Patty Pravo – Patty Pravo… ho fatto un sogno per Ozpetek


Patty Pravo



Patty Pravo… ho fatto un sogno per Ozpetek
Lucio Nocentini 
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Per entrare in casa di Patty bisogna infilarsi in un elegante ascensore color crema dalle luci soffuse, e aspettare che sia lei o chi per lei, da su, a schiacciare il pulsante per farti “ascendere”. Si arriva in uno splendido salone molto ben arredato in stile perfettamente e casualmente vintage, dislocato su vari livelli e con un affaccio mozzafiato sui fori imperiali, il vero cuore di Roma. Ma prima di lei, da un’altra stanza, arriva la voce. La sua voce piena, carnale, e al tempo stesso incorporea, spirituale. Patty, è senza trucco, e ha i colori di una porcellana finissima, quasi trasparente. E’ talmente delicata e fragile che rimane incredibile pensare che questa splendida creatura possegga tanta energia per fare tutto quello che fa, e tutto quello che ha fatto in quarant’anni di splendida carriera. E dietro a lei arriva Memè, il gatto British Colourpoint, biondo e con gli occhi pervinca, che potrebbe essere Patty se Patty fosse un gatto. In tanti anni caratterizzati da inspiegabili partenze e spettacolari ritorni, al punto da essere stata definita a più riprese un’araba fenice, Patty è l’unica cantante al mondo a essere stata costantemente seguita da un pubblico sempre giovanissimo. Ha precorso la moda, ma non è mai passata di moda. Non ha subito i danni del ricambio generazionale, insomma, come invece ha subito Mina (che avendo scelto di non apparire più, ha più difficoltà a bucare con i giovanissimi che non la conoscono). Patty Pravo invece ha fan di tutte le età, da 15 anni (e alcuni anche più piccoli) su su fino a ottanta, forse perché ha sempre fatto quello che le pare senza preoccuparsi di seguire le mode del momento o le cosiddette insulse leggi del marketing. E’ diventata un mito senza essere morta. Mi fa strada verso un divano posto nel punto più alto del salone, a lato della terrazza assolata. Lei si siede quasi al centro e alle spalle ha un grande quadro di nuvole dipinte su un cielo azzurro. Potrebbe essere un Magritte, come un Moschino, quella tela. Chissà! L’effetto che si ha è comunque quello di trovarsi in un angolo di paradiso e di parlare con un dio. E se potessi scattare una fotografia, ma non è neanche da chiedere dato che Patty non è truccata, la farei in quel punto, prendendola dal basso. Magnifica e irraggiungibile. In questi giorni è secondo al botteghino il film Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek, che oltre a Pensiero stupendo in versione live, contiene nei titoli finali uno straordinario nuovo pezzo di Patty, il cui titolo è Sogno… (a oggi 66 mila visualizzazioni su You Tube)


Com’è nato questo SOGNO che nel film di Ozpetek rappresenta uno splendido cammeo?
Ti piace?
E’ “semplicemente” magico perché ha una melodia semplice e incantata.
Il testo l’ho scritto io con Ilaria Cortese una ragazza di 22 anni che ha scritto anche altri testi del nuovo album. La melodia e’ di un mio amico gitano, Sharon e la musica di Marco Giacomelli. Lo abbiamo fatto in casa, qua, infatti ci abbiamo scritto “demo”. Rossella, il mio ufficio stampa, ha pensato fosse perfetto  per Ozpetek e glielo ha fatto avere. Lui si e’ innamorato al primo ascolto e non ha voluto che si cambiasse niente; ha scelto di montare il demo! Mettendosi anche contro qualcuno… E dicendo che questa versione ha cuore e anima, come i suoi film. Adesso il brano e’ candidato al David di Donatello! Comunque molti miei successi sono provini, anche Pensiero stupendo e Pazza idea.
Anche La bambola, no?
La bambola no, l’abbiamo fatta solo una volta, buona la prima, come spesso capita!. Allora c’era una pista sola e allora o bòna la prima o si faceva la seconda. Una cosa e’ certa, io se c’e’, sono per lasciare un errore, più che per la perfezione. La perfezione mi fa un po’ paura e mi dà un senso di freddezza.


E oltre a Sogno, gli altri pezzi dell’album, hanno la stessa impronta eterea?
