Archivi giornalieri: 26 ottobre 2016

PRAVISSIMA ▪ RASSEGNA STAMPA – Non Ti Bastavo più Story

DISCOGRAFIA RASSEGNA STAMPA 


PATTY PRAVO 

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Non ti bastavo più Story

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Estate 1971. Luminosa, ieratica, di una bellezza irreale, con i capelli raccolti in una lunga coda, PATTY PRAVO, annunciata dal sound trascinante di Moby Dick dei Led Zeppelin, fa il suo ingresso trionfale dopo la mezzanotte, sulle pedane dei più esclusivi Night Club della penisola. Ogni sera è fasciata da eleganti tute, sempre uguali ma di diverso colore (nero, arancione e turchese) che lasciano scoperte spalla e braccio destro e (per amore del dettaglio) sempre abbinate a scarpe e smalto per unghie dello stesso colore dell’abito. Apre con Il mio fiore nero i suoi emozionanti ed affollatissimi happening musicali in riva al mare e la scaletta è tutta costruita su parte del repertorio più recente (‘70-‘71). Nessuna pietà per “bambole” e “ragazzi tristi”. Si passa dal gospel (Motherless Child) ai nuovi classici (Yesterday, Love Story), da Tuttal più e Un poco di pioggia ai furti nobili al repertorio francese, Canzone degli amanti, Non andare via e Foglie morte che già brillano di luce propria nel cielo notturno, mentre gli accordi profondi di un mitico organo Hammond si dilatano liberi nel vento. Unica concessione ai Sessanta, l’immancabile Se perdo te che con il beat e il Piper non ha mai avuto niente a che fare

 

” 1971VeneziaMostra Internazionale di Musica Leggera

Patty Pravo in un momento di pausa “

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Appunto… Ma Patty Pravo per il suo nuovo tour estivo ha in serbo altre sorprese. Tre brani in inglese, non ancora pubblicati che decide di alternare in scaletta: I do love you, T. L. & R. (Thunder, Lightning and Rain) e Wasn’t I good enough, tutti in lista d’attesa per essere eventualmente tradotti in italiano e far parte del nuovo singolo, scadenzato dalla Phonogram per il mese di settembre. I do love you diventa Un volto bianco sulla neve e, insieme a T. L. & R. (incisa in inglese), finirà sull’album “Per aver visto un uomo piangere e soffrire Dio si trasformò in musica e poesia“. La scelta per il 45 giri cade invece su Wasn’t I good enough di David Shel Shapiro che grazie al testo italiano di Vito Pallavicini si trasforma in Non ti bastavo più, canzone presentata con successo alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia e successivamente a Canzonissima. Una curiosità: lo stesso brano, con il titolo Cosa non pagherei e testo differente, viene in un primo momento affidato al gruppo musicale Le Voci Blu ingaggiato dalla MiMo (etichetta fondata da Migliacci/Morandi). Difficile, a questo punto, stabilire se il pezzo debba essere considerato una cover o un inedito… La personalissima versione di Patty Pravo fa comunque pensare a qualcosa di più di una semplice canzone. L’arrangiamento, molto particolare, è del grande Bill Conti, ed è costruito su un crescendo musicale, tra pause e ritmi rallentati al servizio di piccole parti del testo, prima quasi recitate e poi gridate nel finale. Potrebbe essere considerato allo stesso tempo sia un episodio compiuto (quasi una micro-piéce teatrale) che una selezione tratta dalla trama più complessa di un musical. In effetti Shel Shapiro confessa, in un’ intervista pubblicata sul sito web Rockol, che la genesi del pezzo ha radici nelle prove di scrittura per la realizzazione della colonna sonora di un film, poi destinata a rimanere incompiuta.

