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Patty Pravo ▪ RED ▪ I TESTI DELLE CANZONI

PRAVISSIMA
Patty PraVo
RED2019


La Peccatrice (L’Arte Di Fingere)

Raccontami le storie le più accattivanti
raccontami dei giorni passati insieme a me
di questo amore appesa a una menzogna che brucia ancora
raccontami che l’aria che respiro è rarefatta come te
e che continuerai a innamorarti come allora
ma non sei tu uh uh
tu uh uh
a farmi ridere e piangere ancora
non sarai tu uh uh
non ci sei più uh uh
ma puoi mentirmi un’altra volta
e far l’amore quanto basta
sono io che non ti amo
sono io che non perdono
mascherata, confusa, disillusa più di te
sono io la peccatrice
sarò io la più felice
abbracciata ad ogni debolezza
Raccontami una storia la più appassionata
e fingi che l’amore non è passato mai
davanti a questo fuoco incandescente che brucia ancora
e puoi accarezzare i miei capelli come un battito di vento
e prova a imbarazzarti di un silenzio come la tua prima volta
ma non sei tu uh uh
non ci sei più uh uh
se vuoi far finta un’altra volta
sarà quel poco che ci basta
sono io che non ti amo
sono io che non perdono
mascherata, confusa, ma sicura più di te
sono io la peccatrice
sarò io quella più felice
aggrappata ad ogni tenerezza
Innamorata, delusa, di sicuro più di te
sono io quella che ama
sono io quella che non perdona
adesso abbracciami, accarezzami perchè questa è l’arte di fingere

Un Po’ Come La Vita
Un Po’ Come La Vita

Un po’ come la vita
Senza più sognare
Di esistenza e di ironia
E scivolare…
E scivolare via
Come dire “ancora un po’”
Andare a cercare
Quella cosa che fa sempre un po’ più male
Ma che porta in un momento
A riconsiderare il vento
E poi gridare a me che non credo
Che il confine è l’unica cosa che non vedo
Tu dove vuoi volare…?
Hai tempo per pensare
Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire
Ricorda di giocare
E di portarti altrove
Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore
Come illuminarci il cuore
Tu credi di volare
Ma l’illusione della gioia toglie il fiato anche alla notte
Magari prova a immaginare che sul retro della vita
Ci sia un immagine più forte
E non mi basterà il ricordo
Vorrei trovarmi nell’esatta condizione
Di una luce alla stazione
Su un binario abbandonato
Dove il viaggio non è mai iniziato
Per poi gridare a me che non credo
Che l’orizzonte è l’unica cosa che non vedo
Tu dove vuoi volare…?
Hai tempo per pensare
Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire
Ricorda di giocare
E di portarti altrove
Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore
Come illuminarci il cuore
Ridammi una notte che brilla
Invece di un cielo di corvi
Non ti ricordi
Quando eravamo due corpi
Uniti nel prendere i colpi
Noi sapevamo come illuminarci
Prima di prenderci a calci
Prima di metterci al collo
Pure le croci degli altri
Solo per assomigliarci
E poi gridarmi ancora che non credo
Ma in questo tunnel così buio io non guardo indietro
E la fine è l’unica cosa che non vedo
Tu dove vuoi volare…?
Hai tempo per pensare
Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire
Ricorda di giocare
E di portarti altrove
Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore Come illuminarci il cuore

Padroni Non Ne Ho
Padroni Non Ne Ho

Ti raggiungerò
con l’aria di chi non sa più perdere
e mi legherò per farmi ammirare
ti accarezzerò con mani che ormai soltanto tu saprai distinguere
e riascolterò il tempo tornare
da questa notte in poi il ghiaccio ridiventa neve
No padroni non ne ho
ma questa notte fammi ancora amare
soffia il vento su di me
e asciuga tutte quante le paure
portami con te dove tutto può accadere
Ti nasconderò per farmi cercare inconsapevolmente
e mi piegherò pr farti sognare
ti appassionerò
se vorrai sapere un po’ di me sono colpevole
e ti mentirò per farmi adorare
ti prego resta qui che scivolare è un passo breve
No padroni non ne ho
ma questa notte fammi ancora amare
soffia il vento su di me
e asciuga tutte quante le paure
portami con te dove tutto può accadere
No padroni non ne ho
ma questa notte fammi ancora amare
soffia il vento su di me
e asciuga tutte quante le paure portami con te dove tutto può accadere

Dove Eravamo Rimasti
Dove Eravamo Rimasti

Dove eravamo rimasti
tra le parole e le attese
c’era qualcosa di magico
o tutto suonava solito
in piedi come salami
senza sapere che dire
c’era qualcuno più statico sadico
volevi forse sparire
Avevi voglia di amarmi
o anche soltanto di odiarmi un po’
tirarmi un pugno dritto in faccia
o almeno una carezza sulla guancia
rubarmi smorfie come niente fosse dalla mia bocca
E allora giù giù
rotolare nel mondo più giù giù
senza chiedersi cosa c’è su su
come allora
fregarsene se intorno è ancora tutto grigio e il cielo è sempre blu
tanto poi si cade giù
Avevo voglia di amarti
o anche soltanto di odiarti un po’
lasciarti un sogno appena sveglia
sul comodino appeso alla tua sedia
rubarti smorfie come niente fosse dalla tua bocca
E allora giù giù
rotolare nel mondo più giù giù
senza chiedersi cosa c’è su su
come allora
fregarsene se intorno è ancora tutto grigio e il cielo è sempre blu
e tornare a volare più su
col coraggio di no guardare giù giù
perchè ora ci importerebbe poco se là sotto c’è la terra o il mare blu
tanto poi si cade giù
si vola su
Dove eravamo rimasti
non certo mica le offese
in questa stretta di mano ci sono due vite arrese

Pianeti
Pianeti

L’universo ci nasconde delle nuove profezie
il segreto di un amore, di un amore vero
ma non farti più domande che il tempo sfugge
Non abbiamo mai capito
cosa giusto e cosa no
il segreto del dolore, del dolore che c’è in te
cosa forse ci ha impedito di lasciarci andare
io non dimenticherò il mio bisogno di te
non ha senso restare a guardare senza crederci mai
Siamo figli di tutti i pianeti
siamo figli di tutti i segreti
siamo il senso del tempo
il sorriso del mondo
siamo noi, siamo ancora noi
siamo figli di tutti i segreti del mondo
siamo figli di tutti i pianeti
perchè senza di noi
siamo solo noi
Abbracciamoci più forte, questa notte passerà
darà spazio a un nuovo giorno, a un nuovo sole
non esistono parole per dare amore
io non dimenticherò il mio bisogno di te
non ha senso restare a guardare senza crederci mai
Siamo figli di tutti i pianeti
siamo figli di tutti i segreti
siamo il senso del tempo
il sorriso del mondo
siamo noi, siamo ancora noi
siamo figli di tutti i segreti del mondo
siamo figli di tutti i pianeti
perchè senza di noi
siamo solo noi
siamo solo noi
siamo solo noi
siamo solo
siamo solo noi
Siamo figli di tutti i pianeti
siamo solo
siamo figli di tutti i pianeti
siamo solo
siamo figli di tutti i pianeti
siamo solo
siamo figli di tutti i pianeti siamo solo noi

Un Giorno Perfetto
Un Giorno Perfetto

Stai dove sei nelle tenebre
con il silenzio che c’è
fuori il rumore di macchina
mi ami e te ne vai
stai dove sei tra la musica
ma poi ritorni da me
a quelle regole inutili
tu non ci credi più
Sì mi confondo così
semplicemente da qui
che poi son rimasta lo sai
io non mi innamoro mai
sì mi nascondo da te
e dalle favole
e sono rimasta lo sai
che poi non ci credo mai
ma se vai via da lui
resta tutto com’è
sembra un giorno perfetto
se fai l’amore con me
Stai dove sei tra le nuvole
mai poi ritorna da me
la stanza è il nostro universo sai
e tu sei bellissimo
Sì mi confondo così
semplicemente da qui
che poi son rimasta lo sai
io non mi innamoro mai
ma se vai via da qui
resta tutto com’è
sembra un giorno perfetto
se fai l’amore con me
Sì mi nascondo da te
e dalle favole
e sono rimasta lo sai
che poi non ci credo mai
ma se vai via da lui
resta tutto com’è
sembra un giorno perfetto
se fai l’amore con me Stai dove sei nelle tenebre

Io So Amare Così
Io So Amare Così

Per te Franco
hai visto che poi l’ho fatto?
e poi mi piace tanto lo sai
Eccoti qua
lascio stare gli amici stasera
per vivere te
ai miei sguardi il tuo corpo si accende
e quel fuoco entra in me
qui distesi sul letto riaffiora

quell’istinto di caccia che ancora
freme dentro di noi
senza pietà
il tuo respiro ansimante e invadente
che caldo che fa
ti credevo indifeso e innocente
ma sei più folle di me
stravolgendo le miei teorie
azzerando le mie avventure
ora ascolto i tuoi sì
Io e te ci rivedremo ancora qua
ho un’idea ti scriverò una favola
se lo vuoi fingiamo che tra noi
si tratti di onestà
se ti va puoi rimanere un po’ di più
il taxi lo puoi chiamare pure tu
che sai già che amo i miei silenzi
e la mia libertà
Come si fa
a mantenere un rapporto più vero
si prende e si va
mi interrompi coi tuoi fogli i progetti
ma voglio solo i tuoi sì
non mi importa se da te si sta bene
la mia casa è come un porto di mare
e so amare così
Io e te ci rivedremo ancora qua
ho un’idea ti scriverò una favola
se lo vuoi fingiamo che tra noi
si tratti di onestà
se ti va puoi rimanere un po’ di più
il taxi lo puoi chiamare pure tu
ma sai già che amo i miei silenzi
e la mia libertà
l’amore è libertà la noia è libertà

La Carezza Che Mi Manca
La Carezza Che Mi Manca

Camminando piano piano
nell’impronta del destino
è come muoversi in un sogno
lentamente non volente
mi chiese
che ne hai fatto tu del mondo
risposi
oh maestro io l’ho spento
non credevo più al mio vivere in questo tempo
e nel desiderare incessante l’avere senza
e non più sostenevo il suo sguardo bugiardo, bugiardo, bugiardo
La carezza che mi manca
la certezza del tuo amore
mi è caduta all’improvviso
ero nuda solo lì con la mia carne
La mia anima
cruda lì sul pavimento
calpestata dalla sporcizia e i tumulti del mondo
ora io esco dal gioco
e mi avvi su una strada sincera
perchè l’amore forse è un’eco che io più non sento
non sento
rimando
rimando
rimando
rimando
rimando
Maledetti senza amore
noi facendoci del male
perchè mi baci ora sulla fronte
sento che è un formale arrivederci
poi mi lasci scivolar via dalla corrente
in preda all’assassino tempo che la mia preghiera più non sente
solo al mondo il re nudo
il più nudo che ci sia
io scontenta e infelice
un’estranea davanti allo specchio
che di me non ha più nemmeno un riflesso bugiardo
La carezza che mi manca
la certezza del tuo amore
mi è caduta all’improvviso
ero nuda solo lì con la mia carne
La carezza che mi manca
la certezza del tuo amore mi manca
la carezza che mi manca
la tua carezza che mi manca la tua carezza che mi manca

Nessuno Ti Aspetta
Nessuno Ti Aspetta

Non mi riconosco nel mio passaporto
svuoto ogni cassetto, spengo
ho pagato tutto e ho bevuto lacrime
come ossigeno sul ferro sono ruggine
l’aria che mi attraversa brucia la faccia
Fuori nessuno ti aspetta
vivi o muri di fretta
ieri non è come adesso
il cuore ci batte lo stesso
Senza via di fuga
piedi nudi per la strada
slaccio la cintura, basta
e vado avanti e indietro
con la sigaretta in bocca
acqua fredda nei pensieri come ruggine
l’aria che mi attraversa brucia la faccia
Fuori nessuno ti aspetta
vivi o muri di fretta
ieri non è come adesso
il cuore ci batte lo stesso
il mondo è ad un passo
Fuori nessuno ti aspetta
vivi o muri di fretta
ieri non è come adesso
il cuore ci batte lo stesso
Fuori nessuno ti aspetta
vivi o muri di fretta
ieri non è come adesso
il cuore ci batte lo stesso
il mondo è ad un passo dimmi che posso

Il Paradiso 50 Special Edition
Il Paradiso 50 Special Edition

Il paradiso
Tu vivrai
Se tu scopri
Quel che hai
Non ti accorgi che
Io amo già te
La vita e’ cosiì
Tu quando non hai
Vuoi avere di più
E dopo che hai
Ti accorgi che tu
Fermarti non puoi
E vuoi quel che vuoi
La vita e’ cosi
Tu adesso mi vuoi
Soltanto perché
Non cerco di te
Ma io che lo so
Ne soffro però
Ti dico di no
Il paradiso
Tu vivrai
Se tu scopri
Quel che hai
Non ti accorgi che
Io amo già te


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PATTY PRAVO ▪ RED ▪ TRACKLIST

PATTY PRAVO ▪ RED ▪ TRACKLIST

PATTY PRAVO – NELLA TRACKLIST DI RED ANCHE FRANCO CALIFANO E GIULIANO SANGIORGI

Svelata la tracklist di Red, il nuovo album di Patty Pravo. Tante le firme note tra gli autori.

Patty Pravo si prepara a salire nuovamente sul palco del Festival di Sanremo questa volta in coppia con Briga con cui canterà il brano Un Po’ come la vita (qui il testo).

Nella settimana del Festival, l’8 febbraio, uscirà il nuovo disco dell’artista per Museo dei Sognatori con distribuzione Believe. L’album si intitola Red e vede coinvolti molti autori di prestigio.

Sulla canzone presentata a Sanremo, firmata da Zibba, Diego Calvetti, Marco Rettani e Briga, l’artista ha dichiarato:

“Un po’ come la vita è il suggerimento a prendere la cose dal lato buono del cuore, quello che ci aiuta a trovare quel “senso della vita” che dovrebbe guidare i nostri passi oltre ai muri che ci nascondono gli orizzonti… per essere finalmente in grado di trovare, dentro di noi, quegli spazi ‘infiniti come il cielo’ che ci rendono liberi e protagonisti della nostra vita.

In Red compaiono tra gli autori Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che ha firmato Dove eravamo rimasti, Ivan Cattaneo autore della struggente lirica di La Carezza che mi manca, Giovanni Caccamo in Pianeti, Antonio Maggio con Padroni non ne ho, Fulvio Marras.

Nel disco anche un’autentica perla rara, un inedito di Franco Califano lasciato personalmente in eredità a Patty Pravo, Io so amare così. La canzone è stato scritta con Frank Del Giudice, già co-autore di Tutto il resto è noia.

L’album è stato prodotto e arrangiato da Diego Calvetti e, come già riportato qui, conterrà anche una nuova versione della hit firmata da Lucio Battisti e Mogol, Il Paradiso.

Ecco la tracklist:

1. La peccatrice (L’arte di fingere)

2. Un pó come la vita (feat. Briga)

3. Padroni non ne ho

4. Dove eravamo rimasti

5. Pianeti

6. Un giorno perfetto

7. La carezza che mi manca

8. Nessuno ti aspetta

9. Il Paradiso (50 Special Edition)

10. Io so amare così

11. Un po’ come la vita (Instrumental)

Foto di Claudio Porcarelli

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PATTY PRAVO con BRIGA – UN PO’ COME LA VITA

Patty Pravo con Briga – Un po’ come la vita

.

Autori: M. Rettani – D. Calvetti – S. Vallarino – M. Bellegrandi / M. Rettani – D. Calvetti – S. Vallarino – L. Leonori

EdPattyizioni: Warner Chappell Music Italiana / Museo dei Sognatori / Honiro

Un po’ come la vita

Senza più sognare

Di esistenza e di ironia

E scivolare…

E scivolare via

Come dire «ancora un po’»

Andare a cercare

Quella cosa che fa sempre un po’ più male

Ma che porta in un momento

A riconsiderare il vento

E poi gridare a me che non credo

Che il confine è l’unica cosa che non vedo

Tu dove vuoi volare…?

Hai tempo per pensare

Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire

Ricorda di giocare

E di portarti altrove

Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore

Come illuminarci il cuore

Tu credi di volare

Ma l’illusione della gioia toglie il fiato anche alla notte

Magari prova a immaginare che sul retro della vita

Ci sia un immagine più forte

E non mi basterà il ricordo

Vorrei trovarmi nell’esatta condizione

Di una luce alla stazione

Su un binario abbandonato

Dove il viaggio non è mai iniziato

Per poi gridare a me che non credo

Che l’orizzonte è l’unica cosa che non vedo

Tu dove vuoi volare…?

