RASSEGNA STAMPA 1968 – SELEZIONI – ROMANZI SOGNO

RASSEGNA STAMPA 1968 – SELEZIONI

Rassegna Stampa 1968 – Selezioni

ROMANZI SOGNO – INSIEME SUL TRAGUARDO DELL’ESTATE – LUGLIO

Più che mai sulla cresta dell’onda, ben salda nelle classifiche discografiche, Patty sta per iniziare un’estate di fuoco, che la porterà in

giro per tutta l’Italia in una serie ininterrotta di esibizioni. In questo servizio la cantante ci parla di se stessa, prendendosi

bonariamente in giro e confidandoci speranze e sentimenti.

Non mi sono sposata. Non sono un uomo. Non sono neppure scomparsa dalla scena della canzone, come troppo affrettatamente qualcuno

aveva pronosticato, parlando di me qualche mese fa. Sono qui, pronta per un’altra estate di fuoco, un’estate che trascorrerò soprattutto in

mezzo a voi che siete il mio pubblico e i miei amici. Non c’è nessuna polemica in quello che ho detto. Io non amo le polemiche, almeno

queste, e quando scrivono le cose più assurde sul mio conto lascio fare, senza neppure sentire il bisogno di dare una smentita. Io vivo la

mia vita, e lascio che gli altri facciano ciò che vogliono. Non è per essere snob, né perché sia scontrosa o giudichi gli altri con un’aria di

superiorità, dandomi delle arie. Qualcuno potrà anche avere questa impressione, ma ciò dipende soltanto dal mio carattere, e non dal fatto

che in un paio d’anni sono diventata una cantante piuttosto nota. Anzi, io vorrei essere amica con tutti, anche con quelli a cui do questa

impressione antipatica: soltanto vorrei che cercassero di capirmi, di capire le mie idee, o per lo meno le rispettassero, come io rispetto le

loro. Il guaio è che io non so essere tempista, opportunista. Io sono troppo istintiva. Se devo dire una cosa sgradevole, non so mai

aspettare il momento giusto per farlo, quando io sono tranquilla e gli altri ben disposti. Lo dico, anche a costo di “guastarmi” con

qualcuno. Però ho tanti amici, che mi vogliono bene e mi capiscono, e con i quali io passo ore piacevolissime in lunghe chiacchierate.

Quando ne ho il tempo, naturalmente. E così, con questa introduzione, eccoci arrivati a noi, cari lettori di Sogno. Eccoci al nostro appuntamento con l’estate. Per me l’estate è

sempre stata una stagione bellissima, e da qualche anno è anche una stagione fortunata. Nel 1966 è avvenuto il mio debutto come

cantante, e durante l’estate, Nicoletta Strambelli, una ragazzina capitata per caso a Roma, è diventata Patty Pravo. Alla fine dell’estate

(mi permettete di non essere sempre modesta?) chi seguiva il mondo della canzone ormai sapeva che c’era una certa “Patty Pravo”. Lo

scorso anno col Cantagiro ho capito quanto il pubblico mi volesse bene: ad ogni tappa erano degli autentici assedi. E’ finita l’estate e sono

ricominciate le voci sul fatto che ormai fossi finita anch’io. Bene. Ecco qua. Intanto è appena uscito il mio primo long-playing, che si

intitola PATTY PRAVO. Tra qualche giorno sarò a Venezia, alla Mostra Internazionale di Musica leggera, per presentare due canzoni: La

bambola e Se c’è l’amore. Probabilmente le conoscete, la prima è una canzone della casa musicale di Morandi, che mi è stata affidata da

Gianni dopo che erano state sentite anche altre cantanti. Io l’ho interpretata un po’ a modo mio, e credo che non sia il caso di spenderci

altre parole. Non sarò al Cantagiro: quest’anno ho preferito la Mostra di Venezia perché nel frattempo mi si erano accumulati troppi

impegni per consentirmi di prendervi parte. E poi mi fa piacere di poter tornare, con una manifestazione così importante, a Venezia, che è

la mia città, in cui ho vissuto fino a quando non ho deciso di trovare la mia strada e in cui tuttora ho degli affetti profondissimi. Ma il fatto di

non vedermi al Cantagiro non vuol dire che non potrete incontrarmi. A parte la televisione (dopo le trasmissioni delle scorse settimane, e

quelle di Venezia, ci tornerò il cinque luglio col nuovo varietà di Raffaele Pisu, “Vengo anch’io”, e in occasione del Festival di Pesaro, il 24

e il 25 luglio) a giorni comincerò un mio personale minuscolo Cantagiro che mi terrà impegnata ogni giorno per tutta l’estate. Ve ne

racconto le tappe principali: il 6 luglio a Salerno, il 10 a Viareggio, il 13 a Sestri Levante e il 14 a Ravenna, il 27 a Lecce e il 28 a Brindisi. Il

