PRAVISSIMA ▪ RASSEGNA STAMPA – LA VERA STORIA DI PATTY PRAVO – 1968



PRAVISSIMA
 

RASSEGNA STAMPA 
1968
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STOPLA VERA STORIA DI PATTY PRAVO18 NOVEMBRE

 

Venezia, novembre – Su Patty Pravo, il boom canoro di quest’anno, sono state dette e scritte molte cose spesso inesatte. E’ stato detto che essa discende dalla nobile casata degli Strambelli; che sua nonna è contessa decaduta e che suo padre ha dilapidato le sostanze della famiglia. La realtà non è così romanzesca. Seguiamo adesso Nicoletta Strambelli nella sua affannosa corsa verso il successo, e alla fine lasceremo una Patty Pravo completamente inedita e sconosciuta.

Nicoletta, per contrastate vicende familiari, sin dalla prima infanzia visse sempre con i nonni per i quali fu più una figlia che una nipote. Affezionatissima a nonno Domenico, che svolgeva una modesta attività in campo commerciale, passava le sue giornate nel piccolo appartamento (tre vani in tutto) al primo piano di un campiello del sestiere di Dorsoduro, a Santa Marta, una delle zone più popolari di Venezia, al numero civico 2125.

Sin da piccola Nicoletta era molto bella e molto vivace; il suo carattere maturava precocemente. Chi l’ha conosciuta la ricorda sempre allegra e canterina. Gorgheggiava con una vocina intonata, accompagnando il motivo con movimenti ritmici. Subito dopo le scuole elementari si iscrisse al Conservatorio Benedetto Marcello, per studiare pianoforte, riuscendo discretamente. Lo dimostrano le sue pagelle. Frequentò questa scuola dal 1958 al 1962, conseguendo la licenza triennale con otto punti e in teoria e solfeggio ottenne una media di sette decimi. Ma Nicoletta voleva arrivare presto al successo finanziario e di prestigio. Scelse, in fondo, la strada più facile: tra il diventare una concertista famosa, carriera nella quale, in verità, sono in pochi a farsi un nome, oppure adattarsi al al borghese ménage di una insegnante di pianoforte, preferì dedicarsi alla musica leggera. Cominciò a cantare con piccoli complessi a Mestre e nell’entroterra veneto, nelle piccole balere di provincia, dove in breve si fece un piccolo pubblico di fans. Cantava, allora, alla maniera della Fitzgerald, rifacendosi al ritmo jazz e ai blues.

In quel periodo morì nonno Domenico: fu il primo grande dolore di Nicoletta. Il nonno è stato il suo amore più profondo, e adesso che lui non c’è più, Venezia diventa troppo piccola per la sua ambizione. Nicoletta parte, così, per Roma, dove resta per qualche mese per tentare la scalata nel mondo dello spettacolo. La nonna, rigida ma tiepida, forse un po’ troppo petulante, stravede per la nipote ma non può adattarsi ai nuovi sistemi di vita e continua a sognare per Nicoletta un velo bianco, una buona sistemazione economica e la continuazione degli studi interrotti. A quel tempo Patty era ancora Nicoletta, una cantante dalla voce melodiosa, bene impostata, ma che non aveva niente di particolare. Tornata a Venezia, delusa dal successo che si faceva tanto aspettare, Nicoletta pensò di recarsi a Londra, e non avendo i mezzi per mantenersi, credeva di poterli ricavare andando presso qualche famiglia “alla pari”. Chi la conosceva la sconsigliò poiché per il suo carattere indipendente non si sarebbe mai assoggettata a ricevere ordini. Continuò, invece, a cantare nelle balere, da dove un giorno spiccò il volo verso Roma.

 

 

 

A questo punto muore Nicoletta Strambelli e nasce Patty Pravo. La ragazzina sensibile, romantica, innamorata della poesia, alla ricerca costante di se stessa, che si fa accompagnare per le calli di Venezia da un ragazzo brutto, ma colto, soltanto per il piacere di parlare con lui e che lascia appena si accorge che questi avrebbe potuto innamorarsi di lei, diventa il personaggio artefatto che sbalordisce con le sue dichiarazioni amorali, con atteggiamenti provocanti, che canta con una voce roca, che fa di tutto per stupire. C’è stato addirittura chi ha avuto il coraggio di scrivere che in realtà Patty Pravo sia un uomo. L’affermazione ha fatto ridere tutta Venezia. Nicoletta Strambelli non è una invenzione: è vero, il “personaggio” è stato costruito, ma la realtà della bellezza e della femminilità di Patty è incontestabile. Lei, comunque, ha bisogno di farsi conoscere dal grande pubblico e si lascia costruire dalla macchina pubblicitaria. Diventa la ragazzetta del Piper, quella che socchiudendo gli occhi, lanciando occhiate voluttuose ed ancheggiando, canta Ragazzo triste. Ciò che stupisce e che provoca ammirazione è soprattutto la sua facilità ad adattarsi, a lasciare che altri la plasmino, la costruiscano. Cominciano le interviste più audaci e spregiudicate, le asserzioni che scandalizzano mezza Italia e che le procurano la simpatia dell’altra metà, il disconoscimento della famiglia, e ciò la rende la vessillifera dei ragazzi beat. La realtà è sempre stata un’altra. Patty non ha mai interrotto le relazioni con i genitori, i quali hanno continuato la loro semplice vita. Il padre è motoscafista in una cooperativa veneziana ed abita con la moglie e due figli minori a Mestre, dove Patty torna, appena libera dagli impegni di lavoro. Arriva spesso a tarda notte, si ferma un paio d’ore e riparte. I genitori si sono sempre rifiutati e si rifiutano di concedere interviste, di parlare di lei, esclusivamente per conservare la loro tranquillità abituale, non come è stato detto, perché in disaccordo per questioni finanziarie con la figlia, di cui sono i primi e più entusiasti ammiratori. Non danno alcuna importanza a tutto quanto è stato scritto su Patty Pravo in questi ultimi tempi in rapporto al suo viaggio in Inghilterra, al presunto matrimonio, al nipotino che dovrebbe nascere; sanno che la loro figlia, per abitudine, non smentisce mai la notizia che la può portare sulla prima pagina dei giornali. Quella che è rimasta più sola è la nonna: quando non la si vede camminare, frettolosa, per la strada per andare a fare la spesa, si può essere sicuri che è nel piccolo appartamento dove la sua Nicoletta ha vissuto gli anni più belli dell’infanzia; e qui passa le giornate a ritagliare i giornali che parlano di lei. Questa è la storia di una ragazza tipica del nostro tempo, una ragazza di modeste origini, che pur avendo la possibilità di migliorare la sua posizione sociale, attraverso lo studio al quale era stata avviata, ha lasciato annullare la sua vera personalità, mascherandola sotto una patina di cinismo.
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Articolo di Maria Antonietta Serena

 

 

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