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Patty Pravo – Love Story


Ospite di “Teatro 10” (1971), Patty Pravo propone “Love Story”, il celeberrimo tema musicale composto da Francis Lai per l’omonimo, fortunatissimo film tratto dal romanzo di Erich Segal, diretto da Arthur Hiller, con Ali MacGraw e Ryan O’Neal. La bella versione interpretata dalla cantante veneziana (impreziosita dal testo italiano di Sergio Bardotti e l’arrangiamento orchestrale di Luis Enriquez Bacalov), ottiene un buon successo di classifica come 45 giri estratto dall’album “Di vero in fondo” (1971), primo LP della trilogia di album da lei stessa prodotti con l’etichetta Phonogram, etichetta Phonogram, in cui la cantante veneziana si concede un repertorio più maturo e raffinato, con una particolare attenzione verso la canzone d’autore italiana e internazionale.


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STUPISCIMI TOUR BOOKLET TOUR BOOK

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003

Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.

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http://www.pattypravoweb.com

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SPAGHETTI MAG PHOTO GALLERY

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PATTY PRAVO
€ 14,90


Appassionare e incuriosire un lettore attento e cosmopolita è il leitmotiv di SPAGHETTIMAG. A fondersi per creare un legame forte e continuativo con i lettori la qualità estetica e la cura giornalistica, due must valorizzati costantemente in ogni edizione del Magazine. Tematiche appartenenti al Fashion, al Beauty, al Design, al Food e al Lifestyle vengono elaborate tra items di attualità e icone della storia. Ciascuna edizione si ispira ad un file rouge, sempre molto singolare e ameno, selezionato di volta in volta per dare un particolare moodboard ad ogni Magazine. Particolare rilievo è dato alla parte iconografica, sia con una sezione dedicata a pattern ispirati e personalizzati in base al tema editoriale del magazine sia con una serie di illustrazioni identificative dei diversi argomenti trattati nell’edizione.

http://www.spaghettimag.it/

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PATTY PRAVO 29 Giugno 1971: era un Martedì


PRAVISSIMA

RASSEGNA Stampa

PattyPraVo

PATTY PRAVO
29 Giugno 1971: era un Martedì

***


La seconda serata memorabile si verificò pochi mesi dopo, ovvero il 29 Giugno 1971: era un Martedì ed era attesa ad esibirsi la cantante più famosa e di successo dopo Mina: la ragazza del Piper Patty Pravo.

Quando era prevista una sua apparizione televisiva in quegli anni tutte le donne dai 16 ai 35 anni si inchiodavano davanti al televisore per vedere com’era vestita, com’era pettinata e come si atteggiava davanti alle telecamere. Se Mina era sicuramente riconosciuta come la cantante più dotata tecnicamente, grande era il dualismo con Patty Pravo, che era in assoluto la cantante più di tendenza di quegli anni, vera interprete del divismo anni ’60 (allora non esistevano Internet e le tv private, ed i cantanti centellinavano le loro rare apparizioni in tv alimentando il divismo nei loro confronti).

Dopo sei mesi di corteggiamento serrato del suo manager, mio padre era finalmente riuscito ad ottenere la presenza della diva Patty Pravo in un locale perso nella bassa mantovana: il cachet richiesto era talmente alto che il biglietto d’ingresso era passato dalle usuali 1.000 lire per gli uomini e 500 per le donne ad una tariffa unica di 2.500 lire. Tenendo conto che la serata era un Martedì infrasettimanale non era una cosa peregrina temere che poca gente avrebbe presenziato a quella serata.

Ma così non fu, quella sera il locale fece il pienone, del resto la serata era stata ampiamente pubblicizzata dalla stampa locale. Tuttavia la “divina Patty” si comportò proprio come una diva dispettosa: alle ore 23,30 di Lei non c’era ancora traccia. Il pubblico cominciava a spazientirsi ed a fischiare sonoramente la malcapitata orchestra che aveva il compito di condurre la serata danzante prima di lei. All’epoca i cellulari non esistevano e non si poteva sapere dove era finita la cantante. Mio padre annunciò al microfono che sarebbe arrivata a breve: a quel punto vidi di persona il divismo di allora. La folla si diresse tutta verso l’uscita per aspettarla nel parcheggio: non era mai successo prima. A quel punto mio padre partì per andare a cercarla a Suzzara presso il ristorante dove si presumeva avesse cenato, non senza avere prima dato istruzioni di spargere la voce che sarebbe entrata per il cancello di sinistra a fianco della villa, mentre lei sarebbe stata fatta entrare da quello di destra.

A mezzanotte in punto arrivò la Porsche 911 di Patty che, come previsto, si diresse verso il cancello di sinistra con tutte le 2.500 persone al seguito e che si accalcarono intorno all’auto protetta da i carabinieri, ma con a bordo solo la sua inseparabile amica astrologa di allora, mentre Lei entrava tranquilla dal cancello di destra a bordo della macchina di mio padre (una anomima Fiat 1500 color panna).

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Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»

Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»


26 NOV, 2013
di ILARIA CHIAVACCI


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«Alcuni dei miei look sono esposti a Palazzo Pitti, gli altri li metto all’asta per Emergency». Fino a Natale gli abiti più belli della «ragazza del Piper» saranno in vendita per contribuire alla realizzazione di un ospedale in Sud Sudan

Patty Pravo entra nella boutique di Gianluca Saitto – che da qualche tempo la segue come stilista – perché qui verrà lanciata l’asta benefica in favore di Emergency di alcuni dei suoi abiti di scena più belli; arriva e sembra, ancora, una ragazzina. Skinny, stivaletti puntellati da qualche borchia, cappotto lungo, croci come ciondoli, per finire, un beanie infilzato da una spilla. La «ragazza del Piper» magari non lo sarà più, ma un’icona di stile, quello sì, lo è ancora. E mentre in sottofondo attacca una delle sue hit più amate, Pazza idea, Patty si siede e inizia a raccontarsi.

Tutti gli abiti che ha donato per l’asta sono in qualche modo significativi. Ce n’è uno a cui è affezionata in maniera particolare?
«Quello di Versace che ho indossato nel 1984 al Festival di Sanremo. Volevo una maglia di ferro e mi fu consigliato il buon Versace col quale poi abbiamo iniziato una bellissima collaborazione».

