques Brel in persona le portava le rose in camerino (“fortunatamente bianche”), che gli americani volessero tenerla da loro a cantare, che abbia fatto traversate atlantiche in barca a vela con solo il sestante o traversate del deserto senza avere la bussola.
Insomma, un libro che si legge in un fiato, ma sempre con un sorriso sulle labbra. Sarà vero? Non lo so. Ma è bello sentirglielo dire. D’altra parte di ive ce n’è sempre bisogno. E i tempi offrono così poco. 


Musicalmente viene fuori che quasi tutti i grani cantautori hanno lavorato per lei. Paolo Conte, oltre a “Tripoli 1969” (un testo che Patty ammetterà di non avere capito) , scrive altre cose per lei sotto la pseudonimo di Solingo. Vasco Rossi ha scritto “Dimmi che non vuoi morire”, Fossati con Oscar Prudente “Pensiero stupendo”. Ma per lei hanno scritto anche Guccini, Battiato, De Gregori (non ho idea a cosa si faccia riferimento, ma lo dice lei stessa. C’è la leggena metropolitana che dice che “Quattro cani” era dedicata a Patty e anzi che i quattro cani fossero Patty, Lilli Greco, Venditti e De Gregori, ma il Deg ha sempre smentito questa ricostruzione – ndr), Battisti, Dalla, Vecchioni (anche qui non so a cosa ci si riferisca – ndr). Curioso il doppio scambio con la Berté. Loredana rifiuta “Pensiero stupendo” che dopo due anni viene proposta a Patty che la porta al successo. Patty rifiuta “Il mare d’inverno” di Ruggeri che invece la Berté inciderà, facendone un cavallo di battaglia.
Piccolo florilegio strambelliano: “Sono passata alla storia come la Ragazza del Piper, ma al Piper mi sarò esibita si e no sette volte”. “Dopo aver inciso La bambola chiama Alberico Crocetta e gli dissi: “con questo brano avete decretato la mia fine”. Non intendevo della carriera, ma della mia storia di ragazza anticonformista”. “E’ bene dirlo, ragazzi: gli artisti sono scomodi!”. “Non certo mai di approfondire il significato di un testo”. “Roma è la città dove sto meglio. Conosco colleghi letteralmente terrorizzati dall’idea di andare al cinema, entrare in un bar o passeggiare per strada: Se ti infili in quella spirale non ne esci più. E allora credi che la vita vera sia solo un palcoscenico, perché quello è l’unico posto dove stai bene, dove ti senti tranquillo”. 

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Bla Bla Bla (Conversazioni con Patty Pravo)

Massimo Cotto

Mondadori2007