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Patty Pravo ▪︎ QUEEN PRAVO OTTANTA

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Patty Pravo – IMMAGINE TRATTA DAL LIBRO FOTOGRAFICO “MINACCIA BIONDA” (RIZZOLI 2020)


PHOTO DI FERNANDO MUSCINELLI

Patty Pravo, 50 anni di carriera e non sentirli

Patty Pravo, 50 anni di carriera e non sentirli

Post on: 22 marzo 2019
Basilio Petruzza

In foto, la cantante Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo

Patty Pravo ha esordito nel 1966 e oggi, nonostante cinquantatré anni di distanza, ha ancora senso parlare di lei. Non (solo) come un monumento da celebrare ma come una storia in pieno corso che sa sorprendere e deludere, provocare e affascinare, e che di certo non suscita mai reazioni tiepide. La musica di Patty Pravo è viva e vegeta, non si ripiega su se stessa, non si trascina; racconta invece la personalità di un’interprete sfacciata, sensuale, determinata, anticonvenzionale, seducente.

A oltre cinquant’anni dal suo esordio, Patty porta ancora con grande dignità il suo nome: Pravo, come le anime prave dell’inferno dantesco, da cui trae ispirazione. È una peccatrice, una donna con tanta vita alle spalle e sulle spalle, con pochi ricordi cui restare fedele, sempre in evoluzione, attenta a non inciampare nella malinconia, trasgressiva, disincantata, viva. A primo impulso mi verrebbe da dire che Patty Pravo sia un’artista moderna ma questa definizione, inevitabilmente, finirebbe per sminuirla. Patty, piuttosto, è un’artista all’avanguardia; non si è mai accontentata di essere a suo agio nel presente e ha sempre preferito muoversi in direzioni inedite, tradire le certezze, non mimetizzarsi con le mode, inventarne di nuove. Questo le ha permesso non tanto di anticipare il futuro ma di crearne uno da zero.

Patty Pravo non è un monumento, è una donna; le canzoni che canta parlano ancora esattamente di lei, della sua natura inquieta, ribelle, spudorata, ironica, e gli autori che ha scelto di avere al suo fianco in questo nuovo progetto sembrano riuscire a tratteggiarne la personalità in maniera esaustiva e precisa.
Cosa vuol dire, esattamente e concretamente, creare il futuro per un’artista pop nata artisticamente in un periodo di fermento culturale, sociale e politico come quello a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta? Vuol dire, per esempio, cantare un brano sulla maternità e sulla pillola anticoncezionale nel 1974 (Quale signora, contenuto nell’album Mai una signora pubblicato nello stesso anno); vuol dire essere una artista irrequieta e trasgressiva, assertrice dell’amore libero quando ancora una donna veniva giudicata priva di virtù soltanto se fumava in pubblico; vuol dire esibirsi in minigonna (Patty fu una delle prime a portarla) per ribellarsi a una società maschilista e retrograda che non vedeva di buon occhio la figura di una donna che difendeva la propria femminilità; vuol dire non fossilizzarsi in un solo genere musicale e proporsi sempre in vesti inedite – tant’è che Patty Pravo è nata con la beat music per poi passare alla canzone d’autore (italiana e francese), al rock, al funk, all’elettronica; vuol dire assecondare la noia e non il volere del pubblico, abbandonare le scene quando la gente ha iniziato a classificarla in un solo genere, in un solo ruolo, in un’immagine, in un look.

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che potrei fare per raccontare un’artista rivoluzionaria come Patty Pravo, un’artista che non ha mai temuto di non essere capita, che è stata, è e resterà iconica proprio perché non ha mai assecondato un gusto, l’ha creato, correndo sempre il rischio di non essere apprezzata – e di fatto qualche volta è successo; lei ha incassato il colpo ma non è tornata sui suoi passi perché Patty, uguale a se stessa, non lo è stata mai.


Red, il nuovo album di Patty Pravo

In foto, la copertina di Red, il nuovo album della cantante Patty Pravo.

Red, il suo nuovo album pubblicato a seguito della sua decima partecipazione al Festival di Sanremo (quest’anno al fianco di Briga, con cui ha cantato Un po’ come la vita), è un disco coerente con la donna che è oggi e che, in fondo, è la somma di tutte le Patty che è stata senza le aggravanti della nostalgia, del pietismo, della stanchezza, della distrazione, dell’autocelebrazione cui accennavo prima.

