Archivi giornalieri: 25 novembre 2016

PATTY PRAVO – Tour book Arena di Verona 

Tour book Arena di Verona edito in tiratura limitata per lo specifico concerto del 18 settembre 2008, contenente la scaletta completa di testi dei brani,crediti di musicisti e tecnici, fotografie.

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​​PATTY  PRAVO  – Nic- Unic tour 2004

​Nic- Unic tour 2004
Autori vari

Edito da Nando Sepe Management 2004 con grafica di Idea’s studio

Fuori produzione

 

Brochure informativa del Nic- Unic tour contenente opere pittoriche di Danilo Bucchi, testi dell’omonimo album, crediti relativi a musicisti, produzione e tecnici.

PATTY PRAVO – SELEZIONI BIBLIOGRAFICHE – ​Foto di un Mito

​Foto di un Mito
di Bruno Benedetto Giordano

Edito da Parioli mvsica editore Roma 1994

Fuori produzione

Patty Pravo, esperienze umane? Tutte.
Chi è Patty Pravo?

PATTY PRAVO – PUBBLICITÀ – Safilo 

Safilo
 ANNO:  2001 PRODOTTO:  OCCHIALI  SAFILO PROMOZIONE:  QUOTIDIANI  E  SETTIMANALI FOTOGRAFO:  CLAUDIO  PORCARELLI Patty  Pravo  per  Safilo.  Milano,  6  marzo  –  «Gli  occhiali  sono importanti,  perché  sono  una  finestra  sul  mondo  e  possono modificare  il  tuo  approccio  con  gli  altri».  Così  Patty  Pravo, la   famosa   «ragazza   del   Piper»   degli   anni   Sessanta, presenta   la   nuova  collezione   Safilo.   Una   collezione   di occhiali  da  sole  rinnovata:  realizzata  con  i  materiali  più nobili,   come   il   titanio,   è   dotata   di   lenti   con   effetti particolari.

​PIPER  STORY 

​PIPER  STORY 

​Piper Story

 di Eddie Ponti – 1975 – Nuovo Sound

Parlare oggi del Piper Club, di quello che ha significato nel costume e nella musica degli ultimi dieci anni, è un po’ come fare della storia. Anche per fare la storia, difatti, occorre sfrondare la verità dalle mille leggende che sempre gli fioriscono intorno e, pur essendo le leggende più affascinanti della verità, nel mio compito di “storico” cercherò di eliminarle.

Contrariamente a quanto crede la maggioranza dei giovani d’oggi, eredi del nostro ’68, il Piper non è nato come una pura espressione del nuovo modo di essere giovani, bensì come una vera e propria impresa di sfruttamento commerciale di un fenomeno che, già fiorentissimo all’estero, prometteva lauti incassi ai coraggiosi che se ne fossero fatti alfieri anche da noi. Così fu che uno degli uomini più intelligenti d’Europa, Alberigo Crocetta (l’avvocato) fece società con un abilissimo uomo d’affari, Giancarlo Bornigia e, scovato un locale nuovissimo che, costruito per essere utilizzato come cinema non aveva avuto permessi di agibilità, lo riempirono di macchine strane, lo munirono di una “buca dell’eco”, lo fecero decorare da artisti d’avanguardia e lo chiamarono PIPER, zampognaro.

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Solo le opere d’arte che decoravano il fondale, se non fossero state vandalicamente distrutte in un secondo tempo, servirebbero oggi ad attrezzare un museo d’arte contemporanea… C’erano due Andy Warhol, dei Rotella, degli Schifano, dei Rauchemberg, dei Manzoni… Le luci che adesso ci farebbero sorridere, erano una vera e propria sfida a tutti i canoni fino ad allora accettati; il suono era pazzesco, prevaricatore, straripante, totale ed era manipolato dall’insuperato “mago” Beppe Farnetti.

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Aprirono con un complesso “rimediato” da Teddy Reno, che allora era impresario in Inghilterra, e tutta Roma vide, stupefatta, i posters giganti di quattro giovanotti con capelli lunghissimi che invitavano a recarsi al Piper Club, via Tagliamento 9, e che si chiamavano The Rokes.

Nel timore che la musica “beat” dei Rokes fosse un po’ troppo indigesta si ingaggiò un complessino che faceva “night” al Club 84 e lo si incaricò di suonare cose nostrane fra un round e l’altro dei “mostri” inglesi.

La formazione che doveva fare il “liscio” era l’ Equipe 84 ma fin dalla prima sera fu costretta letteralmente, dal pubblico assatanato, a fare lo stesso tipo di musica che facevano i Rokes. La discoteca non c’era ancora… Fu un successo senza precedenti ma il locale non fu subito un locale per soli giovani perché la “Roma bene”, scopertolo, lo aveva adottato ed ogni sera scendeva quelle interminabili scale per il gusto di inorridire al suono troppo forte, di stupirsi ai contorcimenti dei primi “giovani beat” e di tentare qualche passo sincopato sotto la guida dei “maestri di ballo” previdentemente ingaggiati da Crocetta. Ma, a parte la gente “bene” che nella sua sempiterna stronzaggine si lascia sfuggire ogni occasione di capire le cose prima che ne parlino i rotocalchi, gli artisti, la gente di cultura captò il messaggio di novità, di rottura che scaturiva da quella buca dell’eco da quei pochi ragazzi e ragazze che avevano un’aria di persone “libere” assolutamente inedita.

Gassman, Zeffirelli, Anna Magnani, Alberto Bevilacqua, Nureyev, Gianrico Tedeschi, Monica Vitti, Albertazzi, Lilla Brignone, Ugo Sciascia, Sandro De Feo, Lina Wertmüller, Renzo Trionfera, Nanni Loy, Renzo Vespignani; questi pochi nomi vi bastino a farvi un’ idea dell’ondata di interesse che il Piper aveva scatenato. Si cominciò anche a saper ballare quella nuova e strana musica e fra le più scatenate c’erano Romina Power, Gabriella Ferri ed Anita Pallenberg che poi ci avrebbe lasciato per mettersi con un Rolling Stones. 

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L’Equipe 84 ed i Rokes, riconfermati cento volte, non ce la facevano più a reggere il ritmo di un successo che andava crescendo di giorno in giorno e fu cosi che altri complessi vennero dall’Inghilterra e dall’improvvisazione italiana a dar loro una mano e a rimpiazzarli di tanto in tanto… Mike Liddell, Patrick Samson, I Delfini, Honeycombs, New Dada, Lord Brummel, Bad Boys, The Echoes, Caterina Caselli, Dino, Fred Bongusto e molti altri fra i quali anche Rita Pavone che a quel tempo aveva ancora la voce da ragazzino. 

La “vague” mondana cominciò a decrescere ma in compenso cominciarono a crescere le presenze dei giovanissimi, tutti belli e tutti scatenati.

Fra le ballerine più brave, chi lo direbbe, c’era una biondina un po’ cicciottella e sempre affamata di insalata russa (il piatto più a buon mercato e quindi il più popolare della vicina tavola calda) quella ragazza si chiamava Nicoletta Strambelli e siccome aveva già canticchiato un po’ col nome di Guy Magenta, Alberigo Crocetta la convinse a formare un complesso femminile con Penny Brown e altre due ragazze romane. Suonavano da cani ma avevano una certa grinta e ci facevano ballare tutti, Tognazzi compreso, con lo stesso impegno che mettevamo quando c’erano i “grossi”.

Intanto anche i giovani organizzavano e Tito Schipa Jr. mise in scena, con la collaborazione tecnica di Fabrizio Bogianckino, la famosa “Opera Beat” Then an Alley su testi e musiche di Bob Dylan; protagonisti Simon & Penny (Brown). Fu uno shock per molti ma un’indicazione di rotta per tutti. Dall’Inghilterra era arrivato un ingegnere fresco di laurea che cantava con una voce profondissima e, se elegantissimo, era accompagnato da un complesso straordinario e vestito di vecchi frac sbrindellati. Si chiamava Thane Russel ed era il più stupendo animale da spettacolo che si sia mai visto sui palchi e sulle pedane del Piper.

Tanto per darvi un esempio una volta colpì, volutamente, col taglio della mano un piatto della batteria e il sangue finì sull’impeccabile ed immacolato abito bianco; il tutto senza smettere di cantare e ballare.