Una mise in bilico tra il futurista e l’orientale che è passata alla storia…
«Era esattamente quanto volevo ed è riuscito in pieno. E poi ho conosciuto Gianni che era una persona meravigliosa, arrivava con il suo quaderno e mi diceva su due piedi di fargli uno schizzettino di quello che volevo. In quell’occasione fu tutto perfetto, dall’abito, alla pettinatura, al ventaglio. Avevamo studiato tutto nei minimi dettagli. Per l’acconciatura facemmo delle ricerche, mentre il ventaglio, quello è venuto in mente a me».

Da dove veniva quindi la pettinatura?
«Visitammo musei e librerie per trovare quello che era un omaggio al Giappone, frequentavo molto i giapponesi in America in quel periodo, è stato qualcosa che mi è venuto in maniera molto naturale».

Nella sua carriera ha sempre usato degli pseudonimi, prima Guy Magenta, poi Patty Pravo. Rappresentano una sorta di schermo o di maschera?
«No, Guy Magenta è stato solamente per una carnevalata di un giorno, molti me lo attribuiscono, ma non è mai esistito. E Patty Pravo lo dico solo quando qualcuno non mi conosce bene, ma in genere quando chiamo prima mi presento come Strambelli».

E per quanto riguarda il look? Le mise di Patty Pravo sono diverse da quelle di Nicoletta Strambelli?
«Nella vita di tutti i giorni non mi trucco mai, sto con fuseaux, scarpe basse e maglietta. Quando lavori è diverso, vestirsi diventa anche più divertente».

Ai tempi della «ragazza del Piper» era una vera e propria icona di stile: erano look studiati anche al tempo?
«Mi veniva piuttosto naturale, poi eravamo tutte così, tutte portavamo i capelli cotonati e un trucco molto marcato. E poi allora fortunatamente non c’erano così tante persone che ti dicevano cosa fare, la prima volta che sono apparsa in televisione, per esempio, ero girata di schiena».

E allora ci racconti, cosa faceva Nicoletta in piedi di fronte all’armadio prima di andare al Piper?
«In verità non ci stavo più di tanto, mi vestivo come sempre, con le cose che andavano di moda al tempo come i pantaloni a vita bassa, che all’epoca era bassissima e ci lasciavano sempre col sedere mezzo scoperto, magliette, camicie, ma niente di particolarmente esagerato. Quello che posso dire è che spesso compravo da Biba, a Londra».

La volta che sul palco si è sentita più estrema?
«Forse a Saint Vincent, quando ho presentato Pensiero Stupendo, mi sono presentata con i capelli tutti dritti, sparati sulla testa».

E più elegante?
«Sai, a volte stai benissimo e ti senti comme il faut anche solo con la maglietta nera. L’eleganza è un’insieme di cose. Prendiamo ancora il Sanremo dell’84, in quel preciso momento quel Versace era perfetto, così come era perfetta quella  particolare pettinatura e tutto il resto».

Il ricavato dei suoi abiti andrà a Emergency, come mai ha scelto questa associazione?
«Perché Gino Strada è un mio amico, non è la prima volta che collaboriamo, anche se magari non l’ho mai enfatizzato prima. Il discorso dell’asta mi è venuto in mente quando mi hanno chiesto di dare degli abiti al Museo del Costume a Palazzo Pitti. Ho pensato che quello soddisfaceva il piacere di essere annoverata tra le donne significative del ‘900 e che un’altra parte del mio guardaroba sarebbe potuta servire per uno scopo ancor più nobile».

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https://www.vanityfair.it/

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NIC UNIC BOOKLET by Danilo Bucchi – PATTY PRAVO

 

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NIC UNIC TOUR

 2004

Autori vari
Edito da Nando Sepe Management 2004 con grafica di Idea’s studio
Fuori produzione
Brochure informativa del Nic- Unic tour contenente opere pittoriche di Danilo Bucchi, testi dell’omonimo album, crediti relativi a musicisti, produzione e tecnici.
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http://http://www.pattypravoweb.com
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STUPISCIMI TOUR 2004 – BOOKLET

 

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003
Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.
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PATTY PRAVO si RACCONTA a Vanity Fair

PRAVISSIMA RASSEGNA Stampa



PattyPraVo
PATTY PRAVO si RACCONTA a Vanity Fair
Se mi piace uno me lo faccio. Ma non gli italiani: qui vedo solo uomini sporchi e brutti”
Novembre 2017
Foto di Claudio PORCARELLI




“Mamma l’ho conosciuta tardi. Aveva avuto un parto spaventoso e una depressione terribile che è durata un anno”. Si apre così la lunga intervista che Patty Pravo ha rilasciato a Vanity Fair in cui ha parlato dei suoi amori, della sua carriera, dei ruggenti anni in cui fece “scandalo”, ma anche della sua famiglia.
“Mia madre ha 91 anni, va in giro con ragazzi di 30-40 anni e li fa ubriacare con gli spritz. Va in moto con mio fratello e si incazza perché deve stare dietro. Poi le piace andare al poligono a sparare”.
Un rapporto conflittuale, ma ora disteso. Poi i tanti amori: da Gordon Faggetter a Franco Baldieri:
“Baldieri era gay ma che vuol dire? Ci siamo voluti davvero bene”. Poi la relazione a tre con due musicisti, Paul Martinez e Paul Jeffery. “Erano già amici quando li ho conosciuti. Stavamo bene, loro non volevano mai uscire di casa, dovevo spingerli io a fare le loro vite!”
Poi l’amore come lo intende oggi:
“Se il sesso non funziona, addio. Vedi una persona e sei attratta: è immediato per me. Non conosco desiderio frustrato: se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti”.
Preferenze?
“Stranieri giovani, sui 35 anni. Ho bisogno di curiosità, velocità mentale”
La vita di Patty Pravo è stata intensa: frequentazioni come Jimi Hendrix del quale ricorda
“Quella volta che in una Cinquecento ci fermarono: stavamo fumando una canna. […] Per una decina di anni ho usato anfetamine e acidi: l’ho fatto bene, potevo lavorare, poi mi sono stufata e ho smesso”.
Poi il ricordo del suo concerto nella villa in Sardegna di Berlusconi:
“Una bellissima serata. Tra l’altro fa dei gelati buonissimi”.
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http://www.huffingtonpost.it/
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Patty Pravo, un’intervista in 100 domande