 Patty Pravo si accredita il brano e lo interpreta in tutta la sua felina fisicità, in un trionfo di elegante e grintosa gestualità. Una teatralità per molti troppo enfatizzata, drammaticamente esasperata, ma che probabilmente avrebbe dovuto essere recepita dalla critica e dal pubblico anche con un pizzico di ironia. Il disco, che contiene sulla facciata B Canzone degli amanti, ottiene un discreto successo e fa capolino nelle classifiche di vendita per alcune settimane, raggiungendo la sesta posizione. Viene realizzata anche una versione spagnola, pubblicata nel 1972. Patty, si sa, sapeva sedurre il suo pubblico soprattutto con brani in cui credeva ciecamente, regalando quelle memorabili e intense interpretazioni che fanno ormai parte della storia della musica leggera italiana. Ma può anche accadere che un brano fortemente voluto e amato, resti nel dimenticatoio per decine di anni, per poi ritornare inaspettatamente in una nuova versione. E questo è successo anche con Non ti bastavo più che è stata riproposta integralmente solo nel 1999, riarrangiata da Mauro Paoluzzi, nel corso del tour teatrale Notti, guai e libertà e documentata nelle tracce del relativo CD live.

 
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Fino al 1990 il brano risulta disponibile solo su tre supporti, rigorosamente in vinile e, precisamente: nell’omonimo 45 giri italiano del 1971, nella versione spagnola (45 giri No te bastaba ya, destinato al mercato estero) e nella seconda raccolta PATTY PRAVO, serie Hit Parade, pubblicata dalla Curcio Editore. Nel 1991 compare per la prima volta su CD, nella compilation Cocktail (Le donne della canzone italiana) della Lotus Saar: si tratta di una long-version, con circa un minuto in più di musica e testo, tagliati prima di mandare in stampa e pubblicare la versione originale del 1971. Nel 1995 su iniziativa della Raro! Records escono tre Cds contenenti la produzione estera e alcune rarità del periodo Phonogram (‘71-‘72). Tra queste sono presenti, in due dischetti, le versioni in inglese e in spagnolo di Non ti bastavo più. Nel 1998 viene pubblicata una raccolta di brani rimasterizzati (PolygramMercury) che porta lo stesso titolo della canzone: insieme ad una selezione di altri pezzi dello stesso periodo, la compilation raggruppa finalmente tutte insieme, la versione originale, quella spagnola, la long-version e quella in inglese. Nel 2001 nel doppio CD PATTY LIVE 99, pubblicato da Sony Music, è presente la già citata versione, eseguita durante la tournée teatrale. Ultimo “domicilio conosciuto” del brano è la raccolta antologica 100% PATTY, realizzata nel 2002 dalla BMG, unica pubblicazione composta da brani appartenenti a ben cinque diverse case discografiche: Rca, Ricordi, Phonogram, CGD e Sony.

 

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Rosario Bono (2005) – Pagina inserita il 31.8.2010
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Raul Rizzardi RitZ’Ó – Facebook / WordPress 

 

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PRAVISSIMA ▪ RASSEGNA STAMPA – LA VERA STORIA DI PATTY PRAVO – 1968



PRAVISSIMA
 

RASSEGNA STAMPA 
1968
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STOPLA VERA STORIA DI PATTY PRAVO18 NOVEMBRE

 

Venezia, novembre – Su Patty Pravo, il boom canoro di quest’anno, sono state dette e scritte molte cose spesso inesatte. E’ stato detto che essa discende dalla nobile casata degli Strambelli; che sua nonna è contessa decaduta e che suo padre ha dilapidato le sostanze della famiglia. La realtà non è così romanzesca. Seguiamo adesso Nicoletta Strambelli nella sua affannosa corsa verso il successo, e alla fine lasceremo una Patty Pravo completamente inedita e sconosciuta.

Nicoletta, per contrastate vicende familiari, sin dalla prima infanzia visse sempre con i nonni per i quali fu più una figlia che una nipote. Affezionatissima a nonno Domenico, che svolgeva una modesta attività in campo commerciale, passava le sue giornate nel piccolo appartamento (tre vani in tutto) al primo piano di un campiello del sestiere di Dorsoduro, a Santa Marta, una delle zone più popolari di Venezia, al numero civico 2125.