Intanto la Strambelli aveva inciso il suo primo disco Ragazzo Triste, il testo glielo aveva tradotto Gianni Boncompagni il quale, avendo allora anche velleità canore, utilizzò la base di Nicoletta per incidere anche lui la stessa canzone con il nome d’arte di Paolo Paolo; naturalmente scoppiò un casino e Gianni, per fortuna di tutti, rinunciò al canto. Quanto ai nomi d’arte avrete già capito che la Strambelli si era già scelto quello di Patty Pravo (veramente glielo aveva trovato Crocetta) e Giampiero Scalamogna quello di Gepy e Gepy. Giampiero, che si chiamò Gepy & Gepy per sottolineare la sua robusta mole che, in effetti, valeva per due, cantava con un complesso da sogno e con due splendide ragazze, bionda Melody e d’ebano Barbara, che pian piano passarono dai controcanti agli assolo; lui ricordava Ray Charles.

Crocetta aveva organizzato un altro gruppo The Pipers e, sempre vulcanico, pensava di lanciare una bevanda per i giovani che avrebbe dovuto chiamarsi “Piper Cola”. Lo slogan, favolosamente “crocettiano”, suonava cosi: “Piper Cola… Ogni sorso un rutto!” ma purtroppo la cosa andò a monte per l’opposizione di altre più famose “Cole” e fu cosi che ripiegammo sul whisky.

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Il Piper, che aveva già portato fortuna ai Rokes, all’Equipe e a Patty, ne portò anche a Caterina Caselli, che dopo tanta gavetta aveva sfondato al Festival di Sanremo comportandosi con una dignità mai più eguagliata né da altri né da lei; era la ragazza “tutto Piper”, e come tale si presentò e ce la fece. Un altro gruppo di ragazzi era intanto arrivato dall’Inghilterra, e fin dalle prime note conquistò quel pubblico freddo, ostile e preparato che non lasciava passare niente che non fosse più che alla page Si chiamavano The Primitives e fece subito effetto il bassista dai capelli platinati e dalla faccia di befana, che suonava il basso con sole tre corde, ed il cantante magro come un filo, con una faccetta spaurita e una voce tanto potente per cui faceva spesso a meno del microfono. Si chiamava Mal.

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Esplodeva il Detroit Sound e cominciavano ad arrivare tante di quelle orchestre negre che il Piper sembrava improvvisamente trasferito ad Harlem; venivano a ballare Sandy Shaw e Petula Clark, e Albertino Marozzi, faccia come natica, pur non avendole mai viste in vita sua correva ad abbracciarle con grandi grida di giubilo. Franco Estill, pescando fra gli ormai tanti virtuosi della sala, stava formando un balletto di giovanissimi, fra i quali ricorderemo Loredana Bertè e l’allora magrissimo e già bravissimo Renato Zero. 

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Fu introdotta la prima discoteca, che aveva il compito di riempire ogni fessura fra un’orchestra e l’altra; ad azionarla c’era una stupenda ragazza del Galles, Janice. Al controllo delle porte c’era il futuro “Cosimo de’ Medici” ossia Marcello di Falco; a presentare c’era sul palco l’ Eddie Ponti il quale, con la supervisione di Piero Vivarelli, cominciò a registrare ed a mettere in onda da Radio Montecarlo una trasmissione che presentava le novità discografiche in anteprima assoluta per tutta l’Europa e che veniva realizzata direttamente in sala fra i ragazzi. Il Top Ten al quale dettero un contributo iniziale anche Tito Schipa Jr. ed Enrico Montesano, che allora faceva quasi solo imitazioni, ebbe fra i suoi primissimi “ospiti”, a cui si faceva un’intervistina a metà trasmissione, la signorina Patrizia Vistarini la quale, eletta poco prima Miss Teenager italiana al Piper col nome di Patrizia Perini, aveva cambiato nuovamente nome per seguire, come già suo padre, la carriera cinematografica; da allora Patrizia la conoscono tutti come Mita Medici e, tanto per la cronaca, è sempre rimasta la ragazza semplice, sincera e “giusta” di allora.

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L’apertura di un locale di “disturbo” e di spietata concorrenza, il Titan diretto da Massimo Bernardi, costrinse Crocetta al contrattacco, con la più grande gioia di tutti i giovani di Roma che, in questo “botta e risposta” fra i due locali trovavano una vera manna di grossi interpreti da vedere ed ascoltare dal vivo. Si facevano spettacoli nel pomeriggio e, approfittando della presenza dei “big”, i nostri timidi complessi avevano modo di esibirsi, tutti accomunati in una inspiegabile ma realissima tremarella, sulle ormai fatidiche pedane piperine. Il primo grosso happening fu quello con i Procol Harum bravissimi e pieni di boria, che riuscirono a litigare con tutti i complessi, con me, con il pubblico e con gli organizzatori nel breve arco di una mezz’ora. A loro seguirono gli Small Faces e lo Spencer Davis Group già allora in fase di pauroso calo di qualità.

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Era venuta un’altra orchestra ad esibirsi al Piper e come era consuetudine, fu ascoltata con una forte diffidenza iniziale, ma ben presto venne adottata incondizionatamente da tutti i piperini; erano The Senate il gruppo con Mark David, Alex, Tony Mims e tanti altri (una decina) con i fiati in organico ed un affiatamento straordinario, frutto delle fatiche di Tony Mims. Quando i Senate si sciolsero, si vide gente piangere; nacquero dalle loro ceneri altri favolosi complessi, e basterà ricordarne uno, i Sopwith Camel, quei Camel così bravi e così giusti che finirono prematuramente i loro giorni sul patibolo dei discografici. Un altro complesso (questo tutto francese), i Pirañas, spopolava con l’autorità indiscussa di un professionismo a tutta prova e con un repertorio preso in gran parte da Otis Redding; a questo proposito è da ricordare a serata in cui, giunta la notizia della morte di Otis e di tutti i componenti della sua orchestra per la caduta dell’aereo, i Pirañas, piangendo come vitelli, suonarono in suo onore un concerto che fece venire a tutti la pelle d’oca. In questa occasione dette il suo contributo anche Wess. L’allora giovanissimo bassista degli Airedales, che da pochissimo aveva sostituito al canto l’ormai troppo “importante” Rocky Roberts.

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Crocetta, vecchio jazzista mai pentito, sentì nell’aria e nei suoni di queste nuove orchestre un desiderio di ritorno al jazz ed ebbe l’idea (un’altra), di tenere i concerti di jazz ogni lunedì. Si entrava con un biglietto d’invito distribuito gratuitamente ed assai largamente ma, ben presto, si arrivò a vedere chi vendeva quegli inviti sottobanco sulla porta del Piper. Con i Pirañas, i Senate e gli Airedales, suonava un’orchestra di trentadue elementi fissi, ai quali spesso si univano i volontari. C’erano i rappresentanti del jazz romano, capitanati da Marcello Rosa, Cicci Santucci, tromba con Sacerdote, aveva preparato alcuni straordinari arrangiamenti di pezzi dei Beatles (Michelle), ed era divertente osservare chi si stupiva constatando che quella musica “reggeva” anche suonata in orchestra. Elencare tutti i componenti della Swinging Dance Band sarebbe un po’ troppo, ma qualche nome deve per forza trovare posto in queste righe e citerò Carletto Loffredo e Giovanni Tommaso, Gianni Munari e Bruno Biriaco, Gianni Saint Just, Dora Musumeci…. Resterà storica la serata in cui, ospite d’onore il grande Lionel Hampton, si scatenò la più grande Jam Session mai vista a Roma prima di allora; memorabile la lotta fra Musumeci e Romano Mussolini per la conquista del pianoforte, gli assoli di Giovanni Tommaso e la funambolica versatilità dell’insuperabile Hampton.

Ricordo che verso le tre di mattina si verificò una panne di elettricità in tutto il quartiere, e si dovette smettere dopo essere, comunque, andati avanti per una buona mezzora a lume di candela. Se non fosse mancata la corrente, credo che saremmo ancora là…

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Il Piper era sempre più frequentato, sempre più affollato in occasione della festa dei fiori, il primo tentativo italiano di interpretare il fenomeno hippy, si verificarono nel quartiere dei veri e propri incidenti fra le “migliaia” che non avevano potuto trovar posto nella sala, piena come un uovo. Puntualmente un giornale di destra se ne uscì, già allora, con un pezzo in prima pagina in cui si deplorava quella musicaccia, quella gentaccia e tutto il buonprovifaccia che poi abbiamo risentito fino alla nausea.