E’ un bel disco, ma non lo definirei etereo, piuttosto bello e attuale. Ci sono anche due pezzi bellissimi scritti da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che amo molto, sia lui che quello che scrive, e’ un vero artista e una bella anima.
Uscirà ad aprile, per il tuo compleanno?
Uscirà a Natale, il mio compleanno lo festeggerò con Sogno, poi a settembre il primo singolo e così via
Perché hai privilegiato giovani autori? Ti ci trovi più a tuo agio?
Certo, e sono contenta ma non li ho cercati io, sono arrivati per caso. Ho lanciato anche un sito per farmi inviare pezzi , solo per giovani, ne ho ascoltati oltre 700! Approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno scritto e per dire loro di non mollare, i sogni vanno coltivati!


Li hai quindi conosciuti grazie a Internet?
Uno di loro per strada. O meglio, Rossella Martini l’ha incontrato e lui le ha dato CD da farmi ascoltare. Mi è piaciuto molto così ho voluto conoscerlo e con lui ho conosciuto altri. Marco invece ha inviato sulla mia mail alcune proposte, ci siamo visti e abbiamo lavorato insieme. Devo dire che sono persone molto carine che sanno il fatto loro, anche se hanno solo dai 22 ai 29 anni . Ieri ho ricevuto un brano da un ragazzo romano di 15 anni, e’ interessante, e devo valutarlo meglio.
Orietta (Berti) mi ha confessato che voi altre cantanti, in passato, cantavate le cose scartate da Mina, perché tutti i grandi e piccoli autori scrivevano le canzoni per lei.
(Patty ride di gusto) Non so … Comunque c’era tanta bella roba! Anche io ho rifiutato pezzi che ha fatto poi qualcun altro, come La bambola per esempio che era stata proposta a Caterina Caselli
Ornella (Vanoni) ha magnificamente rifatto La mia storia tra le dita, al punto che quando ho riascoltato per caso alla radio l’originale di Grignani, ho avuto la sensazione di ascoltare un provino. Con questo voglio dire che voi grandi interpreti le canzoni le sapete vestire meglio di tanti autori.
Dici? Non saprei! Dipende da come si abitua l’orecchio a certe canzoni. Io ho sempre pensato fosse meglio non proporre quello che altri hanno fatto prima di me. Mi dico, hanno cantato così bene, perché riprovarci? Poi invece ho messo su il tour e mi sono divertita a proporre brani di Lucio Battisti e di Vasco Rossi. Anche questa estate proporrò qualcosa di altri “senza vergogna” ! Così ho chiamato il tour!


Quello che conta nelle canzoni è la melodia, no?
La melodia e l’armonia. Sogno per esempio ha sotto soltanto quella tastierina , ma Ferzan ci ha pianto. Se l’è sentita per ore e ogni volta si è commosso. Perché pur nella sua semplicità  Sogno arriva al cuore. Ed è in quella direzione che bisogna andare, no? Anch’io quando mi sono ascoltata per la prima volta, mi sono commossa.
E ci racconti, Patty, com’è nata l’idea di far fare ai tuoi fan il tuo ultimo dvd, dal titolo Circola un video su di me?
L’idea e’ di Rossella (Martini), la mia preziosa collaboratrice. Si è trovata con moltissimo materiale in ufficio, riprese di miei concerti spedite dai fan, e un giorno mi fa: “sarebbe interessante metterli insieme”. Ho pensato anch’io che fosse una buona idea, molto meglio di avere un video perfetto e patinato fatto da esperti, anche qui c’è anima, esce dalla mia immagine quella di chi riprende, ognuno mi vede con i propri occhi e filma in base alle sensazioni che riceve. Adesso Circola un video su di me esce anche in Germania
E ci hai aggiunto anche il tuo intervento all’università Roma tre.
Mi sono tanto divertita perché si e’ parlato della vita c’erano dei ragazzi che mi hanno fatto delle domande profondissime. E mi son detta, facciamo il giro delle università, perché mi illuminano questi ragazzi. Poi impari sempre delle cose da loro.