Sin da piccola Nicoletta era molto bella e molto vivace; il suo carattere maturava precocemente. Chi l’ha conosciuta la ricorda sempre allegra e canterina. Gorgheggiava con una vocina intonata, accompagnando il motivo con movimenti ritmici. Subito dopo le scuole elementari si iscrisse al Conservatorio Benedetto Marcello, per studiare pianoforte, riuscendo discretamente. Lo dimostrano le sue pagelle. Frequentò questa scuola dal 1958 al 1962, conseguendo la licenza triennale con otto punti e in teoria e solfeggio ottenne una media di sette decimi. Ma Nicoletta voleva arrivare presto al successo finanziario e di prestigio. Scelse, in fondo, la strada più facile: tra il diventare una concertista famosa, carriera nella quale, in verità, sono in pochi a farsi un nome, oppure adattarsi al al borghese ménage di una insegnante di pianoforte, preferì dedicarsi alla musica leggera. Cominciò a cantare con piccoli complessi a Mestre e nell’entroterra veneto, nelle piccole balere di provincia, dove in breve si fece un piccolo pubblico di fans. Cantava, allora, alla maniera della Fitzgerald, rifacendosi al ritmo jazz e ai blues.

In quel periodo morì nonno Domenico: fu il primo grande dolore di Nicoletta. Il nonno è stato il suo amore più profondo, e adesso che lui non c’è più, Venezia diventa troppo piccola per la sua ambizione. Nicoletta parte, così, per Roma, dove resta per qualche mese per tentare la scalata nel mondo dello spettacolo. La nonna, rigida ma tiepida, forse un po’ troppo petulante, stravede per la nipote ma non può adattarsi ai nuovi sistemi di vita e continua a sognare per Nicoletta un velo bianco, una buona sistemazione economica e la continuazione degli studi interrotti. A quel tempo Patty era ancora Nicoletta, una cantante dalla voce melodiosa, bene impostata, ma che non aveva niente di particolare. Tornata a Venezia, delusa dal successo che si faceva tanto aspettare, Nicoletta pensò di recarsi a Londra, e non avendo i mezzi per mantenersi, credeva di poterli ricavare andando presso qualche famiglia “alla pari”. Chi la conosceva la sconsigliò poiché per il suo carattere indipendente non si sarebbe mai assoggettata a ricevere ordini. Continuò, invece, a cantare nelle balere, da dove un giorno spiccò il volo verso Roma.

 

 

 