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Mario Schifano una sera presentò al Piper uno spettacolo ideato da lui I fiori e le stelle di Mario Schifano, un’orchestra inglese che faceva il primo disco psichedelico; le luci curate personalmente da Schifano e dal “mago” Farnetti e le proiezione contemporanea su quattro grandi schermi panoramici di film girati fra i guerriglieri vietnamiti, di spezzoni di western con Tom Mix e di film girati personalmente da Schifano con la preziosità dell’ottica di un grande pittore. Restammo tre giorni con le orecchie rintronate, pur con tutto il nostro allenamento, ma ne era valsa la pena e del resto eravamo stati, in un certo senso, preparati a quanto ci aspettavamo quando Alberigo ci portò i Pink Floyd.

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Arrivarono letteralmente a piedi scalzi e con i primi capelli afroamericani che si fossero visti in giro; non erano ancora arcifamosi, come poi diventarono per tutti, ma il Piper era lo stesso pieno da scoppiare e, per la prima e anche l’ultima volta, nel locale sentimmo strani ed esotici effluvi profumati ed osservammo inconsuete nuvole di un azzurro intenso. Ci fu anche l’episodio della equipe dei tecnici della Rai, tre bravi ed ignari padri ai famiglia di mezza età, che uscirono dalla stanzetta senza finestre e adiacente ai camerini con un’aria stranamente allucinata ed euforica… Inquinamento?

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I Four Kents, finita la parentesi sperimentale e terminato il servizio militare di Charlie Cannon, erano oramai una delle colonne del locale; al Top Ten arrivò il primo disco decente di un complesso italiano e fu subito messo in onda; si chiamava Sensazioni e l’avevano inciso i New Trolls. L’ Eddie Ponti, chiamato dalla Raitribbù per presentare una serie di artisti si trovò, dopo aver sperato invano nei miracoli, a introdurre due minishow di quindici minuti con Lucia Altieri e… Donatella Moretti … Entrò in crisi e con lui molti altri piperini di ferro perché, proprio in quei giorni, il Titan lanciò una “Bomba Bernardi” che mise tutti in subbuglio: arrivava Jimi Hendrix! ! ! Mi dispiace per chi non c’era a quei concerti del Brancaccio e non voglio aggiungere nulla al ricordo di un amico, di un grande artista che non c’è più; forse in un’altra occasione, quando non avrò il Piper come protagonista d’obbligo, mi farà piacere raccontarvi Hendrix com’era; come uomo e come artista. Arrivava il maggio ’68, e mentre altrove lievitava una protesta storica, da noi solennemente ci si preparava all’estate con la messa in sordina del Piper, lasciato ai turisti per i mesi della calura. Un festival dei complessi a Rieti portò alla ribalta due gruppi ancora sconosciutissimi al gran pubblico, ma già “rodati” al Piper: I New Trolls e Le Orme; fra i solisti, vincitori Lucio Battisti e (eh sì) Mino Reitano. Un altro complesso vivacchiava cercando disperatamente scritture e sopravvivenza malgrado un paio di pezzi già indovinati: erano i Pooh. Lasciamo il Piper alla sua pausa estiva, che coincise con la seconda apertura del suo gemello di Viareggio. In quell’ occasione ci fu il primo grosso spettacolo pop all’aperto, allo Stadio dei Pini, dove si entrava semplicemente esibendo un gelato da passeggio della marca che ci finanziava; sul palco c’eravamo tutti: Patty Pravo, Four Kents, Mal e i Primitives, Gepy & Gepy, The Senate, Thane Russell; doveva finire con una distribuzione di targhe ricordo e invece, nell’entusiasmo del momento, uno dei fuochi artificiali andò fuori mira e fece bruciare completamente un locale vicino e concorrente. Nessuno ha mai creduto che non lo avevamo fatto apposta.

 

Alla ripresa autunnale del ’68 si sentivano in aria delle grosse novità: “Il Piper deve uscire dalle catacombe con la sua musica!” Così tuonava Crocetta e ci rendemmo conto che la pentola delle idee stava bollendo. Nel locale succedevano ancora grosse cose: Antonio Gades, Joe Tex, Sam & Dave, e persino Thomas Milian; fra i cercatori di fama indimenticabili, per la pertinacia nella rottura, Igli Villani e Nancy Cuomo. Tutta l’equipe del Piper si divideva ormai, tour de force incredibili, con il nuovo locale rilevato dalla “Crocetta & Bornigia Incorporation” vale a dire il Kilt; localonaccio in quel di San Giovanni dove si facevano i pienoni indifferentemente con i Four Kents, Miss Televolto, Giorgio Gaber e (persino) Pippo Baudo. Ma scoppiò il Cantapaiper! Con qualche contributo discografico e qualcosa da una casa di gelati, Crocetta mise su la prima vera tournée del Piper. Nel primo giro c’erano: The Folk, Iskra e i Tombstones, il balletto di Franco Estill che portava in giro il vero shake piperino, The Primitives, The Four Kents, Michele e il vostro umilissimo che per l’occasione rinunciò (era la seconda volta) ad una serie televisiva che stava già mettendo in onda pur di seguire la flotta dei matti. 

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Prima tappa ad Imperia, e poi via in giro per l’Italia con ottomila lire al giorno a testa, con le quali dovevamo pagarci vitto, alloggio e trasporti. Fu un successo ovunque, sia per la novità che per la qualità di quanto proponevamo. Nel bel mezzo della tournée, Mal venne chiamato a Roma per provare una canzone per il Festival di Sanremo destinata a Michele ma da quest’ultimo rifiutata. “Lo sventurato rispose” e… andò a Sanremo, appena chiusa la tournée, con Tu sei bella come sei. Il ferro andava battuto caldo, e fu subito messo in cantiere un altro giro da fare in Sicilia, con Mal che adesso “chiamava” e Carmen Villani che, arruolata per l’occasione, assicurava una presenza gentile. Nel suo complesso suonava un certo Vince Tempera… Crocetta cercò di sostituirmi con un presentatore “di grido” e voleva Nuccio Costa, ma tutti i ragazzi furono solidali, tanto da impormi, e Crocetta venne in Sicilia con noi soprattutto per la curiosità di vedere che “mostro” ero. Con noi quella volta , oltre i citati e i Kents, c’erano i Boom 69, bel complesso con Vittorio al canto, “Bracco” alla batteria e Denise Muriel, una francesina tutto pepe, che nello spettacolo ci stava come il cavolo nel tantum ergo, ma che faceva scena. All’ultimo istante vennero ingaggiati Pataxo & The Other, un gruppo che sembrava avere molte cose da dire (Capannelle alla chitarra, Stefano D’Orazio, ora Pooh, alla batteria, Marco al canto). La Sicilia ce la facemmo proprio tutta, quindici tappe, ventotto spettacoli; a Siracusa ci invitò a colazione addirittura il sindaco e ci rifacemmo tutto di un colpo di tante privazioni… La paga era restata sempre la stessa, ma ci spostavamo con un pullman a volte torrido a volte gelido (“Aprite le windows!!! Chiudete le windows!!!”) e sempre scomodo meno che per quei magici momenti quando, finito lo spettacolo e già in marcia per la futura tappa, alla luce azzurra della vellieuse girava il fiasco mentre tante chitarre accompagnavano i Four Kents che cantavano gli spirituals. Mal, i Four Kents ed io lasciammo gli altri sul canguro e tornammo in aereo per uno spettacolo che ci aspettava in Svizzera; uno spettacolo per gli emigranti. Lo aveva organizzato la Philip Morris con una dovizia di mezzi e di partecipazioni che non si sono viste mai più, e fu un successo.

