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Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»

Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»


23 AUG, 2014
di ENRICA BROCARDO


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Al cinema è arrivata dopo mezzo secolo di carriera. Ma per il resto, la star ha sempre bruciato i tempi. Si dichiara anarchica, porta una «fede collettiva» e tutta la sua vita si può riassumere in un gerundio


«Una volta mi sono comprata una casa a Bahia e me ne sono dimenticata. A un certo punto, Vinícius de Moraes mi chiama e mi dice: “Guarda che se non vieni ad abitarla, te la espropriano”. E, infatti, me l’hanno portata via».

Inutile chiedere ulteriori spiegazioni. A quasi tutte le domande, Patty Pravo potrebbe rispondere con un solo gerundio: «Vivendo». Come se ne sono andati i soldi che ha guadagnato in anni in cui con un paio di canzoni azzeccate ti sistemavi per tutta la vita? Come ha finito per sposarsi quattro volte dimenticandosi di divorziare tra un marito e l’altro? Come le è capitato di vendere più di cento milioni di dischi? E, ancora, come ha fatto a diventare la musa ispiratrice di un film intitolato come una delle sue canzoni di maggior successo? Pazza idea esce il 28 agosto al cinema e racconta la storia di due giovani fratelli, uno etero e l’altro gay, che si ritrovano grazie a un sogno comune: vincere le selezioni di un talent show greco cantando una delle sue canzoni.

Nonostante la Pravo appaia solo alla fine per non più di 5 secondi, l’idea di lei sta lì fin dalle prime battute.

Nessuno le ha mai chiesto di fare il giudice in qualche trasmissione tipo XFactor?
«Mai».
E se succede?
«Dipende. Per fare una marchetta, no. Se, invece, ci fosse una trasmissione di un certo valore potrebbe valerne la pena».
Suona come un giudizio negativo su quello che si è visto finora.
«Amici della De Filippi non è male. In fondo c’è una scuola dietro. Però…».
Però?
«Mettere tutti insieme in un loft toglie personalità, respiro. E poi escono e si ritrovano subito in Tv, a fare tour, tutto».
Be’, lei è diventata Patty Pravo in una notte, quella della stranota prima esibizione al Piper.
«Ma io avevo cominciato a suonare il pianoforte a 4 anni. E al Conservatorio ho studiato direzione d’orchestra. Che era quello che volevo fare».
Non sarà mica un rimpianto?
«No, perché si può sempre fare».

Apro una parentesi. Questa intervista risale a qualche giorno fa. Località: Gallipoli, dove l’aveva portata una data del suo tour. Ci siamo incontrate in un hotel. Per prima cosa, ha posato un pacchetto di sigarette sul tavolino.
Fuma?
«Io sì. Tu?».
Anche.
«Brava».
Ma non fa male alla voce?
«Boh. Aretha Franklin fumava, Sinatra pure. Se tanto mi dà tanto».

La Pravo indossa una T-shirt bianca sotto la quale si intuisce l’assenza di reggiseno, e porta un anello che ha tutta l’aria di una fede nuziale.
Si è risposata?
«L’ho messa così mi ricordo un po’ di tutti i miei ex mariti. Diciamo che è una fede collettiva».
So che siete rimasti in ottimi rapporti. Mai fatto una reunion, tutti insieme?
«No. Anche se fra di loro si conoscono. Con due ho vissuto insieme: Paul Martinez e Paul Jeffery».
Insieme in che senso?
«Nel senso che stavamo tutti insieme. Bello».
Esattamente due anni fa a Gallipoli, la fotografarono in spiaggia in topless con quello che definirono il suo toy boy.
«Macché, poverino. Era solo un amico che mi stava dando una mano a portare delle cose».
Ha mai portato il reggiseno?
«Mai. Anche perché c’è stato sempre ben poco da reggere».
Il film trae ispirazione dal fatto che lei è un’icona gay.
«Non so perché, ma mi fa piacere. Mi sono pure sposata con un gay, Franco Baldieri (fu il primo matrimonio, nel 1972, ndr)».
Intende bisessuale.
«Quando l’ho conosciuto viveva con un uomo».
E poi?
«È accaduto».
Dopo di lei sa chi è subentrato?
«Mah. Prima di morire stava in Brasile e conviveva con un altro uomo».
Tornando all’icona gay?
«Trovo che i gay alla fine abbiano una sensibilità maggiore. O almeno che una volta fosse così. Adesso ce ne sono talmente tanti che non so più».
Negli anni Ottanta, posò per Playboy. E lo posso capire. Ma perché fece lo stesso per la rivista pornografica LeOre?
«Quegli scatti dovevano servire per un libro fotografico. Poi io sono partita e le immagini non so come sono finite su quella rivista. Peccato, perché sarei arrivata prima di Madonna (Il riferimento è al libro di foto erotiche Sex del 1992, ndr). Avrei dovuto fare causa».
L’ha mai fatto in vita sua?
«No».
È una rarità in Italia.
«E ormai non ne ho più bisogno. Da qualche tempo mi vogliono tutti bene. Chissà poi perché».

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ENRICA BROCARDO

L’intervista completa sul numero 33 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 20 agosto

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https://www.vanityfair.it/
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