Hai tempo per pensare

Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire

Ricorda di giocare

E di portarti altrove

Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore

Come illuminarci il cuore

Ridammi una notte che brilla

Invece di un cielo di corvi

Non ti ricordi

Quando eravamo due corpi

Uniti nel prendere i colpi

Noi sapevamo come illuminarci

Prima di prenderci a calci

Prima di metterci al collo

Pure le croci degli altri

Solo per assomigliarci

E poi gridarmi ancora che non credo

Ma in questo tunnel così buio io non guardo indietro

E la fine è l’unica cosa che non vedo

Tu dove vuoi volare…?

Hai tempo per pensare

Ma intanto dimmi almeno dove il cielo va a finire

Ricorda di giocare

E di portarti altrove

Io resto qui a capire come illuminarmi il cuore

Come illuminarci il cuore

Foto di Claudio Porcarelli

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Sanremo 2019

sorrisi.com

Sanremo 2019, il primo ascolto dei 24 brani in gara
18 Gennaio 2019 | 20:19 di Francesco Chignola


Lo avevamo previsto all’annuncio del cast e ora ne abbiamo avuto conferma dopo un primo ascolto dei brani in gara: questo Sanremo sarà sorprendente. Almeno la musica lo sarà: la varietà di suoni e di temi presenti nelle 24 canzoni che sentiremo dal 5 al 9 febbraio su Raiuno, in diretta dal Teatro Ariston, è straordinaria.

E il direttore artistico Claudio Baglioni ne fa un grande vanto: «Sanremo deve essere una mostra della musica del nostro tempo e sono proprio questi i temi e le criticità che si trovano nel pop di oggi» ha detto. «L’assenza delle figure paterne, la confusione sociale, un generale interrogativo sulla direzione che stiamo prendendo. Anche nei pezzi apparentemente più leggeri si può percepire il disagio che tutti viviamo: nei testi, i dubbi vincono sulle certezze».

Raccontare una canzone a chi non l’ha sentita non è facile, ma ci proviamo: ecco le nostre impressioni a caldo dopo un “primo ascolto” dei 24 brani in gara.

SANREMO 2019: IL PRIMO ASCOLTO

Achille Lauro
Rolls Royce
Da Amy Winehouse a Van Gogh, da Paul Gascoigne a Elvis Presley: nel suo pezzo il giovane rapper romano snocciola un elenco di icone pop, mescolando alto e basso. Fino al culmine del lusso: la Rolls Royce. Risveglierà gli animi all’Ariston.

Anna Tatangelo
Le nostre anime di notte
Dopo un periodo difficile e pieno di bugie due persone si ritrovano una davanti all’altra in una notte dove tutto è possibile. Prima di tutto, ammettere le proprie fragilità. Una ballata classica ma non scontata, con un ritornello efficace.

Arisa
Mi sento bene
L’inizio lento è solo un depistaggio: dopo pochi secondi esplode l’Arisa più ritmata in una canzone dal retrogusto Anni 80. Ma il testo non è superficiale: è un invito a godersi il presente e a sentirsi belli, ignorando l’inesorabile arrivo della fine.

Boomdabash
Per un milione
La formazione salentina non tradisce il suo sound e porta a Sanremo un brano romantico ma ballabile, in pieno stile BoomDaBash. Un reggaeton che le radio ameranno alla follia, in cui fa la sua comparsa anche un coro di bambini.

Daniele Silvestri
Argento vivo
Punta a stupire Silvestri con un brano in cui è affiancato dal rapper Rancore. Con un arrangiamento orchestrale dal sapore cinematografico, danno voce a un adolescente che ha perso il contatto con la realtà e si sente in carcere da una vita.

Einar
Parole nuove
C’è un amore vicino al capolinea al centro di questa ballata dall’andatura classica ma dalle sonorità moderne in cui Einar affronta la sfida senza guardare indietro: «E giuro che se te ne vai non ti verrò a cercare e cancellerò il tuo nome».

Enrico Nigiotti
Nonno Hollywood
Fa leva sulla nostalgia dei tempi andati la canzone dell’artista toscano, che in una sentita dedica al nonno ricorda una Livorno che non esiste più, soppiantata da «un mondo a pile» in cui si parla troppo inglese e troppo poco dialetto.

Ex-Otago
Solo una canzone
«Non è semplice restare complici quando l’amore non è giovane». Son buoni tutti a scrivere di un amore che nasce, cantano gli Ex-Otago, ma che dire dei sentimenti che sfidano il tempo e l’età? La band genovese, a modo suo, è romanticissima.

Federica Carta e Shade
Senza farlo apposta
Uno dei ritornelli più forti e immediati lo canta Federica, mentre nel rap delle strofe Shade come suo solito gioca con le parole. Una canzone su un amore non corrisposto e pieno di rimpianti: «Se avessi modo, dentro la testa cancellerei la cronologia».

Francesco Renga
Aspetto che torni
Una persona che ogni sera rappresenta l’ossigeno quotidiano, che diventa il coraggio ritrovato da parte di chi si sente smarrito: «Il mondo si perde, tu invece rimani» canta Renga, a cui Baglioni ha proposto la ballata scritta da Bungaro.

Ghemon
Rose viola
Per il suo debutto a Sanremo, Ghemon non smentisce il suo sound unico, nato da radici rap mescolate con il soul. «Rose viola stese sulle tue lenzuola, come tutte le notti in cui ti senti sola» canta, con uno stile che lascia il segno.

Il Volo
Musica che resta
Aspettatevi boati all’arrivo dell’esplosivo ritornello di questo brano, che porta tra le firme anche Gianna Nannini: «Amore abbracciami, voglio proteggerti, siamo il sole in un giorno di pioggia». Gianluca, Ignazio e Piero non si smentiscono.

Irama
La ragazza col cuore di latta
Colpisce duro la canzone di Irama: al centro c’è la storia di Linda, una ragazza di 16 anni incapace di giocare ed essere felice, vittima di un padre-mostro e tenuta in vita da un “cuore di latta”. Alla fine del tunnel, però, una speranza.

Loredana Bertè
Cosa ti aspetti da me
Si sente molto l’impronta di uno dei suoi autori, Gaetano Curreri degli Stadio, in un brano che non sfigurerebbe nel repertorio di Vasco: «Non posso credere che esista un altro amore come te». Loredana lo interpreta con un’energia graffiante.

Mahmood
Soldi
In un uno dei pezzi più contemporanei di questa edizione si mescolano sonorità hip hop e influenze africane. Grande ritmo e un testo costruito su un tema non banale: quando dietro a un rapporto sincero si nasconde un interesse economico.

Motta
Dov’è l’Italia
«Dov’è l’Italia, amore mio? Mi sono perso» canta Francesco Motta, che esordisce a Sanremo senza compromessi, con un brano intenso che riesce ad affiancare una radice sentimentale a temi di profonda attualità, spingendoci a riflettere e a interpretare.

Negrita
I ragazzi stanno bene
La band toscana porta a Sanremo atmosfere vicine al country americano in un vero inno alla voglia di vivere la vita nella sua pienezza, contro le abitudini e la tentazione di accontentarsi: «Non ho tempo per brillare, voglio esplodere».

Nek
Mi farò trovare pronto
L’amore è più forte di ogni cosa: nemmeno i grandi libri, i film d’autore e le canzoni sono in grado di spiegarlo davvero. Così, a tre anni da “Fatti avanti amore”, Nek porta a Sanremo un altro brano veloce in cui si sente l’impronta elettronica del produttore Luca Chiaravalli.

Nino D’Angelo e Livio Cori
Un’altra luce
La tradizione partenopea si mescola con le nuove sonorità della musica di Napoli e dintorni: l’incontro formidabile tra queste due generazioni si ritrova anche nel testo, che mescola italiano e dialetto in una riflessione sul tempo che passa e sui segni che lascia sul nostro volto.

Paola Turci
L’ultimo ostacolo
Nella canzone ispirata all’assenza di un padre, Paola Turci canta in verità della nostra necessità di avere qualcuno che ci guidi nella vita, che ci aiuti a «respirare nel diluvio universale». Da memorizzare la frase: «Siamo fiamme in mezzo al vento, fragili ma sempre in verticale».

Patty Pravo con Briga
Un po’ come la vita
Baglioni ha rivelato che questo brano gli era stato mandato da uno degli autori, Zibba, e lui ha voluto affidarlo a Patty Pravo. L’alchimia tra la sua voce e quella di Briga (che verso la fine del brano ritorna al rap) è trascinante: «Tu dove vuoi volare? Hai tempo per pensare».

Simone Cristicchi
Abbi cura di me
In un crescendo che si trasforma in una marcia orchestrale, le strofe “recitate” da Cristicchi si fermano a descrivere la bellezza del mondo (dal legno che brucia alle stelle del firmamento) per diventare poi un invito a proteggere la felicità e la bellezza e a perdonare chi ti ferisce.

Ultimo
I tuoi particolari
Ultimo canta quel momento, dopo la fine di una storia, in cui ci si deve allontanare dalle proprie abitudini, come quella di apparecchiare per due. La sua è una ballata malinconica che diventa una sorta di invocazione a Dio: ci vorrebbero nuove parole per descrivere questo amore.

Zen Circus
L’amore è una dittatura
Chi conosce la band pisana sarà felice di ritrovare intatta la sua personalità. Gli altri rimarranno di stucco di fronte a questo pezzo suggestivo e ambizioso, che sfiora temi sociali ma si impone come l’affresco di un’umanità impaurita e desiderosa di non sparire nella massa.


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Storia di una donna che ha amato due volte un uomo che non sapeva amare

 

Patty Pravo esegue Storia di una donna che ha amato due volte un uomo che non sapeva amare (“The same old chair”), brano scritto da Shel Shapiro e tradotto da Vito Pallavicini. Questa versione ha una durata minore rispetto all’originale di ben nove minuti.

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Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»

Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»


23 AUG, 2014
di ENRICA BROCARDO


___

Al cinema è arrivata dopo mezzo secolo di carriera. Ma per il resto, la star ha sempre bruciato i tempi. Si dichiara anarchica, porta una «fede collettiva» e tutta la sua vita si può riassumere in un gerundio


«Una volta mi sono comprata una casa a Bahia e me ne sono dimenticata. A un certo punto, Vinícius de Moraes mi chiama e mi dice: “Guarda che se non vieni ad abitarla, te la espropriano”. E, infatti, me l’hanno portata via».

Inutile chiedere ulteriori spiegazioni. A quasi tutte le domande, Patty Pravo potrebbe rispondere con un solo gerundio: «Vivendo». Come se ne sono andati i soldi che ha guadagnato in anni in cui con un paio di canzoni azzeccate ti sistemavi per tutta la vita? Come ha finito per sposarsi quattro volte dimenticandosi di divorziare tra un marito e l’altro? Come le è capitato di vendere più di cento milioni di dischi? E, ancora, come ha fatto a diventare la musa ispiratrice di un film intitolato come una delle sue canzoni di maggior successo? Pazza idea esce il 28 agosto al cinema e racconta la storia di due giovani fratelli, uno etero e l’altro gay, che si ritrovano grazie a un sogno comune: vincere le selezioni di un talent show greco cantando una delle sue canzoni.

Nonostante la Pravo appaia solo alla fine per non più di 5 secondi, l’idea di lei sta lì fin dalle prime battute.

Nessuno le ha mai chiesto di fare il giudice in qualche trasmissione tipo XFactor?
«Mai».
E se succede?
«Dipende. Per fare una marchetta, no. Se, invece, ci fosse una trasmissione di un certo valore potrebbe valerne la pena».
Suona come un giudizio negativo su quello che si è visto finora.
«Amici della De Filippi non è male. In fondo c’è una scuola dietro. Però…».
Però?
«Mettere tutti insieme in un loft toglie personalità, respiro. E poi escono e si ritrovano subito in Tv, a fare tour, tutto».
Be’, lei è diventata Patty Pravo in una notte, quella della stranota prima esibizione al Piper.
«Ma io avevo cominciato a suonare il pianoforte a 4 anni. E al Conservatorio ho studiato direzione d’orchestra. Che era quello che volevo fare».
Non sarà mica un rimpianto?
«No, perché si può sempre fare».

Apro una parentesi. Questa intervista risale a qualche giorno fa. Località: Gallipoli, dove l’aveva portata una data del suo tour. Ci siamo incontrate in un hotel. Per prima cosa, ha posato un pacchetto di sigarette sul tavolino.
Fuma?
«Io sì. Tu?».
Anche.
«Brava».
Ma non fa male alla voce?
«Boh. Aretha Franklin fumava, Sinatra pure. Se tanto mi dà tanto».

La Pravo indossa una T-shirt bianca sotto la quale si intuisce l’assenza di reggiseno, e porta un anello che ha tutta l’aria di una fede nuziale.
Si è risposata?
«L’ho messa così mi ricordo un po’ di tutti i miei ex mariti. Diciamo che è una fede collettiva».
So che siete rimasti in ottimi rapporti. Mai fatto una reunion, tutti insieme?
«No. Anche se fra di loro si conoscono. Con due ho vissuto insieme: Paul Martinez e Paul Jeffery».
Insieme in che senso?
«Nel senso che stavamo tutti insieme. Bello».
Esattamente due anni fa a Gallipoli, la fotografarono in spiaggia in topless con quello che definirono il suo toy boy.
«Macché, poverino. Era solo un amico che mi stava dando una mano a portare delle cose».
Ha mai portato il reggiseno?
«Mai. Anche perché c’è stato sempre ben poco da reggere».
Il film trae ispirazione dal fatto che lei è un’icona gay.
«Non so perché, ma mi fa piacere. Mi sono pure sposata con un gay, Franco Baldieri (fu il primo matrimonio, nel 1972, ndr)».
Intende bisessuale.
«Quando l’ho conosciuto viveva con un uomo».
E poi?
«È accaduto».
Dopo di lei sa chi è subentrato?
«Mah. Prima di morire stava in Brasile e conviveva con un altro uomo».
Tornando all’icona gay?
«Trovo che i gay alla fine abbiano una sensibilità maggiore. O almeno che una volta fosse così. Adesso ce ne sono talmente tanti che non so più».
Negli anni Ottanta, posò per Playboy. E lo posso capire. Ma perché fece lo stesso per la rivista pornografica LeOre?
«Quegli scatti dovevano servire per un libro fotografico. Poi io sono partita e le immagini non so come sono finite su quella rivista. Peccato, perché sarei arrivata prima di Madonna (Il riferimento è al libro di foto erotiche Sex del 1992, ndr). Avrei dovuto fare causa».
L’ha mai fatto in vita sua?
«No».
È una rarità in Italia.
«E ormai non ne ho più bisogno. Da qualche tempo mi vogliono tutti bene. Chissà poi perché».

***
ENRICA BROCARDO

L’intervista completa sul numero 33 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 20 agosto

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https://www.vanityfair.it/
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RASSEGNA STAMPA 1968 – SELEZIONI – ROMANZI SOGNO

RASSEGNA STAMPA 1968 – SELEZIONI

Rassegna Stampa 1968 – Selezioni

ROMANZI SOGNO – INSIEME SUL TRAGUARDO DELL’ESTATE – LUGLIO

Più che mai sulla cresta dell’onda, ben salda nelle classifiche discografiche, Patty sta per iniziare un’estate di fuoco, che la porterà in

giro per tutta l’Italia in una serie ininterrotta di esibizioni. In questo servizio la cantante ci parla di se stessa, prendendosi

bonariamente in giro e confidandoci speranze e sentimenti.

Non mi sono sposata. Non sono un uomo. Non sono neppure scomparsa dalla scena della canzone, come troppo affrettatamente qualcuno

aveva pronosticato, parlando di me qualche mese fa. Sono qui, pronta per un’altra estate di fuoco, un’estate che trascorrerò soprattutto in

mezzo a voi che siete il mio pubblico e i miei amici. Non c’è nessuna polemica in quello che ho detto. Io non amo le polemiche, almeno

queste, e quando scrivono le cose più assurde sul mio conto lascio fare, senza neppure sentire il bisogno di dare una smentita. Io vivo la

mia vita, e lascio che gli altri facciano ciò che vogliono. Non è per essere snob, né perché sia scontrosa o giudichi gli altri con un’aria di

superiorità, dandomi delle arie. Qualcuno potrà anche avere questa impressione, ma ciò dipende soltanto dal mio carattere, e non dal fatto

che in un paio d’anni sono diventata una cantante piuttosto nota. Anzi, io vorrei essere amica con tutti, anche con quelli a cui do questa

impressione antipatica: soltanto vorrei che cercassero di capirmi, di capire le mie idee, o per lo meno le rispettassero, come io rispetto le

loro. Il guaio è che io non so essere tempista, opportunista. Io sono troppo istintiva. Se devo dire una cosa sgradevole, non so mai

aspettare il momento giusto per farlo, quando io sono tranquilla e gli altri ben disposti. Lo dico, anche a costo di “guastarmi” con

qualcuno. Però ho tanti amici, che mi vogliono bene e mi capiscono, e con i quali io passo ore piacevolissime in lunghe chiacchierate.

