PATTY PRAVO ▪ RASSEGNA STAMPA – ABC – PATTY PRAVO: UNA VOGLIA MATTA DI PIACERE – 24 LUGLIO ’66

PATTY PRAVO 

RASSEGNA STAMPA 
1966

 

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ABCPATTY PRAVO: UNA VOGLIA MATTA DI PIACERE24 LUGLIO

 

Viareggio –  Mamme in corsa che manovrano le carrozzine come “risciò”, a rischio di fare schizzar fuori il neonato, nonne spericolate che una volta tanto evitano l’avanti-indietro sulla striscia pedonale e attraversano d’un fiato la strada reggendo il nipotino come un aquilone, vecchietti in panama che dalle panchine si drizzano sulle punte come la Fracci e partono all’inseguimento a volo d’angelo: in Versilia sono piombati il capellone e la minigonna. E la Versilia, che da vent’anni è sopita in un sonno tranquillo, fatto di tradizione, di perbenismo e di riposo, ha provato un brivido. Forse di curiosità, forse di sdegno, forse di risveglio. Eppure da tempo si parlava del Piper romano che avrebbe aperto una succursale a Viareggio, di una massiccia calata di capelli lunghi e di gonne corte, della “ventata d’accelerazione” che stava per sopraggiungere. Ma il tutto era detto a mezza voce, con quel distacco e quella discrezione tradizionali. Veder dunque circolare d’un tratto queste creature “extraterrestri” come turisti qualsiasi non era nei programmi della giornata. E Viareggio accusa il ruvido colpo.

I calvi, che naturalmente sono i più indignati, seguono il gruppetto yé-yé con sopracciglio aggrottato, pancetta in resta, pantalone corto e polpaccio spennacchiato; le grasse, con girasoli e margherite stampate sul didietro, gambe a colonna antonina e ventidue menti, fissano stizzite le minigonne altrui; i ragazzi e le ragazze osservano sorridendo. Tutti seguono gli “extraterrestri” in processione, come incolonnati dietro al Santissimo. La sera se ne parla ovunque, attorno agli innumerevoli tavolini da gioco, dove si puntano milioni, nelle ville immerse nella pineta dove alcune signore-bene, particolarmente birichine, si regalano ai giovani, nei punti più isolati della spiaggia dove gli affezionati della Versilia fanno (sempre per tradizione, beninteso) il bagno nudi e l’amore sulla sabbia, lungo il “vialone” a mare dove i “benissimo” concludono la galoppata sotto la luna come meglio credono. L’arrivo del Piper ha sfondato d’un colpo le camere-stagne versiliesi, offrendo un argomento comune: “Attaccherà?”. “Non attaccherà?”. “Qui siamo troppo per bene”. “Noi veniamo soltanto per riposare”. “I nostri figli sono sani”, eccetera.

Frattanto i piperini, opportunamente fatti giungere da Roma dall’avvocato Crocetta, proprietario del Piper, fanno la pubblicità che possono. Ringo, con occhio da gallina e crine biondo, si esibisce senza risparmio. Viene da Udine e considera ormai i suoi capelli come un libretto di risparmio. Da Roma è giunta Nilde con minimissima gonna. Ha fatto l’autostop e ha raggranellato quattordicimila lire con “l’accattonaggio”, cioè domandando all’automobilista un regalo: “Di solito non vogliono niente in cambio. Se però si tratta di un libidinoso e fa proposte, gli dico chiaro un va a fa’… e scendo”. C’è Dana, impegnata nel pubblicizzare oltre al Piper anche il suo locale, il COW-BOY di via Crispi. C’è Marilena, la francesina di Palermo, vestita da da bambina “liberty” che dice: “Non m’interessa se un uomo è giovane o vecchio, l’importante è l’uomo. Non m’interessa se ha il capello lungo o corto, l’importante è l’uomo.”. Ci sono altri cinque o sei capelloni lavatissimi e vestiti secondo gli ultimi canoni del PIPER-market: sembrerebbe che, superata la la prima fase beat-bohémienne, abbiano trovato una loro Repubblica chiamata Piper, con vestiti, leggi e codici prestabiliti.

Il presidente di questa nuova Repubblica è l’avvocato Crocetta, loro portavoce, il quale, seduto nel locale fervente di preparativi, spiega che oltre al PIPER-market lancerà la PIPER-Cola, i PIPER-dischi, i PIPER-film, tutte trovate di cui le nuove leve sentono esigenza. Nuove leve che, dice, sono senza compromessi, senza ipocrisie e che quando fanno l’amore fanno l’amore, quando ballano ballano, quando dormono dormono: “State a sentire”, aggiunge, “tu, Marilena, quando dormi che fai?”. “Dormo”, risponde Marilena guardando l’avvocato con un punto interrogativo negli occhi, come a chiedersi cosa faranno mai i grandi nello stesso frangente. Le ragazze del Piper, spiega Crocetta, sono le suffragette del sesso, le creature decise e spontanee che magari ora sono criticate e disprezzate ma che domani formeranno un nuovo mondo di donne forti, di api regine destinate a soppiantare l’ormai ammuffito mondo degli uomini. Sono tutti qui, a Viareggio, i piperini decisi a dar man forte al loro presidente, che li ospita gratuitamente per fare colore e affinché quelli della Versilia si rendano conto che non sono corrotti, che sono giovani veri e basta, e che di conseguenza il nuovo locale è frequentato benissimo. Sono giunte anche le nuove hostess inglesi au-pair, massimo ventitré anni, reclutate a Londra tra un centinaio di indossatrici e studentesse che aspiravano alle vacanze nella nostra penisola. “Le ho cercate belle, ma non bellissime”, dice la reclutatrice, “perché altrimenti dopo tre giorni sarebbero fuggite… in un sogno d’amore, diciamo così. Comunque la polizia londinese è stata molto prudente e mi ha sottoposto a un autentico interrogatorio”. Chiarito il fatto che le ragazze avrebbero servito tra i tavolini con le funzioni di cameriere-ospiti, fu rilasciato il permesso.

