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Patty Pravo ▪︎ SEXY DIVA


Photo di ROBERTO ROCCHI PHOTO EDITOR ALBERTO TARALLO

1983

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Patty Pravo RASSEGNA STAMPA PENTHOUSE 1983

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PHOTO DI ROBERTO ROCCHI

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Storia di una donna che ha amato due volte un uomo che non sapeva amare

 

Patty Pravo esegue Storia di una donna che ha amato due volte un uomo che non sapeva amare (“The same old chair”), brano scritto da Shel Shapiro e tradotto da Vito Pallavicini. Questa versione ha una durata minore rispetto all’originale di ben nove minuti.

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Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»

Patty Pravo: «L’ho fatto prima di Madonna»


23 AUG, 2014
di ENRICA BROCARDO


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Al cinema è arrivata dopo mezzo secolo di carriera. Ma per il resto, la star ha sempre bruciato i tempi. Si dichiara anarchica, porta una «fede collettiva» e tutta la sua vita si può riassumere in un gerundio


«Una volta mi sono comprata una casa a Bahia e me ne sono dimenticata. A un certo punto, Vinícius de Moraes mi chiama e mi dice: “Guarda che se non vieni ad abitarla, te la espropriano”. E, infatti, me l’hanno portata via».

Inutile chiedere ulteriori spiegazioni. A quasi tutte le domande, Patty Pravo potrebbe rispondere con un solo gerundio: «Vivendo». Come se ne sono andati i soldi che ha guadagnato in anni in cui con un paio di canzoni azzeccate ti sistemavi per tutta la vita? Come ha finito per sposarsi quattro volte dimenticandosi di divorziare tra un marito e l’altro? Come le è capitato di vendere più di cento milioni di dischi? E, ancora, come ha fatto a diventare la musa ispiratrice di un film intitolato come una delle sue canzoni di maggior successo? Pazza idea esce il 28 agosto al cinema e racconta la storia di due giovani fratelli, uno etero e l’altro gay, che si ritrovano grazie a un sogno comune: vincere le selezioni di un talent show greco cantando una delle sue canzoni.

Nonostante la Pravo appaia solo alla fine per non più di 5 secondi, l’idea di lei sta lì fin dalle prime battute.

Nessuno le ha mai chiesto di fare il giudice in qualche trasmissione tipo XFactor?
«Mai».
E se succede?
«Dipende. Per fare una marchetta, no. Se, invece, ci fosse una trasmissione di un certo valore potrebbe valerne la pena».
Suona come un giudizio negativo su quello che si è visto finora.
«Amici della De Filippi non è male. In fondo c’è una scuola dietro. Però…».
Però?
«Mettere tutti insieme in un loft toglie personalità, respiro. E poi escono e si ritrovano subito in Tv, a fare tour, tutto».
Be’, lei è diventata Patty Pravo in una notte, quella della stranota prima esibizione al Piper.
«Ma io avevo cominciato a suonare il pianoforte a 4 anni. E al Conservatorio ho studiato direzione d’orchestra. Che era quello che volevo fare».
Non sarà mica un rimpianto?
«No, perché si può sempre fare».

Apro una parentesi. Questa intervista risale a qualche giorno fa. Località: Gallipoli, dove l’aveva portata una data del suo tour. Ci siamo incontrate in un hotel. Per prima cosa, ha posato un pacchetto di sigarette sul tavolino.
Fuma?
«Io sì. Tu?».
Anche.
«Brava».
Ma non fa male alla voce?
«Boh. Aretha Franklin fumava, Sinatra pure. Se tanto mi dà tanto».

La Pravo indossa una T-shirt bianca sotto la quale si intuisce l’assenza di reggiseno, e porta un anello che ha tutta l’aria di una fede nuziale.
Si è risposata?
«L’ho messa così mi ricordo un po’ di tutti i miei ex mariti. Diciamo che è una fede collettiva».
So che siete rimasti in ottimi rapporti. Mai fatto una reunion, tutti insieme?
«No. Anche se fra di loro si conoscono. Con due ho vissuto insieme: Paul Martinez e Paul Jeffery».
Insieme in che senso?
«Nel senso che stavamo tutti insieme. Bello».
Esattamente due anni fa a Gallipoli, la fotografarono in spiaggia in topless con quello che definirono il suo toy boy.
«Macché, poverino. Era solo un amico che mi stava dando una mano a portare delle cose».
Ha mai portato il reggiseno?
«Mai. Anche perché c’è stato sempre ben poco da reggere».
Il film trae ispirazione dal fatto che lei è un’icona gay.
«Non so perché, ma mi fa piacere. Mi sono pure sposata con un gay, Franco Baldieri (fu il primo matrimonio, nel 1972, ndr)».
Intende bisessuale.
«Quando l’ho conosciuto viveva con un uomo».
E poi?
«È accaduto».
Dopo di lei sa chi è subentrato?
«Mah. Prima di morire stava in Brasile e conviveva con un altro uomo».
Tornando all’icona gay?
«Trovo che i gay alla fine abbiano una sensibilità maggiore. O almeno che una volta fosse così. Adesso ce ne sono talmente tanti che non so più».
Negli anni Ottanta, posò per Playboy. E lo posso capire. Ma perché fece lo stesso per la rivista pornografica LeOre?
«Quegli scatti dovevano servire per un libro fotografico. Poi io sono partita e le immagini non so come sono finite su quella rivista. Peccato, perché sarei arrivata prima di Madonna (Il riferimento è al libro di foto erotiche Sex del 1992, ndr). Avrei dovuto fare causa».
L’ha mai fatto in vita sua?
«No».
È una rarità in Italia.
«E ormai non ne ho più bisogno. Da qualche tempo mi vogliono tutti bene. Chissà poi perché».

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ENRICA BROCARDO

L’intervista completa sul numero 33 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 20 agosto

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M i e l e  e  F i e l e

M i e l e e F i e l e


Ph di CLAUDIO PORCARELLI

GIUGNO 2007 – Nicoletta Strambelli, in arte La Pravo, torna a cantare. Canzoni di Dalida, che a sua volta aveva preso in dote canora da altri autori, ben felici di vederle ben presto diventare monete d’oro. Un bell’atto di coraggio? No. E’ il tentativo legittimo di allargare il consenso, se non altro per il fatto che (come ha rivelato a Fegiz) le canta perché è “viva”.
Non avendo ancora sentito nulla, l’ammiratore di entrambe è ad un bivio. Ignorare l’evento per non rovinare la chiaroscura leggenda di Jolanda Gigliotti, o abbandonarsi all’ennesimo colpo d’ala o di genio della Veneziana, col complesso da sangue blu? Ormai anche i suoi estimatori sperano che dopo le trasfusioni, sia di un aristocratico blu-smaltato-definitivo. Propendo per la seconda ipotesi. D’altronde in questi momenti di confusione dove è capitato di vedere alla Festa in onore di Padre Pio, i Pooh sculettanti che s’imitavano da soli, beh… Il Paradiso o All’inferno insieme a te cantati da lei in playback (con il burqa), in confronto sarebbero stati roba sacra.

Omaggio ad un’amica: i suoi rapporti personali con Dalida un po’ confusi? O forse restano racchiusi dentro la tenerezza di un ricordo? Mai comunque prigionieri di sottolineature, che francamente potevano risparmiarci, quelli che con un sadismo misogino brechtiano le hanno prontamente evidenziate sui forum in rete… Nicoletta non ha schemi mentali e forse li avrà raccontati così, senza troppo pensare, come fossero cose intime, che però un buon cronista dovrebbe saper lasciare nella penna. Esiste anche la “pietas” virgiliana, che sarebbe un modo nobile di rendere omaggio ad una signora della canzone, a mio avviso fortunata, ma infelice… In quanto a Jolanda Dark, credo che anche Lady Pravo si sia concessa molto “noir”. E giustamente, dico io! Stiamo parlando di donne vere, non di bambole!