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Al nostro ritorno a Roma, Crocetta ci dette una notizia bomba: “Ragazzi, io e Bornigia, di comune accordo, ci separiamo e il Piper di Roma resta a lui”. Stupore, panico, disorientamento!!! “Adesso però – continuò il Crocetta – voi partite per un altro Cantapaiper e al ritorno ci vediamo tutti al Piper di Viareggio che resta a me e che chiameremo Piper 2000. Il Piper di Viareggio era una baracca più vetri e latta che mattoni e, per quanto Alberigo ci assicurasse che un favoloso architetto gliela avrebbe rimessa a posto in due mesi, noi eravamo sempre più perplessi. Partimmo per quel terzo Cantapaiper un po’ turbati, ma con un organico del tutto nuovo: Kents, Primitives, io (gli inamovibili) e in più la Muriel, Le Najadi (un complesso fiorentino di ragazze brave e simpatiche ma con la mamma al seguito), i Clifters, due vallette nuove di zecca per me, e un complesso che avrebbe dovuto aprire gli spettacoli ma che fin dalla prima serata fu spostato d’autorità al posto d’onore: The Trip. I miei Trip favolosi, cari, indimenticabili e bravissimi, che a quel debutto erano tanto impauriti… Un altro complesso con super collaudo chiudeva la sfilata: The New Trolls. Fu forse il più perfetto di tutti i nostri giri, e con lui toccammo Toscana, Veneto, Emilia Romagna, stando sempre assieme d’amore e d’accordo; una sola volta, a Mestre, dovemmo sostituire i New Trolls impegnati con la televisione, e vennero I Nomadi. Finito il giro, tutti contenti e felici, ma quanto stanchi… andammo a Viareggio per vedere se il nuovo locale era pronto… Non vi dico le facce quando, al posto del favoloso locale che avremmo dovuto inaugurare di lì a quaranta giorni, trovammo un bel mucchio di sabbia, pochi mattoni e come tutta maestranza “Er Tanica” che raccoglieva rottami… Rimboccammo le maniche e ci mettemmo al lavoro; di tanto in tanto un gruppo partiva per fare una serata ma, appena svolto il lavoro artistico, tornava di corsa a Viareggio. Chi alla carriola o alla betoniera, chi alla spruzzatrice (Mal) , chi a portar tegole, a tagliar lamiere, a inchiodare moquette… Una allegra bolgia che durò esattamente quaranta giorni; quando entrò la prima orda di clienti, stavo ancora finendo di montare l’ultima luce stroboscopica.

Alla discoteca si davano il cambio Giuseppe ‘mago’ Farnetti e Robert Hill-House, importato apposta; sulla strettissima pedana d’orchestra si dettero il cambio in tanti… Patty (che la inaugurò il 23 luglio 1969), Mal, Camaleonti, New Trolls, Brian Auger, Wess e gli Airedales, Four Kents, Dik Dik, Capitolo 6, The Trip, e quanti altri… Fu in quell’estate tanto bella che delle carogne, montarono la trappola scandalo al povero Mal, reo solo di essere troppo ingenuo e troppo bravo; proprio allora stava bissando il suo primo successo con un altro suggeritogli dai Four Kents durante l’ultimo Cantapaiper. Si trattava di Message to you dei Bee Gees, tradotta in Pensiero d’amore. Così, partendo per l’ultimo Cantapaiper trovammo, per la prima volta, la contestazione che poi tante altre volte avremmo dovuto sopportare, fino a vederla istituzionalizzata. Nell’ultimo giro c’erano: Mal e i Primitives, i Four Kents e i Congretations (capitanati da Tony Mims), i Trip, Giusi Balatresi (folk), Rosemarie Andrew con i Friendship, e i Ricchi e Poveri. Fu un giro massacrante che ci portò da Mantova a Catanzaro, poi a Bari, poi a La Spezia e così via. Il successo e il pubblico erano pieni ovunque ma era diventato tutto più difficile. Ci accusavano di portare in giro dell’evasione e noi, in tutta sincerità, non credevamo di essere dei “commerciali”; lo stesso Mal, gli stessi Ricchi e Poveri facevano della musica e delle canzoni di grosso impegno e di nessuna concessione alla platea; ma forse era il clima di quell’autunno che si faceva sentire un po’ ovunque. A Lecce rimanemmo fermi un giorno , quello dello sciopero generale, e il giorno seguente, rinunciando alla tappa di Campobasso, decidemmo di scioglierci con 24 ore d’anticipo sul programma. Tornammo a casa tutti con l’esaurimento nervoso che dovevamo superare perché ci aspettava il lavoro al Piper di Roma e a quello di Viareggio. A Milano scoppiava la bomba di Piazza Fontana ed era il segnale per noi che un certo modo di fare musica, un certo modo di proporla era superato e si richiedeva a tutti, quindi anche a noi, ben altro impegno.

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Ormai divisi i due Piper fra la periferica ma attivissima branca viareggina e la più stanca ma classica sede romana, era fatale che ci cominciasse a sfaldare quel meraviglioso sodalizio del “tutti per uno”; Crocetta a Viareggio profondeva patrimoni di denaro e di intelligenza per fare un centro pilota della nuova musica italiana con l’appoggio di tanti e tanti personaggi grandi e piccoli. Una trasmissione speciale da Radio Montecarlo mandava in onda, ogni settimana, interviste e registrazioni dal vivo di tutti i personaggi che via via passavano come Johnny Hallyday o Donovan che ci venne a trovare attirato dalla fama del Piper che aveva raggiunto anche lui e al quale il nuovo direttore Mariani (ne cambiammo quattro) presentò il conto dei drink bevuti compiendo una gaffe che rimase classica. Cercavamo soprattutto nuove leve e, pur puntando molto sui Trip che allora (’70) facevano la musica  italiana più d’avanguardia, e basta ascoltare il loro primo 33 per convenirne, scoprimmo Jody Clark, grande cantante che aveva fatto Hair a New York e che volevamo lanciare in sostituzione di Nicoletta che ci aveva piantati in asso per seguire maghi e fattucchiere. I complessini in cerca di spazio si alternavano ai grandi nomi internazionali e a qualche elemento inquinante e fu cosi che accanto a Thelonious Monk, Wallace Collection, Formula Tre, Ricchi e Poveri, Lucio Battisti avemmo dei debutti interessanti. Con i valorosissimi Posteri, un gruppetto viareggino che tenne la scena per tutta la stagione ruggente, vedemmo un giorno esibirsi un gruppo di due ragazzi ed una ragazza che si lamentavano per la defezione del chitarrista; si chiamavano Brain Ticket e due di loro, Gianfranca Monteduro, e Joel Vanbrockenbrok dettero poi vita al Living Music e al secondo Brain Ticket, due complessi che la disattenzione discografica strozzò sul nascere malgrado le importanti promesse.

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Una domenica pomeriggio arrivò per farsi sentire da Crocetta una ragazza che conoscevamo da anni ma che era stata messa in un angolino per un sacco di circostanze avverse pur conservando una voce più che notevole; cantava con due elementi d’accompagnamento ma questo bastò a farsi adottare; a ciò segui una febbrile attività per trovarle un nome più decente, (si chiamava Bertè), e delle canzoni adatte al personaggio. Adesso è Mia Martini. Intanto c’eravamo messi d’accordo con Radio Monte Carlo, con una famosissima casa discografica, un’altrettanto famosa casa di produzione cinematografica ed avevamo deciso la produzione di un film in cui ci fossimo dentro tutti: Trip (protagonisti), Four Kents, Jody Clark, New Trolls, Primitives, Mal, Sheyla, Ricchi e Poveri e il vostro umilissimo. Per realizzare le riprese esterne con pubblico oceanico accettammo l’idea di uno che allora ci pareva un po’ matto ma che in seguito dimostrò di essere un dritto di tre cotte: Giovanni Cipriani. Nacque cosi il primo festival italiano all’aria aperta; gratis per tutti ci fu un raduno imponente alle Terme di Caracalla con noi che, non avendo neanche sognato i palcoscenici faraonici che poi divennero normali, ci esibivamo su un camion a rimorchio. Oltre a tutti quelli che partecipavano al film, vennero i Camel, i Pooh e Le Esperienze, e fu quella l’unica volta in vita mia che litigai con il loro leader (Francesco “Big” del Banco) perché lui voleva suonare nel pomeriggio mentre a me le ore di luce servivano per girare le scene del film. Il festival fu un successo e sull’argomento ci torneremo quando scriveremo una storiellina sui festivals italiani; il film invece fu una buca colossale che inghiottì definitivamente tutti i nostri sogni di finire a Hollywood.