Molti lo fanno, a dire il vero: si autocelebrano, vivono al passato, puntano i riflettori sui tempi migliori e lasciano in ombra quelli peggiori, cantano canzoni che elogiano le vette raggiunte, pubblicano best of e ritirano premi alla carriera. Patty no, lei non è un monumento, è una donna; le canzoni che canta parlano ancora esattamente di lei, della sua natura inquieta, ribelle, spudorata, ironica, e gli autori che ha scelto di avere al suo fianco in questo nuovo progetto sembrano riuscire a tratteggiarne la personalità in maniera esaustiva e precisa. Tanti giovani, come sempre, l’hanno accompagnata nella realizzazione di Red, da Zibba ad Antonio Maggio, da Giuliano Sangiorgi a Giovanni Caccamo, da Placido Salamone a Diego Calvetti. Ascoltare quest’album significa conoscere Patty Pravo; donna dalla personalità dominante ma piena di fragilità che gli autori hanno saputo mettere in risalto.

Red, probabilmente non a caso, si apre con La peccatrice (l’arte di fingere), un brano che racconta la storia di una donna disillusa che affronta l’amore con determinazione e un carattere temprato dalle vicissitudini della vita e dal tempo. Un pezzo maturo che necessita dell’interpretazione intensa e passionale che Patty sa dargli. La peccatrice svela la forza e la delicatezza, l’orgoglio e la resa di una persona che ha imparato a parare i colpi del dolore, salvo infine arrendersi e confessare le proprie fragilità: «Sono io quella che ama / Sono io quella che non perdona / Sono io la peccatrice / Sono io quella più felice / Aggrappata ad ogni tenerezza / Adesso abbracciami, accarezzami / Perché questa è l’arte di fingere».

Spicca, poi, Padroni non ne ho, firmata da Antonio Maggio. Un pezzo che racconta di una donna forte, volitiva, indipendente, che sa ammaliare e lasciarsi sedurre dalle tentazioni («Ti appassionerò se vorrai sapere un po’ di me / Sono colpevole / E ti mentirò per farmi adorare / Ti prego resta qui / Che scivolare è un passo breve»).

Dove eravamo rimasti, firmata da Giuliano Sangiorgi, racconta invece la fine di una storia e le conseguenze che questo addio comporta; la stretta di mano di due che hanno toccato il cielo e il fango, che hanno condiviso un sentimento altalenante e passionale – «Dove eravamo rimasti / Non certo mica alle offese / In questa stretta di mano / Ci sono due vite arrese». Da segnalare, poi, Un giorno perfetto, in cui Patty canta «Io non mi innamoro mai» e La carezza che mi manca, firmata da Ivan Cattaneo, che ribadisce lo stesso concetto («L’amore forse è un’eco che io non sento»).

Patty Pravo ha dimostrato più volte che per lei la noia è libertà, perché significa che un ciclo di vita si è concluso e bisogna imboccare un’altra strada; significa che il terreno non è più fertile e non ha più senso piantarci radici.
L’ultimo brano del disco non è un pezzo qualunque: si intitola Io so amare così e porta la prestigiosa firma di Franco Califano. Il brano, un inedito del cantautore scritto appositamente per la Pravo, racconta Patty con grande delicatezza: ne viene fuori il ritratto di una donna indipendente, intraprendente, emancipata, che difende con convinzione la propria libertà, che non è soltanto la conquista di un momento, ma il solo modo che conosce per stare al mondo. Il pezzo si chiude con questi versi: «Ma sai già che amo i miei silenzi e la mia libertà / L’amore è libertà / La noia è libertà». Quest’ultima frase, più di tutte le altre, rappresenta esattamente il motto di Patty, la donna e l’artista: quando si annoia, quando non sta più bene nei propri panni, cambia direzione senza voltarsi più indietro. Patty Pravo ha dimostrato più volte che per lei la noia è libertà, perché significa che un ciclo di vita si è concluso e bisogna imboccare un’altra strada; significa che il terreno non è più fertile e non ha più senso piantarci radici; significa che restare fedele a se stessa è un modo per precludersi tutte le occasioni che la vita può ancora offrirle.