Il bisogno di toccare il repertorio arabo di Dalida, che con le sue origini aveva un legame profondo, è stata la sfida più allettante. Ci sono interviste della Gigliotti che svelano come il suo cuore “martoriato” avesse sensibilità femminili e algide nei confronti di quella cultura. Che sia nato dalla necessità di stabilire con la sua origine veneziana, una classificazione orientale? Lo stile veneziano, a partire da San Marco, respira il sogno di emulazione che da Marco Polo fino alla fine del suo percorso storico, spinge la pittura, l’architettura, il costume e l’artigianato, la musica e il cibo, al confronto culturale e commerciale, con la cultura islamica. L’Oriente, sia cristiano che musulmano, amalgamato dai veneziani si è sparso sulla città, diventando una sintesi di stile che ha poi inondato tutte le coste del mediterraneo col suo segno inconfondibile. Il lessico vocale gigliottiano e la sua stessa fonazione hanno radici nella parlata araba. Il fascino di questa signora della canzone stava nel fatto che qualunque cosa cantasse o facesse, riusciva a restare sempre se stessa. Anche quando per quadrare i conti con l’età e l’evento mediatico ha dovuto lasciare l’Istinto e cavalcare la finzione, la Gigliotti ha sempre “usato il suo pelo”, e non s’è mai cacciata in testa quello finto… In lei l’uso della voce era naturale ed istintivo, primordiale. Le altre poi l’hanno imitata, penso a Milva, Loretta Goggi, Rosanna Fratello, la Carrà, Mina, Madonna e, perché no, alla Strambelli. L’uso scenografico dei capelli, che atavicamente ricorda la Maddalena che asciuga i piedi al Cristo, era a sua volta mediato da Rita Hayworth, la Gilda che si sfila il guanto come fosse un condom… Dalida roteava i capelli in una maniera da far rizzare i peli sulla pelle: sacro e profano in equilibrio perfetto. Prendeva le canzoni di successo degli altri e le stravolgeva con un testo diversissimo, che non teneva conto di quello originale. Chi lavorava per lei come paroliere, sembrava scrivesse sempre qualcosa di importante, così come lo erano i suoi vestiti; niente però che la rendesse prigioniera se non di un unico stile, il suo.

La Pravo invece quando affronta le cover, spesso le migliora partendo da dove gli interpreti originali le hanno lasciate scoperte. A parte Bambino che è il brano civetta, sono curioso di ascoltare le modalità interpretative di Darla dirladada, che io ricordo cantavamo nelle bettole con il ritornello che diceva “darla di dirla daghela”, presa da una parodia esilarante che ne faceva Isabella Biagini in Tv (non sono sicuro però se avesse passato indenne la censura Rai di allora. Che tempi!). Poi c’è Col tempo di Leo Ferrè, riproposta in italiano! Altra civetteria. Brani rappresentativi di scelte dettate più dall’istinto che da una logica. Come quella di cantare Bambino in arabo e napoletano facendone un inedito mix. Scelta logica per un pezzo della tradizione antica napoletana, e non per un pezzo anni Cinquanta, che ammiccò alla modernità di Carosone, annunciando Modugno. Mi pare che in una versione più tarda, la stessa Dalida ne cantasse un capoverso in napoletano… Ma chi conosce il percorso artistico e musicale di Nicoletta, sa che la curiosità e la voglia di sperimentare sono sue innegabili doti.

Ho tre ricordi personali riguardo Lady Pravo. Il primo, in una trattoria milanese, in Via dell’Orso, dietro alla Scala, dove la giovane diva arrivò con Vincenzo Buonassisi, giornalista “gourmet” a cui s’aggiunse poi Luciano Tallarini, uno degli ideatori delle sue copertine; allora, nello specifico dell’album, Si.. incoerenza del 1972, con arrangiamenti di Bill Conti e prodotto da lei stessa. Per chi se lo fosse dimenticato, un vertice di altissimo livello interpretativo, dove grafica, voce, arrangiamenti e miscellanea sono invenzione pura di uno stile che in Italia possedeva solo Milly. Canta Piccino, di Leo Ferrè, che è un inno altamente poetico per il mondo dell’infanzia, levigando le parole, poiché la musica di Conti lo pretende. Sarebbe da far ascoltare come “tormentone salvifico” ai preti pedofili. Milly (che da Roberto Negri aveva incocciato Medail, giovane e eccellente traduttore sia di “Piccino” che di “Col tempo”), rilanciata dal maestro Strehler come interprete di Brecht, alla domanda del maestro su chi altri allora avrebbe potuto affrontare quel repertorio, dopo aver ascoltato il disco di Patty, dichiarò (l’ho sentito con le mie orecchie): “Patty Pravo, credo sia l’unica che possa prendere il mio posto”. Certo le sirene del teatro erano rigorose e il maestro, chiamato dai nemici fata turchina (per via dei capelli tinti tendenti all’azzurro) un vero pigmalione. La cosa però non andò in porto, e io sono convinto che se la Strambelli avesse compreso la portata di quello che la sorte le aveva messo sotto il naso (Milva su quell’impegno ha giocato il valore della sua carriera), avrebbe ricostruito il suo personaggio fino a raggiungere la statura artistica di una Ute Lemper, conquistando quel peso artistico a livello mondiale che ha cercato invano, su strade difficili, dove ci voleva una pantera e non un colibrì. Colibrì d’acciaio comunque, che sfidando il mondo discografico si era intanto autoprodotta tre dischi importanti.

La bambola, passata indenne per Tutt’al più, di Migliacci/Pintucci, aveva sviscerato il confronto tra un istinto colmo di talentuosa aggressività e il bisogno di un inconscio riscatto, sia morale che spirituale, da parte di chi per un momento è consapevole che la fortuna ha concesso le sue grazie. Avrebbe fatto di lei una diva moderna, anticipando Madonna, passando magari per quel progetto che Francesca Sanvitale nominò proprio l’altro giorno in un’ intervista sul suo lavoro ventennale di capo struttura culturale alla Rai. Il suo sogno svanito fu uno show su Wanda Osiris, con Patty come protagonista. Lei rinunciò, come per Andromeda, dicendo di non sentirsi all’altezza. Così i suoi no a registi importanti, indici di un’autonomia che però, col senno di poi, ha pagato pegno. Sì… incoerenza, appunto… disco intenso, il secondo di quella trilogia che comprendeva Per aver visto un uomo piangere… del 1971, dove il velo arabo azzurro la faceva somigliare ad una Madonna laica, che si consola del suo mistero cantando Lanterne antiche. Album preceduto, nello stesso anno, da Di vero in fondo, con Soolaimon di Neil Diamond (da suonare ai funerali, per entrare danzando nell’eternità, incuranti di finire in Paradiso o all’ Inferno, o ancora peggio di scomparire per sempre nel Nulla Eterno).