Anche le hostess gironzolano per il lungomare sfoggiando le magliette rosa-verde con un grande Piper scritto all’altezza del seno. A questo punto il chiasso attorno all’avvenimento è sufficiente. L’attenzione generale è polarizzata. Ma il regista Piero Vivarelli, che ha organizzato il tutto (tra poco dirigerà il film I RAGAZZI DEL PIPER), non è soddisfatto. Vuole qualcosa che stia a mezzo tra la sommossa popolare e i grandi boom pubblicitari americani. Quindi alle ventuno, un’ora prima dell’inaugurazione, tutti i piperini, le hostess, i cantanti e i complessi yé-yé intraprendono una sfilata seguendo il percorso abituale dei carri del carnevale viareggino. Apre il corteo la banda musicale del luogo al suono di FIORIN FIORELLO, segue Lord Sutch, con corna da bisonte e pelle di leopardo, segue l’inglese Thane Russal (sta a mezza via tra il Messia e una “strip”), le nove hostess in triciclo, Le Pupille (un complesso femminile la cui contrabbassista, del tutto simile a Satanik, affianca il gruppo a cavallo), poi I Delfini (“Quello è identico a una mia domestica, la Emma”, dice una signora guardando il più grassoccio). Chiude Beau Brummel, in carrozza da Cenerentola con a fianco la principessa Marina Torlonia, la quale si sforza di salutare la folla con l’avambraccio degli antenati. Tutt’intorno una marea di viareggini e villeggianti impazziti che, oltre alla riservatezza abituale, urlano e spingono. Le hostess non pedalano, a spingerle pensa una trentina di marinai.

Fuochi d’artificio, spari, mortaretti accolgono la processione davanti al Piper. Vetri rotti, spintoni, gente ammaccata. Tutti vogliono entrare. Poi, dentro, il finimondo. Con i “bene”, sulle prime scettici e che poi si fanno travolgere, si dimenano, si mischiano ai capelloni. C’è il solito “matusa” coi baffi che ride degli yé-yé dando di gomito alla bionda che lo accompagna, la quale ride ma si divora con gli occhi i ragazzi. C’è Leonida Rèpaci, annichilito in un angolo (sabato il Piper e il Garden-House di Renato Polidori, al Cinquale, si strapperanno i partecipanti invero poco yé-yé, al Premio Viareggio dopo la proclamazione del vincitore), c’è lo “storico” locale che dice: “Questo per la Versilia è l’unico fatto in vent’anni”, ci sono le solite signore grasse, per l’occasione in “op”, che sembrano tirassegni, ci sono i soliti ragazzi di famiglia che si trovano a casa loro perché ormai conoscono sia il Piper romano sia quello milanese. I piperini fanno di tutto per elettrizzare l’atmosfera. Nilde e una sua amica, dopo l’esibizione di Russal, fingono di svenire, i capelloni si esibiscono da ballerini professionisti. Quelli calati dalla provincia, più autentici perché ci credono, accennano qualche mossa di “see-saw”.

Quando PATTY PRAVO, annunciata come la Ragazza del Piper da Gianni Boncompagni, inizia il suo show, tutti si accucciano intorno alla pedana. Patty, che si esibisce per la prima volta, sembra abbia un nido di vespe nel ventre. Ha una splendida voce, un po’ roca, una camicetta con un solo bottone allacciato e un vero “tigre” addosso. Persino le ragazzine-benissimo la guardano estasiate e accennano delle mosse sconosciute con i loro, fino a quel momento immobili, bacini. Alcuni ragazzi allungano le braccia e tentano di accarezzare i piedi nudi di Patty. Anche le signore sono affascinate e, finalmente, desistono dal comunicare. Patty, che ha diciotto anni, ed è veneziana, dirà poi: “Prima di esibirmi ho voglia di cantare, di bere un bicchiere di whisky e di un uomo. Quando canto è come se facessi l’amore e quando ho finito mi sento come se avessi appena cominciato. I quarantenni? Possono dirmi qualcosa intellettualmente, ma non sessualmente. Io voglio dominare, perciò scelgo il capellone, che è malleabile. Per me è come una pelliccia, lo indosso quando ho freddo e poi lo metto da parte”. Forse è la vera ape regina di cui parlava l’avvocato Crocetta.

Più tardi, quando la serata inaugurale è sul finire, i tradizionalisti della Versilia sdraiati su delle speciali poltrone-letto davanti al locale, forse per la prima volta si “lasciano andare” in pubblico. Una signora bustocca, nota per essere proprietaria di un’intera strada di Milano e per la timidezza, dice forte: “Cosa volete, nel momento della prostrazione divento una cavalla”. “Di’ un ciclone, è più fine”, suggerisce un’amica. Un’altra milanese, nota per la sua riservatezza cinquantenaria, allungata sulla poltrona appare stranamente piatta. Una conoscente le domanda: “Indua in (dove sono) i tett?”. “In suta i ascei (sotto le ascelle)!”, è la risposta. Un’ “industrialessa” di Prato, nota per il pugno di ferro sotto il quale tiene da trent’anni il marito, dice: “Ma, dico io, ‘sta minigonna non mi garba punto”. E il marito: “Con le tue gambe, per forza! Domani ci torno”. Il tutto, in pubblico. Forse in Versilia sta cambiando davvero qualcosa.

Vittorio Pescatori

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