Patty Pravo, un’intervista in 100 domande


Sul palco e quando parla è senza freni. La prima bionda avvistata in Cina racconta tutto del nuovo album “Eccomi”, della carriera da bambola-diva, delle sue (non) paure.

di Silvia Criara – 22 Aprile 2016 – 17:00


Incontriamo la divina Patty Pravo per una super intervista in 100 domande (e lei risponde a tutto senza freni). Nata Nicoletta Strambelli, ma da sempre conosciuta con il nome d’arte, è ancora in tour in Italia con il nuovo album Eccomi. Sempre biondissima, brillante e diretta dopo 50 anni di carriera. Una che, come immaginavi, le cose non le manda certo a dire da nessuno.

1. Cos’è il palco per Patty Pravo? È la vita, il posto in cui sono più felice. Mi sento libera, me stessa.

2. Come si sopravvive all’istante prima dell’esibizione? C’è tensione, ma va bene, se non fosse così dovrei cambiare mestiere.

3. Il nuovo album si intitola Eccomi. Una nuova Patty? Avevo annunciato l’album già due o tre volte, poi avevo tardato. Quando finalmente è uscito mi è sembrato bello dire: «Eccomi!».

4. Il pezzo Cieli immensi… dove portano? Parla di un grande amore, ma non si capisce dove si para e il finale è lasciato a chi ascolta. L’immenso è il piacere di potersi aprire, di poter recepire il sentimento, in senso lato, non solo quello fisico.

5. Guarda spesso il cielo? Sì, da casa spesso, ho una bellissima vista su Roma, abito al Quirinale, ci sono dei fine giornata con dei rossi e dei colori splendidi.

6. Perché sposarsi quattro volte come ha fatto lei? Perché me lo hanno proposto.

7. Quindi nel matrimonio ci crede proprio? Assolutamente no, eravamo molto innamorati e me lo chiedevano.

8. Qual è stato il giorno del «Sì» più bello di tutti? Sono state quasi tutte nozze con musicisti con cui lavoravo. Erano molto simili.

9. E cosa succedeva? Non è che facevamo le feste, ci si sposava e basta. Molto facile, in Comune e via.

10. Vede i suoi ex? Certo, capita. Abbiamo un buon rapporto.

11. Come si sopravvive a quattro suocere? Benissimo, una mi fa pure i bikini all’uncinetto.

12. Non si è stufata degli uomini? Perché dovrei? Non sono neanche fidanzata ultimamente.

13. Chi frequenterebbe? Non vedo l’ora di girare l’angolo e incontrare l’amore. Ben venga!

14. Cosa ricorda della prima volta che ha fatto l’amore? Oh, mi sono divertita tantissimo, avevo 14 anni. Tanto bello che lo raccontai subito ai miei nonni.

15. E dell’ultima? Che è stata una bella scopata (ride).

16. L’attrazione è chimica o fisica? Be’, per me sono esattamente la stessa cosa e ovviamente sono fondamentali.

17. Cosa manca oggi degli anni del Piper? Manca la vita che c’era allora, il mondo è cambiato totalmente, allora ci si divertiva, c’era musica splendida, c’era ricerca.

18. E ora no? Meno, ma non solo in Italia. Nella musica adesso c’è il marketing.

19. Cos’era ribelle ai tempi? Facevamo quello che volevamo, ora non so cosa facciano per essere ribelli. Forse molti di loro si stravolgono con delle droghe di pessima qualità, che non è il massimo ed è molto pericoloso.

20. Cosa manca ai giovani d’oggi? Non mi sembrano molto felici adesso, mancano prospettive. I tempi del Piper erano sani, massimo qualche canna. E la guerra era finita. Ora è iniziata.

21. I talent show? Sono un’occasione per farsi notare. Considerando che in Italia, eccetto Sanremo, non ci sono più manifestazioni e vetrine importanti. Però non li amo.

22. Perché? Non amo come inneggiano alla tecnica. Io preferisco lungamente l’errore.

23. Cos’è l’errore? Vuol dire che canti con l’anima, il cuore e la pancia.

24. E la tecnica? Con quella non si canta proprio.

25. Se le chiedessero di fare il giudice? Mmm, difficile.

26. Ha 50 anni di carriera alle spalle. Qual è il suo prossimo traguardo? Non ne ho mai avuti, per me è stata una lunga passeggiata.

27. Più un A piedi nudi nel parco o uno sbarco sulla luna? Un po’ e un po’. Terrena e insieme lunare, straordinaria.

28. Quanto conta l’opinione degli altri? Boh, io faccio finta di niente. Ringrazio il cielo che sono molto amata. Per strada mi salutano «Ciao Patty. Ciao Ni» (da Nicoletta Strambelli, il suo nome all’anagrafe).

29. E quando è stata additata? Non è mai stata la gente a criticarmi, erano i giornalisti, che è un’altra cosa. Sparavano titoli del tipo «Mi faccio gli uomini come sigarette». Cazzate del genere.

30. Qual è la prima cosa che guarda quando conosce una persona? Le mani e lo sguardo.

31. Che tipo di persone evita? C’è parecchia roba da evitare, mi dà fastidio la volgarità soprattutto.

32. Il duetto della vita. Con Pavarotti.

33. Con chi non l’ha ancora fatto e vorrebbe? Normalmente quando voglio una cosa la faccio.

34. E ora? Con i musicisti che hanno scritto per me nel nuovo album: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Tiziano Ferro, quel pazzo di Emis Killa. Poi Fred de Palma, un poeta e Zibba, ci siamo incontrati, abbiamo parlato per 20 minuti sul mio divano e lui mi ha mandato il pezzo dopo 2 ore. È entrato nella mia anima.