Insieme con il resto, speriamo che tutti questi buoni propositi musicali di allora e di sempre, siano stati l’ispirazione giusta per sfidare oggi lo stile e il repertorio di Dalida. Il più di allora, con il molto meno del dopo, potrebbero diventare adesso un diverso intrigante…

Il secondo ricordo riguarda DOC, di Renzo Arbore dove era arrivata, tra le altre, con la canzone Un amore, sempre di quel benedetto Ullu, suo famoso stilista vocale. Cantò dal vivo, in maniera esemplare, caricando lo studio come una pila. L’invidia delle donne in studio, per la sua fisicità apollinea, era o di ammirazione assoluta, o viperina. Inconfondibile, sensuale, trasgressiva e sognante, a volte radente, a volte luccicante. Figlia di fragilità lagunari, costretta a praticare un autocannibalismo egocentrico (l’ho cavalcato anch’io il 68 di “Tripoli”, e altro non era che la rivolta contro la propria famiglia e la conseguente ricerca di un padre, di una madre o di fratelli sostitutivi che quasi mai si rivelavano migliori degli originali). La produttrice, la signora Manuti, che era una mia amica, avrebbe potuto darmi la possibilità di conoscerla finalmente, ma ho preferito di no. Della Pravo a me bastavano i dischi. Nicoletta, era un altare maggiore… Una specie di grande sogno dentro cui cercare l’inferno o il paradiso e risposte liquefatte di suoni, di una sessualità “problematica”, a cui lei come Pravo, avvolgeva intorno il gesto felino delle sue movenze androgine.

E adesso Nicoletta non ci costringa a farci le pippe mentali… Lo ha detto lei che è viva. Allora lo dimostri, soprattutto a quelli che la vogliono “consumata”. Le auguriamo di non fare come lei spesso fa, quando il destino con lei è magnanimo… Peter Pan lo vada a trovare nei giardini musicali di Kensington… Accolga la benevolenza delle Tre Grazie parnassiane, che tanto le hanno concesso, ma se poi vuol foraggiare le loro sorelle infernali, Grazia, Graziella , e Grazie al pene (che a volte conta più del pane) si accomodi… Se vuole quel famoso rispetto, che lei giustamente merita, impari che quello che è, non lo deve solo alla cosa su cui è seduta, e che ha fatto ammattire chi ha voluto, ma anche ai ragazzi tristi come me e tutti gli altri, che con motivazioni diverse compravano i suoi 33 giri a rate. Qualcuno (i più) per sculettare come lei, altri e sono molti, per abbandonarsi alle perle musicali, seminate Qui e là, contenute anche nei suoi dischi più cervellotici, ma mai noiosi. Un ragazzo bellissimo di Brescia, negli anni 70, aveva fatto un viaggio in Brasile per tornare “rifatto” come Lei. Il chirurgo di fama, si rifiutò facendolo curare dalla sindrome da “crisi di identità”. Oggi è felice in giacca e cravatta, poiché (e forse l’ha capito finalmente anche lei) la trasgressione più affascinate ed esclusiva è sembrare normali. La vita ha una gran pazienza, prima di abdicare, userei il buon senso, che era santo in papa Giovanni, poeticamente folle in Ezra Pound, gratuito e immaginifico in Peggy Guggenheim. Lei dice di averli conosciuti tutti ma da come si comporta sembra li abbia solo visti. Dice che andava in San Marco, non a messa, “ma no credo che la Siora Mare le abbia fatto mai mancar la sua protesion”. Lei, è della serie “faccia smorta, mona forta”.

Bill Conti, Luis Enriquez Bacalov, Paolo Dossena, Giovanni Ullu, Maurizio Monti, Shel Shapiro, Franca Evangelisti, tutti i cantautori italiani della RCA e moltissimi altri di cui spesso è stata la porta d’ingresso alla notorietà, si meritano un momento di rispetto, perché ognuno a suo modo ha aggiunto qualche tessera preziosa al mosaico del suo repertorio. Si faccia poi rispettare lei per prima, da chi volendo darle una mano, sembra riportare di lei solo la bizzarria estrosa della sua irrequieta origine lagunare. Non faccia il monumento a se stessa e mandi a “eragac” (si legge all’araba) con la sua erre moscia, chi vuole circuirla. Albert Einstein diceva (traduco a braccio): “Se la nonna non capisce cosa dici, stai zitto, perché ciò che dici, non vale nulla”. Sì, quella famosa nonna, che essendo mamma due volte le ha regalato lo spirito libero delle donne veneziane. La Des-de-mona lasciamola al Moro…

Chiudo con un altro brevissimo aneddoto. Nicoletta, un attimo prima che diventasse Pravo, fu Guy Magenta. Dopo averla sentita cantare non so dove, la meno ipocrita delle pettegole veneziane trasferitasi a Milano, ad una delle sue parenti che ne osannavano le doti canore, disse:”La se ciama Magenta, ma la val ‘na Cicca”. Alludeva al fatto che Milano ha due Porte con quel nome… Anni dopo invece si vantava d’averla conosciuta. Quando le ricordai quell’episodio, negò… Io le dissi “Che stronza! Chi disprezza, poi compra”. Questo credo, lo sappia bene anche il Negus. La smania e quel “missiamento” da pravite acuta sono latenti, sempre pronti ad esplodere. Visto che lei ha ricordato Dalida, come maestra del “fiele e miele” deve fare solo una cosa, essere sempre e solo se stessa. E per il resto, le cose le siano buone.

C a r m e l o S e r a f i n


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STUPISCIMI TOUR BOOKLET TOUR BOOK

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003

Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.

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SPAGHETTI MAG PHOTO GALLERY

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PATTY PRAVO
€ 14,90


Appassionare e incuriosire un lettore attento e cosmopolita è il leitmotiv di SPAGHETTIMAG. A fondersi per creare un legame forte e continuativo con i lettori la qualità estetica e la cura giornalistica, due must valorizzati costantemente in ogni edizione del Magazine. Tematiche appartenenti al Fashion, al Beauty, al Design, al Food e al Lifestyle vengono elaborate tra items di attualità e icone della storia. Ciascuna edizione si ispira ad un file rouge, sempre molto singolare e ameno, selezionato di volta in volta per dare un particolare moodboard ad ogni Magazine. Particolare rilievo è dato alla parte iconografica, sia con una sezione dedicata a pattern ispirati e personalizzati in base al tema editoriale del magazine sia con una serie di illustrazioni identificative dei diversi argomenti trattati nell’edizione.

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Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»

Patty Pravo: «bella, bella, bella idea»


26 NOV, 2013
di ILARIA CHIAVACCI


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«Alcuni dei miei look sono esposti a Palazzo Pitti, gli altri li metto all’asta per Emergency». Fino a Natale gli abiti più belli della «ragazza del Piper» saranno in vendita per contribuire alla realizzazione di un ospedale in Sud Sudan

Patty Pravo entra nella boutique di Gianluca Saitto – che da qualche tempo la segue come stilista – perché qui verrà lanciata l’asta benefica in favore di Emergency di alcuni dei suoi abiti di scena più belli; arriva e sembra, ancora, una ragazzina. Skinny, stivaletti puntellati da qualche borchia, cappotto lungo, croci come ciondoli, per finire, un beanie infilzato da una spilla. La «ragazza del Piper» magari non lo sarà più, ma un’icona di stile, quello sì, lo è ancora. E mentre in sottofondo attacca una delle sue hit più amate, Pazza idea, Patty si siede e inizia a raccontarsi.

Tutti gli abiti che ha donato per l’asta sono in qualche modo significativi. Ce n’è uno a cui è affezionata in maniera particolare?
«Quello di Versace che ho indossato nel 1984 al Festival di Sanremo. Volevo una maglia di ferro e mi fu consigliato il buon Versace col quale poi abbiamo iniziato una bellissima collaborazione».

Una mise in bilico tra il futurista e l’orientale che è passata alla storia…
«Era esattamente quanto volevo ed è riuscito in pieno. E poi ho conosciuto Gianni che era una persona meravigliosa, arrivava con il suo quaderno e mi diceva su due piedi di fargli uno schizzettino di quello che volevo. In quell’occasione fu tutto perfetto, dall’abito, alla pettinatura, al ventaglio. Avevamo studiato tutto nei minimi dettagli. Per l’acconciatura facemmo delle ricerche, mentre il ventaglio, quello è venuto in mente a me».

