Archivi giornalieri: 26 giugno 2018

E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE (Featuring Fiorella Mannoia – Quello che le donne non dicono)


E DIMMI CHE NON VUOI MORIRE (Featuring Fiorella Mannoia – Quello che le donne non dicono)


Allora, lui è sposato. Lei è l’amante. Lui la fa girar, la fa girar, la fa girar come fos… se… una… bam… bola (e per lei non è niente di nuovo). Quindi la molla al suo destino. Dopo qualche anno, come la maggior parte degli uomini, torna sul luogo del delitto, ma lei non fa troppe storie. Sì, è delusa e disillusa, emette una tipica espressione pattipravesca di elegante tedio, ma non si nega. Si offre con noncuranza, chiedendo: “Vuoi far l’amore con me?” come se domandasse “Dov’è il telecomando?”. Ha solo due desideri: 1) essere portata al mare – 2) sapere che lui non vuole morire.

Se non fosse per la musica suadente, uno sarebbe legittimato ad aggrottare la fronte nell’espressione intensamente dubbiosa che ha reso noto il piccolo protagonista del telefilm Arnold. “Che cavolo stai dicendo, Pravo?” Insomma, lui se la sta scialando alla grande, con te, la moglie e forse qualche escort; l’unica cosa che può turbarlo sono le loro richieste finanziarie, ma tra i suoi desideri, quello di morire non compare affatto… Oppure non hai notato che un attimo dopo la domanda: “Vuoi far l’amore con me” è rimasto in men che non si dica in mutande (e calzini)? Naturalmente lo stato confusionale non è imputabile alla Patty, anche se si sa che è una che non si è negata niente, neh! Il fatto è che queste canzoni su donne definitivamente deluse dagli uomini, in realtà nascono quasi tutte da penne maschili (o al limite da quella di Cristiano Malgioglio). La Vanoni, Mina, Mia Martini, Fiorella Mannoia, ci sono dovute passare tutte… Anzi, torniamo pure alla Mannoia, il cui brano più celebre, Quello che le donne non dicono (di Enrico Ruggeri), ha per sfondo una situazione assimilabile a quella di E dimmi che non vuoi morire. A casa Mannoia c’è un ultimo disperato anelito per i complimenti dei playboy che non arrivano più. Per delle rose e nuove cose nelle sere tempestose. A casa Pravo, c’è uno stanco scetticismo: “Sono tutti quanti degli eroi quando vogliono qualcosa”, mormora con una smorfia la diafana signora di mezza età, versandosi due dita di Chivas di fianco a una foto appesa al muro che la ritrae ai tempi in cui era la ragazza del Piper. E inaspettatamente, mentre la rossa, muscolare Fiorella si propone come quarantenne bambola da far girar (“cambia il vento ma noi no, non saremo stanche, neanche quando ti diremo ancora un altro sì”), la Bambola originale, la esile e bionda Patty, manifesta il proposito opposto, con un “la cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me” propositivo anche se un po’ confuso (tenete conto che gli autori sono Gaetano Curreri e Vasco Rossi. Il primo non di rado si ingarbuglia nello slancio, il secondo probabilmente si è limitato a scompaginare l’analisi logica di alcune strofe dopo aver tentato in tutti i modi di imporre, come ritornello, la vocale “Eeeeeeee!”).


DIAGNOSI FEATURING TERAPIA –

E’ molto probabile che chi si distrugge per una delle due canzoni abbia un’alta opinione anche dell’altra: entrambe mettono in scena lo sfiorire femminile e la mestizia che lo accompagna. La donna-Mannoia, nonostante il vitalismo vocale del ritornello, continua a farsi trascinare dalla vita e da chiunque possa citofonare alle 23,45 al suo appartamento all’EUR per colorare le sue notti bianche. La donna-Pravo è anche lei una ex topolona che ne ha viste tante, ma non si aspetta più nulla, capisce che bisogna cambiare la vita che l’ha delusa più del babbeo in mutande (e calzini) che non la farà certo girare; quindi, che perlomeno la porti al mare… Si tratta di un’elaborazione un po’ cinica ma adulta della depressione, che chiede comunque all’amante il retrogusto del sogno (“fammi sognare, portami al mare”), consapevole che di più non avrà. L’errore comune di chi ascolta questo brano può essere quello di interpretare il tutto come una resa, uno sprofondarsi nel ruolo di zerbino in cocco che Ruggeri immagina per la donna-Mannoia. Del resto, l’intricato ritornello sul cambiamento messo giù dai due rocker emiliani per Patty è oscuro come il Lambrusco. Quindi, per contribuire a migliorare le aspettative di chi si sente vicino/a al baratro degli “anta”, suggeriamo La donna d’inverno, di un metaforico ma baldanzoso Paolo Conte. “Perché d’inverno è meglio / la donna è tutta più segreta e sola. (…) E mi domando in fondo se mentre lei splende sul sofà d’inverno, d’inverno non sia anche più intelligente”.


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