35. Ha cantato in cinese e arabo. Come ha fatto? Facile, sono portata per le lingue. Ho cantato in spagnolo, francese, tedesco, arabo, cinese. Persino in indiano, non mi spaventa nulla.

36. Com’è il pubblico cinese durante i concerti? Sono arrivata in Cina per prima, non avevano mai visto una bionda.

37. Cosa le dicevano? Mi urlavano «Rock’n’roll». A Pechino ho presentato il primo show via satellite, io lo presentavo in cinese e il cinese presentava in inglese. Abbiamo fatto uno share di 1 miliardo e 380 milioni di persone. Mica male.

38. La più grande gaffe che ha fatto nella sua vita? Gaffe?! Un’infinità credo, diciamo che non sono molto diplomatica e quindi mi riescono molto bene. Ho sempre avuto il mio carattere, che piaccia o meno: ho sempre voluto fare di testa mia.

39. Come si sopravvive a un tour? Se ne fa un altro.

40. Dove prende l’energia? Il segreto è che si dà energia ma si riceve anche dai fan. E quella sera vorresti che non finisse mai.

41. Lei ha qualche rito scaramantico/propiziatorio o un oggetto antisfiga da portare ai concerti? No.

42. Come si concentra? Sto molto tempo da sola. Prima del concerto ceno insieme ai musicisti e poi saliamo sul palco.

43. La sua più grande paura. Che mi venga il raffreddore! Ma, in generale, non sono una persona che prova spesso paura.

44. Cosa ricorda del primo concertone? Sono salita sul palco e ho fatto le stesse cose che faccio ancora adesso.

45. L’ultimo Sanremo in 3 aggettivi. Piacevole, sorridente, passato.

46. Cosa non si aspettava? Il pubblico ha votato molto per me e mi hanno dato il premio alla carriera.

47. Cosa l’ha stupita? Che ci fosse una “Giuria di qualità”. Be’, se quella era qualità…

48. Nel backstage ha incontrato il suo ex Riccardo Fogli? Sì, ci siamo abbracciati e salutati velocemente, perché sai, li si viaggia. Uno corre su, l’altro corre giù.

49. Chi l’ha emozionata di più? Emozionata mi sembra un parolone. Non so, la vedo pallida, grigia.

50. Il suo pseudonimo viene dalle anime «prave» di Dante. Secondo lei hanno una marcia in più? Non so, è venuto fuori perché al conservatorio si studiava dantismo. Poi c’era Pravos, un giornale di avanguardia nordica, e anche il movimento pre-68 olandese dei Provos.

51. Gira voce che Patty Pravo porti fortuna… È vero, ci sono due miei colleghi che quando mi vedono mi toccano il sedere, non faccio nomi se no perdo il potere.

52. La situazione più bizzarra in cui ha cantato? A Bologna per la consegna dei Telegatti. Io e il mio gruppo non avevamo chiuso occhio la notte prima, per il viaggio. Arriviamo e ci fanno aspettare ore prima di prepararci il palco. A un certo punto saliamo dai camerini e scopriamo che in scena c’erano solo una batteria e un pianoforte (meno male che lo aveva suonato Venditti per ultimo!). Dei nostri strumenti nulla. I miei musicisti, americani e inglesi, erano davvero incazzati. Gli italiani per queste cose se ne stanno buoni e zitti. Loro invece no, hanno fatto un macello. La produzione aveva persino dovuto chiamare la polizia.

53. E cosa è successo? Dalla rabbia ho scagliato via il microfono ed è finito in testa a un caro amico giornalista. Mi è spiaciuto molto. Poverino.

54. Qual è il primo ricordo di se stessa che canta? Ero adolescente, cantavo con i Cyan Three, tre ragazzi inglesi della mia stessa età che suonavano al Piper.

55. Il primo ricordo di Venezia? Ci sono nata a Venezia, ricordo che da bambina mi aggrappavo sui “miei” leoni, in piazza San Marco. Li adoravo.

56. Cos’è la famiglia? Sono cresciuta con i miei nonni. Ho ricordi meravigliosi della mia infanzia, perché nonna aveva capito tutto di me ancora prima che io nascessi.

57. Cosa aveva capito? Sapeva già chi ero. Mi ha fatto iniziare a studiare musica e pianoforte a 3 anni. E questo mi ha salvata.

58. Perché ha scelto di non avere figli? Non ho mai creduto che l’avere figli andasse d’accordo con il mio mestiere. Girare il mondo e tenere un bambino rinchiuso in camerino con la tata… proprio no. Ognuno fa ciò che sente.

59. Qual era il suo gioco preferito da bambina? Non è che giocassi molto, più che altro studiavo. Avevo un amichetto che si chiamava Luigino. E mi divertivo a fargli gli scherzi, cattivi anche.

60. E ora? Adesso il motto è «troviamo qualcuno con cui divertirci».

61. È stata qualche giorno in carcere con un’accusa, falsa, di possesso di stupefacenti. In realtà è stata un’esperienza meravigliosa, con delle persone incredibili. Molti di loro non avevano fatto niente e più che dentro avrebbero dovuto stare fuori. Invece fuori ci sono soprattutto i farabutti.

62. E quando è uscita? Si sono messi tutti quanti a cantare Ragazzo Triste e mi hanno dato un pacco di lettere gigantesco da distribuire alle rispettive famiglie.

63. Di quali emozioni vale la pena “drogarsi” nella vita? Di felicità.

64. Cos’è per lei? È un insieme di piccolissimi momenti.

65. Voterà alle elezioni del sindaco di Roma? Dopo avere avuto Marino ti passa la voglia di votare. E poi non vedo nessun essere che possa fare qualcosa.

66. Di cosa c’è bisogno a Roma? Se faccio una veloce lista mentale delle cose che non funzionano in città… praticamente tutto.

67. Tipo? Basta parlare con i tassinari, che sanno e vedono più di chiunque altro. Possono fare un elenco migliore di qualsiasi candidato politico.

68. Perché loro? Mi piace quella normalità speciale che hanno, è rara. Sono incazzati come tutti i romani. E come tutti noi italiani.