Da dove veniva quindi la pettinatura?
«Visitammo musei e librerie per trovare quello che era un omaggio al Giappone, frequentavo molto i giapponesi in America in quel periodo, è stato qualcosa che mi è venuto in maniera molto naturale».

Nella sua carriera ha sempre usato degli pseudonimi, prima Guy Magenta, poi Patty Pravo. Rappresentano una sorta di schermo o di maschera?
«No, Guy Magenta è stato solamente per una carnevalata di un giorno, molti me lo attribuiscono, ma non è mai esistito. E Patty Pravo lo dico solo quando qualcuno non mi conosce bene, ma in genere quando chiamo prima mi presento come Strambelli».

E per quanto riguarda il look? Le mise di Patty Pravo sono diverse da quelle di Nicoletta Strambelli?
«Nella vita di tutti i giorni non mi trucco mai, sto con fuseaux, scarpe basse e maglietta. Quando lavori è diverso, vestirsi diventa anche più divertente».

Ai tempi della «ragazza del Piper» era una vera e propria icona di stile: erano look studiati anche al tempo?
«Mi veniva piuttosto naturale, poi eravamo tutte così, tutte portavamo i capelli cotonati e un trucco molto marcato. E poi allora fortunatamente non c’erano così tante persone che ti dicevano cosa fare, la prima volta che sono apparsa in televisione, per esempio, ero girata di schiena».

E allora ci racconti, cosa faceva Nicoletta in piedi di fronte all’armadio prima di andare al Piper?
«In verità non ci stavo più di tanto, mi vestivo come sempre, con le cose che andavano di moda al tempo come i pantaloni a vita bassa, che all’epoca era bassissima e ci lasciavano sempre col sedere mezzo scoperto, magliette, camicie, ma niente di particolarmente esagerato. Quello che posso dire è che spesso compravo da Biba, a Londra».

La volta che sul palco si è sentita più estrema?
«Forse a Saint Vincent, quando ho presentato Pensiero Stupendo, mi sono presentata con i capelli tutti dritti, sparati sulla testa».

E più elegante?
«Sai, a volte stai benissimo e ti senti comme il faut anche solo con la maglietta nera. L’eleganza è un’insieme di cose. Prendiamo ancora il Sanremo dell’84, in quel preciso momento quel Versace era perfetto, così come era perfetta quella  particolare pettinatura e tutto il resto».

Il ricavato dei suoi abiti andrà a Emergency, come mai ha scelto questa associazione?
«Perché Gino Strada è un mio amico, non è la prima volta che collaboriamo, anche se magari non l’ho mai enfatizzato prima. Il discorso dell’asta mi è venuto in mente quando mi hanno chiesto di dare degli abiti al Museo del Costume a Palazzo Pitti. Ho pensato che quello soddisfaceva il piacere di essere annoverata tra le donne significative del ‘900 e che un’altra parte del mio guardaroba sarebbe potuta servire per uno scopo ancor più nobile».

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NIC UNIC BOOKLET by Danilo Bucchi – PATTY PRAVO

 

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NIC UNIC TOUR

 2004

Autori vari
Edito da Nando Sepe Management 2004 con grafica di Idea’s studio
Fuori produzione
Brochure informativa del Nic- Unic tour contenente opere pittoriche di Danilo Bucchi, testi dell’omonimo album, crediti relativi a musicisti, produzione e tecnici.
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STUPISCIMI TOUR 2004 – BOOKLET

 

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STUPISCIMI TOUR

Autori vari
Edito da Idea’s studio Ok print srl Roma 2003
Brochure informativa dello Stupiscimi Tour contenente immagini rielaborate da Claudio Porcarelli, un saluto autografato dell’Artista, il programma dei concerti e i crediti relativi a musicisti, produzione, tecnici.
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Patty Pravo, un’intervista in 100 domande

Patty Pravo, un’intervista in 100 domande


Sul palco e quando parla è senza freni. La prima bionda avvistata in Cina racconta tutto del nuovo album “Eccomi”, della carriera da bambola-diva, delle sue (non) paure.

di Silvia Criara – 22 Aprile 2016 – 17:00


Incontriamo la divina Patty Pravo per una super intervista in 100 domande (e lei risponde a tutto senza freni). Nata Nicoletta Strambelli, ma da sempre conosciuta con il nome d’arte, è ancora in tour in Italia con il nuovo album Eccomi. Sempre biondissima, brillante e diretta dopo 50 anni di carriera. Una che, come immaginavi, le cose non le manda certo a dire da nessuno.

1. Cos’è il palco per Patty Pravo? È la vita, il posto in cui sono più felice. Mi sento libera, me stessa.

2. Come si sopravvive all’istante prima dell’esibizione? C’è tensione, ma va bene, se non fosse così dovrei cambiare mestiere.

3. Il nuovo album si intitola Eccomi. Una nuova Patty? Avevo annunciato l’album già due o tre volte, poi avevo tardato. Quando finalmente è uscito mi è sembrato bello dire: «Eccomi!».

4. Il pezzo Cieli immensi… dove portano? Parla di un grande amore, ma non si capisce dove si para e il finale è lasciato a chi ascolta. L’immenso è il piacere di potersi aprire, di poter recepire il sentimento, in senso lato, non solo quello fisico.

5. Guarda spesso il cielo? Sì, da casa spesso, ho una bellissima vista su Roma, abito al Quirinale, ci sono dei fine giornata con dei rossi e dei colori splendidi.

6. Perché sposarsi quattro volte come ha fatto lei? Perché me lo hanno proposto.

7. Quindi nel matrimonio ci crede proprio? Assolutamente no, eravamo molto innamorati e me lo chiedevano.

8. Qual è stato il giorno del «Sì» più bello di tutti? Sono state quasi tutte nozze con musicisti con cui lavoravo. Erano molto simili.

9. E cosa succedeva? Non è che facevamo le feste, ci si sposava e basta. Molto facile, in Comune e via.

10. Vede i suoi ex? Certo, capita. Abbiamo un buon rapporto.

11. Come si sopravvive a quattro suocere? Benissimo, una mi fa pure i bikini all’uncinetto.

12. Non si è stufata degli uomini? Perché dovrei? Non sono neanche fidanzata ultimamente.

13. Chi frequenterebbe? Non vedo l’ora di girare l’angolo e incontrare l’amore. Ben venga!

14. Cosa ricorda della prima volta che ha fatto l’amore? Oh, mi sono divertita tantissimo, avevo 14 anni. Tanto bello che lo raccontai subito ai miei nonni.

15. E dell’ultima? Che è stata una bella scopata (ride).

16. L’attrazione è chimica o fisica? Be’, per me sono esattamente la stessa cosa e ovviamente sono fondamentali.

17. Cosa manca oggi degli anni del Piper? Manca la vita che c’era allora, il mondo è cambiato totalmente, allora ci si divertiva, c’era musica splendida, c’era ricerca.

18. E ora no? Meno, ma non solo in Italia. Nella musica adesso c’è il marketing.

19. Cos’era ribelle ai tempi? Facevamo quello che volevamo, ora non so cosa facciano per essere ribelli. Forse molti di loro si stravolgono con delle droghe di pessima qualità, che non è il massimo ed è molto pericoloso.

20. Cosa manca ai giovani d’oggi? Non mi sembrano molto felici adesso, mancano prospettive. I tempi del Piper erano sani, massimo qualche canna. E la guerra era finita. Ora è iniziata.

21. I talent show? Sono un’occasione per farsi notare. Considerando che in Italia, eccetto Sanremo, non ci sono più manifestazioni e vetrine importanti. Però non li amo.