Quando ne ho il tempo, naturalmente. E così, con questa introduzione, eccoci arrivati a noi, cari lettori di Sogno. Eccoci al nostro appuntamento con l’estate. Per me l’estate è

sempre stata una stagione bellissima, e da qualche anno è anche una stagione fortunata. Nel 1966 è avvenuto il mio debutto come

cantante, e durante l’estate, Nicoletta Strambelli, una ragazzina capitata per caso a Roma, è diventata Patty Pravo. Alla fine dell’estate

(mi permettete di non essere sempre modesta?) chi seguiva il mondo della canzone ormai sapeva che c’era una certa “Patty Pravo”. Lo

scorso anno col Cantagiro ho capito quanto il pubblico mi volesse bene: ad ogni tappa erano degli autentici assedi. E’ finita l’estate e sono

ricominciate le voci sul fatto che ormai fossi finita anch’io. Bene. Ecco qua. Intanto è appena uscito il mio primo long-playing, che si

intitola PATTY PRAVO. Tra qualche giorno sarò a Venezia, alla Mostra Internazionale di Musica leggera, per presentare due canzoni: La

bambola e Se c’è l’amore. Probabilmente le conoscete, la prima è una canzone della casa musicale di Morandi, che mi è stata affidata da

Gianni dopo che erano state sentite anche altre cantanti. Io l’ho interpretata un po’ a modo mio, e credo che non sia il caso di spenderci

altre parole. Non sarò al Cantagiro: quest’anno ho preferito la Mostra di Venezia perché nel frattempo mi si erano accumulati troppi

impegni per consentirmi di prendervi parte. E poi mi fa piacere di poter tornare, con una manifestazione così importante, a Venezia, che è

la mia città, in cui ho vissuto fino a quando non ho deciso di trovare la mia strada e in cui tuttora ho degli affetti profondissimi. Ma il fatto di

non vedermi al Cantagiro non vuol dire che non potrete incontrarmi. A parte la televisione (dopo le trasmissioni delle scorse settimane, e

quelle di Venezia, ci tornerò il cinque luglio col nuovo varietà di Raffaele Pisu, “Vengo anch’io”, e in occasione del Festival di Pesaro, il 24

e il 25 luglio) a giorni comincerò un mio personale minuscolo Cantagiro che mi terrà impegnata ogni giorno per tutta l’estate. Ve ne

racconto le tappe principali: il 6 luglio a Salerno, il 10 a Viareggio, il 13 a Sestri Levante e il 14 a Ravenna, il 27 a Lecce e il 28 a Brindisi. Il

3 agosto sarò a Positano, il 5 a Termoli, il 6 a Riccione, il 7 a Civitanova di Ancona, il 10 a Lerici, l’11 a Pesaro, il 12 a Forlì, il 13 a Vercelli, il

14 a Livorno, il 17 a Catanzaro; il 24 a San Casciano e il 25 a Ischia. Ci sono dei giorni vuoti, che devo ancora dividere tra gli impegni

televisivi, le incisioni e le altre serate che mi sono state proposte. Per il resto, cioè per dopo l’estate, non ho ancora fatto alcun programma. Sicuramente continuerò a lavorare, dovrei interpretare qualche

altro film, fare qualche tournée all’estero, dove hanno incominciato a richiedermi con sempre maggior frequenza, dopo che il viaggio in

Canada, in maggio, mi ha fatto trovare anche là tanti amici. Ma non voglio fare alcun programma: per quello ci pensa già l’avvocato

Crocetta, il mio impresario, l’uomo che ha fatto di me una cantante invitandomi per primo a esibirmi nel suo locale, il Piper. Vi ricorderete

tutti come mi chiamavano un anno fa: La Reginetta del Piper. Per un po’ io ho lasciato fare: dopotutto dovevo della riconoscenza a quel

locale, a quel nome. C’ero approdata una sera, con degli amici, che ancora stavo cercando di risolvere i miei problemi, trovare uno scopo

alla mia vita, e improvvisamente vennero risolti. Non perché quello di fare la cantante fosse stato da sempre il mio sogno, anzi, io avevo

studiato musica e pianoforte con ben altre prospettive: avrei dovuto insegnare, finché un bel giorno non decisi di piantare tutto – ero quasi

prossima al diploma al Conservatorio – perché mi ero resa conto che quella non era la mia vita. Cosicché piantai tutto, la casa della mia

nonna, che mi aveva ospitata e coccolata per tanti anni, quella dei miei genitori dove ero tornata a vivere da pochi mesi, i miei due fratelli,

Giancarlo, che oggi ha 15 anni e Fiorella, che ne ha poco più di dodici, per andare in giro per il mondo. Sono stata in tanti posti, ho

imparato a vivere, ho conosciuto gente nuova, idee nuove. Ma ancora non sapevo che cosa avrei fatto quando sono approdata a Roma. Il

Piper, o meglio, il suo pubblico, ha risolto tutto per me. La canzone mi ha dato la possibilità e i mezzi per vivere come voglio, di frequentare

gli amici che voglio. Per un po’, dicevo, il titolo di Reginetta del Piper mi ha fatto piacere, poi mi è sembrato ridicolo, mi sono stancata e ho

chiesto agli amici di chiamarmi soltanto col nome con cui mi ero ribattezzata, cioè Patty Pravo. Anzi, vi confesserò che a me piace

soprattutto essere chiamata col mio vero nome, Nicoletta, perché io, anche se mi sono trasformata, non ho rinnegato niente del mio

passato; né la mia fanciullezza, né la mia famiglia, né gli amici di un tempo, quando non ero nessuno, e che per me sono rimasti sempre

quelli che erano allora, come lo sono io per loro. Oggi io ho accettato questa vita, ci sono dentro come tanti altri. L’ho accettata e la ritengo un’ottima esperienza, come non riesco ancora a

considerarla come base della mia esistenza. Potrei piantare tutto da un momento all’altro, perché io sono sempre alla ricerca di qualcosa e

niente mi soddisfa mai pienamente. Per questo, io non voglio mai fare programmi che vadano molto lontano: non so se poi avrò la forza di

mantenerli. Non perché me ne possa pentire, come non mi sono mai pentita di ciò che ho fatto, ma perché mi sembra assurdo fare grandi progetti per il futuro. Oggi sono Patty Pravo. Tra qualche mese potrei innamorarmi, e decidere di vivere la mia vita di donna, soltanto

restando a fianco dell’uomo che mi vuole bene, e Patty Pravo scomparirebbe per sempre. Ma quando ho preso un impegno, statene certi,

lo mantengo. Proprio perché alla base della mia vita c’è una grande serietà, soprattutto con me stessa. Non fingo mai. Qualche volta mi

piace essere misteriosa. All’inizio l’ho fatto anche un po’ di proposito, perché mi aiutava ad attirare l’interesse su di me. Ma poi tutto questo

mistero ha cominciato a darmi fastidio, era soltanto ridicolo. Infatti io ho detto tutto su di me. Cosa ho fatto nella mia giovinezza, dove

avevo vissuto, dove avevo studiato, perché me ne ero andata di casa. C’è ancora chi vorrebbe sapere dove sono stata in quel periodo, ma è

una cosa che non ha nessuna importanza: ho fatto come molti giovani della mia età, che un bel giorno decidono di vedere il mondo,

conoscerlo per imparare proprio a capirlo e questa è una cosa che si può fare soltanto andandovi in giro. Cosa si fa per vivere in quel

periodo? Che cosa importa se un ragazzo va in un campo di lavoro a raccogliere patate o in un albergo a lavare i piatti, finché non ha

messo da parte quei quattro soldi che gli consentono di girare ancora un po’ senza fare niente? Forse è proprio così che si impara a

conoscere le cose, sicuramente meglio di chi la sua esperienza la fa soltanto vivendo nei grandi alberghi, o frequentando i teatri o le case

di pochi amici. Perciò che importanza ha quali paesi ho visitato, quali lavori ho fatto? Certo ho imparato a conoscere i miei coetanei meglio

di molti altri, a capirli, sentire i loro desideri, le loro aspirazioni. E quando ho cominciato a cantare, ho anche cercato di esprimere questi

loro fermenti, senza dei quali il mondo non andrebbe avanti. Ma oggi ho ben poco da rivelare ancora su di me, ben poco che non sia

conosciuto. Il mio mistero, semmai, è quello del futuro, e lo è per voi come per me.

Ormai c’è chi è abituato a vedere in me la donna-mistero, quella che ha una doppia vita da nascondere, la donna venuta chissà da dove,

che vive non si sa come. I miei amici ogni tanto mi raccontano le chiacchiere che sentono in giro sul mio conto: roba, ragazzi, da rotolarsi

dalle risate. Ve ne racconto qualcuna? Quella che sono misteriosamente sposata l’avete letta su qualche giornale. Il mio misterioso sposo

sarebbe un giovane inglese, che “vive” nella mia ombra, schiavo di me. Per starmi vicino suonerebbe nel mio complesso. Beh, che quel

ragazzo, Gordon, mi sia simpatico non l’ho mai nascosto a nessuno, altrimenti non me lo sarei portato dietro da Londra. Ma se volessi

sposarlo chi me lo impedirebbe? Perché dovrei nasconderlo? Il giorno che mi sposerò non farò niente per tenerlo nascosto; in fondo, ormai

me ne sono accorta, basta che dica una cosa a “pochissimi” conoscenti e il giorno dopo la ritrovo stampata su tutti i giornali. Magari lo

terrei per me sino al momento del matrimonio, perché questo è un fatto troppo personale per trasformarlo in una manifestazione

pubblicitaria, e magari scomparirei dalla circolazione per un paio di mesi, per godermi in pace i primi giorni di vita a due, ma non farei

niente per nasconderlo. Perché, e lo chiedo al mio pubblico, forse che non vorreste più ascoltare le mie canzoni se io mi sposassi? E allora

veniamo alle chiacchiere, che in fondo mi divertono. Come quando hanno detto che sono un uomo. Questa poi! E’ vero che quando ero

piccola, anche se dai quattro ai sette anni ho studiato danza classica, io preferivo giocare con i maschietti anziché con le bambine, e nei

primi anni in cui frequentavo il Conservatorio volevo a tutti i costi giocare al pallone nella squadra della scuola assieme ai maschi – mi

piaceva il ruolo di terzino – sicché erano botte da orbi, perché i maschi non sapevano dirmi di no, ma poi durante le partite cercavano di

intimidirmi e di farmi cambiare idea con il “gioco atletico”, come si direbbe oggi; ma da questo ad essere un maschio c’è pure qualche

differenza. Non vi pare?

E sapete perché queste voci continuavano a prendere piede, al punto che c’è ancora qualcuno che ci crede? Perché quando andavano

all’anagrafe a chiedere conferma dell’esistenza di Nicoletta Strambelli, invariabilmente si sentivano rispondere che non c’era nessuna

Nicoletta Strambelli. Per forza! Io ho la mia casa a Roma, una casa che mi sono fatta da sola e che mi piace moltissimo; ma per l’anagrafe

faccio ancora parte della famiglia di mio padre, a Venezia. Basta chiedere, e anche questo mistero verrà svelato. E ancora tutte le altre

chiacchiere: che non ho gli anni che dico ma almeno dieci di più, che sono calva e porto una lunga parrucca. Adesso mi manca soltanto che

dicano che ho un occhio di vetro e una gamba di legno, e sono come la sposina della famosa barzelletta. Certo, ho anch’io i miei piccoli

difetti. Uno di questi è proprio il mio carattere, che non mi fa sembrare simpatica a chi viene a cercarmi non animato da uno spirito di

amicizia, ma per trovare in tutti i modi un mezzo per criticarmi. E allora, visto che mi trovo di fronte ad un muro di pregiudizi, che sono falsi

e sbagliati, finisco col diventare ancora più antipatica, così almeno nessuno resta deluso. E così non so sopportare chi vuole a tutti i costi

impicciarsi dei fatti degli altri, come quando vogliono scoprire ad ogni costo i miei amori, i miei fidanzati. Certo, anch’io sono una donna.

Anch’io ho provato simpatia per qualche ragazzo, o qualcosa di più che una semplice simpatia. Ma di questo non ho mai voluto parlarne, e

non per fare ancora la misteriosa. Il fatto è che nel nostro mestiere, quando si è sulla bocca di tutti, non ci si può permettere una vita

privata. E’ questo l’aspetto negativo della nostra vita. Non ci è permesso, come a qualsiasi ragazza, qualsiasi ragazzo, fare degli

esperimenti, cercare la persona con cui si sta bene, perché subito si sarebbe sulla bocca di tutti e anche il giorno in cui tutto fosse finito a

ciascuno di noi resterebbe per sempre appiccicato il nome dell’ “altro”. Quando ho creduto di innamorarmi, di essere innamorata, ho

sempre dovuto fare l’impossibile per non far sapere quanto mi stava accadendo: non perché avessi qualcosa da nascondere, ma perché

tutto sarebbe stato rovinato dalla curiosità di chi voleva sapere. In ogni caso, sia che la mia scelta potesse diventare definitiva, sia che

dovessi accorgermi io stessa, di lì a poco, che era una scelta sbagliata. Ma ora, ripeto, non ho tempo di pensare seriamente a queste cose.

Il giorno in cui mi accadesse veramente di essere innamorata, e di volere una famiglia mia, allora probabilmente pianterei tutto, e Patty

Pravo sarebbe morta per sempre. Oggi devo pensare al mio lavoro, a quelli che compongono il mio pubblico, che continuano a dimostrare di volermi bene, forse perché

trovano in me una ragazza che ha gli stessi loro problemi, i loro stessi desideri. E il mio tempo è tutto diviso tra il lavoro, il pubblico e i miei

amici. Mi hanno scritto chiedendomi che impressione mi ha fatto trovarmi tra le braccia di Andrea Giordana. Con lui ho interpretato per

Sogno un fotoromanzo, una bellissima storia d’amore, che sarà pubblicata fra qualche mese. Potrete rivivere anche voi, allora, quella

vicenda. Mi hanno visto con Andrea Giordana in varie occasioni, e siccome anche lui è un idolo dei giovani, soprattutto le ragazze hanno

chiesto il mio parere. Andrea è un caro amico, un ragazzo intelligente e tanto sensibile. Lavorare con lui è stata un’esperienza

interessantissima. Lui è un attore, io non sono un’attrice, anche se qualche volta dicono che recito la mia parte. In realtà io sono fatta così:

una ragazza a cui la canzone ha permesso di vivere la propria vita, ma sono anche una ragazza che cerca ancora di scoprire la propria vita.

Ho compiuto da poco vent’anni. A volte mi sento più vecchia, ma solo quando sono stanca, affaticata dal ritmo infernale del mio lavoro. Ma

poi penso al futuro, so che la mia vera vita deve ancora incominciare. Ed allora penso soltanto a Nicoletta Strambelli, mi dimentico di

essere Patty Pravo, questa misteriosa e affaticata Patty Pravo, che vi dà appuntamento per l’estate. Grazie amici.


Testo di Patty Pravo

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PATTY PRAVO Intervista esclusiva – RARO! Luglio 1990

PRAVISSIMA RASSEGNA STAMPA

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PATTY PRAVO Intervista esclusiva

RARO! Luglio 1990

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s-l1600

L’incontro è fissato per sabato mattina di un’avanzata primavera dal cielo cupo e l’aria fredda. Le stagioni non si distinguono ormai più, ma al contrario, in campo artistico-musicale, i veri artisti si distinguono ancora. Fortunatamente, lei, PATTY PRAVO, è uno di essi. L’orario è per l’ora di colazione. Puntuale mi addentro su in un palazzo della vecchia Roma. All’ultimo piano. E’ la stessa PATTY PRAVO ad aprirmi, in T-shirt bianca e calzamaglia, e mi accoglie con simpatia. Ha i capelli ancora bagnati ed è senza trucco. A vederla così, in modo del tutto semplice, la trovo ancora più bella. In risalto, sulla carnagione bianca e liscia del viso, gli inconfondibili occhi verdi, ribellione e dolcezza dei giovani di ieri, ma anche dei giovani di oggi. Un simbolo, pur senza volerlo. Mi fa accomodare, pregandomi di attendere solo un poco. Il tempo di qualche telefonata di lavoro. Ed intanto mi guardo intorno, cercando qualsiasi traccia che parli di musica. All’ingresso un juke-box anni ’60, con pacchi di album sparsi in terra sulla moquette bianca. Qualche sua foto di recenti servizi fotografici, e un mini-poster di James Dean. Molte musicassette e compact-disc, pochissime le sue; abbondano invece i grandi del pop, da Bob Dylan ad Elton John, dai Queen a Frank Sinatra, Eartha Kitt e Nina Simone. Jazz e molta musica classica. Poco dopo inizio con le mie domande

:

“RARO!” E’ una rivista riservata principalmente agli amanti del disco da collezione, e in questo tu sei una delle artiste più collezionate, ma anche più “cara”, nel senso di quotazione: un tuo disco è stato pagato anche mezzo milione…

… speravo di più (ride).