Red poteva essere un album celebrativo, nostalgico, rivolto al passato e invece è un disco che la mette a nudo un’altra volta. La Pravo, dopo cinquantatré anni di carriera, ha ancora qualcosa di sé da rivelare pur rimanendo una diva enigmatica e raffinata; dopo mezzo secolo di canzoni propone un disco fatto di brani d’autore che sanno restituire la forte personalità, la classe innata e tutta l’onestà della loro interprete. Ecco perché, dopo oltre cinquant’anni, ha ancora senso parlare di Patty Pravo. Allora parliamone, perché le nuove leve imparino cosa significa essere un’interprete senza tempo.

http://www.partedeldiscorso.it/

Patty Pravo – PHOTO DI TONY THORINBERT (1984)


Immagine tratta da AMICA 1984

PHOTO DI TONY THORINBERT MAKEUP STEFANO FAVA HAIRS SERGIO E MARCELLO ABITI TRUSSARDI 1984

Un abito di Patty Pravo in mostra al “Sanremo Opening 2020”

Un abito di Patty Pravo in mostra al “Sanremo Opening 2020” , Casinò di Sanremo dal 03.02.2020

Opening Sanremo, note e moda per i 70 anni del Festival
Mostra e sfilata dal Casinò presenta Chiara Giallonardo

Nilla Pizzi vincitrice del primo Festival di Sanremo nel 1951 con Grazie dei fior, in abito bianco sartoriale © ANSA

L’abito bianco sartoriale modello new look indossato da Nilla Pizzi nel 1951 quando vinse il primo Festival di Sanremo con “Grazie dei fior” divenne subito imitatissimo. Lo stesso avvenne per il long dress nero realizzato dalla sartoria di Raffaella Curiel nel ’69 per Iva Zanicchi, vincitrice del festival con Zingara. Per non parlare dei capi-scandalo, come quello con spacco abissale di Fausto Puglisi per Belen Rodriguez nel 2012, che mostrò così al pubblico la sua farfallina tatuata sull’inguine. Oppure dell’abito firmato Fernanda Gattinoni per Julia de Palma che turbò il pubblico con Tua, canzone giudicata troppo sexy per l’epoca. Poi l’abito bianco della Sartoria Gulp per Marcella Bella con le sue Montagne verdi, o quello indossato da Mina quando vinse con Le Mille Bolle Blu (collezione Prail de Rado). Sono capi storici, indimenticabili, legati per sempre alle canzoni dell’epoca e alle loro interpreti, e saranno anche loro, non solo i brani, a raccontare 70 anni di storia del Festival della canzone italiana, attraverso la moda e i look passati sul palco del Teatro Ariston in sette decenni, nell’Opening Sanremo 2020, che alla vigilia del Festival della canzone italiana, lunedì 3 febbraio, celebrerà i 70 anni della gara canora, primo appuntamento del progetto Tra palco e città. Il fashion show di 12 capi, sviluppato da Rai Pubblicità, in collaborazione con Rai Teche (per i filmati), sarà presentato da Chiara Giallonardo dal Casinò di Sanremo e andrà in onda nel corso del festival il 4 febbraio. “Che emozione essere qui” rivela in anteprima Chiara Giallonardo al telefono con l’ANSA. “L’Opening sanremo 2020 è una novità assoluta che celebra 69 anni del Festival attraverso gli abiti iconici, le canzoni più belle e le testimonianze dei protagonisti”. Per la moda si ricorda la collaborazione dello Studio Marver che dal 1995 porta le grandi griffe sul palco dell’Ariston. Grande apporto dalla maison Gattinoni che esporrà per l’occasione cinque creazioni appartenenti all’archivio storico Fernanda e Raniero Gattinoni, dichiarato nel 2008 dal ministero per le Attività Culturali, patrimonio storico nazionale. Gli abiti sono quello in duchesse blu con ricami sul decolleté realizzato da Fernanda Gattinoni nel ’53 per la cantante Flo Sandon’s; un long dress con coda in paillette nere e castoni in cristallo, disegnato da Raniero Gattinoni nel 1992 per Alba Parietti nelle vesti di co-presentatrice; un abito in cady rosso bordeaux con cintura in vita e fiocchi fatto da Fernanda Gattinoni nel ’95 per Maria Teresa Ruta; un tubino in paillette oro e ricami di cristallo realizzato da Fernanda Gattinoni nel ’67 per la presentatrice Renata Mauro; infine un abito lungo in cady lurex di colore rosso, firmato Fernanda Gattinoni nel ’73 per la cantante Lara Saint Paul. Tra “i pezzi forti”, la creazione che Gianluca Saitto ha firmato per Patty Pravo, indossato dalla cantante nel Sanremo 2016. Un lungo e scenografico vestito di velluto di seta nero con coda, pensato per sublimare lo stile teatrale della cantante, impreziosito da una costruzione speciale realizzata con tulle color carne per rendere le maniche lunghe quasi sospese e per far sembrare il ramage del ricamo sulla seta simile a un tatuaggio. In mostra c’è lo smoking in shantung di seta bianco e collo a scialle nero ricamato firmato da Carlo Pignatelli e indossato da Achille Lauro lo scorso anno a Sanremo. Ma ci sono tanti altri capi ‘storici’ delle più grandi griffe italiane: Giorgio Armani Privé (Michelle Hunziker), Alberta Ferretti (Rocio Munoz Morales), Francesco Scognamiglio (Giorgia ed Emma), Antonio Grimaldi (Fiorella Mannoia), Pucci (Elisabetta Canalis), Dolce & Gabbana (Simona Ventura), Giorgio Armani (Ines Sastre), Nicola Trussardi (Orietta Berti), Moschino-Jeremy Scott (Hunziker), Gianfranco Ferrè (Andrea Osvart/Bianca Guaccero), Philosophy (Virginia Raffaele), Etro (Bisio), Ferragamo (Carlo Conti), Giorgio Armani (Panariello), Piattelli (Pippo Baudo).