……

La casa madre romana continuava un po’ stancamente, sfruttando la solidissima fama, una routine che di tanto in tanto aveva impennate sia verso l’alto che verso il basso:Whiterspoon con i suoi blues, il Black Festival, Manfred Mann, purtroppo anche un festival della magia, un Pippo Baudo Show, delle ignobili riffe organizzate da me che con la collaborazione dell’allora “minorennissima” Elena Veronese, estraevo ricchi premi abbinati ai biglietti d’ingresso e distribuivo stecche di Marlboro in quantità. Un riuscitissimo broglio elettorale mi permise una volta di impadronirmi del primo premio; un biglietto gratuito per un viaggio in aereo. Purtroppo una sera mi toccò presentare, al Piper Claudio Villa… Andava già tanto male che la fine di un mito sembrava imminente quando un giornale, allora molto in gamba organizzò una Controcanzonissima con Guccini, le Orme, i Trip, New Trolls, Claudio Rocchi, Premiata Forneria Marconi e l’intervento, non previsto né sollecitato, (né gradito) di un certo Santagata. A parte costui e malgrado la presenza di Carlo Silvestro la serata fu un successo, un colpo di frusta per tutti meno che per Rocchi il quale, seccato per alcune interruzioni, lasciò il palco piangendo. Per un anno ancora si videro delle cose più che egregie come Isaac Hayes, i Genesis, i Van Der Graaf Generator, i Blood Sweet & Tears, Rory Gallagher, gli Hookfoot, i Curved Air. Ci furono anche episodi da dimenticare come quelli degli U.F.O. e dei Life, ma si trattava dell’eterno fenomeno di mezze cartucce gonfiate a dismisura dagli impresari interessati con la complicità di giornalisti o corrispondenti venali. Una serata rimarrà sempre nella mente di chi ci partecipò, sia come spettatore che come artista, e fu quella in onore, in memoria e in aiuto dei Free Love. i Free Love erano un complesso amico di tutti ed erano tutti ragazzi bravissimi sia dal punto di vista artistico che da quello umano; tornando a casa da una serata fatta a Siracusa (una sola tirata fino a Roma), ci fu un colpo di sonno dell’autista e due morirono. Gli altri restarono praticamente massacrati e le famiglie dei morti con problemi finanziari e morali tremendi; uno doveva sposarsi perché la ragazza aspettava un bambino, l’altro era il solo appoggio della madre e di tre fratelli piccoli. Fu decisa una serata di solidarietà e ci mettemmo ai telefoni chiamando gli amici e dando a tutti appuntamento al Piper. Tutti pagarono, i complessi nuovissimi e quelli più famosi, la signora del guardaroba e la dama dei cessi, il leggendario tecnico Mario “Barba”, i barman, tutto il pubblico; tutti, ripeto, pagarono il biglietto d’ingresso e ci fu chi non potendo esibirsi data la differenza fra il suo genere e quello pop, venne a portare solidarietà e grosse somme e qui ringrazio ancora Mal, Gianni Nazzaro e Claudio Villa. Sul palco, con altri cento i Four Kents, Mia Martini (che piangeva come una fontana), Mauro Lusini, Delirium, Gepy & Gepy, Toto Torquati, Il Punto, e poi una jam session con tutti gli elementi presenti e fra loro tre della Premiata, del Banco, e di complessini di cui ormai si è perso anche il ricordo. Lo spettacolo era cominciato alle cinque del pomeriggio e, verso le cinque del mattino, un esausto Mario “Barba” che fino a quel momento e da solo aveva fatto l’assistenza tecnica ad almeno quaranta gruppi mi venne a suggerire di smettere; dovevano suonare ancora sei gruppi!! Un terzo della somma raccolta dovemmo per forza versarla alla S.l.A.E., fu un sopruso che grida ancora vendetta!

……

Ci fu una seconda edizione di Controcanzonissima nettamente al di sotto della prima e infine ci fu l’intervento di una nota casa discografica che fiutando il vento meglio di noi, aveva previsto l’inversione di tendenza dei gusti popolari e quindi aveva finanziato la trasformazione del “nostro” Piper in Music Hall. Si distrussero i quadri del palco e le pedane luminose, vennero messi velluti e paillettes ed i camerini vennero finalmente sistemati in modo che gli artisti che li occuparono in seguito non furono più obbligati a fare pipì nelle bottiglie vuote, come invece capitava a noi. Restano pochi ricordi da allora; le sole eccezioni: un recital di Josephine Baker, un recital ad ingresso libero della Preghiera di Sasso e la presentazione, sempre ad ingresso libero, di tre gruppi nuovi e promettenti: Living Music, Brain Ticket e Perigeo, sì, proprio l’ultimo colpo di coda del vecchio Piper, il suo uovo di drago lasciato a schiudersi in mezzo ai farisei. Viareggio chiuse, dopo molte vicissitudini e Roma cambiò del tutto pelle quindi ora se volete vedere gli acrobati, i giocolieri, il Can Can, Loffredo con il liscio o l’Orchestra Casadei (tutti bravissimi pare) andate pure in quel locale di via Tagliamento 19 ma non andateci a cercare la magia di un tempo perché non c’è più, con un magone grosso così devo purtroppo dire che il capitolo è chiuso. (fine)

 

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Si ringrazia SOPI EDITRICE per l’autorizzazione alla pubblicazione

 

Patty Pravo – Patty Pravo… ho fatto un sogno per Ozpetek


Patty Pravo



Patty Pravo… ho fatto un sogno per Ozpetek
Lucio Nocentini 
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Per entrare in casa di Patty bisogna infilarsi in un elegante ascensore color crema dalle luci soffuse, e aspettare che sia lei o chi per lei, da su, a schiacciare il pulsante per farti “ascendere”. Si arriva in uno splendido salone molto ben arredato in stile perfettamente e casualmente vintage, dislocato su vari livelli e con un affaccio mozzafiato sui fori imperiali, il vero cuore di Roma. Ma prima di lei, da un’altra stanza, arriva la voce. La sua voce piena, carnale, e al tempo stesso incorporea, spirituale. Patty, è senza trucco, e ha i colori di una porcellana finissima, quasi trasparente. E’ talmente delicata e fragile che rimane incredibile pensare che questa splendida creatura possegga tanta energia per fare tutto quello che fa, e tutto quello che ha fatto in quarant’anni di splendida carriera. E dietro a lei arriva Memè, il gatto British Colourpoint, biondo e con gli occhi pervinca, che potrebbe essere Patty se Patty fosse un gatto. In tanti anni caratterizzati da inspiegabili partenze e spettacolari ritorni, al punto da essere stata definita a più riprese un’araba fenice, Patty è l’unica cantante al mondo a essere stata costantemente seguita da un pubblico sempre giovanissimo. Ha precorso la moda, ma non è mai passata di moda. Non ha subito i danni del ricambio generazionale, insomma, come invece ha subito Mina (che avendo scelto di non apparire più, ha più difficoltà a bucare con i giovanissimi che non la conoscono). Patty Pravo invece ha fan di tutte le età, da 15 anni (e alcuni anche più piccoli) su su fino a ottanta, forse perché ha sempre fatto quello che le pare senza preoccuparsi di seguire le mode del momento o le cosiddette insulse leggi del marketing. E’ diventata un mito senza essere morta. Mi fa strada verso un divano posto nel punto più alto del salone, a lato della terrazza assolata. Lei si siede quasi al centro e alle spalle ha un grande quadro di nuvole dipinte su un cielo azzurro. Potrebbe essere un Magritte, come un Moschino, quella tela. Chissà! L’effetto che si ha è comunque quello di trovarsi in un angolo di paradiso e di parlare con un dio. E se potessi scattare una fotografia, ma non è neanche da chiedere dato che Patty non è truccata, la farei in quel punto, prendendola dal basso. Magnifica e irraggiungibile. In questi giorni è secondo al botteghino il film Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek, che oltre a Pensiero stupendo in versione live, contiene nei titoli finali uno straordinario nuovo pezzo di Patty, il cui titolo è Sogno… (a oggi 66 mila visualizzazioni su You Tube)