3 agosto sarò a Positano, il 5 a Termoli, il 6 a Riccione, il 7 a Civitanova di Ancona, il 10 a Lerici, l’11 a Pesaro, il 12 a Forlì, il 13 a Vercelli, il

14 a Livorno, il 17 a Catanzaro; il 24 a San Casciano e il 25 a Ischia. Ci sono dei giorni vuoti, che devo ancora dividere tra gli impegni

televisivi, le incisioni e le altre serate che mi sono state proposte. Per il resto, cioè per dopo l’estate, non ho ancora fatto alcun programma. Sicuramente continuerò a lavorare, dovrei interpretare qualche

altro film, fare qualche tournée all’estero, dove hanno incominciato a richiedermi con sempre maggior frequenza, dopo che il viaggio in

Canada, in maggio, mi ha fatto trovare anche là tanti amici. Ma non voglio fare alcun programma: per quello ci pensa già l’avvocato

Crocetta, il mio impresario, l’uomo che ha fatto di me una cantante invitandomi per primo a esibirmi nel suo locale, il Piper. Vi ricorderete

tutti come mi chiamavano un anno fa: La Reginetta del Piper. Per un po’ io ho lasciato fare: dopotutto dovevo della riconoscenza a quel

locale, a quel nome. C’ero approdata una sera, con degli amici, che ancora stavo cercando di risolvere i miei problemi, trovare uno scopo

alla mia vita, e improvvisamente vennero risolti. Non perché quello di fare la cantante fosse stato da sempre il mio sogno, anzi, io avevo

studiato musica e pianoforte con ben altre prospettive: avrei dovuto insegnare, finché un bel giorno non decisi di piantare tutto – ero quasi

prossima al diploma al Conservatorio – perché mi ero resa conto che quella non era la mia vita. Cosicché piantai tutto, la casa della mia

nonna, che mi aveva ospitata e coccolata per tanti anni, quella dei miei genitori dove ero tornata a vivere da pochi mesi, i miei due fratelli,

Giancarlo, che oggi ha 15 anni e Fiorella, che ne ha poco più di dodici, per andare in giro per il mondo. Sono stata in tanti posti, ho

imparato a vivere, ho conosciuto gente nuova, idee nuove. Ma ancora non sapevo che cosa avrei fatto quando sono approdata a Roma. Il

Piper, o meglio, il suo pubblico, ha risolto tutto per me. La canzone mi ha dato la possibilità e i mezzi per vivere come voglio, di frequentare

gli amici che voglio. Per un po’, dicevo, il titolo di Reginetta del Piper mi ha fatto piacere, poi mi è sembrato ridicolo, mi sono stancata e ho

chiesto agli amici di chiamarmi soltanto col nome con cui mi ero ribattezzata, cioè Patty Pravo. Anzi, vi confesserò che a me piace

soprattutto essere chiamata col mio vero nome, Nicoletta, perché io, anche se mi sono trasformata, non ho rinnegato niente del mio

passato; né la mia fanciullezza, né la mia famiglia, né gli amici di un tempo, quando non ero nessuno, e che per me sono rimasti sempre

quelli che erano allora, come lo sono io per loro. Oggi io ho accettato questa vita, ci sono dentro come tanti altri. L’ho accettata e la ritengo un’ottima esperienza, come non riesco ancora a

considerarla come base della mia esistenza. Potrei piantare tutto da un momento all’altro, perché io sono sempre alla ricerca di qualcosa e

niente mi soddisfa mai pienamente. Per questo, io non voglio mai fare programmi che vadano molto lontano: non so se poi avrò la forza di

mantenerli. Non perché me ne possa pentire, come non mi sono mai pentita di ciò che ho fatto, ma perché mi sembra assurdo fare grandi progetti per il futuro. Oggi sono Patty Pravo. Tra qualche mese potrei innamorarmi, e decidere di vivere la mia vita di donna, soltanto

restando a fianco dell’uomo che mi vuole bene, e Patty Pravo scomparirebbe per sempre. Ma quando ho preso un impegno, statene certi,