www.ansa.it/sito/notizie/cultura/

Patty Pravo ▪︎ SEXY DIVA


Photo di ROBERTO ROCCHI PHOTO EDITOR ALBERTO TARALLO

1983

Patty Pravo ▪︎ SEXY


PHOTO DI ELISABETTA CATALANO ABITI SILVANO MALTA PETTINATURE SERGIO E MARCELLO

Patty Pravo 2000 PORTRAIT


PHOTO DI CLAUDIO PORCARELLI

Patty Pravo RASSEGNA STAMPA PENTHOUSE 1983

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PHOTO DI ROBERTO ROCCHI

PATTY PRAVO ▪ RED ▪ TRACKLIST

PATTY PRAVO ▪ RED ▪ TRACKLIST

PATTY PRAVO – NELLA TRACKLIST DI RED ANCHE FRANCO CALIFANO E GIULIANO SANGIORGI

Svelata la tracklist di Red, il nuovo album di Patty Pravo. Tante le firme note tra gli autori.

Patty Pravo si prepara a salire nuovamente sul palco del Festival di Sanremo questa volta in coppia con Briga con cui canterà il brano Un Po’ come la vita (qui il testo).

Nella settimana del Festival, l’8 febbraio, uscirà il nuovo disco dell’artista per Museo dei Sognatori con distribuzione Believe. L’album si intitola Red e vede coinvolti molti autori di prestigio.

Sulla canzone presentata a Sanremo, firmata da Zibba, Diego Calvetti, Marco Rettani e Briga, l’artista ha dichiarato:

“Un po’ come la vita è il suggerimento a prendere la cose dal lato buono del cuore, quello che ci aiuta a trovare quel “senso della vita” che dovrebbe guidare i nostri passi oltre ai muri che ci nascondono gli orizzonti… per essere finalmente in grado di trovare, dentro di noi, quegli spazi ‘infiniti come il cielo’ che ci rendono liberi e protagonisti della nostra vita.

In Red compaiono tra gli autori Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che ha firmato Dove eravamo rimasti, Ivan Cattaneo autore della struggente lirica di La Carezza che mi manca, Giovanni Caccamo in Pianeti, Antonio Maggio con Padroni non ne ho, Fulvio Marras.

Nel disco anche un’autentica perla rara, un inedito di Franco Califano lasciato personalmente in eredità a Patty Pravo, Io so amare così. La canzone è stato scritta con Frank Del Giudice, già co-autore di Tutto il resto è noia.

L’album è stato prodotto e arrangiato da Diego Calvetti e, come già riportato qui, conterrà anche una nuova versione della hit firmata da Lucio Battisti e Mogol, Il Paradiso.

Ecco la tracklist:

1. La peccatrice (L’arte di fingere)

2. Un pó come la vita (feat. Briga)

3. Padroni non ne ho

4. Dove eravamo rimasti

5. Pianeti

6. Un giorno perfetto

7. La carezza che mi manca

8. Nessuno ti aspetta

9. Il Paradiso (50 Special Edition)

10. Io so amare così

11. Un po’ come la vita (Instrumental)

Foto di Claudio Porcarelli