Ti fa piacere questo?

Ovvio, ma so che adesso ristampano tutto, so che tra poco viene ripubblicato in CD anche “Biafra” (il long-playing della Ricordi, N.d.A.) e di questo sono contenta.

… anche perché all’epoca non fu pubblicizzato molto, né tantomeno capito, troppo coraggioso…

… io lo stavo ascoltando giorni fa’, ed ha dei suoni che adesso vanno benissimo, e poi mi è costato parecchio. Pensa che siamo stati obbligati a lavorare di notte, ed è faticoso, anche se a me piace iniziare a lavorare a mezzanotte… ma voglio ritornare un attimo alla tua prima domanda. Sì, sì, mi fa molto piacere essere collezionata, anche perché non sono molti, e poi perché c’è anche una riscoperta, soprattutto da parte dei giovani, che non credo abbiano mezzo milione da spendere per un disco. Ho scoperto che ragazzini di 14 anni hanno tutta la mia discografia…

… l’ho scoperto anch’io!!

(ride)… quindi mi fa piacere.

Senti, un po’ per tutti i cantanti, succede che il pubblico associa il personaggio al successo, o ai successi più grandi della carriera.

Nel tuo caso sei la cantante de “La bambola”, o di “Pazza idea”: ma c’è invece qualche altra canzone, magari di successo minore, a cui ti piacerebbe essere associata?

No, io proprio di questi problemi non ne ho, ma è chiaro, quando vendi un milione di copie, come è successo con “La bambola”, che tra rifacimenti e ristampe adesso avrà venduto venti milioni di copie, o per “Pazza Idea”, che è stata in classifica nei paesi del nord fino al Sud Africa, questo succede. Quindi ci sono dei pezzi che sono fondamentali, non fondamentali per la tua stessa carriera, ma diventano fondamentali dopo: quindi mi ritroverò, che ci sia o non ci sia, come quella de “La bambola”, di “Pazza idea” o di “Pensiero stupendo”, che sono pietre miliari… che poi mi piacciano o non mi piacciano, be’ questo è un altro discorso. “Pazza idea” mi piace perché è un pezzo compiuto, musicalmente molto valido. “La bambola” è un fatto di costume, allora non mi piace per niente…

Si diceva che era addirittura un provino…

…tutti sono stati dei provini.

Il successo di questi pezzi l’ha decretato il pubblico, più che altro, ma se dipendesse da te associarti a qualche altro lavoro?

Ma io penso di aver dato delle cose di diverso spessore, di genere diverso. Bene o male ho iniziato con delle cose molto pop, poi ho fatto la grande interprete, e forse questa è la cosa che mi è riuscita meglio, vedi così Leo Ferrè che scrive per me, Brel, o Vinicio de Moraes, che hanno scritto delle cose per me… parlavamo di “Biafra”: e poi ho fatto anche, magari solo dal vivo, l’heavy metal o altre cose, che però non sono uscite su disco. Se poi tu mi chiedi in quali cose mi ritrovo di più, allora ti dico che mi ritrovo di più in pezzi come “Non andare via”, dove posso lavorare con arrangiamenti tipo Hendrix, perchè sono dei pezzi che, come li giri li giri, mi stanno bene. E quindi, fino adesso onestamente non posso dire che mi riconosco in qualcosa, cerco di fare un disco che mi piaccia, e questo è imperativo per me, anche se non potrà essere completo, perchè ho una voce, uno strumento, ed ho soprattutto una testa eclettica, di un certo tipo.

Infatti ti volevo chiedere come si fa a passare, con estrema facilità e in breve tempo, dal Sonny Bono di “Ragazzo triste” a Jacques Brel.

Ma sì, perchè ti ritrovi, magari da bambina, a 15 anni a cantare Sonny Bono e, a 19 poi, a cantare “La chanson des vieux amants”. Tra l’altro in quel periodo già c’era Bill Conti.

Come è nata questa collaborazione?

Lui era in Italia, faceva piano bar: diventammo amici e facemmo molti pezzi, tra cui quelli di Shel, e poi facemmo tre album. Come direttore d’orchestra dei miei concerti girammo il mondo, e fu molto piacevole.

Quelle cose che ti danno piacere.

Tra le tue altre collaborazioni vi è stato anche Vangelis, un altro grande.

Sì, tra l’altro anche “Sconosciuti cieli”, già nota di Jon Anderson (ex degli Yes, N.d.A.). La cantò lui e la cantai anch’io, praticamente in contemporanea.

A proposito di grandi, nei tuoi primi quattro LP c’è sempre un pezzo dei Beatles. Era una tua precisa scelta o una legge di mercato?

Guarda, allora gli album venivano fatti con un certo criterio, come ancora adesso, ed io mi rifiuto di farli così, e fin d’allora avevo un certo rifiuto per le canzoni italiane. Quando, ad esempio, proposi di incidere “Ol’ Man River” alla RCA, mi guardavano così, poi andò bene, anche se io avrei preferito cantare, ad esempio, Eartha Kitt. Sarebbe stato più interessante. Allora si registrava a due piste, al massimo quattro, quindi quasi in diretta, mi passavano “Ol’ Man river”… no, dei Beatles a me non fregava proprio niente, mi piacevano molto di più i Rolling Stones. Certo, anche loro, nel bene o nel male, hanno fatto la storia della musica: ma se io sono musicista è perchè è esistito il blues e il rithm and blues.

L’esperienza con la Philips, cosa ti ha lasciato artisticamente?

Be’, più che altro, può indicare agli altri che io… sono brava a produrre!! (ride).

Ma anche brava a cantare: vedi l’album “Di vero in fondo”.

Sì, anche gli altri pezzi che erano dentro a quell’album, con quei toni sforzati, i vibrati… però mi piaceva molto quel periodo. Non so se tu ricordi o hai rivisto i miei vecchi filmati, in quel periodo ero proprio cambiata fisicamente, ero più attrice…

Qualche tuo album è stato un po’ travagliato in fase di realizzazione, per esempio “Mai una signora”…

“Mai una signora” lo feci praticamente in diretta, col mio gruppo. “Come un Pierrot”, pensavo lo buttassero via, per quanto faceva schifo, anche se poi alla gente piaceva. Lo registravamo in tre studi, dove c’erano degli stranissimi esseri, di cui ora non ricordo il nome, gente d’avanguardia, americani, inglesi, norvegesi, tutti buttati per terra in dei tappeti e incensi vari… Io dicevo, “non mi sembrano pezzi da arrangiare così”, ma poi non è stato così travagliato, perchè alla fine mi son trovata con Bacalov… sai, il problema di “Mai una signora”, a mio avviso, è stato solo uno, che ci siamo trovati con dei testi fatti all’ultimo momento, e i pezzi si sono rovinati per questo, per esempio, il testo della stessa “Mai una signora” non mi soddisfaceva! “Radio” è un pezzo bellissimo, ma non è mai uscito, con un testo strepitoso. Un pezzo bellissimo era anche “Un amore assoluto”, che si chiamava “Athina” in inglese, poi distrutto da un testo pesantissimo, a mio avviso. Eravamo troppi, Bacalov che capiva meno di me, io meno di lui, Giovanni Ullu che aveva il suo carattere, Maurizio Monti un altro… e quindi, travagliato in questo senso. E’ stato un po’ rovinato. Poteva essere un album più interessante.

Anche “Miss Italia” ha una storia particolare, no? Io ho scritto in un mio articolo che, da indiscrezioni, all’epoca si diceva che il pezzo in questione, avendo dei riferimenti politici ben precisi, fu censurato dalla stessa RCA e tolto, in ultima analisi, dall’LP.

E’ vero, arrivai il giorno che avevano ammazzato Moro, io neanche lo sapevo! Avevo fatto questo pezzo, che tra l’altro trovavo bellissimo… ecco, questo era heavy metal, con tre, quattro chitarristi… ma poi non è stato inserito.

E’ da ripubblicare allora…

…allora era attuale! Solo che l’ho beccata il giorno sbagliato!!! (ride).

Rimanendo in tema album, non so se tu sei d’accordo, ma io trovo che “Munich album”, musicalmente era all’epoca avanti di dieci anni. Sei d’accordo?

Eh be’ sì. Infatti “New York”, tra l’altro, era stata fatta dal tastierista di Frank Zappa… però non mi interessava molto quell’album, io mi “impicciai” di “The King” perchè mi piaceva molto, di “Male bello” di Ivan Cattaneo e di “New York”. Il resto lo feci fare a loro e… buonanotte!

E perchè venne “Cerchi”?

Perchè mi afflissero talmente le “palle” in America – pensa che se ne occupò la Capitol americana – e volevano a tutti i costi che facessi un contratto con loro per un disco rock. Io ho fatto quello che potevo fare, non mi sono posta il problema effettivamente, dovevo rifare me stessa ma è molto difficile rifare se stessi quando è così a breve scadenza, e quindi non mi piaceva l’idea di ripropormi. Poi invece vennero, mi afflissero… io stavo formando una band che fosse internazionale, con una mescolanza di stili: c’era Gianni Dall’Aglio che scriveva molto bene, anzi scrive tuttora molto bene, c’era Paul Martinez, c’era Frank Martin, un musicista americano mio amico… e si pensava di fare questa “unione” tra italiano, inglese, americano e una veneziana. Mi sembrava molto carino. Io non volevo, alla fin fine, tornare a fare Patty Pravo. Inizialmente poi, era un album in inglese ed ho dovuto rifare tutti quei testi in una notte… considerando che ero in America da tre anni e non parlavo più una parola di italiano, una difficoltà spaventosa. Lo cantai anche, in una notte!

Ora ti provoco un po’! Il tuo rapporto con le case discografiche è stato spesso turbolento per una ragione o per l’altra.

Perchè, secondo te?

Ma sai, questo accade anche con gli artisti stranieri perchè, bene o male, c’è sempre un conflitto artista-industria: non che l’artista non voglia il successo, per carità, anche perchè io trovo che quando si raggiunge la massa sia importante arrivarci con pezzi importanti. Io ci ho provato a fare le cose di mezzo, si sta malissimo. Purtroppo le case discografiche in Italia non stimano gli artisti, oppure, se li amano, non li trattano come dovrebbero; non so se è colpa anche dell’artista, in questo caso mia, cioè trovo inutile che si prendano una Patty Pravo e fingano che gli vada  bene. Io naturalmente cerco sempre di capire cosa vogliono fare artisticamente, perchè mi sembra basilare, e c’è sempre questa cosa sotto non chiara in cui pare che tutti quanti ti danno ragione, che hanno capito tutto, e poi invece, cercano di deviarti: e questo mi è successo, particolarmente, da quando sono ritornata in Italia, anche perchè penso che le cose sono un po’ degradate. Ad esempio, mi sono trovata alla CGD, con Caterina (Caselli, N.d.A.), con dei pezzi che Paolo Conte aveva scritto per me, splendidi devo dire, meravigliosi, ed erano pezzi che iniziavano con un finto inglese, finto francese… dei mondi che dovevano essere fatti in quella maniera, ed è iniziato così, poi invece mi sono ritrovata a fare delle cose che non c’entravano assolutamente nulla… non può avere successo una cosa del genere, è ibrido, puoi anche cantar bene, d’accordo, però non tocca le corde, né le tue né tantomeno quelle del pubblico.

E in quel periodo hai inciso “Menu”.

Ho fatto “Menu” e lì è stata una cosa … tragica, improponibile. Io feci il provino in inglese, e in inglese era abbastanza carino, però non era nato con quell’arrangiamento, poi Zambrini ha voluto fare gli arrangiamenti, Migliacci volle fare il testo, che era una cosa … che poi censurai: delle cose allucinanti, mi ricorda “Donna con te”, come bruttezza, meno brutta forse, se non altro non era copiata! Quindi, com’era nato, “Menù” non era brutto, io ho fatto il provino ed era molto carino, poi c’è stato l’arrangiamento sbagliato e il testo orrendo…

… e questo si sentiva all’ascolto …

Ma non ero io, guarda, per tagliare corto, alla fin fine io non sono mai stata convinta della mia produzione di questi ultimi sette anni, dall”84 ad oggi.

Quindi non salveresti neanche “Oltre l’Eden”, che a mio avviso non era male.

“Oltre l’Eden” era nato ad una certa maniera ma poi, pezzi che duravano sei minuti sono stati ridotti a tre, con tanto di tagli. Invece, il disco che avevo fatto di “Oltre l’Eden”, con i miei musicisti e con pezzi di Giovanni (Ullu, N.d.A.) e miei, era un altro mondo, ed era più compiuto, poteva anche non piacere ma era diverso. La cosa che mi ha spaventato di “Oltre l’Eden” è stata la critica. Ho avuto le più belle critiche in assoluto di tutta la mia carriera per un disco che a mio avviso, invece, doveva essere strapubblicato, appunto perchè aveva la possibilità di essere un disco quasi eccelso per il suo genere. Cioè, chi aveva captato che c’era qualcosa di geniale doveva dire: “Sì, c’è qualcosa di geniale, ma dov’è andata a finire?”. Questo m’ha spaventato molto, io ho notato poi che quando vengo criticata bene… poi, a parte che quel disco è stato poco pubblicizzato…

Tieni molto in considerazione la critica? Ti interessa?

No, mi preoccupa quando tutto è buono (ride).

Com’è il tuo rapporto con i giornalisti?

I giornalisti? Ah… pensavo i musicisti, avevo più motivo di parlarne!

Ne parleremo dopo.

Con i giornalisti è stato molto interessante all’inizio, ma non è che mi interessassero più di tanto. In Italia non esiste una stampa specializzata, né esistono giornalisti specializzati, che sanno scrivere bene, per esempio per fare un’intervista giusta ci si dovrebbe vedere almeno due volte…

…quindi questa è la prima parte, e poi ce ne sarà una seconda…

(ride forte) … no, no, a te ho raccontato tutto!!!

E con i musicisti?

Ecco, non è che mi vanti, ma forse sono l’artista più amata dai musicisti, anche perchè sono io stessa una musicista. Ed è molto strano e molto difficile, ma ho un rapporto splendido, ma non solo con loro, anche con i tecnici, i fonici, ecc. …

Chi ti conosce sa che artisticamente sei una professionista.

Sì, ma questo è perchè ho una buona scuola!

Tra l’altro, sei l’interprete che ha cantato – forse più di tutti – il meglio del cantautorato italiano: De Gregori, Venditti, Cocciante, Fossati, Paolo Conte, e ne potrei aggiungere moltissimi altri… non ultimo Battisti.

Sì, molti hanno scritto per me, e se avessi voluto avrebbero continuato a scrivere, solo che poi – come stavamo dicendo prima a colazione – è troppo facile fare un disco usando il nome altisonante dell’autore, lo trovo sterile, non divertente, allora preferisco il teatro per usare certe cose. Francesco (De Gregori, N.d.A.) l’ho trovato sempre splendido, con Antonello (Venditti, N.d.A.) ho un rapporto meraviglioso…

… io trovo eccezionale “Le tue mani su di me”.

Ah, sì, anch’io ho sempre amato quel pezzo.

E il Cocciante di “Poesia”?

Ma sai, Riccardo oltre “Poesia”, ha scritto anche altri pezzi per me.

Vedi, la scuola romana venne fuori perchè la signora Patty Pravo aveva bisogno di pezzi… diciamoci la verità… e loro lo sanno meglio di me. Io poi ho preso, tra tutto il materiale, quello che mi piaceva: “Mercato dei fiori”, “Poesia”, “Le tue mani su di me” e non ho preso tutto il resto. L’unica cosa che non ho voluto fare era… “adesso siediti su questa seggiola”…

…parli di “Bella senz’anima”?

Sì, c’era Ennio (Morricone, N.d.A.) che mi diceva: “Perchè devi cantare sto pezzo?”; anche Ornella (Vanoni, N.d.A.) la voleva tra i suoi progetti, ma poi non se ne fece niente. Ho un altro aneddoto da raccontarti: Bruno Lauzi scrisse quel suo pezzo che a me piace tantissimo, “Roberto e l’aquilone”, io stavo registrando sotto, lui registrava sopra, sempre alla RCA, ci incontrammo, ci salutammo, eccetera, poi a un certo punto mi disse: “Ti voglio far sentire una cosa che mi viene in mente in questo momento”, la fece lì, e io la rifeci al volo. Tra l’altro, “Incontro”, è un album che facemmo tutto in una notte, e mi sembra che riuscì benissimo, tra l’altro. Il tutto in tre giorni: è stato l’album più … veloce della mia vita … (ride). Indolore totale!

Tornando agli autori, ce ne sono altri, oggi, che non hai mai cantato e che vorresti cantare?