(intanto Rossella si fa fuori un cioccolatino che ho portato io. Patty ne prende uno e dice: “intanto uno, poi stanotte, quelli che rimangono, me li faccio fuori tutti”). Mi hanno fatto, ti dicevo, domande molto profonde, che a me stanno bene comunque. E stata un’intervista reality, con domande su di me ma anche sulla vita in generale e ho dovuto fare … la zia!
Tu hai sempre avuto un ricambio generazionale incredibile!
Assolutamente sì.


Come te lo spieghi?
Ti rispondo in questo modo. Prima di tutto io ho sempre cantato con il cuore per il pubblico, a costo di fare battaglie con chi non era d’accordo con le mie scelte. In quarant’anni di carriera, su e giù,  ho cambiato generi differenti tra loro e molto spesso. Ma il mio rapporto col pubblico e sempre stato forte e ho pensato che captasse. Mi sono detta, se io sento un pezzo, lo sentono anche loro. Ed è sempre andata bene, anche nei momenti più difficili. Per esempio, ho cambiato immagine e casa discografia improvvisamente, da Rca a Polygram. Da ragazzetta con le gambe di fuori, (Ragazzo triste, La bambola, Se perdo te, Qui e là, Sentimento) sono diventata come una signora di cinquant’anni e nota bene che all’anagrafe ero una ventenne (La canzone degli amanti, Di vero in fondo, Love story). Però la gente sentiva che quello che cantavo lo cantavo con l’anima. I giovani, a questo punto della mia vita, credo che vedano in me una persona da apprezzare e alla quale ispirarsi, con la possibilità di dire che esiste ancora l’arte di fare la musica. Guarda adesso su Youtube, e sono soprattutto i giovani che ci vanno; con Sogno aumento le visualizzazioni a valanga.
Ci parli un po’ di rock italiano?
Oddio, rock italiano… Allora, Vasco (Rossi) su tutti ! Tra l’altro ho scoperto che prima di diventare un grande veniva ai miei concerti ! Come donna  penso di essere l’unica ad aver fatto veramente il rock, in Italia. L’ho fatto per sette anni, poi me ne sono andata via perché avevo bisogno di riposo. Avevo girato il mondo lavorando per quindici anni dunque dovevo staccare. E poi fare il rock stanca (ride). Però mi sono divertita tanto. Avevo un gruppo splendido composto da batteristi chitarristi e tastieristi molto bravi, inglesi e americani! Mi comprai l’impianto dei Pink Floyd e lo ingrandii, addirittura. E oltre ad aver fatto rock me lo sono anche sponsorizzato, perché se aspettavo che me lo sponsorizzasse qualcuno, a quei tempi, in Italia, stavo fresca! Davvero Vasco mi ha confessato che negli anni di cui stiamo parlando, i settanta, Gaetano Curreri lo portava a vedere i miei concerti. Poi è nata una bella amicizia fra noi. Per questo Vasco ha detto che io sono la sua parte femminile! Quando mi ha mandato il nastrino con E dimmi che non vuoi morire io credevo che fosse uno scherzo perché l’aveva fatta quasi con la mia voce. Nella scaletta di questo tour propongo Un senso che canto “alla Vasco”, dato che lui è la mia parte maschile, almeno così dice lui. (ride!)
Parlavamo di Curreri … Ti deve molto, perché lo hai fatto conoscere alla massa con E dimmi che non vuoi morire…
Curreri è una persona meravigliosa, credo che anche Vasco gli debba molto… Mi chiedevi del rock in Italia, allora citerei la Nannini, Irene Grandi, ma è forse più pop, ultimamente. Naturalmente Ligabue, poi ci sono gli Afterhours… Non è che non c’è il rock in Italia, ci sono anche tantissimi gruppi, ma la maggior parte purtroppo fa la fame perché non riesce ad emergere.
Irene (Grandi) ha ammesso con me che se vuoi avere successo fuori dall’Italia devi fare musica all’italiana.
Certo! Perché è bella e loro bene come noi non la sanno fare. Infatti quando si vuole fare un disco internazionale lo si deve fare il più possibile melodico italiano.
Ti piacciono i Bastard’s Sons of Dionisio?
Sono simpatici, sì, e mi attendo qualcosa da loro! A uno ho rubato un cappellino quando ci siamo incontrati a X Factor .
E di nuove cantanti donne?
Me ne piace una rossa…
Milva?
