PATTY PRAVO – RASSEGNA STAMPA – Selezione Articoli ▪ 1967◾◾◾VIE NUOVE – IL PIPER E’ IL MIO MESTIERE 

PATTY PRAVO 
RASSEGNA STAMPA 
Selezione Articoli 
1967

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VIE NUOVEIL PIPER EIL MIO MESTIERE30 MARZO

 

 

Ancora diciott’anni? chiesi. Mi pareva impossibile. Ma lei mi dimostrò che, essendo nata nell’aprile del 1948, ha tutto il diritto di qualificarsi tuttora diciottenne. Giusto. Il fatto è che l’avevo vista quando ancora, per mozzare il fiato in gola al pubblico maschile del Piper (e cantare così nelle condizioni ideali, senza doversi sforzare di sopraffare con la propria voce il frastuono generale) usava gettare in terra la giacca e poi rapidamente liberare dalle asole tutti i bottoni della camicia, meno uno, come se a ciò la conducesse una specie di febbre o delirio o una frenesia indomabile; e che l’ho rivista adesso cantare sulla stessa pedana in un miniabito di velluto rosso, calze a rete bianche, stivali rossi, appena un po’ sovraeccitata – vi dirò – ma al minimo indispensabile in clima beat. Cinque mesi tra un’immagine e l’altra. Come non passa il tempo. Lei, Patty Pravo, ha sempre diciott’anni; ma adesso è proprio qualcuno, e lo sa, e sapendolo dice alla gente col suo miniabito che scopre solo le gambe: “Ora venite qui per sentirmi cantare, ragazzi, lo strip-tease non lo faccio più”. Non lo fa più. Cinque mesi fa, quando la conobbi, era alla vigilia dell’esibizione a Scala Reale in Tv, e mi parve che sperasse molto in un’affermazione su quella ribalta. Ma il successo personale non venne; e la squadra di cui faceva parte – quella di Michele – fu eliminata al primo turno. Non se l’è presa. Tra l’altro, credo, non ne ha nemmeno riportato un gran danno. La sua ribalta naturale sono i Piper, i locali per giovanissimi, i juke-box; non la Tv. E’ un tipo così, non un personaggio da televisione.

Patty Pravo si chiama in realtà Nicoletta Strambelli, è nata a Mestre da una famiglia regolare e, quantunque cerchi di non farlo sapere, ha ricevuto una buona educazione borghese. Ha frequentato il liceo classico senza arrivare alla conclusione e ha studiato per sette anni il pianoforte al conservatorio, seguendo anche il corso di direzione d’orchestra. Avrebbe sfondato, presumibilmente, anche senza l’ausilio di una camicetta con le asole larghe. Era questione di scegliere un settore di attività al posto di un altro. Ma scelse il Piper. Fu un caso; o una fatalità. Impossibile stabilirlo. Era venuta a Roma per un breve soggiorno da turista, nella primavera dell’anno scorso, e qualche sera la passò al Piper. Una volta cantò. Piacque. Era il personaggio che ci voleva, la ragazza-tutta-beat che mancava nel panorama della musica leggera nazionale. Detto fatto la scritturarono per l’inaugurazione del Piper di Viareggio, all’inizio dell’estate. E la insignirono ufficialmente del titolo di ragazza del Piper con grande smacco di Caterina Caselli che fino a quel momento aveva usato la stessa qualifica, in perfetta buonafede, e di colpo si trovò nella situazione di uno che venga scoperto a pascolare abusivamente nel prato altrui. Patty Pravo dunque cominciò il suo cammino accompagnata da tre capelloni, inglesi autentici, importati per lei dal suo impresario, che si chiamano tutti insieme i Cyan 3 e singolarmente Gordon, George, Roger. Offrono, in quattro, un buon colpo d’occhio. E si fanno ascoltare volentieri anche i ragazzi. Le scritture non mancano: oltre ai Piper, che sono cinque, molte sale da ballo hanno già ospitato Patty Pravo e molte altre l’hanno prenotata. Gli affari, dunque, vanno. Al primo disco, che ha incontrato un discreto successo (conteneva Ragazzo triste e The Pied Piper), sta per far seguito un altro con due canzoni intitolate Sto con te e Qui e là. Il testo della prima dice, più o meno: “Io sto con te perché tu sei uguale a me; e non m’importa niente di quello che hai ma m’ importa quello che sei. Il mondo non deve occuparsi di noi perché noi non gli chiediamo niente…” ed è in sostanza una specie di inno all’amore disinteressato. La seconda canzone, più leggera, delinea meglio il personaggio-Patty. Dice: “Io amo la libertà. Non ho una casa, ho cento case. Tu mi volevi bene e anche io te ne volevo, ma pretendevi di avermi tutta per te, e questo non è proprio possibile…” eccetera.