22. Perché? Non amo come inneggiano alla tecnica. Io preferisco lungamente l’errore.

23. Cos’è l’errore? Vuol dire che canti con l’anima, il cuore e la pancia.

24. E la tecnica? Con quella non si canta proprio.

25. Se le chiedessero di fare il giudice? Mmm, difficile.

26. Ha 50 anni di carriera alle spalle. Qual è il suo prossimo traguardo? Non ne ho mai avuti, per me è stata una lunga passeggiata.

27. Più un A piedi nudi nel parco o uno sbarco sulla luna? Un po’ e un po’. Terrena e insieme lunare, straordinaria.

28. Quanto conta l’opinione degli altri? Boh, io faccio finta di niente. Ringrazio il cielo che sono molto amata. Per strada mi salutano «Ciao Patty. Ciao Ni» (da Nicoletta Strambelli, il suo nome all’anagrafe).

29. E quando è stata additata? Non è mai stata la gente a criticarmi, erano i giornalisti, che è un’altra cosa. Sparavano titoli del tipo «Mi faccio gli uomini come sigarette». Cazzate del genere.

30. Qual è la prima cosa che guarda quando conosce una persona? Le mani e lo sguardo.

31. Che tipo di persone evita? C’è parecchia roba da evitare, mi dà fastidio la volgarità soprattutto.

32. Il duetto della vita. Con Pavarotti.

33. Con chi non l’ha ancora fatto e vorrebbe? Normalmente quando voglio una cosa la faccio.

34. E ora? Con i musicisti che hanno scritto per me nel nuovo album: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Tiziano Ferro, quel pazzo di Emis Killa. Poi Fred de Palma, un poeta e Zibba, ci siamo incontrati, abbiamo parlato per 20 minuti sul mio divano e lui mi ha mandato il pezzo dopo 2 ore. È entrato nella mia anima.

35. Ha cantato in cinese e arabo. Come ha fatto? Facile, sono portata per le lingue. Ho cantato in spagnolo, francese, tedesco, arabo, cinese. Persino in indiano, non mi spaventa nulla.

36. Com’è il pubblico cinese durante i concerti? Sono arrivata in Cina per prima, non avevano mai visto una bionda.

37. Cosa le dicevano? Mi urlavano «Rock’n’roll». A Pechino ho presentato il primo show via satellite, io lo presentavo in cinese e il cinese presentava in inglese. Abbiamo fatto uno share di 1 miliardo e 380 milioni di persone. Mica male.

38. La più grande gaffe che ha fatto nella sua vita? Gaffe?! Un’infinità credo, diciamo che non sono molto diplomatica e quindi mi riescono molto bene. Ho sempre avuto il mio carattere, che piaccia o meno: ho sempre voluto fare di testa mia.

39. Come si sopravvive a un tour? Se ne fa un altro.

40. Dove prende l’energia? Il segreto è che si dà energia ma si riceve anche dai fan. E quella sera vorresti che non finisse mai.

41. Lei ha qualche rito scaramantico/propiziatorio o un oggetto antisfiga da portare ai concerti? No.

42. Come si concentra? Sto molto tempo da sola. Prima del concerto ceno insieme ai musicisti e poi saliamo sul palco.

43. La sua più grande paura. Che mi venga il raffreddore! Ma, in generale, non sono una persona che prova spesso paura.

44. Cosa ricorda del primo concertone? Sono salita sul palco e ho fatto le stesse cose che faccio ancora adesso.

45. L’ultimo Sanremo in 3 aggettivi. Piacevole, sorridente, passato.

46. Cosa non si aspettava? Il pubblico ha votato molto per me e mi hanno dato il premio alla carriera.

47. Cosa l’ha stupita? Che ci fosse una “Giuria di qualità”. Be’, se quella era qualità…

48. Nel backstage ha incontrato il suo ex Riccardo Fogli? Sì, ci siamo abbracciati e salutati velocemente, perché sai, li si viaggia. Uno corre su, l’altro corre giù.

49. Chi l’ha emozionata di più? Emozionata mi sembra un parolone. Non so, la vedo pallida, grigia.

50. Il suo pseudonimo viene dalle anime «prave» di Dante. Secondo lei hanno una marcia in più? Non so, è venuto fuori perché al conservatorio si studiava dantismo. Poi c’era Pravos, un giornale di avanguardia nordica, e anche il movimento pre-68 olandese dei Provos.

51. Gira voce che Patty Pravo porti fortuna… È vero, ci sono due miei colleghi che quando mi vedono mi toccano il sedere, non faccio nomi se no perdo il potere.

52. La situazione più bizzarra in cui ha cantato? A Bologna per la consegna dei Telegatti. Io e il mio gruppo non avevamo chiuso occhio la notte prima, per il viaggio. Arriviamo e ci fanno aspettare ore prima di prepararci il palco. A un certo punto saliamo dai camerini e scopriamo che in scena c’erano solo una batteria e un pianoforte (meno male che lo aveva suonato Venditti per ultimo!). Dei nostri strumenti nulla. I miei musicisti, americani e inglesi, erano davvero incazzati. Gli italiani per queste cose se ne stanno buoni e zitti. Loro invece no, hanno fatto un macello. La produzione aveva persino dovuto chiamare la polizia.

53. E cosa è successo? Dalla rabbia ho scagliato via il microfono ed è finito in testa a un caro amico giornalista. Mi è spiaciuto molto. Poverino.

54. Qual è il primo ricordo di se stessa che canta? Ero adolescente, cantavo con i Cyan Three, tre ragazzi inglesi della mia stessa età che suonavano al Piper.

55. Il primo ricordo di Venezia? Ci sono nata a Venezia, ricordo che da bambina mi aggrappavo sui “miei” leoni, in piazza San Marco. Li adoravo.

56. Cos’è la famiglia? Sono cresciuta con i miei nonni. Ho ricordi meravigliosi della mia infanzia, perché nonna aveva capito tutto di me ancora prima che io nascessi.

57. Cosa aveva capito? Sapeva già chi ero. Mi ha fatto iniziare a studiare musica e pianoforte a 3 anni. E questo mi ha salvata.

58. Perché ha scelto di non avere figli? Non ho mai creduto che l’avere figli andasse d’accordo con il mio mestiere. Girare il mondo e tenere un bambino rinchiuso in camerino con la tata… proprio no. Ognuno fa ciò che sente.

59. Qual era il suo gioco preferito da bambina? Non è che giocassi molto, più che altro studiavo. Avevo un amichetto che si chiamava Luigino. E mi divertivo a fargli gli scherzi, cattivi anche.

60. E ora? Adesso il motto è «troviamo qualcuno con cui divertirci».

61. È stata qualche giorno in carcere con un’accusa, falsa, di possesso di stupefacenti. In realtà è stata un’esperienza meravigliosa, con delle persone incredibili. Molti di loro non avevano fatto niente e più che dentro avrebbero dovuto stare fuori. Invece fuori ci sono soprattutto i farabutti.

62. E quando è uscita? Si sono messi tutti quanti a cantare Ragazzo Triste e mi hanno dato un pacco di lettere gigantesco da distribuire alle rispettive famiglie.

63. Di quali emozioni vale la pena “drogarsi” nella vita? Di felicità.

64. Cos’è per lei? È un insieme di piccolissimi momenti.

65. Voterà alle elezioni del sindaco di Roma? Dopo avere avuto Marino ti passa la voglia di votare. E poi non vedo nessun essere che possa fare qualcosa.

66. Di cosa c’è bisogno a Roma? Se faccio una veloce lista mentale delle cose che non funzionano in città… praticamente tutto.

67. Tipo? Basta parlare con i tassinari, che sanno e vedono più di chiunque altro. Possono fare un elenco migliore di qualsiasi candidato politico.