No, non sento nulla che mi interessi, ultimamente. C’è poco, c’è veramente poco, c’è autocensura, ed io odio l’autocensura in un artista. Si ha paura di essere fuori dal mercato. Non c’è molto che mi interessa, onestamente penso che sia anche meno problematico adesso avere musica italiana perchè, tra l’altro, a che serve?

Culturalmente alla fin fine, siamo sempre stati europei, una volta non c’era tutto questo separatismo, invece di esserci meno barriere, ce ne sono sempre di più, ed è una cosa che, a mio avviso fa malissimo.

Sono di moda, ultimamente, i duetti canori, anche internazionali…

… a pagamento!!! (ride)

…se proponessero anche a te di farlo con qualche artista italiano o straniero, hai mai pensato con chi ti piacerebbe farlo?

Ma sai, a parte che quando hai voglia di farlo magari ti ritrovi tra amici e succede di suonare, ringraziando Dio non sono una frustrata, e poi non credo ai duetti a pagamento. Per farlo con qualcuno deve essere una cosa spontanea, è un fatto di estremo rispetto e di piacere, innanzitutto, poi magari il giorno che mi pagherà a me qualcuno per fare l’ospite da qualche altra parte, sarò molto contenta!!! (ride)

Viva la sincerità!

Certo! Perchè no? Sarebbe un peccato se prima o poi, insomma, non succedesse, a parte che questa cosa non esiste proprio. Non si fa musica prendendo un nome perchè conviene… se si fa, si fa per amicizia. Ho un grande amore per Nina Simone… ma parlo sempre di classici… non avrei un musicista particolare.

Com’è il tuo rapporto con i fan?

Ma io vivo benissimo con la gente! Ho un rapporto splendido, giro, parlo, chiacchiero. Ho un bel rapporto con la gente.

Quindi non è vero che Patty Pravo è diva, tra l’altro io ti trovo molto semplice!

Ma sì, lo sai questo da dove viene fuori? Mi danno della pazza perchè io giro con lo specchio personale, quando lavoro. Io quando lavoro ho bisogno di luci, del camerino… ad esempio prendi Sanremo: arrivo il pomeriggio come una persona normale, entro nel mio camerino, metti a posto le tue cose, e inizi a concentrarti, non ha importanza che tu debba fare uno spettacolo di due ore e mezza, o lo spazio di una canzone, vai a fare il tuo mestiere. Ma in Italia, come ti dicevo appunto, il rispetto per il pubblico, la professionalità… quando vedono che entri alle sei del pomeriggio in camerino, è una cosa fuori di testa, perchè uno dalla stanza da letto, dalla suite dell’albergo, scende già vestito e truccato e va in palcoscenico; io questo non lo so fare: da questo viene fuori l’effetto-diva. Generalmente poi, quando lavoro, sembro alta, grande, dipende poi da che pezzi faccio, ad esempio nel periodo che facevo la grande interprete sembravo grande, quasi matrona… invece, mi vedi, sono un … frugoletto. Questo non viene capito ancora adesso.

Qual è la canzone che ami di più?

Sai, io amo tantissimo “Col tempo”, che infatti, ogni volta, rileggo diversamente, e questo è anche un fatto d’amore per Leo Ferrè, devo dire. E poi mi piace “Non andare via”, naturalmente. Non so per quale motivo, però è un classico, che poi veste la mia parte di rocchettara di base. Io sono un po’ rocchettara e un po’ classica. Se guardi i grandi, sempre rocchettari sono, prendi Mozart: più rocchettaro di così!!!… (ride)

Qual è il mercato straniero che ti ha dato più soddisfazione?

Tutto il Sud America, e chiaramente ancora adesso la Spagna, perchè sono latini, anche la Francia mi ha dato delle cose… tra l’altro, non sono mercati che ho molto coltivato. Sì la Francia mi ha dato tantissimo, lì si ama molto un artista. Mi ricordo una volta a Parigi, ero in televisione, e cantai “Non andare via”, mi commossi, non feci in tempo ad uscire dagli studi televisivi che fuori si era fermato il traffico… gente che ti abbracciava, ti baciava le mani, delle cose incredibili… ancora oggi ho la pelle d’oca. Ed è gente abituata ad apprezzare i grandi artisti. Loro di una Piaf si ricordano ancora, amano i propri artisti, anche troppo, delle volte, ma li difendono. Qui invece si cerca di distruggere, più si è un artista e più ci si può far male.

Il “Concerto per Patty” come è venuto fuori?

Quella è una cosa che mi è stata proposta. Io ero ragazzina, mi divertiva moltissimo avere un organico di quelle dimensioni…

… considerando che era il ’69…

… e poi avevo da fare sentimentalmente, perciò mi divertiva molto la cosa!!! (ride). Ma sai, io ero l’interprete, e tutto quello che facevano gli altri mi interessava. Era divertente entrare nella sala grande della RCA, non ricordo bene ma credo fossero novanta elementi e passa, il massimo dell’orchestra, più sessanta elementi d’orchestra effettivi e venti di coro. E poi, in realtà, feci il “Concerto per Patty” perchè c’era una cosa che mi piaceva, una nota molto lunga, e la cosa mi divertiva. Non era comunque facilissimo da cantare, e neanch’io ero pronta a cantare quelle cose. La stessa cosa mi successe per “La spada nel cuore”, che mi faceva schifo come canzone, ma c’era la parte centrale che era molto bellina, e per quello la salvai.

Com’è la tua discoteca, conservi tutti i tuoi dischi?

Io? (ride). Sono un pericolo. No, non posseggo nulla di mio, avrò due, tre nastri, e qualche disco distruttissimo, invece magari trovo un disco di Nina Simone, che avevo da quando ero bambina, o di Eartha Kitt, che mi avevano regalato quelli della “pop-art”, passando per Venezia, per dirti… e stranamente, malgrado i giri del mondo, cambi di casa, eccetera, mi ritrovo quei dischi, che non so come si siano ancora conservati, e non sono neanche tanto distrutti. Perciò il rapporto con me stessa, a livello di dischi, è tragico!

Che farà Patty Pravo nell’immediato futuro?

Ti ho già detto: potrebbe rientrare un discorso legato al teatro, o al cinema. Musicalmente so, ma è molto difficile spiegarlo a parole, cosa voglio usare della mia voce, che timbrica, poi tra l’altro, vorrei lavorare con Giancarlo Trombetti, un personaggio totalmente sano nella discografia, tra l’altro è lui che fece l’arrangiamento di “Tripoli”. Siamo molto amici, da tempo, e ci conosciamo molto bene, soprattutto a livello musicale. Poi ho degli autori che non sono assolutamente conosciuti: dei ragazzi molto giovani che scrivono a una certa maniera, con dei mondi che mi sono molto vicini, e sanno già cosa voglio tecnicamente e musicalmente, senza rompere le palle.

Ci sarà parecchia musica, molte sfumature, anche perchè a me non piace la voce troppo presente.

Io sono abbastanza soddisfatto delle risposte che mi hai dato…

… Eh beh (ride forte), adesso voglio vedere come tiri giù il tutto!
Il mio incontro con Patty Pravo termina qui. Mentre mi avvio in redazione per buttare giù il tutto mi viene in mente un’altra domanda che avrei voluto farle, poi due, tre, dieci, forse cento. Una carriera lunga e splendida come la sua non può esaurirsi con un solo incontro, ha ragione lei! Ed allora… alla prossima volta, cara, vera Signora della canzone italiana.


Fernando Fratarcangeli – Pagina inserita 23.6.2009

 

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PENSIERI STUPENDI ▪ dichiarazioni pravissime alla stampa – Angeli & Diavoli

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PATTY PRAVO (1968)

PATTY PRAVO (1968)


…io mi sono sempre domandato (e una notte me lo sono domandato così intensamente che non sono riuscito a prendere sonno) come mai escono ogni giorno long playing di cantanti meno bravi e noti di te e non è ancora uscito il tuo. Va a finire che qualcuno può anche sospettare che tu sappia soltanto cantare “Ragazzo triste come me e te…”, “Oggi qui, domani là”, o “Tu mi fai girar come fossi una bambola”. Lo so che tra spettacoli, televisione, radio, caroselli e tournées non hai mai avuto il tempo di chiuderti per una settimana in una sala di registrazione ma, perbacco, che aspetti a trovarlo? Non ti solletica l’idea che la gente possa finalmente apprezzare il gusto e la classe delle tue interpretazioni di “Old man river” o di “Yesterday”? E poi, dacci almeno la possibilità di avere nella nostra discoteca un tua bella foto di copertina formato trentatre giri…


DA UNA TELEFONATA IN FORMA DI RIMPROVERO FATTA A PATTY PRAVO DAL DISC-JOCKEY RENZO ARBORE E PRECEDENTE ALLA REGISTRAZIONE DI QUESTO MICROSOLCO

Con questo amorevole “appunto” di Renzo Arbore, inserito all’interno della copertina del primo album, inizia l’intrigante avventura discografica a 33 giri di Patty Pravo. Dopo due anni esatti dalla firma del contratto con la RCA e nel pieno del successo internazionale del singolo La bambola, i tempi sembrano maturi per proporre al grande pubblico un intero long playing. Oltre a La bambola (il brano che darà il titolo alle stampe dell’album destinate al mercato estero) la scelta delle altre dieci canzoni che compongono il primo microsolco, ricade inevitabilmente e in gran parte, sui recenti successi dell’artista, già pubblicati in versione 45 giri: Se perdo te, Qui e là, Se c’è l’amore, Ragazzo triste.

Non mancano però alcune sorprese, come Yesterday e la cover di To Give (The Reason I Live), diventata Io per lui dopo essere stata portata al successo, in Italia, da I Camaleonti (“Io per lei”). Due brani invece, non sembrano trovare una precisa collocazione in questo album d’esordio, Five foot two eyes of blue e Old man river: il primo, pur essendo un divertissement a ritmo di charleston, risulta alla fin fine più noioso che ironico, mentre il secondo, in un eccesso di interpretazione troppo americanizzata, sfocia nell’effetto caricaturale della parodia.

La vera sorpresa di questa sorta di compilation, in verità non molto ben assortita, rimane, a mio avviso, Ci amiamo troppo (cover di River deep mountain high di Ike & Tina Turner), un brano struggente, trascinante e dirompente, inciso magistralmente da Patty Pravo all’inizio del 1967, insieme ad altre interessanti canzoni (rimaste purtroppo inedite negli archivi RCA). Molto efficace anche la rilettura di I just don’t know what to do with myself, in italiano Se mi vuoi bene, composta da Burt Bacharach.

Un vero peccato, invece, l’esclusione di un brano che sicuramente avrebbe impreziosito l’intero microsolco, ovvero Canzone per te (di Sergio Endrigo), presentata dall’autore al Festival di Sanremo, edizione 1968, in coppia con Roberto Carlos. Di questo brano esiste un rarissimo provino, un’unica versione, tecnicamente imperfetta nel canto e poi mai più corretta e/o ripresa dalla cantante.

Una nota particolare la merita la copertina, realizzata da un’ormai mitico scatto di Fernando Muscinelli. E’ la fotografia di una biondissima e fatale Patty di bianco vestita, appoggiata come una bambola su un divano dai cuscini in pelle rosso fuoco, tipicamente Anni Sessanta. L’ultima Diva, sofisticata e irraggiungibile, “bella e impossibile”, ecco la cifra stilistica scelta e fortemente voluta per la costruzione e il lancio della nuova immagine del personaggio…

L’album, in verità premiato più dal pubblico che dalla critica, ottiene comunque un buon successo di vendite, sia nei confini del nostro Paese (il disco raggiunge anche il primo posto in classifica) che all’estero, dove viene ampiamente distribuito.


Una curiosità discografica: la stampa americana del disco contiene versioni differenti dei seguenti brani: LA BAMBOLA, SE C’E’ L’AMORE, SE MI VUOI BENE e FIVE FOOT TWO EYES OF BLUE.

Rosario Bono – 11.6.2011


http://www.vocidivine.altervista.org/
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M i e l e  e  F i e l e

M i e l e e F i e l e


Ph di CLAUDIO PORCARELLI

GIUGNO 2007 – Nicoletta Strambelli, in arte La Pravo, torna a cantare. Canzoni di Dalida, che a sua volta aveva preso in dote canora da altri autori, ben felici di vederle ben presto diventare monete d’oro. Un bell’atto di coraggio? No. E’ il tentativo legittimo di allargare il consenso, se non altro per il fatto che (come ha rivelato a Fegiz) le canta perché è “viva”.
Non avendo ancora sentito nulla, l’ammiratore di entrambe è ad un bivio. Ignorare l’evento per non rovinare la chiaroscura leggenda di Jolanda Gigliotti, o abbandonarsi all’ennesimo colpo d’ala o di genio della Veneziana, col complesso da sangue blu? Ormai anche i suoi estimatori sperano che dopo le trasfusioni, sia di un aristocratico blu-smaltato-definitivo. Propendo per la seconda ipotesi. D’altronde in questi momenti di confusione dove è capitato di vedere alla Festa in onore di Padre Pio, i Pooh sculettanti che s’imitavano da soli, beh… Il Paradiso o All’inferno insieme a te cantati da lei in playback (con il burqa), in confronto sarebbero stati roba sacra.

Omaggio ad un’amica: i suoi rapporti personali con Dalida un po’ confusi? O forse restano racchiusi dentro la tenerezza di un ricordo? Mai comunque prigionieri di sottolineature, che francamente potevano risparmiarci, quelli che con un sadismo misogino brechtiano le hanno prontamente evidenziate sui forum in rete… Nicoletta non ha schemi mentali e forse li avrà raccontati così, senza troppo pensare, come fossero cose intime, che però un buon cronista dovrebbe saper lasciare nella penna. Esiste anche la “pietas” virgiliana, che sarebbe un modo nobile di rendere omaggio ad una signora della canzone, a mio avviso fortunata, ma infelice… In quanto a Jolanda Dark, credo che anche Lady Pravo si sia concessa molto “noir”. E giustamente, dico io! Stiamo parlando di donne vere, non di bambole!

Il bisogno di toccare il repertorio arabo di Dalida, che con le sue origini aveva un legame profondo, è stata la sfida più allettante. Ci sono interviste della Gigliotti che svelano come il suo cuore “martoriato” avesse sensibilità femminili e algide nei confronti di quella cultura. Che sia nato dalla necessità di stabilire con la sua origine veneziana, una classificazione orientale? Lo stile veneziano, a partire da San Marco, respira il sogno di emulazione che da Marco Polo fino alla fine del suo percorso storico, spinge la pittura, l’architettura, il costume e l’artigianato, la musica e il cibo, al confronto culturale e commerciale, con la cultura islamica. L’Oriente, sia cristiano che musulmano, amalgamato dai veneziani si è sparso sulla città, diventando una sintesi di stile che ha poi inondato tutte le coste del mediterraneo col suo segno inconfondibile. Il lessico vocale gigliottiano e la sua stessa fonazione hanno radici nella parlata araba. Il fascino di questa signora della canzone stava nel fatto che qualunque cosa cantasse o facesse, riusciva a restare sempre se stessa. Anche quando per quadrare i conti con l’età e l’evento mediatico ha dovuto lasciare l’Istinto e cavalcare la finzione, la Gigliotti ha sempre “usato il suo pelo”, e non s’è mai cacciata in testa quello finto… In lei l’uso della voce era naturale ed istintivo, primordiale. Le altre poi l’hanno imitata, penso a Milva, Loretta Goggi, Rosanna Fratello, la Carrà, Mina, Madonna e, perché no, alla Strambelli. L’uso scenografico dei capelli, che atavicamente ricorda la Maddalena che asciuga i piedi al Cristo, era a sua volta mediato da Rita Hayworth, la Gilda che si sfila il guanto come fosse un condom… Dalida roteava i capelli in una maniera da far rizzare i peli sulla pelle: sacro e profano in equilibrio perfetto. Prendeva le canzoni di successo degli altri e le stravolgeva con un testo diversissimo, che non teneva conto di quello originale. Chi lavorava per lei come paroliere, sembrava scrivesse sempre qualcosa di importante, così come lo erano i suoi vestiti; niente però che la rendesse prigioniera se non di un unico stile, il suo.

La Pravo invece quando affronta le cover, spesso le migliora partendo da dove gli interpreti originali le hanno lasciate scoperte. A parte Bambino che è il brano civetta, sono curioso di ascoltare le modalità interpretative di Darla dirladada, che io ricordo cantavamo nelle bettole con il ritornello che diceva “darla di dirla daghela”, presa da una parodia esilarante che ne faceva Isabella Biagini in Tv (non sono sicuro però se avesse passato indenne la censura Rai di allora. Che tempi!). Poi c’è Col tempo di Leo Ferrè, riproposta in italiano! Altra civetteria. Brani rappresentativi di scelte dettate più dall’istinto che da una logica. Come quella di cantare Bambino in arabo e napoletano facendone un inedito mix. Scelta logica per un pezzo della tradizione antica napoletana, e non per un pezzo anni Cinquanta, che ammiccò alla modernità di Carosone, annunciando Modugno. Mi pare che in una versione più tarda, la stessa Dalida ne cantasse un capoverso in napoletano… Ma chi conosce il percorso artistico e musicale di Nicoletta, sa che la curiosità e la voglia di sperimentare sono sue innegabili doti.