A questo punto muore Nicoletta Strambelli e nasce Patty Pravo. La ragazzina sensibile, romantica, innamorata della poesia, alla ricerca costante di se stessa, che si fa accompagnare per le calli di Venezia da un ragazzo brutto, ma colto, soltanto per il piacere di parlare con lui e che lascia appena si accorge che questi avrebbe potuto innamorarsi di lei, diventa il personaggio artefatto che sbalordisce con le sue dichiarazioni amorali, con atteggiamenti provocanti, che canta con una voce roca, che fa di tutto per stupire. C’è stato addirittura chi ha avuto il coraggio di scrivere che in realtà Patty Pravo sia un uomo. L’affermazione ha fatto ridere tutta Venezia. Nicoletta Strambelli non è una invenzione: è vero, il “personaggio” è stato costruito, ma la realtà della bellezza e della femminilità di Patty è incontestabile. Lei, comunque, ha bisogno di farsi conoscere dal grande pubblico e si lascia costruire dalla macchina pubblicitaria. Diventa la ragazzetta del Piper, quella che socchiudendo gli occhi, lanciando occhiate voluttuose ed ancheggiando, canta Ragazzo triste. Ciò che stupisce e che provoca ammirazione è soprattutto la sua facilità ad adattarsi, a lasciare che altri la plasmino, la costruiscano. Cominciano le interviste più audaci e spregiudicate, le asserzioni che scandalizzano mezza Italia e che le procurano la simpatia dell’altra metà, il disconoscimento della famiglia, e ciò la rende la vessillifera dei ragazzi beat. La realtà è sempre stata un’altra. Patty non ha mai interrotto le relazioni con i genitori, i quali hanno continuato la loro semplice vita. Il padre è motoscafista in una cooperativa veneziana ed abita con la moglie e due figli minori a Mestre, dove Patty torna, appena libera dagli impegni di lavoro. Arriva spesso a tarda notte, si ferma un paio d’ore e riparte. I genitori si sono sempre rifiutati e si rifiutano di concedere interviste, di parlare di lei, esclusivamente per conservare la loro tranquillità abituale, non come è stato detto, perché in disaccordo per questioni finanziarie con la figlia, di cui sono i primi e più entusiasti ammiratori. Non danno alcuna importanza a tutto quanto è stato scritto su Patty Pravo in questi ultimi tempi in rapporto al suo viaggio in Inghilterra, al presunto matrimonio, al nipotino che dovrebbe nascere; sanno che la loro figlia, per abitudine, non smentisce mai la notizia che la può portare sulla prima pagina dei giornali. Quella che è rimasta più sola è la nonna: quando non la si vede camminare, frettolosa, per la strada per andare a fare la spesa, si può essere sicuri che è nel piccolo appartamento dove la sua Nicoletta ha vissuto gli anni più belli dell’infanzia; e qui passa le giornate a ritagliare i giornali che parlano di lei. Questa è la storia di una ragazza tipica del nostro tempo, una ragazza di modeste origini, che pur avendo la possibilità di migliorare la sua posizione sociale, attraverso lo studio al quale era stata avviata, ha lasciato annullare la sua vera personalità, mascherandola sotto una patina di cinismo.
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Articolo di Maria Antonietta Serena

 

 

PATTY PRAVO – RASSEGNA STAMPA – Selezione Articoli ▪ 1967◾◾◾VIE NUOVE – IL PIPER E’ IL MIO MESTIERE 

PATTY PRAVO 
RASSEGNA STAMPA 
Selezione Articoli 
1967

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VIE NUOVEIL PIPER EIL MIO MESTIERE30 MARZO

 

 

Ancora diciott’anni? chiesi. Mi pareva impossibile. Ma lei mi dimostrò che, essendo nata nell’aprile del 1948, ha tutto il diritto di qualificarsi tuttora diciottenne. Giusto. Il fatto è che l’avevo vista quando ancora, per mozzare il fiato in gola al pubblico maschile del Piper (e cantare così nelle condizioni ideali, senza doversi sforzare di sopraffare con la propria voce il frastuono generale) usava gettare in terra la giacca e poi rapidamente liberare dalle asole tutti i bottoni della camicia, meno uno, come se a ciò la conducesse una specie di febbre o delirio o una frenesia indomabile; e che l’ho rivista adesso cantare sulla stessa pedana in un miniabito di velluto rosso, calze a rete bianche, stivali rossi, appena un po’ sovraeccitata – vi dirò – ma al minimo indispensabile in clima beat. Cinque mesi tra un’immagine e l’altra. Come non passa il tempo. Lei, Patty Pravo, ha sempre diciott’anni; ma adesso è proprio qualcuno, e lo sa, e sapendolo dice alla gente col suo miniabito che scopre solo le gambe: “Ora venite qui per sentirmi cantare, ragazzi, lo strip-tease non lo faccio più”. Non lo fa più. Cinque mesi fa, quando la conobbi, era alla vigilia dell’esibizione a Scala Reale in Tv, e mi parve che sperasse molto in un’affermazione su quella ribalta. Ma il successo personale non venne; e la squadra di cui faceva parte – quella di Michele – fu eliminata al primo turno. Non se l’è presa. Tra l’altro, credo, non ne ha nemmeno riportato un gran danno. La sua ribalta naturale sono i Piper, i locali per giovanissimi, i juke-box; non la Tv. E’ un tipo così, non un personaggio da televisione.