68. Perché loro? Mi piace quella normalità speciale che hanno, è rara. Sono incazzati come tutti i romani. E come tutti noi italiani.

69. Quanto si fida delle persone? Io mi fido, se poi vengo fottuta, buonanotte. Non ci penso più.

70. Si decide di pancia o di testa? Di pancia.

71. È indulgente con se stessa? Non ho rimpianti e neppure molto da perdonarmi.

72. A cosa non si può resistere? Al cioccolato di notte.

73. Mezzo secolo di stellare carriera. Si sente arrivata? Arrivata dove? Non si è mai arrivati.

74. Le piace viaggiare? Non potrei farne a meno, devo viaggiare.

75. Il viaggio più estremo? Attraversare il deserto senza guida.

76. Che sensazione ricorda? Quando vado non uso la tenda, mi metto vicino al cammello (amo il suo odore) e mi addormento con la testa sulla sua pancia.

77. Dove nel deserto? Sono stata tre volte nel Sahara, a nord e a sud.

78. A quando la prossima volta? Sto cercando di organizzare una quindicina di giorni in maggio. Prendo una vacanza da tutto, me ne sto con un cammello, da sola.

79. Da sola nel deserto, non ha paura? Paura io?! Certo che vado da sola. Mi serve per respirare.

80. E come si orienta senza guida? Guardando le stelle. Poi ci sono delle carte geografiche difficili da trovare. Sembrano macchie ma segnano le zone pericolose.

81. Si riferisce ai ribelli? Lì non ci sono ancora, parlo di sabbie mobili, serpenti e animali pericolosi. Poi i Tuareg sono una popolazione meravigliosa. Con alcuni di loro ho vissuto 3 mesi in un accampamento nel sud del Marocco.

82. Cosa ha imparato da loro? La dignità e la bellezza della vita. Tutto ciò che l’uomo sogna e dovrebbe avere. Quando torni dal deserto stai bene per un po’ ma poi ti inizia a mancare.

83. Crede in Dio? No.

84. Cos’è per lei la solitudine? Io amo la solitudine.

85. Dopo la vita cosa c’è? Boh, io mi faccio bruciare e buttare.

86. Dove? Questo non lo dirò mai.

87. Le piace il Papa? È una persona molto interessante. Lo aspettavo da tempo un Papa così. Qualcuno che potesse avvicinarsi a ciò che diceva Cristo, che è stato il primo socialista.

88. E Cristo cosa direbbe di socialista oggi? Per esempio di non vivere solamente per gli interessi delle banche, che è quello che facciamo noi, no?

89. Com’è arredata casa sua? Molto semplicemente.

90. Qual è l’angolo in cui si rilassa? Un divano molto comodo e il pianoforte, mi siedo e suono.

91. Il souvenir di viaggio a cui è più legata? Ho tre rocce che vengono da tre deserti. Sono le uniche cose che ho tenuto.

92. Colleziona qualcosa? Non amo accumulare oggetti per casa. Neanche i cimeli della mia carriera, non tengo ricordi, dischi, foto semplicemente sono me stessa.

93. Ha sempre indossato abiti di grandi stilisti. Ha un ricordo speciale legato a un vestito? Quello che mi fece Versace per il Carnevale di Venezia, ora è in un museo a New York. Un abito architettonico che, in realtà, pesava 4 etti.

94. Ha animali? La mia micia Memè.

95. Sushi o cucina romanesca? Dipende da quando ho fame, come ho fame e che tipo di fame ho.

96. Cucina? Lo odio. Se invito amici a casa è per chiacchierare. Oddio, poi si può sempre fare arrivare una pizza.

97. Porta l’orologio? Mai.

98. Quindi guarda sul telefono? So sempre, esattamente, che ore sono. Il mio orologio è interno.

99. Il tempo corre troppo? Un giorno, da bambina, qualcuno mi chiese che età avessi e io risposi «Sono millenaria!». Non so nemmeno quanti anni ho! Se non c’è qualcuno che me lo dice scordo il mio compleanno.

100. Se non fosse stata Patty chi avrebbe voluto essere? Un grande direttore d’orchestra, ho studiato per quello. Non si sa mai, magari tra due anni lo faccio.


scritto da Silvia Criara


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Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica» *

MUSIC STORIE

Patty Pravo: «La mia famiglia, gli amori, le droghe e la musica»
*
31 OCT, 2017

di VALENTINA COLOSIMO

***


L’infanzia libera a Venezia, la mamma che «ho conosciuto tardi», gli incontri con Jimi Hendrix e Berlusconi. E poi il sesso con i giovani e pure quello (figurato) con il pubblico. Alla vigilia dell’uscita della sua autobiografia, Patty Pravo si racconta senza censure

La nonna si chiamava Maria. Non c’è più da tanti anni ma il suo spirito aleggia in questa casa. «Mi fa cose pazzesche. Un giorno mi ha aperto il guardaroba e ha buttato tutti i vestiti per terra. Oppure se gli sta simpatico qualcuno gli prende il cappello – non posso fare nomi, eh – e glielo fa ritrovare a Verona. Poi mi sposta gli oggetti di continuo». Si diverte? «È il suo modo per farmi sentire che è ancora vicina a me. E poi dicono che quando muoiono, le persone scompaiono…».

Il passato e il presente.

Patty Pravo snocciola ricordi nel soggiorno di casa sua. È piccola nel grande divano chiaro, ha i leggings neri, la T-shirt bianca, i capelli sciolti biondo platino, si accende una sigaretta ogni tanto. All’ingresso c’è un juke-box, poi tappeti, un pianoforte, libri, su un tavolino c’è un drago di legno, la sua ultima passione: «Stamattina pensavo che vorrei tanto un draghetto che mi faccia compagnia». Il sopracciglio si alza. Patty rassicura: «Ovviamente non esistono draghi domestici, ma io sono anche un po’ bambina, mi racconto storie incredibili e godo molto nel farlo».
La sua, di storia, l’ha finalmente raccontata nell’autobiografia che esce per Einaudi Stile libero, La cambio io la vita che… «Anche se avrei preferito farlo più avanti il libro, devono ancora succedere cose importanti», racconta Patty. «Ma vabbe’, c’era un contratto firmato, io l’ho fatto ed eccoci qua». Eccoci qua, davanti all’ultima diva italiana, cento milioni di dischi venduti nel mondo, dagli esordi al Piper di Roma a oggi, una vita pienissima che aspetta solo un bravo sceneggiatore per diventare un film.

Cominciamo da sua madre.
«Mamma l’ho conosciuta tardi. Aveva avuto un parto spaventoso e una depressione terribile che è durata un anno. Non poteva tirarmi su, quindi vivevo dai nonni paterni. Nonno le aveva preso una bella villa fuori città, lei poi si è risposata e ha avuto altri due bambini».

Chissà che rabbia.
«Per niente. Stavamo in due mondi separati».

Oggi vi frequentate?
«Sì e mi fa morire. Ha 91 anni, va in giro con ragazzi di 30-40 e li fa ubriacare con gli spritz. Va in moto con mio fratello e si incazza perché deve stare dietro. E poi le piace andare al poligono a sparare: becca il centro senza occhiali».

Sua nonna le ha fatto da mamma.
«Era più di una madre. A 8 anni mi spiegò che si abortiva con i ferri da maglia. Mi trattava come una ragazza».

Che cosa le ha insegnato?
«La libertà. Ma più che insegnarmela, ha assecondato la mia natura».

E suo padre?
«Mi divertivo un sacco con lui. Da bambina mi portava alle partite di calcio. Credo di essere stata la prima donna a entrare in uno stadio. Poi però non mi ci portò più perché facevo troppo casino».