Ho tre ricordi personali riguardo Lady Pravo. Il primo, in una trattoria milanese, in Via dell’Orso, dietro alla Scala, dove la giovane diva arrivò con Vincenzo Buonassisi, giornalista “gourmet” a cui s’aggiunse poi Luciano Tallarini, uno degli ideatori delle sue copertine; allora, nello specifico dell’album, Si.. incoerenza del 1972, con arrangiamenti di Bill Conti e prodotto da lei stessa. Per chi se lo fosse dimenticato, un vertice di altissimo livello interpretativo, dove grafica, voce, arrangiamenti e miscellanea sono invenzione pura di uno stile che in Italia possedeva solo Milly. Canta Piccino, di Leo Ferrè, che è un inno altamente poetico per il mondo dell’infanzia, levigando le parole, poiché la musica di Conti lo pretende. Sarebbe da far ascoltare come “tormentone salvifico” ai preti pedofili. Milly (che da Roberto Negri aveva incocciato Medail, giovane e eccellente traduttore sia di “Piccino” che di “Col tempo”), rilanciata dal maestro Strehler come interprete di Brecht, alla domanda del maestro su chi altri allora avrebbe potuto affrontare quel repertorio, dopo aver ascoltato il disco di Patty, dichiarò (l’ho sentito con le mie orecchie): “Patty Pravo, credo sia l’unica che possa prendere il mio posto”. Certo le sirene del teatro erano rigorose e il maestro, chiamato dai nemici fata turchina (per via dei capelli tinti tendenti all’azzurro) un vero pigmalione. La cosa però non andò in porto, e io sono convinto che se la Strambelli avesse compreso la portata di quello che la sorte le aveva messo sotto il naso (Milva su quell’impegno ha giocato il valore della sua carriera), avrebbe ricostruito il suo personaggio fino a raggiungere la statura artistica di una Ute Lemper, conquistando quel peso artistico a livello mondiale che ha cercato invano, su strade difficili, dove ci voleva una pantera e non un colibrì. Colibrì d’acciaio comunque, che sfidando il mondo discografico si era intanto autoprodotta tre dischi importanti.

La bambola, passata indenne per Tutt’al più, di Migliacci/Pintucci, aveva sviscerato il confronto tra un istinto colmo di talentuosa aggressività e il bisogno di un inconscio riscatto, sia morale che spirituale, da parte di chi per un momento è consapevole che la fortuna ha concesso le sue grazie. Avrebbe fatto di lei una diva moderna, anticipando Madonna, passando magari per quel progetto che Francesca Sanvitale nominò proprio l’altro giorno in un’ intervista sul suo lavoro ventennale di capo struttura culturale alla Rai. Il suo sogno svanito fu uno show su Wanda Osiris, con Patty come protagonista. Lei rinunciò, come per Andromeda, dicendo di non sentirsi all’altezza. Così i suoi no a registi importanti, indici di un’autonomia che però, col senno di poi, ha pagato pegno. Sì… incoerenza, appunto… disco intenso, il secondo di quella trilogia che comprendeva Per aver visto un uomo piangere… del 1971, dove il velo arabo azzurro la faceva somigliare ad una Madonna laica, che si consola del suo mistero cantando Lanterne antiche. Album preceduto, nello stesso anno, da Di vero in fondo, con Soolaimon di Neil Diamond (da suonare ai funerali, per entrare danzando nell’eternità, incuranti di finire in Paradiso o all’ Inferno, o ancora peggio di scomparire per sempre nel Nulla Eterno).

Insieme con il resto, speriamo che tutti questi buoni propositi musicali di allora e di sempre, siano stati l’ispirazione giusta per sfidare oggi lo stile e il repertorio di Dalida. Il più di allora, con il molto meno del dopo, potrebbero diventare adesso un diverso intrigante…

Il secondo ricordo riguarda DOC, di Renzo Arbore dove era arrivata, tra le altre, con la canzone Un amore, sempre di quel benedetto Ullu, suo famoso stilista vocale. Cantò dal vivo, in maniera esemplare, caricando lo studio come una pila. L’invidia delle donne in studio, per la sua fisicità apollinea, era o di ammirazione assoluta, o viperina. Inconfondibile, sensuale, trasgressiva e sognante, a volte radente, a volte luccicante. Figlia di fragilità lagunari, costretta a praticare un autocannibalismo egocentrico (l’ho cavalcato anch’io il 68 di “Tripoli”, e altro non era che la rivolta contro la propria famiglia e la conseguente ricerca di un padre, di una madre o di fratelli sostitutivi che quasi mai si rivelavano migliori degli originali). La produttrice, la signora Manuti, che era una mia amica, avrebbe potuto darmi la possibilità di conoscerla finalmente, ma ho preferito di no. Della Pravo a me bastavano i dischi. Nicoletta, era un altare maggiore… Una specie di grande sogno dentro cui cercare l’inferno o il paradiso e risposte liquefatte di suoni, di una sessualità “problematica”, a cui lei come Pravo, avvolgeva intorno il gesto felino delle sue movenze androgine.

E adesso Nicoletta non ci costringa a farci le pippe mentali… Lo ha detto lei che è viva. Allora lo dimostri, soprattutto a quelli che la vogliono “consumata”. Le auguriamo di non fare come lei spesso fa, quando il destino con lei è magnanimo… Peter Pan lo vada a trovare nei giardini musicali di Kensington… Accolga la benevolenza delle Tre Grazie parnassiane, che tanto le hanno concesso, ma se poi vuol foraggiare le loro sorelle infernali, Grazia, Graziella , e Grazie al pene (che a volte conta più del pane) si accomodi… Se vuole quel famoso rispetto, che lei giustamente merita, impari che quello che è, non lo deve solo alla cosa su cui è seduta, e che ha fatto ammattire chi ha voluto, ma anche ai ragazzi tristi come me e tutti gli altri, che con motivazioni diverse compravano i suoi 33 giri a rate. Qualcuno (i più) per sculettare come lei, altri e sono molti, per abbandonarsi alle perle musicali, seminate Qui e là, contenute anche nei suoi dischi più cervellotici, ma mai noiosi. Un ragazzo bellissimo di Brescia, negli anni 70, aveva fatto un viaggio in Brasile per tornare “rifatto” come Lei. Il chirurgo di fama, si rifiutò facendolo curare dalla sindrome da “crisi di identità”. Oggi è felice in giacca e cravatta, poiché (e forse l’ha capito finalmente anche lei) la trasgressione più affascinate ed esclusiva è sembrare normali. La vita ha una gran pazienza, prima di abdicare, userei il buon senso, che era santo in papa Giovanni, poeticamente folle in Ezra Pound, gratuito e immaginifico in Peggy Guggenheim. Lei dice di averli conosciuti tutti ma da come si comporta sembra li abbia solo visti. Dice che andava in San Marco, non a messa, “ma no credo che la Siora Mare le abbia fatto mai mancar la sua protesion”. Lei, è della serie “faccia smorta, mona forta”.

Bill Conti, Luis Enriquez Bacalov, Paolo Dossena, Giovanni Ullu, Maurizio Monti, Shel Shapiro, Franca Evangelisti, tutti i cantautori italiani della RCA e moltissimi altri di cui spesso è stata la porta d’ingresso alla notorietà, si meritano un momento di rispetto, perché ognuno a suo modo ha aggiunto qualche tessera preziosa al mosaico del suo repertorio. Si faccia poi rispettare lei per prima, da chi volendo darle una mano, sembra riportare di lei solo la bizzarria estrosa della sua irrequieta origine lagunare. Non faccia il monumento a se stessa e mandi a “eragac” (si legge all’araba) con la sua erre moscia, chi vuole circuirla. Albert Einstein diceva (traduco a braccio): “Se la nonna non capisce cosa dici, stai zitto, perché ciò che dici, non vale nulla”. Sì, quella famosa nonna, che essendo mamma due volte le ha regalato lo spirito libero delle donne veneziane. La Des-de-mona lasciamola al Moro…

Chiudo con un altro brevissimo aneddoto. Nicoletta, un attimo prima che diventasse Pravo, fu Guy Magenta. Dopo averla sentita cantare non so dove, la meno ipocrita delle pettegole veneziane trasferitasi a Milano, ad una delle sue parenti che ne osannavano le doti canore, disse:”La se ciama Magenta, ma la val ‘na Cicca”. Alludeva al fatto che Milano ha due Porte con quel nome… Anni dopo invece si vantava d’averla conosciuta. Quando le ricordai quell’episodio, negò… Io le dissi “Che stronza! Chi disprezza, poi compra”. Questo credo, lo sappia bene anche il Negus. La smania e quel “missiamento” da pravite acuta sono latenti, sempre pronti ad esplodere. Visto che lei ha ricordato Dalida, come maestra del “fiele e miele” deve fare solo una cosa, essere sempre e solo se stessa. E per il resto, le cose le siano buone.

C a r m e l o S e r a f i n


http://www.vocidivine.altervista.org/

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“Patty Pravo a Andrea Giordana: ‘Ho detto ti amo ma non ti ho giurato eterno amore'”

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Sogno n. 21 26.05.1968

“Patty Pravo a Andrea Giordana: ‘Ho detto ti amo ma non ti ho giurato eterno amore’

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Patty Pravo – Love Story


Ospite di “Teatro 10” (1971), Patty Pravo propone “Love Story”, il celeberrimo tema musicale composto da Francis Lai per l’omonimo, fortunatissimo film tratto dal romanzo di Erich Segal, diretto da Arthur Hiller, con Ali MacGraw e Ryan O’Neal. La bella versione interpretata dalla cantante veneziana (impreziosita dal testo italiano di Sergio Bardotti e l’arrangiamento orchestrale di Luis Enriquez Bacalov), ottiene un buon successo di classifica come 45 giri estratto dall’album “Di vero in fondo” (1971), primo LP della trilogia di album da lei stessa prodotti con l’etichetta Phonogram, etichetta Phonogram, in cui la cantante veneziana si concede un repertorio più maturo e raffinato, con una particolare attenzione verso la canzone d’autore italiana e internazionale.


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STUPISCIMI TOUR BOOKLET TOUR BOOK

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003

Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.

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http://www.pattypravoweb.com

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SPAGHETTI MAG PHOTO GALLERY

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PATTY PRAVO
€ 14,90


Appassionare e incuriosire un lettore attento e cosmopolita è il leitmotiv di SPAGHETTIMAG. A fondersi per creare un legame forte e continuativo con i lettori la qualità estetica e la cura giornalistica, due must valorizzati costantemente in ogni edizione del Magazine. Tematiche appartenenti al Fashion, al Beauty, al Design, al Food e al Lifestyle vengono elaborate tra items di attualità e icone della storia. Ciascuna edizione si ispira ad un file rouge, sempre molto singolare e ameno, selezionato di volta in volta per dare un particolare moodboard ad ogni Magazine. Particolare rilievo è dato alla parte iconografica, sia con una sezione dedicata a pattern ispirati e personalizzati in base al tema editoriale del magazine sia con una serie di illustrazioni identificative dei diversi argomenti trattati nell’edizione.

http://www.spaghettimag.it/

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PATTY PRAVO 29 Giugno 1971: era un Martedì


PRAVISSIMA

RASSEGNA Stampa

PattyPraVo

PATTY PRAVO
29 Giugno 1971: era un Martedì

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La seconda serata memorabile si verificò pochi mesi dopo, ovvero il 29 Giugno 1971: era un Martedì ed era attesa ad esibirsi la cantante più famosa e di successo dopo Mina: la ragazza del Piper Patty Pravo.

Quando era prevista una sua apparizione televisiva in quegli anni tutte le donne dai 16 ai 35 anni si inchiodavano davanti al televisore per vedere com’era vestita, com’era pettinata e come si atteggiava davanti alle telecamere. Se Mina era sicuramente riconosciuta come la cantante più dotata tecnicamente, grande era il dualismo con Patty Pravo, che era in assoluto la cantante più di tendenza di quegli anni, vera interprete del divismo anni ’60 (allora non esistevano Internet e le tv private, ed i cantanti centellinavano le loro rare apparizioni in tv alimentando il divismo nei loro confronti).

Dopo sei mesi di corteggiamento serrato del suo manager, mio padre era finalmente riuscito ad ottenere la presenza della diva Patty Pravo in un locale perso nella bassa mantovana: il cachet richiesto era talmente alto che il biglietto d’ingresso era passato dalle usuali 1.000 lire per gli uomini e 500 per le donne ad una tariffa unica di 2.500 lire. Tenendo conto che la serata era un Martedì infrasettimanale non era una cosa peregrina temere che poca gente avrebbe presenziato a quella serata.

Ma così non fu, quella sera il locale fece il pienone, del resto la serata era stata ampiamente pubblicizzata dalla stampa locale. Tuttavia la “divina Patty” si comportò proprio come una diva dispettosa: alle ore 23,30 di Lei non c’era ancora traccia. Il pubblico cominciava a spazientirsi ed a fischiare sonoramente la malcapitata orchestra che aveva il compito di condurre la serata danzante prima di lei. All’epoca i cellulari non esistevano e non si poteva sapere dove era finita la cantante. Mio padre annunciò al microfono che sarebbe arrivata a breve: a quel punto vidi di persona il divismo di allora. La folla si diresse tutta verso l’uscita per aspettarla nel parcheggio: non era mai successo prima. A quel punto mio padre partì per andare a cercarla a Suzzara presso il ristorante dove si presumeva avesse cenato, non senza avere prima dato istruzioni di spargere la voce che sarebbe entrata per il cancello di sinistra a fianco della villa, mentre lei sarebbe stata fatta entrare da quello di destra.

A mezzanotte in punto arrivò la Porsche 911 di Patty che, come previsto, si diresse verso il cancello di sinistra con tutte le 2.500 persone al seguito e che si accalcarono intorno all’auto protetta da i carabinieri, ma con a bordo solo la sua inseparabile amica astrologa di allora, mentre Lei entrava tranquilla dal cancello di destra a bordo della macchina di mio padre (una anomima Fiat 1500 color panna).

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Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»

Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»


26 NOV, 2013
di ILARIA CHIAVACCI


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«Alcuni dei miei look sono esposti a Palazzo Pitti, gli altri li metto all’asta per Emergency». Fino a Natale gli abiti più belli della «ragazza del Piper» saranno in vendita per contribuire alla realizzazione di un ospedale in Sud Sudan

Patty Pravo entra nella boutique di Gianluca Saitto – che da qualche tempo la segue come stilista – perché qui verrà lanciata l’asta benefica in favore di Emergency di alcuni dei suoi abiti di scena più belli; arriva e sembra, ancora, una ragazzina. Skinny, stivaletti puntellati da qualche borchia, cappotto lungo, croci come ciondoli, per finire, un beanie infilzato da una spilla. La «ragazza del Piper» magari non lo sarà più, ma un’icona di stile, quello sì, lo è ancora. E mentre in sottofondo attacca una delle sue hit più amate, Pazza idea, Patty si siede e inizia a raccontarsi.

Tutti gli abiti che ha donato per l’asta sono in qualche modo significativi. Ce n’è uno a cui è affezionata in maniera particolare?
«Quello di Versace che ho indossato nel 1984 al Festival di Sanremo. Volevo una maglia di ferro e mi fu consigliato il buon Versace col quale poi abbiamo iniziato una bellissima collaborazione».

Una mise in bilico tra il futurista e l’orientale che è passata alla storia…
«Era esattamente quanto volevo ed è riuscito in pieno. E poi ho conosciuto Gianni che era una persona meravigliosa, arrivava con il suo quaderno e mi diceva su due piedi di fargli uno schizzettino di quello che volevo. In quell’occasione fu tutto perfetto, dall’abito, alla pettinatura, al ventaglio. Avevamo studiato tutto nei minimi dettagli. Per l’acconciatura facemmo delle ricerche, mentre il ventaglio, quello è venuto in mente a me».

Da dove veniva quindi la pettinatura?
«Visitammo musei e librerie per trovare quello che era un omaggio al Giappone, frequentavo molto i giapponesi in America in quel periodo, è stato qualcosa che mi è venuto in maniera molto naturale».

Nella sua carriera ha sempre usato degli pseudonimi, prima Guy Magenta, poi Patty Pravo. Rappresentano una sorta di schermo o di maschera?
«No, Guy Magenta è stato solamente per una carnevalata di un giorno, molti me lo attribuiscono, ma non è mai esistito. E Patty Pravo lo dico solo quando qualcuno non mi conosce bene, ma in genere quando chiamo prima mi presento come Strambelli».