Com’è nato questo SOGNO che nel film di Ozpetek rappresenta uno splendido cammeo?
Ti piace?
E’ “semplicemente” magico perché ha una melodia semplice e incantata.
Il testo l’ho scritto io con Ilaria Cortese una ragazza di 22 anni che ha scritto anche altri testi del nuovo album. La melodia e’ di un mio amico gitano, Sharon e la musica di Marco Giacomelli. Lo abbiamo fatto in casa, qua, infatti ci abbiamo scritto “demo”. Rossella, il mio ufficio stampa, ha pensato fosse perfetto  per Ozpetek e glielo ha fatto avere. Lui si e’ innamorato al primo ascolto e non ha voluto che si cambiasse niente; ha scelto di montare il demo! Mettendosi anche contro qualcuno… E dicendo che questa versione ha cuore e anima, come i suoi film. Adesso il brano e’ candidato al David di Donatello! Comunque molti miei successi sono provini, anche Pensiero stupendo e Pazza idea.
Anche La bambola, no?
La bambola no, l’abbiamo fatta solo una volta, buona la prima, come spesso capita!. Allora c’era una pista sola e allora o bòna la prima o si faceva la seconda. Una cosa e’ certa, io se c’e’, sono per lasciare un errore, più che per la perfezione. La perfezione mi fa un po’ paura e mi dà un senso di freddezza.


E oltre a Sogno, gli altri pezzi dell’album, hanno la stessa impronta eterea?
E’ un bel disco, ma non lo definirei etereo, piuttosto bello e attuale. Ci sono anche due pezzi bellissimi scritti da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che amo molto, sia lui che quello che scrive, e’ un vero artista e una bella anima.
Uscirà ad aprile, per il tuo compleanno?
Uscirà a Natale, il mio compleanno lo festeggerò con Sogno, poi a settembre il primo singolo e così via
Perché hai privilegiato giovani autori? Ti ci trovi più a tuo agio?
Certo, e sono contenta ma non li ho cercati io, sono arrivati per caso. Ho lanciato anche un sito per farmi inviare pezzi , solo per giovani, ne ho ascoltati oltre 700! Approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno scritto e per dire loro di non mollare, i sogni vanno coltivati!


Li hai quindi conosciuti grazie a Internet?
Uno di loro per strada. O meglio, Rossella Martini l’ha incontrato e lui le ha dato CD da farmi ascoltare. Mi è piaciuto molto così ho voluto conoscerlo e con lui ho conosciuto altri. Marco invece ha inviato sulla mia mail alcune proposte, ci siamo visti e abbiamo lavorato insieme. Devo dire che sono persone molto carine che sanno il fatto loro, anche se hanno solo dai 22 ai 29 anni . Ieri ho ricevuto un brano da un ragazzo romano di 15 anni, e’ interessante, e devo valutarlo meglio.
Orietta (Berti) mi ha confessato che voi altre cantanti, in passato, cantavate le cose scartate da Mina, perché tutti i grandi e piccoli autori scrivevano le canzoni per lei.
(Patty ride di gusto) Non so … Comunque c’era tanta bella roba! Anche io ho rifiutato pezzi che ha fatto poi qualcun altro, come La bambola per esempio che era stata proposta a Caterina Caselli
Ornella (Vanoni) ha magnificamente rifatto La mia storia tra le dita, al punto che quando ho riascoltato per caso alla radio l’originale di Grignani, ho avuto la sensazione di ascoltare un provino. Con questo voglio dire che voi grandi interpreti le canzoni le sapete vestire meglio di tanti autori.
Dici? Non saprei! Dipende da come si abitua l’orecchio a certe canzoni. Io ho sempre pensato fosse meglio non proporre quello che altri hanno fatto prima di me. Mi dico, hanno cantato così bene, perché riprovarci? Poi invece ho messo su il tour e mi sono divertita a proporre brani di Lucio Battisti e di Vasco Rossi. Anche questa estate proporrò qualcosa di altri “senza vergogna” ! Così ho chiamato il tour!


Quello che conta nelle canzoni è la melodia, no?
La melodia e l’armonia. Sogno per esempio ha sotto soltanto quella tastierina , ma Ferzan ci ha pianto. Se l’è sentita per ore e ogni volta si è commosso. Perché pur nella sua semplicità  Sogno arriva al cuore. Ed è in quella direzione che bisogna andare, no? Anch’io quando mi sono ascoltata per la prima volta, mi sono commossa.
E ci racconti, Patty, com’è nata l’idea di far fare ai tuoi fan il tuo ultimo dvd, dal titolo Circola un video su di me?
L’idea e’ di Rossella (Martini), la mia preziosa collaboratrice. Si è trovata con moltissimo materiale in ufficio, riprese di miei concerti spedite dai fan, e un giorno mi fa: “sarebbe interessante metterli insieme”. Ho pensato anch’io che fosse una buona idea, molto meglio di avere un video perfetto e patinato fatto da esperti, anche qui c’è anima, esce dalla mia immagine quella di chi riprende, ognuno mi vede con i propri occhi e filma in base alle sensazioni che riceve. Adesso Circola un video su di me esce anche in Germania
E ci hai aggiunto anche il tuo intervento all’università Roma tre.
Mi sono tanto divertita perché si e’ parlato della vita c’erano dei ragazzi che mi hanno fatto delle domande profondissime. E mi son detta, facciamo il giro delle università, perché mi illuminano questi ragazzi. Poi impari sempre delle cose da loro.
(intanto Rossella si fa fuori un cioccolatino che ho portato io. Patty ne prende uno e dice: “intanto uno, poi stanotte, quelli che rimangono, me li faccio fuori tutti”). Mi hanno fatto, ti dicevo, domande molto profonde, che a me stanno bene comunque. E stata un’intervista reality, con domande su di me ma anche sulla vita in generale e ho dovuto fare … la zia!
Tu hai sempre avuto un ricambio generazionale incredibile!
Assolutamente sì.