 

Senta – chiedo – è mai stata innamorata? 

Sul serio no, non ancora, mai.

Crede nell’amore?

Sì.

Crede nel matrimonio?

No.

E’ per il divorzio?

Finché esisterà il matrimonio bisognerà bene che ci sia anche il divorzio.

Che cos’è l’amore per lei, oggi?

Un gioco.

Com’è il suo uomo ideale, oggi?

Giovane, fragile, mite.

E che ne fa di un tipo simile?

Ci gioco.

Un uomo nel vero senso della parola, sicuro del fatto suo, virile, equilibrato, non avrebbe con lei nessuna probabilità di successo?

Proprio nessuna. Un tipo simile mi sottrarrebbe tutte le cose che amo: la libertà, il lavoro, il disordine. Incontrarlo e cadere nella rete sarebbe, al momento, un’autentica sciagura. Credo che la paura mi vaccini contro il rischio.

Non pensa mai all’avvenire?

Al mio? Neanche un poco.

E all’avvenire del mondo?

Qualche volta si. Penso che bisogna darsi da fare per cambiare le cose.

Cantare è per lei, un modo di “darsi da fare”?

No. cantare è un gioco fine a se stesso per me. Ma penso che bisogna darsi da fare sul serio.

In quale direzione?

Nella direzione indicata da Carlo Marx. Però attraverso strade nuove, ancora da aprire.

C’è qualcosa che odia?

La menzogna. L’ipocrisia. La pietà.

La pietà? Lei è impietosa?

Totalmente. Non si ha il diritto di avere pietà, non si ha il diritto di umiliare con la pietà chi soffre. Si ha piuttosto il dovere di battersi per evitare quella sofferenza.

C’è qualcosa che ama molto?

Il pubblico.

Perché?

Non lo so. Ho perfino pudore a confessarlo, ma lo adoro. Certo, il fatto che mi da il successo e i soldi può essere una buona ragione; ma non è la sola. Lo adoro: che ne so perché? E’ un fatto che cerco di rendere al massimo solo per questo, per servirlo al meglio.

Purtroppo il suo pubblico è quello che è: ragazzi dal cuore leggero che si conquistano tutti con un disco riuscito e che si perdono tutti con un disco sbagliato. E che non lasciano neanche capire che cos’è per loro un disco riuscito o un disco sbagliato, fin quando il gioco è fatto e in ogni caso non c’è più possibilità di rimediare. I cantanti che pensano all’avvenire invecchiano subito, di dentro, logorandosi nei loro mille dubbi. Ma Patty Pravo non pensa all’avvenire. Ha un appartamentino tra la Cassia e la Flaminia, molto bello (una soffitta di lusso con grande panorama su Roma) ma non suo: è in affitto. Lo sta ammobiliando, un pezzo per volta. Tutto sommato non ha bisogno di molti soldi. Il miniabito di velluto rosso va bene per la scena e va bene per gli usi di ogni giorno. L’avvenire è lontano.

Andrebbe con un “matusa” per soldi o per una sistemazione definitiva?

Mai, lo giuro.

Allora farà certamente un matrimonio d’amore?

Neanche per idea. E’ una follia sposarsi per amore. Il matrimonio deve fondarsi sulla stima.

Darei qualcosa per guardare bene nel fondo di questa ragazza, per vedere qual è il limite della sua autenticità e qual è il limite della sua ingenuità. Ma non si può. Dietro di lei, che ha diciott’anni, ci sono gli adulti che ne curano gli interessi (che curano cioè, con i suoi, i loro ben più vistosi interessi) e, senza averne preso coscienza, lei ne è già stata sopraffatta: già nelle sue risposte c’è qualche parola che non le appartiene, una frase ad effetto, un concetto peregrino… E ogni giorno che passa si snatura un poco di più. Difficilissimo, forse impossibile, è ormai trarre da lei l’essenza di una diciottenne di oggi. E’ già il prodotto di un’ industria: sofisticato, per di più.

 
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Milena Mariani

 

 

 

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