69. Quanto si fida delle persone? Io mi fido, se poi vengo fottuta, buonanotte. Non ci penso più.

70. Si decide di pancia o di testa? Di pancia.

71. È indulgente con se stessa? Non ho rimpianti e neppure molto da perdonarmi.

72. A cosa non si può resistere? Al cioccolato di notte.

73. Mezzo secolo di stellare carriera. Si sente arrivata? Arrivata dove? Non si è mai arrivati.

74. Le piace viaggiare? Non potrei farne a meno, devo viaggiare.

75. Il viaggio più estremo? Attraversare il deserto senza guida.

76. Che sensazione ricorda? Quando vado non uso la tenda, mi metto vicino al cammello (amo il suo odore) e mi addormento con la testa sulla sua pancia.

77. Dove nel deserto? Sono stata tre volte nel Sahara, a nord e a sud.

78. A quando la prossima volta? Sto cercando di organizzare una quindicina di giorni in maggio. Prendo una vacanza da tutto, me ne sto con un cammello, da sola.

79. Da sola nel deserto, non ha paura? Paura io?! Certo che vado da sola. Mi serve per respirare.

80. E come si orienta senza guida? Guardando le stelle. Poi ci sono delle carte geografiche difficili da trovare. Sembrano macchie ma segnano le zone pericolose.

81. Si riferisce ai ribelli? Lì non ci sono ancora, parlo di sabbie mobili, serpenti e animali pericolosi. Poi i Tuareg sono una popolazione meravigliosa. Con alcuni di loro ho vissuto 3 mesi in un accampamento nel sud del Marocco.

82. Cosa ha imparato da loro? La dignità e la bellezza della vita. Tutto ciò che l’uomo sogna e dovrebbe avere. Quando torni dal deserto stai bene per un po’ ma poi ti inizia a mancare.

83. Crede in Dio? No.

84. Cos’è per lei la solitudine? Io amo la solitudine.

85. Dopo la vita cosa c’è? Boh, io mi faccio bruciare e buttare.

86. Dove? Questo non lo dirò mai.

87. Le piace il Papa? È una persona molto interessante. Lo aspettavo da tempo un Papa così. Qualcuno che potesse avvicinarsi a ciò che diceva Cristo, che è stato il primo socialista.

88. E Cristo cosa direbbe di socialista oggi? Per esempio di non vivere solamente per gli interessi delle banche, che è quello che facciamo noi, no?

89. Com’è arredata casa sua? Molto semplicemente.

90. Qual è l’angolo in cui si rilassa? Un divano molto comodo e il pianoforte, mi siedo e suono.

91. Il souvenir di viaggio a cui è più legata? Ho tre rocce che vengono da tre deserti. Sono le uniche cose che ho tenuto.

92. Colleziona qualcosa? Non amo accumulare oggetti per casa. Neanche i cimeli della mia carriera, non tengo ricordi, dischi, foto semplicemente sono me stessa.

93. Ha sempre indossato abiti di grandi stilisti. Ha un ricordo speciale legato a un vestito? Quello che mi fece Versace per il Carnevale di Venezia, ora è in un museo a New York. Un abito architettonico che, in realtà, pesava 4 etti.

94. Ha animali? La mia micia Memè.

95. Sushi o cucina romanesca? Dipende da quando ho fame, come ho fame e che tipo di fame ho.

96. Cucina? Lo odio. Se invito amici a casa è per chiacchierare. Oddio, poi si può sempre fare arrivare una pizza.

97. Porta l’orologio? Mai.

98. Quindi guarda sul telefono? So sempre, esattamente, che ore sono. Il mio orologio è interno.

99. Il tempo corre troppo? Un giorno, da bambina, qualcuno mi chiese che età avessi e io risposi «Sono millenaria!». Non so nemmeno quanti anni ho! Se non c’è qualcuno che me lo dice scordo il mio compleanno.

100. Se non fosse stata Patty chi avrebbe voluto essere? Un grande direttore d’orchestra, ho studiato per quello. Non si sa mai, magari tra due anni lo faccio.


scritto da Silvia Criara


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Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica» *

MUSIC STORIE

Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica»
*
31 OCT, 2017

di VALENTINA COLOSIMO

***


L’infanzia libera a Venezia, la mamma che «ho conosciuto tardi», gli incontri con Jimi Hendrix e Berlusconi. E poi il sesso con i giovani e pure quello (figurato) con il pubblico. Alla vigilia dell’uscita della sua autobiografia, Patty Pravo si racconta senza censure

La nonna si chiamava Maria. Non c’è più da tanti anni ma il suo spirito aleggia in questa casa. «Mi fa cose pazzesche. Un giorno mi ha aperto il guardaroba e ha buttato tutti i vestiti per terra. Oppure se gli sta simpatico qualcuno gli prende il cappello – non posso fare nomi, eh – e glielo fa ritrovare a Verona. Poi mi sposta gli oggetti di continuo». Si diverte? «È il suo modo per farmi sentire che è ancora vicina a me. E poi dicono che quando muoiono, le persone scompaiono…».

Il passato e il presente.

Patty Pravo snocciola ricordi nel soggiorno di casa sua. È piccola nel grande divano chiaro, ha i leggings neri, la T-shirt bianca, i capelli sciolti biondo platino, si accende una sigaretta ogni tanto. All’ingresso c’è un juke-box, poi tappeti, un pianoforte, libri, su un tavolino c’è un drago di legno, la sua ultima passione: «Stamattina pensavo che vorrei tanto un draghetto che mi faccia compagnia». Il sopracciglio si alza. Patty rassicura: «Ovviamente non esistono draghi domestici, ma io sono anche un po’ bambina, mi racconto storie incredibili e godo molto nel farlo».
La sua, di storia, l’ha finalmente raccontata nell’autobiografia che esce per Einaudi Stile libero, La cambio io la vita che… «Anche se avrei preferito farlo più avanti il libro, devono ancora succedere cose importanti», racconta Patty. «Ma vabbe’, c’era un contratto firmato, io l’ho fatto ed eccoci qua». Eccoci qua, davanti all’ultima diva italiana, cento milioni di dischi venduti nel mondo, dagli esordi al Piper di Roma a oggi, una vita pienissima che aspetta solo un bravo sceneggiatore per diventare un film.