E per quanto riguarda il look? Le mise di Patty Pravo sono diverse da quelle di Nicoletta Strambelli?
«Nella vita di tutti i giorni non mi trucco mai, sto con fuseaux, scarpe basse e maglietta. Quando lavori è diverso, vestirsi diventa anche più divertente».

Ai tempi della «ragazza del Piper» era una vera e propria icona di stile: erano look studiati anche al tempo?
«Mi veniva piuttosto naturale, poi eravamo tutte così, tutte portavamo i capelli cotonati e un trucco molto marcato. E poi allora fortunatamente non c’erano così tante persone che ti dicevano cosa fare, la prima volta che sono apparsa in televisione, per esempio, ero girata di schiena».

E allora ci racconti, cosa faceva Nicoletta in piedi di fronte all’armadio prima di andare al Piper?
«In verità non ci stavo più di tanto, mi vestivo come sempre, con le cose che andavano di moda al tempo come i pantaloni a vita bassa, che all’epoca era bassissima e ci lasciavano sempre col sedere mezzo scoperto, magliette, camicie, ma niente di particolarmente esagerato. Quello che posso dire è che spesso compravo da Biba, a Londra».

La volta che sul palco si è sentita più estrema?
«Forse a Saint Vincent, quando ho presentato Pensiero Stupendo, mi sono presentata con i capelli tutti dritti, sparati sulla testa».

E più elegante?
«Sai, a volte stai benissimo e ti senti comme il faut anche solo con la maglietta nera. L’eleganza è un’insieme di cose. Prendiamo ancora il Sanremo dell’84, in quel preciso momento quel Versace era perfetto, così come era perfetta quella  particolare pettinatura e tutto il resto».

Il ricavato dei suoi abiti andrà a Emergency, come mai ha scelto questa associazione?
«Perché Gino Strada è un mio amico, non è la prima volta che collaboriamo, anche se magari non l’ho mai enfatizzato prima. Il discorso dell’asta mi è venuto in mente quando mi hanno chiesto di dare degli abiti al Museo del Costume a Palazzo Pitti. Ho pensato che quello soddisfaceva il piacere di essere annoverata tra le donne significative del ‘900 e che un’altra parte del mio guardaroba sarebbe potuta servire per uno scopo ancor più nobile».

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https://www.vanityfair.it/

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NIC UNIC BOOKLET by Danilo Bucchi – PATTY PRAVO

 

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NIC UNIC TOUR

 2004

Autori vari
Edito da Nando Sepe Management 2004 con grafica di Idea’s studio
Fuori produzione
Brochure informativa del Nic- Unic tour contenente opere pittoriche di Danilo Bucchi, testi dell’omonimo album, crediti relativi a musicisti, produzione e tecnici.
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STUPISCIMI TOUR 2004 – BOOKLET

 

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003
Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.
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PATTY PRAVO si RACCONTA a Vanity Fair

PRAVISSIMA RASSEGNA Stampa



PattyPraVo
PATTY PRAVO si RACCONTA a Vanity Fair
Se mi piace uno me lo faccio. Ma non gli italiani: qui vedo solo uomini sporchi e brutti”
Novembre 2017
Foto di Claudio PORCARELLI




“Mamma l’ho conosciuta tardi. Aveva avuto un parto spaventoso e una depressione terribile che è durata un anno”. Si apre così la lunga intervista che Patty Pravo ha rilasciato a Vanity Fair in cui ha parlato dei suoi amori, della sua carriera, dei ruggenti anni in cui fece “scandalo”, ma anche della sua famiglia.
“Mia madre ha 91 anni, va in giro con ragazzi di 30-40 anni e li fa ubriacare con gli spritz. Va in moto con mio fratello e si incazza perché deve stare dietro. Poi le piace andare al poligono a sparare”.
Un rapporto conflittuale, ma ora disteso. Poi i tanti amori: da Gordon Faggetter a Franco Baldieri:
“Baldieri era gay ma che vuol dire? Ci siamo voluti davvero bene”. Poi la relazione a tre con due musicisti, Paul Martinez e Paul Jeffery. “Erano già amici quando li ho conosciuti. Stavamo bene, loro non volevano mai uscire di casa, dovevo spingerli io a fare le loro vite!”
Poi l’amore come lo intende oggi:
“Se il sesso non funziona, addio. Vedi una persona e sei attratta: è immediato per me. Non conosco desiderio frustrato: se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti”.
Preferenze?
“Stranieri giovani, sui 35 anni. Ho bisogno di curiosità, velocità mentale”
La vita di Patty Pravo è stata intensa: frequentazioni come Jimi Hendrix del quale ricorda
“Quella volta che in una Cinquecento ci fermarono: stavamo fumando una canna. […] Per una decina di anni ho usato anfetamine e acidi: l’ho fatto bene, potevo lavorare, poi mi sono stufata e ho smesso”.
Poi il ricordo del suo concerto nella villa in Sardegna di Berlusconi:
“Una bellissima serata. Tra l’altro fa dei gelati buonissimi”.
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http://www.huffingtonpost.it/
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Patty Pravo, un’intervista in 100 domande

Patty Pravo, un’intervista in 100 domande


Sul palco e quando parla è senza freni. La prima bionda avvistata in Cina racconta tutto del nuovo album “Eccomi”, della carriera da bambola-diva, delle sue (non) paure.

di Silvia Criara – 22 Aprile 2016 – 17:00


Incontriamo la divina Patty Pravo per una super intervista in 100 domande (e lei risponde a tutto senza freni). Nata Nicoletta Strambelli, ma da sempre conosciuta con il nome d’arte, è ancora in tour in Italia con il nuovo album Eccomi. Sempre biondissima, brillante e diretta dopo 50 anni di carriera. Una che, come immaginavi, le cose non le manda certo a dire da nessuno.

1. Cos’è il palco per Patty Pravo? È la vita, il posto in cui sono più felice. Mi sento libera, me stessa.

2. Come si sopravvive all’istante prima dell’esibizione? C’è tensione, ma va bene, se non fosse così dovrei cambiare mestiere.

3. Il nuovo album si intitola Eccomi. Una nuova Patty? Avevo annunciato l’album già due o tre volte, poi avevo tardato. Quando finalmente è uscito mi è sembrato bello dire: «Eccomi!».

4. Il pezzo Cieli immensi… dove portano? Parla di un grande amore, ma non si capisce dove si para e il finale è lasciato a chi ascolta. L’immenso è il piacere di potersi aprire, di poter recepire il sentimento, in senso lato, non solo quello fisico.

5. Guarda spesso il cielo? Sì, da casa spesso, ho una bellissima vista su Roma, abito al Quirinale, ci sono dei fine giornata con dei rossi e dei colori splendidi.

6. Perché sposarsi quattro volte come ha fatto lei? Perché me lo hanno proposto.

7. Quindi nel matrimonio ci crede proprio? Assolutamente no, eravamo molto innamorati e me lo chiedevano.

8. Qual è stato il giorno del «Sì» più bello di tutti? Sono state quasi tutte nozze con musicisti con cui lavoravo. Erano molto simili.

9. E cosa succedeva? Non è che facevamo le feste, ci si sposava e basta. Molto facile, in Comune e via.

10. Vede i suoi ex? Certo, capita. Abbiamo un buon rapporto.

11. Come si sopravvive a quattro suocere? Benissimo, una mi fa pure i bikini all’uncinetto.

12. Non si è stufata degli uomini? Perché dovrei? Non sono neanche fidanzata ultimamente.

13. Chi frequenterebbe? Non vedo l’ora di girare l’angolo e incontrare l’amore. Ben venga!

14. Cosa ricorda della prima volta che ha fatto l’amore? Oh, mi sono divertita tantissimo, avevo 14 anni. Tanto bello che lo raccontai subito ai miei nonni.

15. E dell’ultima? Che è stata una bella scopata (ride).

16. L’attrazione è chimica o fisica? Be’, per me sono esattamente la stessa cosa e ovviamente sono fondamentali.

17. Cosa manca oggi degli anni del Piper? Manca la vita che c’era allora, il mondo è cambiato totalmente, allora ci si divertiva, c’era musica splendida, c’era ricerca.

18. E ora no? Meno, ma non solo in Italia. Nella musica adesso c’è il marketing.

19. Cos’era ribelle ai tempi? Facevamo quello che volevamo, ora non so cosa facciano per essere ribelli. Forse molti di loro si stravolgono con delle droghe di pessima qualità, che non è il massimo ed è molto pericoloso.

20. Cosa manca ai giovani d’oggi? Non mi sembrano molto felici adesso, mancano prospettive. I tempi del Piper erano sani, massimo qualche canna. E la guerra era finita. Ora è iniziata.

21. I talent show? Sono un’occasione per farsi notare. Considerando che in Italia, eccetto Sanremo, non ci sono più manifestazioni e vetrine importanti. Però non li amo.

22. Perché? Non amo come inneggiano alla tecnica. Io preferisco lungamente l’errore.

23. Cos’è l’errore? Vuol dire che canti con l’anima, il cuore e la pancia.

24. E la tecnica? Con quella non si canta proprio.

25. Se le chiedessero di fare il giudice? Mmm, difficile.

26. Ha 50 anni di carriera alle spalle. Qual è il suo prossimo traguardo? Non ne ho mai avuti, per me è stata una lunga passeggiata.

27. Più un A piedi nudi nel parco o uno sbarco sulla luna? Un po’ e un po’. Terrena e insieme lunare, straordinaria.

28. Quanto conta l’opinione degli altri? Boh, io faccio finta di niente. Ringrazio il cielo che sono molto amata. Per strada mi salutano «Ciao Patty. Ciao Ni» (da Nicoletta Strambelli, il suo nome all’anagrafe).

29. E quando è stata additata? Non è mai stata la gente a criticarmi, erano i giornalisti, che è un’altra cosa. Sparavano titoli del tipo «Mi faccio gli uomini come sigarette». Cazzate del genere.

30. Qual è la prima cosa che guarda quando conosce una persona? Le mani e lo sguardo.

31. Che tipo di persone evita? C’è parecchia roba da evitare, mi dà fastidio la volgarità soprattutto.

32. Il duetto della vita. Con Pavarotti.

33. Con chi non l’ha ancora fatto e vorrebbe? Normalmente quando voglio una cosa la faccio.

34. E ora? Con i musicisti che hanno scritto per me nel nuovo album: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Tiziano Ferro, quel pazzo di Emis Killa. Poi Fred de Palma, un poeta e Zibba, ci siamo incontrati, abbiamo parlato per 20 minuti sul mio divano e lui mi ha mandato il pezzo dopo 2 ore. È entrato nella mia anima.

35. Ha cantato in cinese e arabo. Come ha fatto? Facile, sono portata per le lingue. Ho cantato in spagnolo, francese, tedesco, arabo, cinese. Persino in indiano, non mi spaventa nulla.

36. Com’è il pubblico cinese durante i concerti? Sono arrivata in Cina per prima, non avevano mai visto una bionda.

37. Cosa le dicevano? Mi urlavano «Rock’n’roll». A Pechino ho presentato il primo show via satellite, io lo presentavo in cinese e il cinese presentava in inglese. Abbiamo fatto uno share di 1 miliardo e 380 milioni di persone. Mica male.

38. La più grande gaffe che ha fatto nella sua vita? Gaffe?! Un’infinità credo, diciamo che non sono molto diplomatica e quindi mi riescono molto bene. Ho sempre avuto il mio carattere, che piaccia o meno: ho sempre voluto fare di testa mia.

39. Come si sopravvive a un tour? Se ne fa un altro.

40. Dove prende l’energia? Il segreto è che si dà energia ma si riceve anche dai fan. E quella sera vorresti che non finisse mai.

41. Lei ha qualche rito scaramantico/propiziatorio o un oggetto antisfiga da portare ai concerti? No.

42. Come si concentra? Sto molto tempo da sola. Prima del concerto ceno insieme ai musicisti e poi saliamo sul palco.

43. La sua più grande paura. Che mi venga il raffreddore! Ma, in generale, non sono una persona che prova spesso paura.

44. Cosa ricorda del primo concertone? Sono salita sul palco e ho fatto le stesse cose che faccio ancora adesso.

45. L’ultimo Sanremo in 3 aggettivi. Piacevole, sorridente, passato.

46. Cosa non si aspettava? Il pubblico ha votato molto per me e mi hanno dato il premio alla carriera.

47. Cosa l’ha stupita? Che ci fosse una “Giuria di qualità”. Be’, se quella era qualità…

48. Nel backstage ha incontrato il suo ex Riccardo Fogli? Sì, ci siamo abbracciati e salutati velocemente, perché sai, li si viaggia. Uno corre su, l’altro corre giù.

49. Chi l’ha emozionata di più? Emozionata mi sembra un parolone. Non so, la vedo pallida, grigia.

50. Il suo pseudonimo viene dalle anime «prave» di Dante. Secondo lei hanno una marcia in più? Non so, è venuto fuori perché al conservatorio si studiava dantismo. Poi c’era Pravos, un giornale di avanguardia nordica, e anche il movimento pre-68 olandese dei Provos.

51. Gira voce che Patty Pravo porti fortuna… È vero, ci sono due miei colleghi che quando mi vedono mi toccano il sedere, non faccio nomi se no perdo il potere.

52. La situazione più bizzarra in cui ha cantato? A Bologna per la consegna dei Telegatti. Io e il mio gruppo non avevamo chiuso occhio la notte prima, per il viaggio. Arriviamo e ci fanno aspettare ore prima di prepararci il palco. A un certo punto saliamo dai camerini e scopriamo che in scena c’erano solo una batteria e un pianoforte (meno male che lo aveva suonato Venditti per ultimo!). Dei nostri strumenti nulla. I miei musicisti, americani e inglesi, erano davvero incazzati. Gli italiani per queste cose se ne stanno buoni e zitti. Loro invece no, hanno fatto un macello. La produzione aveva persino dovuto chiamare la polizia.

53. E cosa è successo? Dalla rabbia ho scagliato via il microfono ed è finito in testa a un caro amico giornalista. Mi è spiaciuto molto. Poverino.

54. Qual è il primo ricordo di se stessa che canta? Ero adolescente, cantavo con i Cyan Three, tre ragazzi inglesi della mia stessa età che suonavano al Piper.

55. Il primo ricordo di Venezia? Ci sono nata a Venezia, ricordo che da bambina mi aggrappavo sui “miei” leoni, in piazza San Marco. Li adoravo.

56. Cos’è la famiglia? Sono cresciuta con i miei nonni. Ho ricordi meravigliosi della mia infanzia, perché nonna aveva capito tutto di me ancora prima che io nascessi.

57. Cosa aveva capito? Sapeva già chi ero. Mi ha fatto iniziare a studiare musica e pianoforte a 3 anni. E questo mi ha salvata.

58. Perché ha scelto di non avere figli? Non ho mai creduto che l’avere figli andasse d’accordo con il mio mestiere. Girare il mondo e tenere un bambino rinchiuso in camerino con la tata… proprio no. Ognuno fa ciò che sente.

59. Qual era il suo gioco preferito da bambina? Non è che giocassi molto, più che altro studiavo. Avevo un amichetto che si chiamava Luigino. E mi divertivo a fargli gli scherzi, cattivi anche.

60. E ora? Adesso il motto è «troviamo qualcuno con cui divertirci».

61. È stata qualche giorno in carcere con un’accusa, falsa, di possesso di stupefacenti. In realtà è stata un’esperienza meravigliosa, con delle persone incredibili. Molti di loro non avevano fatto niente e più che dentro avrebbero dovuto stare fuori. Invece fuori ci sono soprattutto i farabutti.

62. E quando è uscita? Si sono messi tutti quanti a cantare Ragazzo Triste e mi hanno dato un pacco di lettere gigantesco da distribuire alle rispettive famiglie.

63. Di quali emozioni vale la pena “drogarsi” nella vita? Di felicità.

64. Cos’è per lei? È un insieme di piccolissimi momenti.

65. Voterà alle elezioni del sindaco di Roma? Dopo avere avuto Marino ti passa la voglia di votare. E poi non vedo nessun essere che possa fare qualcosa.

66. Di cosa c’è bisogno a Roma? Se faccio una veloce lista mentale delle cose che non funzionano in città… praticamente tutto.

67. Tipo? Basta parlare con i tassinari, che sanno e vedono più di chiunque altro. Possono fare un elenco migliore di qualsiasi candidato politico.

68. Perché loro? Mi piace quella normalità speciale che hanno, è rara. Sono incazzati come tutti i romani. E come tutti noi italiani.

69. Quanto si fida delle persone? Io mi fido, se poi vengo fottuta, buonanotte. Non ci penso più.

70. Si decide di pancia o di testa? Di pancia.

71. È indulgente con se stessa? Non ho rimpianti e neppure molto da perdonarmi.