lo mantengo. Proprio perché alla base della mia vita c’è una grande serietà, soprattutto con me stessa. Non fingo mai. Qualche volta mi

piace essere misteriosa. All’inizio l’ho fatto anche un po’ di proposito, perché mi aiutava ad attirare l’interesse su di me. Ma poi tutto questo

mistero ha cominciato a darmi fastidio, era soltanto ridicolo. Infatti io ho detto tutto su di me. Cosa ho fatto nella mia giovinezza, dove

avevo vissuto, dove avevo studiato, perché me ne ero andata di casa. C’è ancora chi vorrebbe sapere dove sono stata in quel periodo, ma è

una cosa che non ha nessuna importanza: ho fatto come molti giovani della mia età, che un bel giorno decidono di vedere il mondo,

conoscerlo per imparare proprio a capirlo e questa è una cosa che si può fare soltanto andandovi in giro. Cosa si fa per vivere in quel

periodo? Che cosa importa se un ragazzo va in un campo di lavoro a raccogliere patate o in un albergo a lavare i piatti, finché non ha

messo da parte quei quattro soldi che gli consentono di girare ancora un po’ senza fare niente? Forse è proprio così che si impara a

conoscere le cose, sicuramente meglio di chi la sua esperienza la fa soltanto vivendo nei grandi alberghi, o frequentando i teatri o le case

di pochi amici. Perciò che importanza ha quali paesi ho visitato, quali lavori ho fatto? Certo ho imparato a conoscere i miei coetanei meglio

di molti altri, a capirli, sentire i loro desideri, le loro aspirazioni. E quando ho cominciato a cantare, ho anche cercato di esprimere questi

loro fermenti, senza dei quali il mondo non andrebbe avanti. Ma oggi ho ben poco da rivelare ancora su di me, ben poco che non sia

conosciuto. Il mio mistero, semmai, è quello del futuro, e lo è per voi come per me.

Ormai c’è chi è abituato a vedere in me la donna-mistero, quella che ha una doppia vita da nascondere, la donna venuta chissà da dove,

che vive non si sa come. I miei amici ogni tanto mi raccontano le chiacchiere che sentono in giro sul mio conto: roba, ragazzi, da rotolarsi

dalle risate. Ve ne racconto qualcuna? Quella che sono misteriosamente sposata l’avete letta su qualche giornale. Il mio misterioso sposo

sarebbe un giovane inglese, che “vive” nella mia ombra, schiavo di me. Per starmi vicino suonerebbe nel mio complesso. Beh, che quel

ragazzo, Gordon, mi sia simpatico non l’ho mai nascosto a nessuno, altrimenti non me lo sarei portato dietro da Londra. Ma se volessi

sposarlo chi me lo impedirebbe? Perché dovrei nasconderlo? Il giorno che mi sposerò non farò niente per tenerlo nascosto; in fondo, ormai

me ne sono accorta, basta che dica una cosa a “pochissimi” conoscenti e il giorno dopo la ritrovo stampata su tutti i giornali. Magari lo

terrei per me sino al momento del matrimonio, perché questo è un fatto troppo personale per trasformarlo in una manifestazione

pubblicitaria, e magari scomparirei dalla circolazione per un paio di mesi, per godermi in pace i primi giorni di vita a due, ma non farei

niente per nasconderlo. Perché, e lo chiedo al mio pubblico, forse che non vorreste più ascoltare le mie canzoni se io mi sposassi? E allora

veniamo alle chiacchiere, che in fondo mi divertono. Come quando hanno detto che sono un uomo. Questa poi! E’ vero che quando ero

piccola, anche se dai quattro ai sette anni ho studiato danza classica, io preferivo giocare con i maschietti anziché con le bambine, e nei

primi anni in cui frequentavo il Conservatorio volevo a tutti i costi giocare al pallone nella squadra della scuola assieme ai maschi – mi

piaceva il ruolo di terzino – sicché erano botte da orbi, perché i maschi non sapevano dirmi di no, ma poi durante le partite cercavano di

intimidirmi e di farmi cambiare idea con il “gioco atletico”, come si direbbe oggi; ma da questo ad essere un maschio c’è pure qualche

differenza. Non vi pare?