Ah, ah, ah. Sto parlando di nuove ! Noemi. Si chiama Noemi. E’ carina, mi sembra per bene, mi piace. Ha una voce bella e particolare
Malika Ajane, ha vinto il premio per la critica a Sanremo. Il pezzo l’hai ascoltato?
No, non ancora
Ricordava molto Giuni Russo.
Giuni era una brava. Purtroppo è mancata. Ne ben venga un’altra!
E tutte le altre tue colleghe più o meno giovani?
Lasciamole crescere! E magari ne viene fuori una che non ci si aspetta, come è successo con la Amy Winehouse. Ne esce fuori una che rompe i coglioni a tutte e le sbaraglia. Chissà!
Il tuo ultimo CD live invece si è svolto all’arena di Verona. C’ero anch’io e posso dire che è stata una serata magnifica. Tu eri al meglio della forma e lo scenario era da favola. Lì ti sei divertita? Eri emozionata per il fatto che stavi a poche ore da casa tua a Venezia?
L’arena di Verona è sempre l’arena di Verona! Tanta gente, scenografia naturale meravigliosa … Un luogo avvolgente, dove cantare e’ sempre bello, io c’ero stata da bambina a fare un saggio nel balletto dei cigni, essere su quel palco e’ emozionante, anche se devo dire che mi sono sentita più a casa nel 2004 quando ho fatto un concerto in piazza san Marco a Venezia. Era l’inaugurazione del carnevale. In 50 mila tutti per me e quella piazza in quel punto l’avevano data solo ai Pink Floid, che emozione! Casa!
L’inedita sorpresa del concerto all’arena è stata la cover degli alunni del sole E mi manchi tanto. Perché l’hai scelta?
Ahh! Perché ce l’ho qui, nel Juke Box. Una sera mi è venuto a trovare un mio amico dall’America. Era tarda notte e stava andando, poi si ferma davanti al Juke Box e mi dice “ah no. Prima di andare devi farmi ascoltare una canzone italiana che ti piace”. Io ho schiacciato un bottone ed è venuta fuori quella canzone degli alunni del sole. E sono rimasta rapita di nuovo come da ragazzina quando pur facendo rock, se trovavo un Juke Box mettevo E mi manchi tanto e altri pezzi loro. Mi piacevano, mentre i miei musicisti si incazzavano da morire, ovvio. Poi, lì a Verona, l’ho provato nel pomeriggio, per la prima volta e la sera l’ho fatta tipo regalo per il pubblico e per me  … Mi e’ sembrato di tornare indietro nel tempo.
Eri in gran forma vocale, quella sera.
In tutti i concerti lo sono, ringraziando il signore.
Nel doppio cd con il concerto di Verona hai messo anche E io verrò un giorno là, che hai portato a Sanremo l’anno scorso.
Penso sia un pezzo straordinario e ho voluto portarlo alla gente. Cosa meglio di Sanremo per farlo ascoltare, per radio non l’avrebbero passato. Allora che fai? Ecco perché sono andata al festival.
Quest’anno non ci sei andata. Ma l’hai visto?
No. Ero all’estero e sono stata tentata di cercare il canale ma poi ho preferito evitare perché guardare Sanremo, a me, fa gonfiare gli occhi. Non sto scherzando, mi vengono due occhi così! Quando ci vado non mi succede niente perché sono coinvolta e penso solo a me stessa, ma forse troppa musica tutta insieme non mi fa impazzire di felicità.
Sono circolate alcune voci che ci saresti dovuta essere anche quest’anno con una canzone di Ruggeri.
Ruggeri mi ha mandato un pezzo, ma l’anno precedente. In questa edizione non ho mai pensato di andarci, neanche come super ospite. In tutta sincerità, credo di avere chiuso con Sanremo
Quest’anno c’è stata una grande dicotomia tra quello che ama la giuria di qualità e quello che invece ama il pubblico da casa. Ed è stato imbarazzante constatare che certe canzoni come quella di Pupo, esclusa giustamente dalle giurie di qualità, il pubblico l’abbia fatta ripescare e arrivare a un immeritato secondo posto. Sembrerebbe, per assurdo, che i prodotti che funzionano oggi in Italia sono quelli di basso livello. E non solo musicalmente parlando. Tu cosa ne pensi?
