Archivi giornalieri: 26 ottobre 2017

MAGAZINE star – PENSIERO STUPENDO

PRAVISSIMA

Patty Pravo

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Patty Pravo è nata a Venezia il 9 aprile 1948.
Qui ha studiato pianoforte, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio Benedetto Marcello. Una carriera, iniziata nel 1966, straordinaria: 27 album, 85 pubblicazioni internazionali, oltre 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. I suoi concerti live del mese di marzo si concludono il 30 e 31 al Blue Note di Milano.

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MAGAZINE star
PENSIERO STUPENDO

di Antonio Osti

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Inarrivabile Patty Pravo. Bella, sexy, ha dettato la moda a intere generazioni e ha vissuto amori appassionati e discussi. Geniale e libera, sempre coerente con se stessa. Eccola in alcuni scatti di Bruno Oliviero in riva al mare e in acqua. Quando? Ieri, oggi, domani

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Il nuovo singolo di Patty Com’è bello far l’amore è la colonna sonora dell’omonimo film diretto da Fausto Brizzi uscito a febbraio. Con la sua solita eleganza, la diva della canzone italiana regala nuove emozioni con un brano intenso e coinvolgente, scritto da Bruno Zambrini, Fausto Brizzi e Marco Adami. Così commenta  la Pravo: «Come avrei potuto dire di no ad un regista come Fausto Brizzi? E come dire di no al mio amico Zambrini? E poi mi piace ascoltare le mie canzoni al cinema!».

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Un giorno a Parigi sugli Champs Elysées, passeggiando con Mick Jagger e parlando del più e del meno…». Straordinaria Strambelli, che racconta con assoluta nonchalance uno dei tanti incontri importanti della sua vita. D’altra parte, una che da piccola frequentava Peggy Guggenheim ed Ezra Pound, Cesco Baseggio e il cardinal Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII)… Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo. Come chiamarla? Sentiamo lei (nel libro scritto con Massimo Cotto Bla, bla, bla…): «Come vuoi. Nicoletta, Nic, Nico, Nicky. Ma anche Patty va bene. Chi mi è davvero vicino mi chiama Strambelli. E anch’io mi chiamo così. I nomi sono nomi e basta. Certo, nessuno mi chiama Nicola, che è il mio vero nome. Strana scelta, lo so. Di mia nonna che amava questo nome perché aveva un debole per lo zio Nicola». È l’ultima Diva della musica italiana.  Già ragazza del Piper, anche se ricorda: «Sono passata alla storia come “La ragazza del Piper”, ma, in realtà, al Piper mi sono esibita non più di sei, sette volte». Ha attraversato la storia di questa nostra Italia cantando, andandosene ogni tanto, ritornando alla grande, tra parecchi amori e qualche scandalo: «Chi è libero non può essere comprato. La libertà è costosa e gli altri te le fanno pagare; dunque meglio portarsi dietro solo quella. Niente, perché tutto pesa. Io giro sempre sguarnita. Ti fai meno male. Tutti, parlando di me, hanno sempre citato il termine “trasgressione”. Io non sono trasgressiva. Si trasgredisce contro qualcosa o contro qualcuno. Io sono semplicemente libera. E, francamente, mi sono proprio stufata di questi quattro ragazzini che oggi si credono di essere grandi provocatori. Hanno vent’anni, il mondo in mano, e si lamentano». Politicamente  scorretta? «Questa storia che io e Lucio Battisti fossimo fascisti, francamente non l’ho mai sentita in quegli anni. Solo dopo, molto dopo, qualcuno cominciò a dire che Lucio era di destra, ma non negli anni Settanta. Lucio era amato da tutti, e nessuno pensava alle sue idee politiche. Semplicemente, immagino che tutti quegli artisti che non erano dichiaratamente schierati a sinistra fossero considerati di destra. In quel decennio si esagerava in tutto e bisognava prendere posizione. Quelli che se ne fregavano, come me e Lucio, erano pochi. Io comunque non ho mai sbandierato le mie idee». Come conquistarla? Non con i fiori: «I garofani emanano una puzzetta sgradevole. Le rose rosse non soddisfano il mio gusto estetico. Se proprio qualcuno mi vuole portare dei fiori, può scegliere quelli da campo, o le composizioni (ci sono fiorai bravissimi che trasformano un  piccolo mazzetto in un capolavoro armonico di natura e bellezza). O tulipani gialli. I doni che amo di più sono quelli semplici, piccoli pensieri fatti con amore». Allora, perché non provare con una bottiglia di vino? «Il vino non mi piace. Bevo acqua. E tè. Dentro il tè ci metto il ginseng. Al mattino tra acqua e tè con ginseng arrivo a circa due litri, cosa che a una persona normale farebbe venire subito la tachicardia. A me, invece, rilassa.
È il mio corpo che decide per me, anche contro ogni regola del buon senso. Ed è per questo che i dottori al mio check-up annuale mi cacciano via subito, dicendomi che ho un’età biologica che forse è meglio che non vi riferisca…». L’ultimo exploit, per ora? Sentiamolo raccontato dal giornalista Cesare Cunaccia che l’ha seguita dal vivo: «Patty Pravo, semplicemente un mito. Pravo l’ha saputo dimostrare ancora una volta lo scorso 18 febbraio, il proprio straordinario talento, sul palcoscenico del Gran Teatro La Fenice di Venezia, la sua città natale, dove è ritornata per ricevere il prestigioso Cavalchina Award, conferitole per la superba parabola del suo lungo, favoloso percorso nella musica, ma anche per l’assoluta autonomia, la potente caratura di personalità, di donna e artista fuori da ogni possibile regola e definizione. Arrivata in Sala Grande su un destriero candido, Patty Pravo ha cantato un suo cavallo di battaglia, Col tempo, versione italiana di Gino Paoli di un malinconico sublime brano del chansonnier francese Léo Ferré, Avec le temps, proposta in maniera icastica, essenziale e toccante. Portava un geometrico abito antracite dello stilista palestinese Jamal Taslaq, vita altocinta a ramages neri, su una gonna ampia e svasata, una corolla rovesciata di purezza rinascimentale. Lei, araldica e lontana, partecipe e struggente, un leggìo con lo spartito accanto e soltanto il pianoforte ad accompagnarla, stagliata su una penombra avvolgente. La sala, affollatissima di un pubblico d’ogni età e provenienza, convenuto alla Fenice in occasione del Gran Ballo in maschera della Cavalchina, messo in scena da Matteo Corvino, d’improvviso catalizzata, silenziosa, catturata all’unisono da uno di quegli attimi irripetibili, arcani che talvolta la sorte ti può regalare. Molti i francesi, alcuni, che non la conoscevano, subito affascinati, sedotti dal sortilegio in atto». Altri sortilegi nei concerti live di Patty in questo mese di marzo, che si concluderanno sul palcoscenico del Blue Note di Milano (30 e 31). Ad aprile la nuova canzone scritta per lei da Vasco Rossi e a giugno la tournée estiva. Straordinaria Strambelli!
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(Photo © Bruno Oliviero)

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Photo ultima ( costume e corda )

Patty Pravo ha collaborato con veri e propri mostri sacri della musica: Vinicius  de Moraes, Léo Ferré, Jacques Brel, Neil Diamond, Lucio Battisti, Franco Battiato, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Vasco Rossi, Giuliano Sangiorgi e Morga

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