Che cosa faceva?
«Avevo questo campanaccio, quello delle mucche. La gente intorno si arrabbiava».

Parliamo dei suoi amori. Il più grande?
«Questi sono cavoli miei. Posso dirle che sono stata fortunata, ho avuto bellissime storie. Con Gordon (Faggetter, musicista inglese, suo primo marito, ndr), avevo 16 anni. Poi Franco Baldieri, che purtroppo è morto. Un incontro spirituale».

Baldieri era gay e lei ha detto che l’aveva capito da subito.
«E questo che vuol dire? Ci siamo voluti davvero bene».

Con Riccardo Fogli fu grande passione.
«Ci siamo divertiti come pazzi».

Ebbe poi una relazione a tre con due musicisti, Paul Martinez e Paul Jeffery.
«Erano già amici quando li ho conosciuti. Stavamo bene, loro non volevano mai uscire di casa, dovevo spingerli io a fare le loro vite!».

Qualche incidente?
«Un giorno sto dormendo, rispondo al telefono e penso sia Martinez. Gli dico: “Domani vado a Bali, vieni con me”. Il giorno dopo mi sveglia la donna di servizio: “C’è un signore tutto vestito di bianco che la aspetta”. Avevo sbagliato Paul! Era Jeffery, non Martinez».

Come sono finite queste storie d’amore?
«Per esaurimento. Si cambia e le strade si dividono».

Figli non ne ha mai voluti.
«Non avrei mai potuto. I bambini vanno tirati su bene, non si possono portare in tour con la tata. I figli dei grandi artisti hanno fatto tutti una brutta fine. E poi non si sa mai: che mamma sarei stata?».

Non ha mai desiderato la stabilità affettiva?
«È dura stare con una come me».

Il sesso quanto conta?
«Se il sesso non funziona, addio. Vedi una persona e sei attratta: è immediato per me».

Ha mai frustrato il desiderio?
«Ah no, se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti».

Oggi è single?
«Sì, al momento purtroppo niente sesso. Ma spero di fare nuovi incontri con il prossimo tour».

Preferenze?
«Con gli italiani non mi prendo, non li capisco. Mi piacciono gli stranieri giovani, sui 35 anni. Ho bisogno di curiosità, velocità mentale. Biondi, al massimo castani e senza barba né peli, non muscolosi».

In tour fa sempre conquiste?
«Quasi sempre. Ma se non trovo nessuno, pazienza: scoperò con il pubblico».

Prego?
«La sensazione è simile: sul palco piangi, godi. È amore totale».

Frequenta tanti giovani?
«Sì, mi piace. I giovanissimi invece sono un casino, non sanno fare sesso, e a 16 anni vanno addirittura in discoteca».

Scusi ma detto dalla ragazza del Piper…
«Io il mio primo Cuba libre l’ho bevuto a 19 anni. Questi oggi si devastano: una rovina».

Se mi piace uno me lo faccio. Solo che adesso bisogna andare fuori dall’Italia. Qua vedo solo uomini sporchi e brutti
Patty Pravo
Lei al massimo qualche canna con Jimi Hendrix…
«Con Jimi Hendrix nella Cinquecento ci fermarono una volta, fu una scena molto divertente. Comunque sì, una canna buona non fa mai male. Come dice il mio amico Keith Richards, bisogna usare solo roba buona. Non queste pillole di oggi che si comprano su Internet: sono da vietare».

Lei usava amfetamine e acidi.
«Sì, per una decina d’anni. L’ho fatto bene, potevo lavorare, poi mi sono stufata e ho smesso».

Le droghe favoriscono la creatività?
«Dipende da cosa prendi e come. Piccole dosi di qualità aiutano. Se ti stravolgi no. Io ho fatto di tutto, ma mai la cocaina: l’ho sempre vista come la droga dei borghesi. Mi fa senso. Non mi piacciono né gli ubriaconi né i cocainomani: tutti gli altri mi stanno bene».

I desideri cambiano con gli anni?
«Cambiano sì. A volte l’orizzonte si stringe, a volte si allarga. So solo che vado sul palco e faccio felice la gente».

Quando ha scoperto il suo carisma?
«Amore, ci si nasce! Dicono che quando una donna ha un parto difficile è perché sta dando alla luce una persona particolare, come nel caso di mamma con me. Vuol dire che rompiamo le palle da subito».

La sua irruzione nell’Italia bigotta degli anni ’60 ha dato fastidio in effetti.
«Nelle radio libere mi invitavano e volevano parlare solo di politica, che io odio. I politici sono ladri, incolti, gentaglia».

Per chi vota?
«Mai votato. Prima mi consideravo anarchica, oggi apolide. Quando vivevo vicino al Pantheon passavo tutti i giorni davanti al Parlamento. Alle guardie chiedevo: “È tutto pieno oggi?”. Se rispondevano di sì, dicevo: “Perfetto, allora passo dopo a tirare la bomba”. Se dovessero davvero mettere una bomba mi verrebbero a cercare…».

Che cosa pensa di Renzi e Berlusconi?
«Ma per me possono andarsene tutti… ».

Ha conosciuto Berlusconi?
«All’inizio degli anni ’90 partecipai a Una rotonda sul mare, il programma Tv. Berlusconi mi mandava a prendere tutte le settimane con un aereo privato. Poi una decina di anni fa ho fatto un concerto a casa sua in Sardegna. Una bellissima serata. Tra l’altro fa dei gelati buonissimi. Con me c’era la mia band, tutta gente di sinistra, che alla fine non era più di sinistra. Stavano tutti lì con quei gelati e lo adoravano».

Anche lei?
«Io canto per tutti. Mi sono esibita per l’Armata Rossa, per lo Scià di Persia, sono stata la prima italiana a cantare in Cina. Adesso sto facendo musica con i Tuareg, una cultura affascinante. Tra i Tuareg comandano le donne, lo sapeva?».

Parliamo delle donne.
«Io non mi sono mai sentita vessata, nessuno mi ha mai dato fastidio, forse perché non l’ho mai permesso o forse perché non attiravo. Ma una cosa c’è».

Quale?
«I contratti. Gli uomini guadagnano di più delle donne, anche nel mio campo».

Nel suo campo, che cosa pensa delle cantanti di oggi?
«Non hanno cultura musicale e sono rovinate dalla tecnica, con ste vocine ahhh ahhh… Ma così non dai nulla, tutto il corpo deve partecipare, e poi ci deve essere l’anima».

Artiste che le piacciono?
«La signora Vanoni. Paola Turci. Elisa. Emma. Loredana Bertè. Alessandra Amoroso, anche se non mi piace il suo repertorio, canta benissimo in inglese».

Cantando in inglese, nei primi anni ’70, disse di no a una carriera negli Stati Uniti.
«Il grande capo dell’Rca voleva farmi diventare una star in America, ma rifiutai».

Qualche rimpianto?
«Mai! Non avrei potuto continuare a fare quei pezzi, con la minigonna… per carità».

L’anno prossimo compie 70 anni.
«Ah, io non so la mia età. Mi hanno fatto una festa a sorpresa a 50 anni, si erano nascosti tutti qua, a casa mia, mi hanno sconvolta. Non so neanche quand’è il mio compleanno».

Il 9 aprile. È un Ariete, a lei interessa l’astrologia.
«Ai tempi di Linda Wolf (sua ex manager e astrologa, ndr). Poi ci siamo separate».

C’è stato un problema di soldi.
«Non voglio parlarne».

I giornali scrissero che era stata plagiata.
«Ne dicevano di tutti i colori su di me. Ma me ne sono sempre fregata».