Patty Pravo si chiama in realtà Nicoletta Strambelli, è nata a Mestre da una famiglia regolare e, quantunque cerchi di non farlo sapere, ha ricevuto una buona educazione borghese. Ha frequentato il liceo classico senza arrivare alla conclusione e ha studiato per sette anni il pianoforte al conservatorio, seguendo anche il corso di direzione d’orchestra. Avrebbe sfondato, presumibilmente, anche senza l’ausilio di una camicetta con le asole larghe. Era questione di scegliere un settore di attività al posto di un altro. Ma scelse il Piper. Fu un caso; o una fatalità. Impossibile stabilirlo. Era venuta a Roma per un breve soggiorno da turista, nella primavera dell’anno scorso, e qualche sera la passò al Piper. Una volta cantò. Piacque. Era il personaggio che ci voleva, la ragazza-tutta-beat che mancava nel panorama della musica leggera nazionale. Detto fatto la scritturarono per l’inaugurazione del Piper di Viareggio, all’inizio dell’estate. E la insignirono ufficialmente del titolo di ragazza del Piper con grande smacco di Caterina Caselli che fino a quel momento aveva usato la stessa qualifica, in perfetta buonafede, e di colpo si trovò nella situazione di uno che venga scoperto a pascolare abusivamente nel prato altrui. Patty Pravo dunque cominciò il suo cammino accompagnata da tre capelloni, inglesi autentici, importati per lei dal suo impresario, che si chiamano tutti insieme i Cyan 3 e singolarmente Gordon, George, Roger. Offrono, in quattro, un buon colpo d’occhio. E si fanno ascoltare volentieri anche i ragazzi. Le scritture non mancano: oltre ai Piper, che sono cinque, molte sale da ballo hanno già ospitato Patty Pravo e molte altre l’hanno prenotata. Gli affari, dunque, vanno. Al primo disco, che ha incontrato un discreto successo (conteneva Ragazzo triste e The Pied Piper), sta per far seguito un altro con due canzoni intitolate Sto con te e Qui e là. Il testo della prima dice, più o meno: “Io sto con te perché tu sei uguale a me; e non m’importa niente di quello che hai ma m’ importa quello che sei. Il mondo non deve occuparsi di noi perché noi non gli chiediamo niente…” ed è in sostanza una specie di inno all’amore disinteressato. La seconda canzone, più leggera, delinea meglio il personaggio-Patty. Dice: “Io amo la libertà. Non ho una casa, ho cento case. Tu mi volevi bene e anche io te ne volevo, ma pretendevi di avermi tutta per te, e questo non è proprio possibile…” eccetera.


 

Senta – chiedo – è mai stata innamorata? 

Sul serio no, non ancora, mai.

Crede nell’amore?

Sì.

Crede nel matrimonio?

No.

E’ per il divorzio?

Finché esisterà il matrimonio bisognerà bene che ci sia anche il divorzio.

Che cos’è l’amore per lei, oggi?

Un gioco.

Com’è il suo uomo ideale, oggi?

Giovane, fragile, mite.

E che ne fa di un tipo simile?

Ci gioco.

Un uomo nel vero senso della parola, sicuro del fatto suo, virile, equilibrato, non avrebbe con lei nessuna probabilità di successo?

Proprio nessuna. Un tipo simile mi sottrarrebbe tutte le cose che amo: la libertà, il lavoro, il disordine. Incontrarlo e cadere nella rete sarebbe, al momento, un’autentica sciagura. Credo che la paura mi vaccini contro il rischio.

Non pensa mai all’avvenire?

Al mio? Neanche un poco.

E all’avvenire del mondo?

Qualche volta si. Penso che bisogna darsi da fare per cambiare le cose.

Cantare è per lei, un modo di “darsi da fare”?

No. cantare è un gioco fine a se stesso per me. Ma penso che bisogna darsi da fare sul serio.

In quale direzione?

Nella direzione indicata da Carlo Marx. Però attraverso strade nuove, ancora da aprire.

C’è qualcosa che odia?