Cominciamo da sua madre.
«Mamma l’ho conosciuta tardi. Aveva avuto un parto spaventoso e una depressione terribile che è durata un anno. Non poteva tirarmi su, quindi vivevo dai nonni paterni. Nonno le aveva preso una bella villa fuori città, lei poi si è risposata e ha avuto altri due bambini».

Chissà che rabbia.
«Per niente. Stavamo in due mondi separati».

Oggi vi frequentate?
«Sì e mi fa morire. Ha 91 anni, va in giro con ragazzi di 30-40 e li fa ubriacare con gli spritz. Va in moto con mio fratello e si incazza perché deve stare dietro. E poi le piace andare al poligono a sparare: becca il centro senza occhiali».

Sua nonna le ha fatto da mamma.
«Era più di una madre. A 8 anni mi spiegò che si abortiva con i ferri da maglia. Mi trattava come una ragazza».

Che cosa le ha insegnato?
«La libertà. Ma più che insegnarmela, ha assecondato la mia natura».

E suo padre?
«Mi divertivo un sacco con lui. Da bambina mi portava alle partite di calcio. Credo di essere stata la prima donna a entrare in uno stadio. Poi però non mi ci portò più perché facevo troppo casino».

Che cosa faceva?
«Avevo questo campanaccio, quello delle mucche. La gente intorno si arrabbiava».

Parliamo dei suoi amori. Il più grande?
«Questi sono cavoli miei. Posso dirle che sono stata fortunata, ho avuto bellissime storie. Con Gordon (Faggetter, musicista inglese, suo primo marito, ndr), avevo 16 anni. Poi Franco Baldieri, che purtroppo è morto. Un incontro spirituale».

Baldieri era gay e lei ha detto che l’aveva capito da subito.
«E questo che vuol dire? Ci siamo voluti davvero bene».

Con Riccardo Fogli fu grande passione.
«Ci siamo divertiti come pazzi».

Ebbe poi una relazione a tre con due musicisti, Paul Martinez e Paul Jeffery.
«Erano già amici quando li ho conosciuti. Stavamo bene, loro non volevano mai uscire di casa, dovevo spingerli io a fare le loro vite!».

Qualche incidente?
«Un giorno sto dormendo, rispondo al telefono e penso sia Martinez. Gli dico: “Domani vado a Bali, vieni con me”. Il giorno dopo mi sveglia la donna di servizio: “C’è un signore tutto vestito di bianco che la aspetta”. Avevo sbagliato Paul! Era Jeffery, non Martinez».

Come sono finite queste storie d’amore?
«Per esaurimento. Si cambia e le strade si dividono».

Figli non ne ha mai voluti.
«Non avrei mai potuto. I bambini vanno tirati su bene, non si possono portare in tour con la tata. I figli dei grandi artisti hanno fatto tutti una brutta fine. E poi non si sa mai: che mamma sarei stata?».

Non ha mai desiderato la stabilità affettiva?
«È dura stare con una come me».

Il sesso quanto conta?
«Se il sesso non funziona, addio. Vedi una persona e sei attratta: è immediato per me».

Ha mai frustrato il desiderio?
«Ah no, se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti».

Oggi è single?
«Sì, al momento purtroppo niente sesso. Ma spero di fare nuovi incontri con il prossimo tour».

Preferenze?
«Con gli italiani non mi prendo, non li capisco. Mi piacciono gli stranieri giovani, sui 35 anni. Ho bisogno di curiosità, velocità mentale. Biondi, al massimo castani e senza barba né peli, non muscolosi».

In tour fa sempre conquiste?
«Quasi sempre. Ma se non trovo nessuno, pazienza: scoperò con il pubblico».

Prego?
«La sensazione è simile: sul palco piangi, godi. È amore totale».

Frequenta tanti giovani?
«Sì, mi piace. I giovanissimi invece sono un casino, non sanno fare sesso, e a 16 anni vanno addirittura in discoteca».

Scusi ma detto dalla ragazza del Piper…
«Io il mio primo Cuba libre l’ho bevuto a 19 anni. Questi oggi si devastano: una rovina».

Se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti
Patty Pravo
Lei al massimo qualche canna con Jimi Hendrix…
«Con Jimi Hendrix nella Cinquecento ci fermarono una volta, fu una scena molto divertente. Comunque sì, una canna buona non fa mai male. Come dice il mio amico Keith Richards, bisogna usare solo roba buona. Non queste pillole di oggi che si comprano su Internet: sono da vietare».

Lei usava amfetamine e acidi.
«Sì, per una decina d’anni. L’ho fatto bene, potevo lavorare, poi mi sono stufata e ho smesso».

Le droghe favoriscono la creatività?
«Dipende da cosa prendi e come. Piccole dosi di qualità aiutano. Se ti stravolgi no. Io ho fatto di tutto, ma mai la cocaina: l’ho sempre vista come la droga dei borghesi. Mi fa senso. Non mi piacciono né gli ubriaconi né i cocainomani: tutti gli altri mi stanno bene».

I desideri cambiano con gli anni?
«Cambiano sì. A volte l’orizzonte si stringe, a volte si allarga. So solo che vado sul palco e faccio felice la gente».

Quando ha scoperto il suo carisma?
«Amore, ci si nasce! Dicono che quando una donna ha un parto difficile è perché sta dando alla luce una persona particolare, come nel caso di mamma con me. Vuol dire che rompiamo le palle da subito».

La sua irruzione nell’Italia bigotta degli anni ’60 ha dato fastidio in effetti.
«Nelle radio libere mi invitavano e volevano parlare solo di politica, che io odio. I politici sono ladri, incolti, gentaglia».

Per chi vota?
«Mai votato. Prima mi consideravo anarchica, oggi apolide. Quando vivevo vicino al Pantheon passavo tutti i giorni davanti al Parlamento. Alle guardie chiedevo: “È tutto pieno oggi?”. Se rispondevano di sì, dicevo: “Perfetto, allora passo dopo a tirare la bomba”. Se dovessero davvero mettere una bomba mi verrebbero a cercare…».