Come ha fatto?
«O ti ammali o te ne freghi. Per me la gente sente la verità. Puoi fregarla per una settimana, un mese, ma non per cinquant’anni».

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Foto di Claudio PORCARELLI

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MAGAZINE star – PENSIERO STUPENDO

PRAVISSIMA

Patty Pravo

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Patty Pravo è nata a Venezia il 9 aprile 1948.
Qui ha studiato pianoforte, composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio Benedetto Marcello. Una carriera, iniziata nel 1966, straordinaria: 27 album, 85 pubblicazioni internazionali, oltre 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. I suoi concerti live del mese di marzo si concludono il 30 e 31 al Blue Note di Milano.

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MAGAZINE star
PENSIERO STUPENDO

di Antonio Osti

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Inarrivabile Patty Pravo. Bella, sexy, ha dettato la moda a intere generazioni e ha vissuto amori appassionati e discussi. Geniale e libera, sempre coerente con se stessa. Eccola in alcuni scatti di Bruno Oliviero in riva al mare e in acqua. Quando? Ieri, oggi, domani

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Il nuovo singolo di Patty Com’è bello far l’amore è la colonna sonora dell’omonimo film diretto da Fausto Brizzi uscito a febbraio. Con la sua solita eleganza, la diva della canzone italiana regala nuove emozioni con un brano intenso e coinvolgente, scritto da Bruno Zambrini, Fausto Brizzi e Marco Adami. Così commenta  la Pravo: «Come avrei potuto dire di no ad un regista come Fausto Brizzi? E come dire di no al mio amico Zambrini? E poi mi piace ascoltare le mie canzoni al cinema!».

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Un giorno a Parigi sugli Champs Elysées, passeggiando con Mick Jagger e parlando del più e del meno…». Straordinaria Strambelli, che racconta con assoluta nonchalance uno dei tanti incontri importanti della sua vita. D’altra parte, una che da piccola frequentava Peggy Guggenheim ed Ezra Pound, Cesco Baseggio e il cardinal Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII)… Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo. Come chiamarla? Sentiamo lei (nel libro scritto con Massimo Cotto Bla, bla, bla…): «Come vuoi. Nicoletta, Nic, Nico, Nicky. Ma anche Patty va bene. Chi mi è davvero vicino mi chiama Strambelli. E anch’io mi chiamo così. I nomi sono nomi e basta. Certo, nessuno mi chiama Nicola, che è il mio vero nome. Strana scelta, lo so. Di mia nonna che amava questo nome perché aveva un debole per lo zio Nicola». È l’ultima Diva della musica italiana.  Già ragazza del Piper, anche se ricorda: «Sono passata alla storia come “La ragazza del Piper”, ma, in realtà, al Piper mi sono esibita non più di sei, sette volte». Ha attraversato la storia di questa nostra Italia cantando, andandosene ogni tanto, ritornando alla grande, tra parecchi amori e qualche scandalo: «Chi è libero non può essere comprato. La libertà è costosa e gli altri te le fanno pagare; dunque meglio portarsi dietro solo quella. Niente, perché tutto pesa. Io giro sempre sguarnita. Ti fai meno male. Tutti, parlando di me, hanno sempre citato il termine “trasgressione”. Io non sono trasgressiva. Si trasgredisce contro qualcosa o contro qualcuno. Io sono semplicemente libera. E, francamente, mi sono proprio stufata di questi quattro ragazzini che oggi si credono di essere grandi provocatori. Hanno vent’anni, il mondo in mano, e si lamentano». Politicamente  scorretta? «Questa storia che io e Lucio Battisti fossimo fascisti, francamente non l’ho mai sentita in quegli anni. Solo dopo, molto dopo, qualcuno cominciò a dire che Lucio era di destra, ma non negli anni Settanta. Lucio era amato da tutti, e nessuno pensava alle sue idee politiche. Semplicemente, immagino che tutti quegli artisti che non erano dichiaratamente schierati a sinistra fossero considerati di destra. In quel decennio si esagerava in tutto e bisognava prendere posizione. Quelli che se ne fregavano, come me e Lucio, erano pochi. Io comunque non ho mai sbandierato le mie idee». Come conquistarla? Non con i fiori: «I garofani emanano una puzzetta sgradevole. Le rose rosse non soddisfano il mio gusto estetico. Se proprio qualcuno mi vuole portare dei fiori, può scegliere quelli da campo, o le composizioni (ci sono fiorai bravissimi che trasformano un  piccolo mazzetto in un capolavoro armonico di natura e bellezza). O tulipani gialli. I doni che amo di più sono quelli semplici, piccoli pensieri fatti con amore». Allora, perché non provare con una bottiglia di vino? «Il vino non mi piace. Bevo acqua. E tè. Dentro il tè ci metto il ginseng. Al mattino tra acqua e tè con ginseng arrivo a circa due litri, cosa che a una persona normale farebbe venire subito la tachicardia. A me, invece, rilassa.
È il mio corpo che decide per me, anche contro ogni regola del buon senso. Ed è per questo che i dottori al mio check-up annuale mi cacciano via subito, dicendomi che ho un’età biologica che forse è meglio che non vi riferisca…». L’ultimo exploit, per ora? Sentiamolo raccontato dal giornalista Cesare Cunaccia che l’ha seguita dal vivo: «Patty Pravo, semplicemente un mito. Pravo l’ha saputo dimostrare ancora una volta lo scorso 18 febbraio, il proprio straordinario talento, sul palcoscenico del Gran Teatro La Fenice di Venezia, la sua città natale, dove è ritornata per ricevere il prestigioso Cavalchina Award, conferitole per la superba parabola del suo lungo, favoloso percorso nella musica, ma anche per l’assoluta autonomia, la potente caratura di personalità, di donna e artista fuori da ogni possibile regola e definizione. Arrivata in Sala Grande su un destriero candido, Patty Pravo ha cantato un suo cavallo di battaglia, Col tempo, versione italiana di Gino Paoli di un malinconico sublime brano del chansonnier francese Léo Ferré, Avec le temps, proposta in maniera icastica, essenziale e toccante. Portava un geometrico abito antracite dello stilista palestinese Jamal Taslaq, vita altocinta a ramages neri, su una gonna ampia e svasata, una corolla rovesciata di purezza rinascimentale. Lei, araldica e lontana, partecipe e struggente, un leggìo con lo spartito accanto e soltanto il pianoforte ad accompagnarla, stagliata su una penombra avvolgente. La sala, affollatissima di un pubblico d’ogni età e provenienza, convenuto alla Fenice in occasione del Gran Ballo in maschera della Cavalchina, messo in scena da Matteo Corvino, d’improvviso catalizzata, silenziosa, catturata all’unisono da uno di quegli attimi irripetibili, arcani che talvolta la sorte ti può regalare. Molti i francesi, alcuni, che non la conoscevano, subito affascinati, sedotti dal sortilegio in atto». Altri sortilegi nei concerti live di Patty in questo mese di marzo, che si concluderanno sul palcoscenico del Blue Note di Milano (30 e 31). Ad aprile la nuova canzone scritta per lei da Vasco Rossi e a giugno la tournée estiva. Straordinaria Strambelli!
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(Photo © Bruno Oliviero)

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Photo ultima ( costume e corda )

Patty Pravo ha collaborato con veri e propri mostri sacri della musica: Vinicius  de Moraes, Léo Ferré, Jacques Brel, Neil Diamond, Lucio Battisti, Franco Battiato, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Vasco Rossi, Giuliano Sangiorgi e Morga

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Patty Pravo ▪︎ 18 settembre 2008 ARENA DI VERONA ▪︎ 40 ANNI DI GRANDI SUCCESSI


PHOTO E ART WORK: CLAUDIO PORCARELLI