Come te lo spieghi?
Ti rispondo in questo modo. Prima di tutto io ho sempre cantato con il cuore per il pubblico, a costo di fare battaglie con chi non era d’accordo con le mie scelte. In quarant’anni di carriera, su e giù,  ho cambiato generi differenti tra loro e molto spesso. Ma il mio rapporto col pubblico e sempre stato forte e ho pensato che captasse. Mi sono detta, se io sento un pezzo, lo sentono anche loro. Ed è sempre andata bene, anche nei momenti più difficili. Per esempio, ho cambiato immagine e casa discografia improvvisamente, da Rca a Polygram. Da ragazzetta con le gambe di fuori, (Ragazzo triste, La bambola, Se perdo te, Qui e là, Sentimento) sono diventata come una signora di cinquant’anni e nota bene che all’anagrafe ero una ventenne (La canzone degli amanti, Di vero in fondo, Love story). Però la gente sentiva che quello che cantavo lo cantavo con l’anima. I giovani, a questo punto della mia vita, credo che vedano in me una persona da apprezzare e alla quale ispirarsi, con la possibilità di dire che esiste ancora l’arte di fare la musica. Guarda adesso su Youtube, e sono soprattutto i giovani che ci vanno; con Sogno aumento le visualizzazioni a valanga.
Ci parli un po’ di rock italiano?
Oddio, rock italiano… Allora, Vasco (Rossi) su tutti ! Tra l’altro ho scoperto che prima di diventare un grande veniva ai miei concerti ! Come donna  penso di essere l’unica ad aver fatto veramente il rock, in Italia. L’ho fatto per sette anni, poi me ne sono andata via perché avevo bisogno di riposo. Avevo girato il mondo lavorando per quindici anni dunque dovevo staccare. E poi fare il rock stanca (ride). Però mi sono divertita tanto. Avevo un gruppo splendido composto da batteristi chitarristi e tastieristi molto bravi, inglesi e americani! Mi comprai l’impianto dei Pink Floyd e lo ingrandii, addirittura. E oltre ad aver fatto rock me lo sono anche sponsorizzato, perché se aspettavo che me lo sponsorizzasse qualcuno, a quei tempi, in Italia, stavo fresca! Davvero Vasco mi ha confessato che negli anni di cui stiamo parlando, i settanta, Gaetano Curreri lo portava a vedere i miei concerti. Poi è nata una bella amicizia fra noi. Per questo Vasco ha detto che io sono la sua parte femminile! Quando mi ha mandato il nastrino con E dimmi che non vuoi morire io credevo che fosse uno scherzo perché l’aveva fatta quasi con la mia voce. Nella scaletta di questo tour propongo Un senso che canto “alla Vasco”, dato che lui è la mia parte maschile, almeno così dice lui. (ride!)
Parlavamo di Curreri … Ti deve molto, perché lo hai fatto conoscere alla massa con E dimmi che non vuoi morire…
Curreri è una persona meravigliosa, credo che anche Vasco gli debba molto… Mi chiedevi del rock in Italia, allora citerei la Nannini, Irene Grandi, ma è forse più pop, ultimamente. Naturalmente Ligabue, poi ci sono gli Afterhours… Non è che non c’è il rock in Italia, ci sono anche tantissimi gruppi, ma la maggior parte purtroppo fa la fame perché non riesce ad emergere.
Irene (Grandi) ha ammesso con me che se vuoi avere successo fuori dall’Italia devi fare musica all’italiana.
Certo! Perché è bella e loro bene come noi non la sanno fare. Infatti quando si vuole fare un disco internazionale lo si deve fare il più possibile melodico italiano.
Ti piacciono i Bastard’s Sons of Dionisio?
Sono simpatici, sì, e mi attendo qualcosa da loro! A uno ho rubato un cappellino quando ci siamo incontrati a X Factor .
E di nuove cantanti donne?
Me ne piace una rossa…
Milva?
Ah, ah, ah. Sto parlando di nuove ! Noemi. Si chiama Noemi. E’ carina, mi sembra per bene, mi piace. Ha una voce bella e particolare
Malika Ajane, ha vinto il premio per la critica a Sanremo. Il pezzo l’hai ascoltato?
No, non ancora
Ricordava molto Giuni Russo.
Giuni era una brava. Purtroppo è mancata. Ne ben venga un’altra!
E tutte le altre tue colleghe più o meno giovani?
Lasciamole crescere! E magari ne viene fuori una che non ci si aspetta, come è successo con la Amy Winehouse. Ne esce fuori una che rompe i coglioni a tutte e le sbaraglia. Chissà!
Il tuo ultimo CD live invece si è svolto all’arena di Verona. C’ero anch’io e posso dire che è stata una serata magnifica. Tu eri al meglio della forma e lo scenario era da favola. Lì ti sei divertita? Eri emozionata per il fatto che stavi a poche ore da casa tua a Venezia?
L’arena di Verona è sempre l’arena di Verona! Tanta gente, scenografia naturale meravigliosa … Un luogo avvolgente, dove cantare e’ sempre bello, io c’ero stata da bambina a fare un saggio nel balletto dei cigni, essere su quel palco e’ emozionante, anche se devo dire che mi sono sentita più a casa nel 2004 quando ho fatto un concerto in piazza san Marco a Venezia. Era l’inaugurazione del carnevale. In 50 mila tutti per me e quella piazza in quel punto l’avevano data solo ai Pink Floid, che emozione! Casa!
L’inedita sorpresa del concerto all’arena è stata la cover degli alunni del sole E mi manchi tanto. Perché l’hai scelta?
Ahh! Perché ce l’ho qui, nel Juke Box. Una sera mi è venuto a trovare un mio amico dall’America. Era tarda notte e stava andando, poi si ferma davanti al Juke Box e mi dice “ah no. Prima di andare devi farmi ascoltare una canzone italiana che ti piace”. Io ho schiacciato un bottone ed è venuta fuori quella canzone degli alunni del sole. E sono rimasta rapita di nuovo come da ragazzina quando pur facendo rock, se trovavo un Juke Box mettevo E mi manchi tanto e altri pezzi loro. Mi piacevano, mentre i miei musicisti si incazzavano da morire, ovvio. Poi, lì a Verona, l’ho provato nel pomeriggio, per la prima volta e la sera l’ho fatta tipo regalo per il pubblico e per me  … Mi e’ sembrato di tornare indietro nel tempo.
Eri in gran forma vocale, quella sera.
In tutti i concerti lo sono, ringraziando il signore.
Nel doppio cd con il concerto di Verona hai messo anche E io verrò un giorno là, che hai portato a Sanremo l’anno scorso.
Penso sia un pezzo straordinario e ho voluto portarlo alla gente. Cosa meglio di Sanremo per farlo ascoltare, per radio non l’avrebbero passato. Allora che fai? Ecco perché sono andata al festival.
Quest’anno non ci sei andata. Ma l’hai visto?
No. Ero all’estero e sono stata tentata di cercare il canale ma poi ho preferito evitare perché guardare Sanremo, a me, fa gonfiare gli occhi. Non sto scherzando, mi vengono due occhi così! Quando ci vado non mi succede niente perché sono coinvolta e penso solo a me stessa, ma forse troppa musica tutta insieme non mi fa impazzire di felicità.
Sono circolate alcune voci che ci saresti dovuta essere anche quest’anno con una canzone di Ruggeri.
Ruggeri mi ha mandato un pezzo, ma l’anno precedente. In questa edizione non ho mai pensato di andarci, neanche come super ospite. In tutta sincerità, credo di avere chiuso con Sanremo
Quest’anno c’è stata una grande dicotomia tra quello che ama la giuria di qualità e quello che invece ama il pubblico da casa. Ed è stato imbarazzante constatare che certe canzoni come quella di Pupo, esclusa giustamente dalle giurie di qualità, il pubblico l’abbia fatta ripescare e arrivare a un immeritato secondo posto. Sembrerebbe, per assurdo, che i prodotti che funzionano oggi in Italia sono quelli di basso livello. E non solo musicalmente parlando. Tu cosa ne pensi?
Se le persone che stanno lì a produrre e distribuire queste cose vogliono così… Non possiamo mica tirare loro le bombe!
Loro danno quello che la gente vuole! I best-seller, parlando di libri, allora, secondo te vanno letti o evitati?
Evitati! Leggere però è importante, e dei libri non si può fare a meno. Colgo l’occasione per dire che se vogliamo davvero aiutare la musica a vendere, dobbiamo far sì che sia abbassata l’IVA. Deve essere al 10% come per i libri. Possibile che tutti i libri siano considerati cultura e la musica no?
Tu, a 29 anni avevi già trionfato a Canzonissima con pezzi, tanto per citarne uno, come Tutt’al più!
Eh già. (e scoppia a ridere). Avevo cominciato a 15. I giornalisti mi facevano sempre le stesse domande che riguardavano gli amori, il culo, la tetta. Due palle! Non parlavano mai di musica! Mai. E questo mi offendeva moltissimo. Poi sono fuggita in America…
Io ho sempre avuto l’impressione che tu non eri e non sei avanti, ma sono gli altri che erano e sono indietro!