E sapete perché queste voci continuavano a prendere piede, al punto che c’è ancora qualcuno che ci crede? Perché quando andavano

all’anagrafe a chiedere conferma dell’esistenza di Nicoletta Strambelli, invariabilmente si sentivano rispondere che non c’era nessuna

Nicoletta Strambelli. Per forza! Io ho la mia casa a Roma, una casa che mi sono fatta da sola e che mi piace moltissimo; ma per l’anagrafe

faccio ancora parte della famiglia di mio padre, a Venezia. Basta chiedere, e anche questo mistero verrà svelato. E ancora tutte le altre

chiacchiere: che non ho gli anni che dico ma almeno dieci di più, che sono calva e porto una lunga parrucca. Adesso mi manca soltanto che

dicano che ho un occhio di vetro e una gamba di legno, e sono come la sposina della famosa barzelletta. Certo, ho anch’io i miei piccoli

difetti. Uno di questi è proprio il mio carattere, che non mi fa sembrare simpatica a chi viene a cercarmi non animato da uno spirito di

amicizia, ma per trovare in tutti i modi un mezzo per criticarmi. E allora, visto che mi trovo di fronte ad un muro di pregiudizi, che sono falsi

e sbagliati, finisco col diventare ancora più antipatica, così almeno nessuno resta deluso. E così non so sopportare chi vuole a tutti i costi

impicciarsi dei fatti degli altri, come quando vogliono scoprire ad ogni costo i miei amori, i miei fidanzati. Certo, anch’io sono una donna.

Anch’io ho provato simpatia per qualche ragazzo, o qualcosa di più che una semplice simpatia. Ma di questo non ho mai voluto parlarne, e

non per fare ancora la misteriosa. Il fatto è che nel nostro mestiere, quando si è sulla bocca di tutti, non ci si può permettere una vita

privata. E’ questo l’aspetto negativo della nostra vita. Non ci è permesso, come a qualsiasi ragazza, qualsiasi ragazzo, fare degli

esperimenti, cercare la persona con cui si sta bene, perché subito si sarebbe sulla bocca di tutti e anche il giorno in cui tutto fosse finito a

ciascuno di noi resterebbe per sempre appiccicato il nome dell’ “altro”. Quando ho creduto di innamorarmi, di essere innamorata, ho

sempre dovuto fare l’impossibile per non far sapere quanto mi stava accadendo: non perché avessi qualcosa da nascondere, ma perché

tutto sarebbe stato rovinato dalla curiosità di chi voleva sapere. In ogni caso, sia che la mia scelta potesse diventare definitiva, sia che

dovessi accorgermi io stessa, di lì a poco, che era una scelta sbagliata. Ma ora, ripeto, non ho tempo di pensare seriamente a queste cose.

Il giorno in cui mi accadesse veramente di essere innamorata, e di volere una famiglia mia, allora probabilmente pianterei tutto, e Patty

Pravo sarebbe morta per sempre. Oggi devo pensare al mio lavoro, a quelli che compongono il mio pubblico, che continuano a dimostrare di volermi bene, forse perché

trovano in me una ragazza che ha gli stessi loro problemi, i loro stessi desideri. E il mio tempo è tutto diviso tra il lavoro, il pubblico e i miei

amici. Mi hanno scritto chiedendomi che impressione mi ha fatto trovarmi tra le braccia di Andrea Giordana. Con lui ho interpretato per

Sogno un fotoromanzo, una bellissima storia d’amore, che sarà pubblicata fra qualche mese. Potrete rivivere anche voi, allora, quella

vicenda. Mi hanno visto con Andrea Giordana in varie occasioni, e siccome anche lui è un idolo dei giovani, soprattutto le ragazze hanno

chiesto il mio parere. Andrea è un caro amico, un ragazzo intelligente e tanto sensibile. Lavorare con lui è stata un’esperienza

interessantissima. Lui è un attore, io non sono un’attrice, anche se qualche volta dicono che recito la mia parte. In realtà io sono fatta così:

una ragazza a cui la canzone ha permesso di vivere la propria vita, ma sono anche una ragazza che cerca ancora di scoprire la propria vita.

Ho compiuto da poco vent’anni. A volte mi sento più vecchia, ma solo quando sono stanca, affaticata dal ritmo infernale del mio lavoro. Ma

poi penso al futuro, so che la mia vera vita deve ancora incominciare. Ed allora penso soltanto a Nicoletta Strambelli, mi dimentico di

essere Patty Pravo, questa misteriosa e affaticata Patty Pravo, che vi dà appuntamento per l’estate. Grazie amici.


Testo di Patty Pravo

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