Se le persone che stanno lì a produrre e distribuire queste cose vogliono così… Non possiamo mica tirare loro le bombe!
Loro danno quello che la gente vuole! I best-seller, parlando di libri, allora, secondo te vanno letti o evitati?
Evitati! Leggere però è importante, e dei libri non si può fare a meno. Colgo l’occasione per dire che se vogliamo davvero aiutare la musica a vendere, dobbiamo far sì che sia abbassata l’IVA. Deve essere al 10% come per i libri. Possibile che tutti i libri siano considerati cultura e la musica no?
Tu, a 29 anni avevi già trionfato a Canzonissima con pezzi, tanto per citarne uno, come Tutt’al più!
Eh già. (e scoppia a ridere). Avevo cominciato a 15. I giornalisti mi facevano sempre le stesse domande che riguardavano gli amori, il culo, la tetta. Due palle! Non parlavano mai di musica! Mai. E questo mi offendeva moltissimo. Poi sono fuggita in America…
Io ho sempre avuto l’impressione che tu non eri e non sei avanti, ma sono gli altri che erano e sono indietro!


Può essere che sia anche così
O magari tu sei un po’ avanti e gli altri un po’ indietro, e la distanza diventa enorme senza che ve ne possiate accorgere…
Ci sono delle cose mie di tanti anni fa che vanno bene adesso, è vero.
I giorni dell’armonia è una canzone meravigliosa, e a Sanremo ’95 non la considerarono nemmeno. Adesso tutti te la chiedono…
Con quella canzone arrivai ultima, però è vero, era difficile e non adatta al festival. O forse non ultima… Ultima forse Pigramente signora, addirittura! Comunque anche se certe mie canzoni sono state apprezzate in ritardo mi fa piacere. Eppoi io non ho proprio il senso del tempo. Questo disco nuovo invece è al passo con i tempi e non credo che avrà successo tra vent’anni. Spero che avrà successo quando uscirà.
Con questo tuo nuovo album preferiresti piacere o stravendere, che di questi tempi mi pare le due cose non vadano in coppia.
Ma dai, magari piace talmente tanto che lo comprano tutti… (ride) . Sono d’accordo con te che non si vendono più dischi. La musica deve fruire e se vuoi sentire un pezzo ormai te lo scarichi anche gratis. Le vendite al massimo oggi in cifre sono cento mila. Con settantamila ti danno il disco di platino e quando pensi che La bambola o Pazza idea vendettero ciascuna un milione in un mese e solo in Italia! Comunque abbassiamo l’IVA, e tuteliamo meglio Internet. I’tunes va bene, ma perché far scaricare la musica gratis ? La pirateria va combattuta, non solo quella per strada
Uno dei tuoi vecchi album che mi ha conquistato quando ero un giovanissimo anch’io è Sì incoerenza. Ma a tutt’oggi non riesco a capire come puoi essere definita incoerente tu! Ma dove sei incoerente? Ecco la domanda. Che quando ti volevano mandare a Sanremo con Donna con te hai puntato i piedi perché non ti piaceva il testo. E scusa se avevi ragione! Poteva andar bene giusto per una lambadina da ballare d’estate in balera…
Sai che cos’è? Avendo io fatto studi di un certo genere fin da piccola, avendo avuto maestri molto importanti, avendo avuto una nonna come la mia, avendo cominciato a far musica a quattro anni…non ce la faccio proprio a cantare qualcosa di troppo banale. Addirittura da piccola pensavo che fare la cantante non fosse il meglio per me,  il mio sogno era fare la direttrice d’orchestra e non è detto che non la faccia per concludere la mia carriera! Mi bastano due anni per riprendere tutto quanto… Dovrei ricominciare con dei piccoli ensemble, ovviamente. Potrebbe essere una grande sorpresa. Il carattere e la personalità non mi mancano! Pensa che la prima volta che sono entrata in uno studio di registrazione ho trovato un pianista che non sapeva suonare. Io sono andata lì, l’ho spostato e mi sono messa a suonare io. Mi sembrava l’unica cosa da fare. Neanche discutere. Io ho scritto arrangiamenti anche per grandi orchestre, quando ho lavorato con Bill Conti, proprio nel disco che citavi tu, Sì incoerenza. Non ti bastavo più, per esempio. Sempre in quegli anni, l’abbiamo fatta anche in una versione più lunga dell’originale di 55 secondi con una sezione centrale di musica e testo, che non era stata pubblicata nella versione del singolo. La feci anche in inglese: I Wasn’t Good Enough con testo firmato dal grande Shel Shapiro. Questa versione è stata brevemente reperibile sul mercato del collezionismo attraverso dei CD singoli realizzati in edizione limitata proprio da voi di raro! Nel 1995. CD ormai introvabili. Lo sai meglio di me.