Può essere che sia anche così
O magari tu sei un po’ avanti e gli altri un po’ indietro, e la distanza diventa enorme senza che ve ne possiate accorgere…
Ci sono delle cose mie di tanti anni fa che vanno bene adesso, è vero.
I giorni dell’armonia è una canzone meravigliosa, e a Sanremo ’95 non la considerarono nemmeno. Adesso tutti te la chiedono…
Con quella canzone arrivai ultima, però è vero, era difficile e non adatta al festival. O forse non ultima… Ultima forse Pigramente signora, addirittura! Comunque anche se certe mie canzoni sono state apprezzate in ritardo mi fa piacere. Eppoi io non ho proprio il senso del tempo. Questo disco nuovo invece è al passo con i tempi e non credo che avrà successo tra vent’anni. Spero che avrà successo quando uscirà.
Con questo tuo nuovo album preferiresti piacere o stravendere, che di questi tempi mi pare le due cose non vadano in coppia.
Ma dai, magari piace talmente tanto che lo comprano tutti… (ride) . Sono d’accordo con te che non si vendono più dischi. La musica deve fruire e se vuoi sentire un pezzo ormai te lo scarichi anche gratis. Le vendite al massimo oggi in cifre sono cento mila. Con settantamila ti danno il disco di platino e quando pensi che La bambola o Pazza idea vendettero ciascuna un milione in un mese e solo in Italia! Comunque abbassiamo l’IVA, e tuteliamo meglio Internet. I’tunes va bene, ma perché far scaricare la musica gratis ? La pirateria va combattuta, non solo quella per strada
Uno dei tuoi vecchi album che mi ha conquistato quando ero un giovanissimo anch’io è Sì incoerenza. Ma a tutt’oggi non riesco a capire come puoi essere definita incoerente tu! Ma dove sei incoerente? Ecco la domanda. Che quando ti volevano mandare a Sanremo con Donna con te hai puntato i piedi perché non ti piaceva il testo. E scusa se avevi ragione! Poteva andar bene giusto per una lambadina da ballare d’estate in balera…
Sai che cos’è? Avendo io fatto studi di un certo genere fin da piccola, avendo avuto maestri molto importanti, avendo avuto una nonna come la mia, avendo cominciato a far musica a quattro anni…non ce la faccio proprio a cantare qualcosa di troppo banale. Addirittura da piccola pensavo che fare la cantante non fosse il meglio per me,  il mio sogno era fare la direttrice d’orchestra e non è detto che non la faccia per concludere la mia carriera! Mi bastano due anni per riprendere tutto quanto… Dovrei ricominciare con dei piccoli ensemble, ovviamente. Potrebbe essere una grande sorpresa. Il carattere e la personalità non mi mancano! Pensa che la prima volta che sono entrata in uno studio di registrazione ho trovato un pianista che non sapeva suonare. Io sono andata lì, l’ho spostato e mi sono messa a suonare io. Mi sembrava l’unica cosa da fare. Neanche discutere. Io ho scritto arrangiamenti anche per grandi orchestre, quando ho lavorato con Bill Conti, proprio nel disco che citavi tu, Sì incoerenza. Non ti bastavo più, per esempio. Sempre in quegli anni, l’abbiamo fatta anche in una versione più lunga dell’originale di 55 secondi con una sezione centrale di musica e testo, che non era stata pubblicata nella versione del singolo. La feci anche in inglese: I Wasn’t Good Enough con testo firmato dal grande Shel Shapiro. Questa versione è stata brevemente reperibile sul mercato del collezionismo attraverso dei CD singoli realizzati in edizione limitata proprio da voi di raro! Nel 1995. CD ormai introvabili. Lo sai meglio di me.
A Milano, alla triennale, c’è una mostra di abiti di Greta Garbo. Il suo stile mi ha fatto pensare al tuo.
Quando vai a lavorare, mi hanno insegnato a casa mia, ti devi vestire bene. Il mio comunque è uno stile comodo. Poi e’ chiaro che una bella performance deve essere accompagnata da un abito di livello
Qualcosa rimpiangi di non avere fatto?
Sai, mi dispiace non aver lavorato con Antonioni. Ma ero sempre in tour mondiale, tempo libero, niente . Così non ho potuto fare Professione reporter e neanche Il giardino dei Finzi Contini. Il primo mi avrebbe proprio divertito, c’era Nicholson. E con De Sica sarebbe stato un onore lavorare, mi era molto simpatico, ma se avessi accettato avrei dovuto rompere altri contatti e contratti. Comunque non è detto che non faccia qualcosa, per il cinema, oltre le colonne sonore, èh!
Cosa ne pensi del cinema italiano?
Non lo seguo più di tanto. Mi è piaciuto finché ci sono state le commedie all’italiana. I De Sica, Monicelli, Risi… Etc etc. Adesso Ozpetek, Muccino. Ho visto Alla ricerca della felicità,  buono, ma l’ha fatto in America, con attori americani. La regia era bella, non sembrava neanche italiana. Ozpetek con Mine vaganti ha fatto un bel film, scorre bene, fa riflettere , sorridere e piangere
E dell’immagine delle attrici e delle soubrette giovanissime cosa ne pensi?
Sono tutte un po’ simili. Come si truccano, come si vestono, e poi, se ti ritocchi leggermente, ti ritocchi anche quello che si ritocca anche l’altra alla fine.
La tua giornata tipo?
Non ho una giornata tipo perché dipende: se sto lavorando e rimango fuori fino a tardi sono morta di stanchezza e mi rimane quel poco di energia per giocare con Meme’. Gli tiro le palline. Lui si chiama Memè come tutti i gatti di Venezia. Se sono a casa tranquilla faccio il tapis roulant che mi fa bene anche al respiro, leggo e sto in silenzio. In ogni caso faccio danza tutti i giorni, e quando salto perché non ho davvero il tempo per respirare, soffro, sono troppo abituata!
E a Venezia, ci vai spesso?
Per lavoro. Ma sono sempre più dispiaciuta nel vederla degradare e sempre meno abitata da veneziani. Ha troppi problemi , l’acqua alta è uno dei tanti e vederla così quando si potrebbe fare tanto, mi fa soffrire. Allora se devo andare, vado, ma scappo prima possibile; quando hai amato molto qualcosa di bellissimo è difficile sopportarne il degrado
In America hai una casa tua?
Sì sì. A San Francisco. E ho un sacco di amici.
Hai qualche viaggio in programma?
Vorrei, se potessi. Vado in Giordania ad Amman, ho un concerto il 12 aprile.
Vorresti rinascere?
No assolutamente!
E se proprio fossi costretta?
Speriamo di no. Già l’ultimo calcetto per farmi venire giù me lo ricordo ancora bene! Spero di non nascere un’altra volta, e spero di chiudere questa vita in pace, magari in un’isoletta lontana con quel poco che serve per vivere, un po’ di cibo, libri, della buona musica… Porterei anche un pianoforte e magari un televisore con tanti decoder, altrimenti mi mancherebbero troppo i serial e i gialli di Agatha Christie, quelli con Poirot in particolare!
Poirot? Hercule poirot?
Proprio lui. Io amo il suo personaggio, stimola le cellule grigie. Quando vedo che ne danno uno in tivù mando via tutti, con una scusa o con l’altra perché amo godermeli indisturbata!

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lucio nocentini 18 marzo 2010

PATTY PRAVO – MONOGRAFIA ALBUM MUSICA – ​Concerto per Patty

​Concerto per Patty
1969ARC ALPS 11013

◾◾◾

LATO A


CONCERTO PER PATTY

(G.Meccia – B.Zambrini) Franco Pisano, la sua orchestra e i “Cantori Moderni” di Alessandroni

LATO B


IL PARADISO

(Mogol – L.Battisti) – Piero Pintucci e la sua orchestra


SOLA IN CAPO AL MONDO

“The end of the world” – (Papathanassiou-Bergman-L.Beretta) – Piero Pintucci e la sua orchestra


UN GIORNO COME UN ALTRO

“First of May” (B.R. M. Gibb – L.Giacotto) – Piero Pintucci e la sua orchestra

 
*WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS

(J.Lennon – P. McCartney) The Primitives – Al pianoforte Patty Pravo


TRIPOLI ’69

(V.Pallavicini – P. Conte) Giancarlo Trombetti, la sua orchestra e i “4+4” di Nora Orlandi


UN’ORA FA

(L. Beretta – E. Parazzini – G.F. Intra) The Cyan Three

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CREDITI:

FOTO E DESIGN: F. MUSCINELLI

(Non accreditato sulla prima emissione del disco)

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NOTE ALL’ALBUM

CONCERTO PER PATTYARC ALPS 11013 – 1969. Etichetta verde RCA-Piper Series (il disco è sulla copertina ARC (la linea “giovane” della RCA,infatti RCA e ARC sono anagrammi) aggiunge la “S” di stereo,ma sull’etichetta non c’è la grafica bicolore ARC,ma è quella della RCA di colore verde per la serie “Piper Series” (se è rosa è “Talent” se è azzurra è “Italiana”, mentre la linea “Victor” cambia colore negli anni : nera,arancione,ocra)
CONCERTO PER PATTY – ARC ALPS 11013 – 1970. Ristampa del 1970 con etichetta del vinile azzurra e logo RCA Piper Series.
CONCERTO PER PATTY 74321-13566-2(2). Prima stampa su cd all’interno del cofanetto “PATTY PRAVO 1966-1971 ” 74321 13566-2(4) – BMG /RCA 1993
CONCERTO PER PATTY 74321 546842. Seconda stampa su cd all’interno del cofanetto “PATTY PRAVO” CDF 01057 (11) – BMG 1998
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