Che cosa pensa di Renzi e Berlusconi?
«Ma per me possono andarsene tutti… ».

Ha conosciuto Berlusconi?
«All’inizio degli anni ’90 partecipai a Una rotonda sul mare, il programma Tv. Berlusconi mi mandava a prendere tutte le settimane con un aereo privato. Poi una decina di anni fa ho fatto un concerto a casa sua in Sardegna. Una bellissima serata. Tra l’altro fa dei gelati buonissimi. Con me c’era la mia band, tutta gente di sinistra, che alla fine non era più di sinistra. Stavano tutti lì con quei gelati e lo adoravano».

Anche lei?
«Io canto per tutti. Mi sono esibita per l’Armata Rossa, per lo Scià di Persia, sono stata la prima italiana a cantare in Cina. Adesso sto facendo musica con i Tuareg, una cultura affascinante. Tra i Tuareg comandano le donne, lo sapeva?».

Parliamo delle donne.
«Io non mi sono mai sentita vessata, nessuno mi ha mai dato fastidio, forse perché non l’ho mai permesso o forse perché non attiravo. Ma una cosa c’è».

Quale?
«I contratti. Gli uomini guadagnano di più delle donne, anche nel mio campo».

Nel suo campo, che cosa pensa delle cantanti di oggi?
«Non hanno cultura musicale e sono rovinate dalla tecnica, con ste vocine ahhh ahhh… Ma così non dai nulla, tutto il corpo deve partecipare, e poi ci deve essere l’anima».

Artiste che le piacciono?
«La signora Vanoni. Paola Turci. Elisa. Emma. Loredana Bertè. Alessandra Amoroso, anche se non mi piace il suo repertorio, canta benissimo in inglese».

Cantando in inglese, nei primi anni ’70, disse di no a una carriera negli Stati Uniti.
«Il grande capo dell’Rca voleva farmi diventare una star in America, ma rifiutai».

Qualche rimpianto?
«Mai! Non avrei potuto continuare a fare quei pezzi, con la minigonna… per carità».

L’anno prossimo compie 70 anni.
«Ah, io non so la mia età. Mi hanno fatto una festa a sorpresa a 50 anni, si erano nascosti tutti qua, a casa mia, mi hanno sconvolta. Non so neanche quand’è il mio compleanno».

Il 9 aprile. È un Ariete, a lei interessa l’astrologia.
«Ai tempi di Linda Wolf (sua ex manager e astrologa, ndr). Poi ci siamo separate».

C’è stato un problema di soldi.
«Non voglio parlarne».

I giornali scrissero che era stata plagiata.
«Ne dicevano di tutti i colori su di me. Ma me ne sono sempre fregata».

Come ha fatto?
«O ti ammali o te ne freghi. Per me la gente sente la verità. Puoi fregarla per una settimana, un mese, ma non per cinquant’anni».

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Foto di Claudio PORCARELLI

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Loretta Goggi imita Patty Pravo


Loretta Goggi imita Patty Pravo

Loretta Goggi imitating Patty Pravo
Italian showgirl Loretta Goggi imitating Italian singer Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) in the TV variety show Canzonissima. Rome, 1972. (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

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Patty Pravo holding some flowers


Patty Pravo holding some flowers
Italian singer Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) holding some flowers in a river. Italy, 1980s (Photo by Angelo Deligio\Mondadori Portfolio\Mondadori Portfolio via Getty Images)

Photo by Angelo Deligio

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PRAVISSIMA Selezioni Bibliografiche PattyPraVo *** LA CAMBIO IO LA VITA CHE


PRAVISSIMA Selezioni Bibliografiche
PattyPraVo
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LA CAMBIO IO LA VITA CHE
Patty Pravo
Einaudi, 17 ott 2017 – 200 pagine
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Alla soglia dei settant’anni, Patty Pravo ha deciso di scrivere la sua autobiografia definitiva, che illumina anche gli angoli più nascosti di un’esistenza unica: dall’infanzia tra i canali di Venezia ai viaggi a vela sui mari di tutto il mondo, dall’amore per gli uomini all’amore per la musica, passando per il distacco dalla madre e il ritorno nel suo grembo, rivissuto come in sogno in una piscina di Bel Air. Un talento multiforme e decine di successi planetari, una personalità capace di attrarre poeti come Ezra Pound, artisti come Lucio Fontana, musicisti come Mick Jagger e Jimi Hendrix. La sua storia, iniziata nei favolosi anni Sessanta che scalpitavano di libertà e anarchia, gli anni del più clamoroso rinnovamento generazionale del secolo scorso, attraversa il Novecento fino ai giorni nostri. E svela il misterioso rapporto tra Patty e Nicoletta, tra il personaggio e la donna, tra la vita sotto i riflettori e la vita, semplicemente.
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INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE
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Titolo: La cambio io la vita che
Einaudi. Stile libero extra
Autore Patty Pravo
Editore Einaudi, 2017
ISBN 8806233815, 9788806233815
Lunghezza 200 pagine
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Raul Rizzardi RitZ’Ó – Facebook / WordPress
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Ornella Vanoni, Patty Pravo and Pino Donaggio 1970


Ornella Vanoni, Patty Pravo and Pino Donaggio discussing together
The Italian singers Ornella Vanoni and Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) discussing along with the singer-songwriterPino Donaggio. 1970s (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

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Patty Pravo Posing 1990 Photo Gallery

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Patty Pravo posing
Italian singer Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) posing in her house in Rome. Rome, 1990s (Photo by Rino Petrosino\Mondadori Portfolio\Mondadori Portfolio via Getty Images)

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Donne Protagoniste del Novecento

Donne Protagoniste del Novecento


La Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze e’, ancor oggi, l’unico museo statale in Italia dedicato a raccogliere, conservare, interpretare ed esporre archivi materiali della creatività internazionale nel settore della moda. Per il trentennale dello stesso, ‘Donne al centro’ sarà il filo conduttore: donne protagoniste in quanto collezioniste di abiti ed accessori, indossatrici- interpreti, stiliste di se stesse, signore della moda. Donne che hanno scelto di rendere ogni propria apparizione uno spettacolo. Donne creative, presenze non scontate. Quali nomi? Eleonora Duse, Cecilia Matteucci Lavarini, Donna Franca Florio, Anna Rontani, Antonella Cannavo’Florio, Anna Piaggi, Susan Nevelson, Lietta Cavalli, Flora Wiechmann, Cumani, Caputi.