A Milano, alla triennale, c’è una mostra di abiti di Greta Garbo. Il suo stile mi ha fatto pensare al tuo.
Quando vai a lavorare, mi hanno insegnato a casa mia, ti devi vestire bene. Il mio comunque è uno stile comodo. Poi e’ chiaro che una bella performance deve essere accompagnata da un abito di livello
Qualcosa rimpiangi di non avere fatto?
Sai, mi dispiace non aver lavorato con Antonioni. Ma ero sempre in tour mondiale, tempo libero, niente . Così non ho potuto fare Professione reporter e neanche Il giardino dei Finzi Contini. Il primo mi avrebbe proprio divertito, c’era Nicholson. E con De Sica sarebbe stato un onore lavorare, mi era molto simpatico, ma se avessi accettato avrei dovuto rompere altri contatti e contratti. Comunque non è detto che non faccia qualcosa, per il cinema, oltre le colonne sonore, èh!
Cosa ne pensi del cinema italiano?
Non lo seguo più di tanto. Mi è piaciuto finché ci sono state le commedie all’italiana. I De Sica, Monicelli, Risi… Etc etc. Adesso Ozpetek, Muccino. Ho visto Alla ricerca della felicità,  buono, ma l’ha fatto in America, con attori americani. La regia era bella, non sembrava neanche italiana. Ozpetek con Mine vaganti ha fatto un bel film, scorre bene, fa riflettere , sorridere e piangere
E dell’immagine delle attrici e delle soubrette giovanissime cosa ne pensi?
Sono tutte un po’ simili. Come si truccano, come si vestono, e poi, se ti ritocchi leggermente, ti ritocchi anche quello che si ritocca anche l’altra alla fine.
La tua giornata tipo?
Non ho una giornata tipo perché dipende: se sto lavorando e rimango fuori fino a tardi sono morta di stanchezza e mi rimane quel poco di energia per giocare con Meme’. Gli tiro le palline. Lui si chiama Memè come tutti i gatti di Venezia. Se sono a casa tranquilla faccio il tapis roulant che mi fa bene anche al respiro, leggo e sto in silenzio. In ogni caso faccio danza tutti i giorni, e quando salto perché non ho davvero il tempo per respirare, soffro, sono troppo abituata!
E a Venezia, ci vai spesso?
Per lavoro. Ma sono sempre più dispiaciuta nel vederla degradare e sempre meno abitata da veneziani. Ha troppi problemi , l’acqua alta è uno dei tanti e vederla così quando si potrebbe fare tanto, mi fa soffrire. Allora se devo andare, vado, ma scappo prima possibile; quando hai amato molto qualcosa di bellissimo è difficile sopportarne il degrado
In America hai una casa tua?
Sì sì. A San Francisco. E ho un sacco di amici.
Hai qualche viaggio in programma?
Vorrei, se potessi. Vado in Giordania ad Amman, ho un concerto il 12 aprile.
Vorresti rinascere?
No assolutamente!
E se proprio fossi costretta?
Speriamo di no. Già l’ultimo calcetto per farmi venire giù me lo ricordo ancora bene! Spero di non nascere un’altra volta, e spero di chiudere questa vita in pace, magari in un’isoletta lontana con quel poco che serve per vivere, un po’ di cibo, libri, della buona musica… Porterei anche un pianoforte e magari un televisore con tanti decoder, altrimenti mi mancherebbero troppo i serial e i gialli di Agatha Christie, quelli con Poirot in particolare!
Poirot? Hercule poirot?
Proprio lui. Io amo il suo personaggio, stimola le cellule grigie. Quando vedo che ne danno uno in tivù mando via tutti, con una scusa o con l’altra perché amo godermeli indisturbata!

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lucio nocentini 18 marzo 2010

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