72. A cosa non si può resistere? Al cioccolato di notte.

73. Mezzo secolo di stellare carriera. Si sente arrivata? Arrivata dove? Non si è mai arrivati.

74. Le piace viaggiare? Non potrei farne a meno, devo viaggiare.

75. Il viaggio più estremo? Attraversare il deserto senza guida.

76. Che sensazione ricorda? Quando vado non uso la tenda, mi metto vicino al cammello (amo il suo odore) e mi addormento con la testa sulla sua pancia.

77. Dove nel deserto? Sono stata tre volte nel Sahara, a nord e a sud.

78. A quando la prossima volta? Sto cercando di organizzare una quindicina di giorni in maggio. Prendo una vacanza da tutto, me ne sto con un cammello, da sola.

79. Da sola nel deserto, non ha paura? Paura io?! Certo che vado da sola. Mi serve per respirare.

80. E come si orienta senza guida? Guardando le stelle. Poi ci sono delle carte geografiche difficili da trovare. Sembrano macchie ma segnano le zone pericolose.

81. Si riferisce ai ribelli? Lì non ci sono ancora, parlo di sabbie mobili, serpenti e animali pericolosi. Poi i Tuareg sono una popolazione meravigliosa. Con alcuni di loro ho vissuto 3 mesi in un accampamento nel sud del Marocco.

82. Cosa ha imparato da loro? La dignità e la bellezza della vita. Tutto ciò che l’uomo sogna e dovrebbe avere. Quando torni dal deserto stai bene per un po’ ma poi ti inizia a mancare.

83. Crede in Dio? No.

84. Cos’è per lei la solitudine? Io amo la solitudine.

85. Dopo la vita cosa c’è? Boh, io mi faccio bruciare e buttare.

86. Dove? Questo non lo dirò mai.

87. Le piace il Papa? È una persona molto interessante. Lo aspettavo da tempo un Papa così. Qualcuno che potesse avvicinarsi a ciò che diceva Cristo, che è stato il primo socialista.

88. E Cristo cosa direbbe di socialista oggi? Per esempio di non vivere solamente per gli interessi delle banche, che è quello che facciamo noi, no?

89. Com’è arredata casa sua? Molto semplicemente.

90. Qual è l’angolo in cui si rilassa? Un divano molto comodo e il pianoforte, mi siedo e suono.

91. Il souvenir di viaggio a cui è più legata? Ho tre rocce che vengono da tre deserti. Sono le uniche cose che ho tenuto.

92. Colleziona qualcosa? Non amo accumulare oggetti per casa. Neanche i cimeli della mia carriera, non tengo ricordi, dischi, foto semplicemente sono me stessa.

93. Ha sempre indossato abiti di grandi stilisti. Ha un ricordo speciale legato a un vestito? Quello che mi fece Versace per il Carnevale di Venezia, ora è in un museo a New York. Un abito architettonico che, in realtà, pesava 4 etti.

94. Ha animali? La mia micia Memè.

95. Sushi o cucina romanesca? Dipende da quando ho fame, come ho fame e che tipo di fame ho.

96. Cucina? Lo odio. Se invito amici a casa è per chiacchierare. Oddio, poi si può sempre fare arrivare una pizza.

97. Porta l’orologio? Mai.

98. Quindi guarda sul telefono? So sempre, esattamente, che ore sono. Il mio orologio è interno.

99. Il tempo corre troppo? Un giorno, da bambina, qualcuno mi chiese che età avessi e io risposi «Sono millenaria!». Non so nemmeno quanti anni ho! Se non c’è qualcuno che me lo dice scordo il mio compleanno.

100. Se non fosse stata Patty chi avrebbe voluto essere? Un grande direttore d’orchestra, ho studiato per quello. Non si sa mai, magari tra due anni lo faccio.


scritto da Silvia Criara


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Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica» *

MUSIC STORIE

Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica»
*
31 OCT, 2017

di VALENTINA COLOSIMO

***


L’infanzia libera a Venezia, la mamma che «ho conosciuto tardi», gli incontri con Jimi Hendrix e Berlusconi. E poi il sesso con i giovani e pure quello (figurato) con il pubblico. Alla vigilia dell’uscita della sua autobiografia, Patty Pravo si racconta senza censure

La nonna si chiamava Maria. Non c’è più da tanti anni ma il suo spirito aleggia in questa casa. «Mi fa cose pazzesche. Un giorno mi ha aperto il guardaroba e ha buttato tutti i vestiti per terra. Oppure se gli sta simpatico qualcuno gli prende il cappello – non posso fare nomi, eh – e glielo fa ritrovare a Verona. Poi mi sposta gli oggetti di continuo». Si diverte? «È il suo modo per farmi sentire che è ancora vicina a me. E poi dicono che quando muoiono, le persone scompaiono…».

Il passato e il presente.

Patty Pravo snocciola ricordi nel soggiorno di casa sua. È piccola nel grande divano chiaro, ha i leggings neri, la T-shirt bianca, i capelli sciolti biondo platino, si accende una sigaretta ogni tanto. All’ingresso c’è un juke-box, poi tappeti, un pianoforte, libri, su un tavolino c’è un drago di legno, la sua ultima passione: «Stamattina pensavo che vorrei tanto un draghetto che mi faccia compagnia». Il sopracciglio si alza. Patty rassicura: «Ovviamente non esistono draghi domestici, ma io sono anche un po’ bambina, mi racconto storie incredibili e godo molto nel farlo».
La sua, di storia, l’ha finalmente raccontata nell’autobiografia che esce per Einaudi Stile libero, La cambio io la vita che… «Anche se avrei preferito farlo più avanti il libro, devono ancora succedere cose importanti», racconta Patty. «Ma vabbe’, c’era un contratto firmato, io l’ho fatto ed eccoci qua». Eccoci qua, davanti all’ultima diva italiana, cento milioni di dischi venduti nel mondo, dagli esordi al Piper di Roma a oggi, una vita pienissima che aspetta solo un bravo sceneggiatore per diventare un film.

Cominciamo da sua madre.
«Mamma l’ho conosciuta tardi. Aveva avuto un parto spaventoso e una depressione terribile che è durata un anno. Non poteva tirarmi su, quindi vivevo dai nonni paterni. Nonno le aveva preso una bella villa fuori città, lei poi si è risposata e ha avuto altri due bambini».

Chissà che rabbia.
«Per niente. Stavamo in due mondi separati».

Oggi vi frequentate?
«Sì e mi fa morire. Ha 91 anni, va in giro con ragazzi di 30-40 e li fa ubriacare con gli spritz. Va in moto con mio fratello e si incazza perché deve stare dietro. E poi le piace andare al poligono a sparare: becca il centro senza occhiali».

Sua nonna le ha fatto da mamma.
«Era più di una madre. A 8 anni mi spiegò che si abortiva con i ferri da maglia. Mi trattava come una ragazza».

Che cosa le ha insegnato?
«La libertà. Ma più che insegnarmela, ha assecondato la mia natura».

E suo padre?
«Mi divertivo un sacco con lui. Da bambina mi portava alle partite di calcio. Credo di essere stata la prima donna a entrare in uno stadio. Poi però non mi ci portò più perché facevo troppo casino».

Che cosa faceva?
«Avevo questo campanaccio, quello delle mucche. La gente intorno si arrabbiava».

Parliamo dei suoi amori. Il più grande?
«Questi sono cavoli miei. Posso dirle che sono stata fortunata, ho avuto bellissime storie. Con Gordon (Faggetter, musicista inglese, suo primo marito, ndr), avevo 16 anni. Poi Franco Baldieri, che purtroppo è morto. Un incontro spirituale».

Baldieri era gay e lei ha detto che l’aveva capito da subito.
«E questo che vuol dire? Ci siamo voluti davvero bene».

Con Riccardo Fogli fu grande passione.
«Ci siamo divertiti come pazzi».

Ebbe poi una relazione a tre con due musicisti, Paul Martinez e Paul Jeffery.
«Erano già amici quando li ho conosciuti. Stavamo bene, loro non volevano mai uscire di casa, dovevo spingerli io a fare le loro vite!».

Qualche incidente?
«Un giorno sto dormendo, rispondo al telefono e penso sia Martinez. Gli dico: “Domani vado a Bali, vieni con me”. Il giorno dopo mi sveglia la donna di servizio: “C’è un signore tutto vestito di bianco che la aspetta”. Avevo sbagliato Paul! Era Jeffery, non Martinez».

Come sono finite queste storie d’amore?
«Per esaurimento. Si cambia e le strade si dividono».

Figli non ne ha mai voluti.
«Non avrei mai potuto. I bambini vanno tirati su bene, non si possono portare in tour con la tata. I figli dei grandi artisti hanno fatto tutti una brutta fine. E poi non si sa mai: che mamma sarei stata?».

Non ha mai desiderato la stabilità affettiva?
«È dura stare con una come me».

Il sesso quanto conta?
«Se il sesso non funziona, addio. Vedi una persona e sei attratta: è immediato per me».

Ha mai frustrato il desiderio?
«Ah no, se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti».

Oggi è single?
«Sì, al momento purtroppo niente sesso. Ma spero di fare nuovi incontri con il prossimo tour».

Preferenze?
«Con gli italiani non mi prendo, non li capisco. Mi piacciono gli stranieri giovani, sui 35 anni. Ho bisogno di curiosità, velocità mentale. Biondi, al massimo castani e senza barba né peli, non muscolosi».

In tour fa sempre conquiste?
«Quasi sempre. Ma se non trovo nessuno, pazienza: scoperò con il pubblico».

Prego?
«La sensazione è simile: sul palco piangi, godi. È amore totale».

Frequenta tanti giovani?
«Sì, mi piace. I giovanissimi invece sono un casino, non sanno fare sesso, e a 16 anni vanno addirittura in discoteca».

Scusi ma detto dalla ragazza del Piper…
«Io il mio primo Cuba libre l’ho bevuto a 19 anni. Questi oggi si devastano: una rovina».

Se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti
Patty Pravo
Lei al massimo qualche canna con Jimi Hendrix…
«Con Jimi Hendrix nella Cinquecento ci fermarono una volta, fu una scena molto divertente. Comunque sì, una canna buona non fa mai male. Come dice il mio amico Keith Richards, bisogna usare solo roba buona. Non queste pillole di oggi che si comprano su Internet: sono da vietare».

Lei usava amfetamine e acidi.
«Sì, per una decina d’anni. L’ho fatto bene, potevo lavorare, poi mi sono stufata e ho smesso».

Le droghe favoriscono la creatività?
«Dipende da cosa prendi e come. Piccole dosi di qualità aiutano. Se ti stravolgi no. Io ho fatto di tutto, ma mai la cocaina: l’ho sempre vista come la droga dei borghesi. Mi fa senso. Non mi piacciono né gli ubriaconi né i cocainomani: tutti gli altri mi stanno bene».

I desideri cambiano con gli anni?
«Cambiano sì. A volte l’orizzonte si stringe, a volte si allarga. So solo che vado sul palco e faccio felice la gente».

Quando ha scoperto il suo carisma?
«Amore, ci si nasce! Dicono che quando una donna ha un parto difficile è perché sta dando alla luce una persona particolare, come nel caso di mamma con me. Vuol dire che rompiamo le palle da subito».

La sua irruzione nell’Italia bigotta degli anni ’60 ha dato fastidio in effetti.
«Nelle radio libere mi invitavano e volevano parlare solo di politica, che io odio. I politici sono ladri, incolti, gentaglia».

Per chi vota?
«Mai votato. Prima mi consideravo anarchica, oggi apolide. Quando vivevo vicino al Pantheon passavo tutti i giorni davanti al Parlamento. Alle guardie chiedevo: “È tutto pieno oggi?”. Se rispondevano di sì, dicevo: “Perfetto, allora passo dopo a tirare la bomba”. Se dovessero davvero mettere una bomba mi verrebbero a cercare…».

Che cosa pensa di Renzi e Berlusconi?
«Ma per me possono andarsene tutti… ».

Ha conosciuto Berlusconi?
«All’inizio degli anni ’90 partecipai a Una rotonda sul mare, il programma Tv. Berlusconi mi mandava a prendere tutte le settimane con un aereo privato. Poi una decina di anni fa ho fatto un concerto a casa sua in Sardegna. Una bellissima serata. Tra l’altro fa dei gelati buonissimi. Con me c’era la mia band, tutta gente di sinistra, che alla fine non era più di sinistra. Stavano tutti lì con quei gelati e lo adoravano».

Anche lei?
«Io canto per tutti. Mi sono esibita per l’Armata Rossa, per lo Scià di Persia, sono stata la prima italiana a cantare in Cina. Adesso sto facendo musica con i Tuareg, una cultura affascinante. Tra i Tuareg comandano le donne, lo sapeva?».

Parliamo delle donne.
«Io non mi sono mai sentita vessata, nessuno mi ha mai dato fastidio, forse perché non l’ho mai permesso o forse perché non attiravo. Ma una cosa c’è».

Quale?
«I contratti. Gli uomini guadagnano di più delle donne, anche nel mio campo».

Nel suo campo, che cosa pensa delle cantanti di oggi?
«Non hanno cultura musicale e sono rovinate dalla tecnica, con ste vocine ahhh ahhh… Ma così non dai nulla, tutto il corpo deve partecipare, e poi ci deve essere l’anima».

Artiste che le piacciono?
«La signora Vanoni. Paola Turci. Elisa. Emma. Loredana Bertè. Alessandra Amoroso, anche se non mi piace il suo repertorio, canta benissimo in inglese».

Cantando in inglese, nei primi anni ’70, disse di no a una carriera negli Stati Uniti.
«Il grande capo dell’Rca voleva farmi diventare una star in America, ma rifiutai».

Qualche rimpianto?
«Mai! Non avrei potuto continuare a fare quei pezzi, con la minigonna… per carità».

L’anno prossimo compie 70 anni.
«Ah, io non so la mia età. Mi hanno fatto una festa a sorpresa a 50 anni, si erano nascosti tutti qua, a casa mia, mi hanno sconvolta. Non so neanche quand’è il mio compleanno».

Il 9 aprile. È un Ariete, a lei interessa l’astrologia.
«Ai tempi di Linda Wolf (sua ex manager e astrologa, ndr). Poi ci siamo separate».

C’è stato un problema di soldi.
«Non voglio parlarne».

I giornali scrissero che era stata plagiata.
«Ne dicevano di tutti i colori su di me. Ma me ne sono sempre fregata».

Come ha fatto?
«O ti ammali o te ne freghi. Per me la gente sente la verità. Puoi fregarla per una settimana, un mese, ma non per cinquant’anni».

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Foto di Claudio PORCARELLI

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Loretta Goggi imita Patty Pravo


Loretta Goggi imita Patty Pravo

Loretta Goggi imitating Patty Pravo
Italian showgirl Loretta Goggi imitating Italian singer Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) in the TV variety show Canzonissima. Rome, 1972. (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

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PRAVISSIMA Selezioni Bibliografiche PattyPraVo *** LA CAMBIO IO LA VITA CHE


PRAVISSIMA Selezioni Bibliografiche
PattyPraVo
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LA CAMBIO IO LA VITA CHE
Patty Pravo
Einaudi, 17 ott 2017 – 200 pagine
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Alla soglia dei settant’anni, Patty Pravo ha deciso di scrivere la sua autobiografia definitiva, che illumina anche gli angoli più nascosti di un’esistenza unica: dall’infanzia tra i canali di Venezia ai viaggi a vela sui mari di tutto il mondo, dall’amore per gli uomini all’amore per la musica, passando per il distacco dalla madre e il ritorno nel suo grembo, rivissuto come in sogno in una piscina di Bel Air. Un talento multiforme e decine di successi planetari, una personalità capace di attrarre poeti come Ezra Pound, artisti come Lucio Fontana, musicisti come Mick Jagger e Jimi Hendrix. La sua storia, iniziata nei favolosi anni Sessanta che scalpitavano di libertà e anarchia, gli anni del più clamoroso rinnovamento generazionale del secolo scorso, attraversa il Novecento fino ai giorni nostri. E svela il misterioso rapporto tra Patty e Nicoletta, tra il personaggio e la donna, tra la vita sotto i riflettori e la vita, semplicemente.
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INFORMAZIONI BIBLIOGRAFICHE
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Titolo: La cambio io la vita che
Einaudi. Stile libero extra
Autore Patty Pravo
Editore Einaudi, 2017
ISBN 8806233815, 9788806233815
Lunghezza 200 pagine
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Ornella Vanoni, Patty Pravo and Pino Donaggio 1970


Ornella Vanoni, Patty Pravo and Pino Donaggio discussing together
The Italian singers Ornella Vanoni and Patty Pravo (Nicoletta Strambelli) discussing along with the singer-songwriterPino Donaggio. 1970s (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

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