La menzogna. L’ipocrisia. La pietà.

La pietà? Lei è impietosa?

Totalmente. Non si ha il diritto di avere pietà, non si ha il diritto di umiliare con la pietà chi soffre. Si ha piuttosto il dovere di battersi per evitare quella sofferenza.

C’è qualcosa che ama molto?

Il pubblico.

Perché?

Non lo so. Ho perfino pudore a confessarlo, ma lo adoro. Certo, il fatto che mi da il successo e i soldi può essere una buona ragione; ma non è la sola. Lo adoro: che ne so perché? E’ un fatto che cerco di rendere al massimo solo per questo, per servirlo al meglio.

Purtroppo il suo pubblico è quello che è: ragazzi dal cuore leggero che si conquistano tutti con un disco riuscito e che si perdono tutti con un disco sbagliato. E che non lasciano neanche capire che cos’è per loro un disco riuscito o un disco sbagliato, fin quando il gioco è fatto e in ogni caso non c’è più possibilità di rimediare. I cantanti che pensano all’avvenire invecchiano subito, di dentro, logorandosi nei loro mille dubbi. Ma Patty Pravo non pensa all’avvenire. Ha un appartamentino tra la Cassia e la Flaminia, molto bello (una soffitta di lusso con grande panorama su Roma) ma non suo: è in affitto. Lo sta ammobiliando, un pezzo per volta. Tutto sommato non ha bisogno di molti soldi. Il miniabito di velluto rosso va bene per la scena e va bene per gli usi di ogni giorno. L’avvenire è lontano.

Andrebbe con un “matusa” per soldi o per una sistemazione definitiva?

Mai, lo giuro.

Allora farà certamente un matrimonio d’amore?

Neanche per idea. E’ una follia sposarsi per amore. Il matrimonio deve fondarsi sulla stima.

Darei qualcosa per guardare bene nel fondo di questa ragazza, per vedere qual è il limite della sua autenticità e qual è il limite della sua ingenuità. Ma non si può. Dietro di lei, che ha diciott’anni, ci sono gli adulti che ne curano gli interessi (che curano cioè, con i suoi, i loro ben più vistosi interessi) e, senza averne preso coscienza, lei ne è già stata sopraffatta: già nelle sue risposte c’è qualche parola che non le appartiene, una frase ad effetto, un concetto peregrino… E ogni giorno che passa si snatura un poco di più. Difficilissimo, forse impossibile, è ormai trarre da lei l’essenza di una diciottenne di oggi. E’ già il prodotto di un’ industria: sofisticato, per di più.

 
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Milena Mariani

 

 

 

PRAVISSIMA  …. PENSIERI STUPENDI –  Dichiarazioni ” pravissime”  alla Stampa …. SILENZI

PRAVISSIMA 
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PENSIERI STUPENDI 
Dichiarazionipravissime”  alla Stampa 

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Silenzi – Io rallento, ho i miei silenzi, le mie assenze di pensiero, i miei viaggi. Il silenzio è pieno di tutto: sento la musica dell’universo, metto la spina e ho un Bignami musicale nel cervello. 
2000 Panorama

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PRAVISSIMA  …. PENSIERI STUPENDI –  Dichiarazioni ” pravissime”  alla Stampa ▪ Denaro

PRAVISSIMA 

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PENSIERI STUPENDI 
Dichiarazionipravissime”  alla Stampa 

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Denaro – Non sono mai stata in rapporto col denaro, perchè ho cominciato ad averlo troppo giovane e a non saperlo gestire. Da piccola non mi hanno fatto neanche vedere come si gioca a Monopoli: forse avrei capito qualcosa. Ho cominciato a lavorare a quindici anni e non ho mai pensato fosse un lavoro il mio, lo vedevo più un piacere. Insomma, tanti ne entravano, tanti ne uscivano. Spero di diventare quel tanto saggia che basta, però le botte della vita per ora non sono intervenute così pesantemente. 

1997 Sorrisi e Canzoni Tv

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