E Patty Pravo, che fra il sorpreso e l’onorato contribuisce in maniera indelebile, con la sua presenza che aleggia fra i suoi abiti di scena donati ed esposti in maniera permanente, a quella che è e rimarrà una delle più belle esposizioni fatte finora su scala mondiale.


http://www.pattypravoweb.com

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Donne protagoniste del ‘900’, la mostra a Palazzo Pitti

Saranno in mostra 60 abiti dedicati alla moda del XX secolo. Tra questi anche quelli della cantante Patti Pravo presente all’inaugurazione

`Donne protagoniste del ‘900` a Palazzo Pitti. In mostra anche quattro abiti donati da Patty Pravo

Uno dei quattro vestiti indossati da Patty Pravo. Questo è firmato Gucci 1987
Firenze, 11 novembre 2013 – ‘Donne protagoniste del ‘900’. E’ questo il titolo della mostra che si terrà alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, allestita per i 30 anni dalla fondazione, che sarà inaugurata domani alla presenza di Patty Pravo. La cantante ha donato quattro abiti per l’occasione. In mostra saranno 60 abiti dedicati alla moda del XX secolo. Gli indumenti della Pravo, tra cui tre indossati al Festival di San Remo nel 1984, ’87 e 2002, sono l’abito da sera di Gianni Versace (1984) interamente realizzato in tessuto metallico e due di Gucci, del 1987 (un miniabito a tubino dal de’collete’ dritto e un modello “princesse” dal taglio a sirena). L’altro completo donato dalla cantante e’ firmato Roberto Cavalli (del 2002), costituito da giacchino e gonna di color bianco avorio.

In esposizione anche i capi realizzati da Rosa Genoni, donna socialmente impegnata e promotrice della moda made in Italy; le tuniche realizzate da Fortuny appositamente per Eleonora Duse e i leggendari abiti di donna Franca Florio. E poi in mostra anche quelli di Maria Cumani, che ispirò il marito Salvadore Quasimodo, e di Antonella Cannavò Florio che indossava romantici abiti di Schuberth, il “sarto delle dive”. Ci sono gli abiti di Susan Nevelson, designer per Ken Scott; quelli di Lietta Cavalli e di Anna Rontani, scrittrice di romanzi che faceva sfoggio del suo guardaroba di oltre mille pezzi, dal quale ci sono pervenuti in dono alcuni esemplari. Di Flora Wiechmann Savioli e Angela Caputi si presentano rispettivamente i gioielli in materiali non preziosi e i bijoux.

“Donne al centro – ha detto Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino -, questo il filo conduttore: donne protagoniste in quanto collezioniste di abiti e di accessori, indossatrici e interpreti, stiliste di se stesse, signore della moda. Donne dello spettacolo; donne che hanno scelto di rendere ogni propria apparizione uno spettacolo”. Accompagna la mostra il catalogo curato da Caterina Chiarelli, direttrice della Galleria del Costume, edito da Sillabe.

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http://www.lanazione.it/firenze/
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Patty Pravo – Selezione Bibliografica – DIMMI CHE NON VUOI MORIRE

DIMMI CHE NON VUOI MORIRE

Autori:Massimo Carlotto/ IgorT

Edito da Mondadori

2007


NOTE

Graphic novel di Massimo Carlotto e IgorT. Oltre al titolo che riprende uno dei suoi successi, il personaggio della cantante Joanna è fisicamente ispirato a Patty Pravo.

Dimmi che non vuoi morire è ambientato tra la Sardegna, Parigi e il Nordest. La vicenda prende le mosse quando il proprietario di un noto ristorante di Cagliari si rivolge all’Alligatore e ai suoi soci e li ingaggia per ritrovare Joanna, la sua amante, una donna che vive come se fosse l’incarnazione di una nota cantante italiana degli Anni Sessanta. I tre si mettono alla sua ricerca, ma le cose ben presto si complicano. (Si precisa che i racconti si svilupperanno in altri quattro volumi, editi in tempi successivi e con diversi editori).

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PATTY PRAVO – SEXY DIVA ▪ Servizio Fotografico STUDIO

PATTY PRAVO – SEXY DIVA ▪ Servizio Fotografico STUDIO

Photodi Angelo Frontoni 

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 Photo di Angelo Frontoni 

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​BLA, BLA, BLA… PATTY PRAVO Autobiografia ▪ Anteprime Bibliografiche 

​BLA, BLA, BLA… PATTY PRAVO Autobiografia 

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BLA, BLA, BLA…

PATTY PRAVO con Massimo Cotto
Edito Arnoldo Mondadori Editore s.p.a Milano, 2007

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Tutti noi abbiamo la stessa luce dentro, solo che ognuno la coltiva e la sviluppa in modi o direzioni diversi o, nella peggiore delle ipotesi, non la sviluppa né coltiva affatto. A volte penso che ognuno di noi possa essere artista, se mette amore, curiosità, interesse, sensibilità e molta partecipazione in ciò che fa. Però è anche vero che alcuni di noi nascono più artisti di altri, con la capacità di sentire quello che gli altri percepiscono appena o per nulla. E questo è sì un dono, ma è anche una dannazione, un fardello che ti porti addosso. Perché ogni dono ha un suo prezzo da pagare. Non è comodo avere una sensibilità esasperata perché fino a quando la tramuti in arte va bene, ma poi c’è la vita di tutti i giorni…I miei punti fermi? I miei punti fermi sono io.

 Photo Claudio Porcarelli


Patty Pravo è l’ultima Diva della musica italiana. Sempre al di sopra del tempo e delle mode, la Pravo racconta per la prima volta episodi e aneddoti di una carriera lunga ed irripetibile, scandita da incontri eccellenti, canzoni superbe e capaci di segnare più epoche , sogni, ribellioni e provocazioni, sempre in bilico tra genialità e libertà.

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